Greco, Francesco Maria

Francesco Maria Greco [Acri (Cosenza), 26 luglio 1857 – 13 gennaio 1931]

Primo di cinque figli di Raffaele Greco, farmacista, e Concetta Pancaro, fratello di Maria Teresa che diventerà la prima superiora generale dell’ordine da lui fondato. La madre fu la sua prima educatrice nella fede, mentre un fratello di lei, don Luigi Pancaro, parroco di Acri, lo seguì negli studi. Conseguì la licenza ginnasiale a Cosenza il 31 luglio 1874, poi si trasferì a Napoli per frequentare il liceo. Suo padre, molto religioso come la moglie, sperava di fargli ereditare la propria professione di farmacista, ma lui maturò la scelta di essere sacerdote. Il 14 gennaio 1877 indossò quindi l’abito talare nella chiesa di San Nicola da Tolentino a Napoli ed entrò nel pensionato tenuto dal parroco del luogo, don Luigi Marigliano, per poter frequentare da esterno il liceo arcivescovile: era stato infatti ammesso dall’arcivescovo di Napoli nella Congregazione dei Chierici forestieri. Il 9 dicembre 1880 fu ospite dei padri Cappuccini di Acri per prepararsi a ricevere il diaconato, che gli fu conferito il 18 dello stesso mese dal vescovo di San Marco Argentano, monsignor Livio Parladore.
L’ordinazione presbiterale, invece, avvenne dopo un anno, il 17 dicembre 1881, sempre ad Acri, per mano di monsignor Filippo De Simone, già vescovo di Nicotera-Tropea e originario di Acri. Il suo desiderio era di completare la formazione sacerdotale proseguendo gli studi; così infatti affermò: «Farò ogni sacrificio per aprirmi la via alle classi di Teologia, per venire un poco istruito in queste materie, senza delle quali è meglio non farsi prete in questi tempi». Fu così che il 7 settembre 1889, a Napoli, conseguì il dottorato in Sacra Teologia, realizzando la sua aspirazione: non solo essere prete, ma «prete istruito», per compiere al meglio il proprio ministero.
Un primo evento che contribuì a dare al suo sacerdozio una diversa direzione fu l’epidemia di colera esplosa a Napoli nel 1884 che provocò 6999 morti. Affiancando don Marigliano, sotto la guida del cardinale Guglielmo Sanfelice, insieme a tanti sacerdoti, religiosi e laici si prodigò nell’assistenza medica e spirituale agli ammalati, rischiando il contagio in prima persona.
Il 10 settembre 1887, divenne parroco della parrocchia di San Nicola di Bari ad Acri e l’anno successivo fu nominato arciprete, ottenendo l’onorificenza di monsignore. Il contatto con gli effettivi bisogni della sua gente gli suggerì di cominciare dall’istruzione religiosa, in una terra dove anche quella culturale scarseggiava: basti pensare, ad esempio, che le ragazze difficilmente potevano uscire di casa da sole. Persuaso che è «educando alla fede che si educa alla vita», guidò le suore al servizio verso i poveri dell’altopiano della Sila e in numerose altre opere, sorte tutte dalla sua intensa preghiera. Quindi, organizzò una Scuola Catechistica a partire dalla più tenera età: divise bambini e bambine per fasce di età e per classi, ciascuna delle quali era affidata a ragazze particolarmente motivate. Il nome che aveva dato a quell’associazione di catechiste era «Figlie dei Sacri Cuori», poiché sin da diacono aveva mostrato una profonda devozione verso il Cuore di Gesù e verso quello della Vergine Maria.
Il 13 ottobre 1889 ottenne dal vescovo dell’allora diocesi di San Marco Argentano-Bisignano, monsignor Stanislao De Luca, una lettera di approvazione dell’associazione. Tuttavia, dopo pochi mesi dall’apertura, morì la responsabile, sua sorella Maria Teresa. Pensò dunque di affidare la direzione della scuola alla vice-responsabile, Raffaella De Vincenti, la quale da tempo desiderava consacrarsi a Dio, ma era stata impedita dai familiari. Il 21 novembre 1894, festa della purificazione della Beata Vergine al Tempio, l’arciprete accolse i suoi voti evangelici di castità, povertà, obbedienza. Ricevendo l’abito