Jerace, Gaetano

Gaetano Jerace [Polistena (Reggio Calabria),  5 settembre 1860 – Napoli 7 marzo 1940]

Nacque in una famiglia d’artisti, da Fortunato, disegnatore e costruttore di opere murarie, di ponti e di facciate di chiese, e da Maria Rosa Morani, figlia di Francesco, scultore, padre del più famoso Vincenzo, e in una città d’arte, Polistena, che ha dato i natali a Ugo Borgese, Antonio Cannata, Camillo Cavatore, Giuseppe Floccari, gli Jerace, i Morani, Giuseppe Niglia, Michelangelo Parlato, Giuseppe Pesa, Giuseppe Renda, Michelangelo Russo, gli Scerbo, Marino Tigani, Giovan Battista Valensise. Suoi fratelli erano Francesco e Vincenzo, scultori e pittori e poi Marino, deputato al parlamento, Michelangelo e Anna Stella che sposò lo scultore Fortunato Longo.
Come per molti artisti calabresi, nella regione mancavano le scuole d’arte, e anch’egli  si recò a Napoli per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove fu allievo di Francesco Lojacono, rimanendo altresì influenzato, almeno nella fase iniziale del suo lavoro, da alcuni maestri del tempo, Palizzi (come si evince dall’opera Vecchio casolare) e Pratella, Caprile, Rossano.
Espresse le sue capacità pittoriche soprattutto nei paesaggi, lasciandosi ispirare dai dintorni di Napoli, nelle marine con lo sguardo rivolto a Capri, Nisida e Ischia, e a molti luoghi del suo paese, attento agli effetti luministici della natura; trattò anche se non in modo continuo e precipuo la figura umana, specialmente nei disegni a inchiostro, e occasionalmente aiutò i fratelli nella scultura. Con i due fratelli scultori il rapporto non fu sempre sereno, banali rivalità di mestiere spesso provocate da critici d’arte determinarono screzi e incomprensioni. Condusse una vita anticonformista, potremmo dire da bohémien, viaggiando molto per l’Italia, per cui la sua partecipazione alle Promotrici e alle grandi rassegne non fu sempre regolare e costante.
Nonostante questo, partecipò a ben