religioso, Raffaella cambiò il nome in suor Maria Teresa dei Sacri Cuori, proprio in memoria della prima responsabile dell’associazione. Altre giovani seguirono il suo esempio, tanto che non si parlava più di una semplice associazione, ma di un istituto religioso. Da «Figlie dei Sacri Cuori» cambiarono denominazione in «Piccole Operaie dei Sacri Cuori», poiché l’intento era quello di contribuire all’edificazione del Regno di Dio nell’insegnamento della catechesi e nel servizio ai più bisognosi. Monsignor Greco, oltre ad aver risvegliato la vita religiosa ad Acri, fu accompagnatore del vescovo nella visita pastorale alla diocesi di San Marco-Bisignano. Alla base della sua vita sacerdotale pose un’intensa e prolungata preghiera, spesso notturna, davanti all’Eucaristia: «Sono davanti a Gesù Sacramentato chiuso nel Santo ciborio; quanta pace si sperimenta nel silenzio della notte ai piedi del Maestro!», lasciò scritto. Era sicuro che la fecondità dell’azione apostolica, sua e in generale, dipendesse dal rapporto intimo e profondo con Gesù e Maria: per questo s’impegnò a «vivere intensamente per amore dei Sacri Cuori e per farli amare e conoscere dai fratelli». Ormai anziano, morì ad Acri il 13 gennaio 1931; era stato superiore dell’istituto da lui fondato per 35 anni. Madre Maria Teresa dei Sacri Cuori concluse la sua vicenda terrena il 23 novembre 1936.
La sua memoria liturgica è il 13 gennaio, giorno della sua nascita al cielo. Il profilo biografico di Francesco Maria Greco non può concludersi con la sua morte, poiché da fondatore di un Istituto religioso di suore, tuttora operante in Italia e in varie parti del mondo e di chiara fama di santità di vita il suo percorso è proseguito fino al riconoscimento delle virtù eroiche, per le quali venne dichiarato dalla Chiesa Cattolica prima servo di Dio, poi Venerabile il 19 aprile 2004 e infine Beato il 21 maggio 2016. Il rito di beatificazione si è svolto, nello stadio San Vito – Marulla di Cosenza. I suoi resti mortali, insieme a quelli di madre Maria Teresa dei Sacri Cuori (anche per lei è stato aperto il processo e di recente è stata dichiarata Venerabile) sono stati traslati nella chiesa di San Francesco di Paola ad Acri, annessa alla Casa madre e tumulati in due loculi nel presbiterio della chiesa, sulla destra dell’altare. Come presunto miracolo per la beatificazione è stato preso in esame il caso di una donna, Nina Pancaro, di Altomonte in provincia di Cosenza. Era affetta da una malattia grave per cui fu necessaria un’operazione chirurgica, a seguito della quale lei entrò in coma. Dopo pochi giorni si risvegliò guarita e rivelò ai medici e ai familiari di aver fatto un sogno: un sacerdote, che si era presentato come Francesco Maria Greco, le aveva garantito una pronta guarigione. Quando le fu mostrato un santino del Venerabile, Nina riconobbe in lui il prete del sogno. (Gaetano Federico) © ICSAIC 2021 – 02

Scritti 

  • Diario 1, 24 ottobre 1876, 3, Orig: in ACMA.
  • 2, 1884, 9, Orig: in ACMA.
  • Lettera alla madre Concetta Pancaro, 30 ottobre 1876, Orig: in ACMA.
  • Diari inediti, 12 febbraio 1919, 13 maggio 1922, Orig: in ACMA.
  • Lettera inviata al vescovo Scanu, Acri 11 febbraio 1930, Orig: in ACMA.

Nota bibliografica essenziale

  • Mario De Seta, Vita del servo di Dio Francesco Maria Greco, Laurenziana, Napoli 1965;
  • Raffaella Roberti, Positio super virtutibus et fama sanctitatis servi Dei Francisci Mariae Greco, Ed. Città del Vaticano, Roma 1994;
  • Giorgio Vecchio, Francesco M. Greco, prete calabrese, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997;
  • Giampiero Fiore, Francesco Maria Greco, la voce dei senza voce, Laruffa, Reggio Calabria 2012;
  • Oliviero Giuseppe Girardi, Beato Francesco Maria Greco, Fondatore delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori, Editrice Velar, Bergamo 2016. 

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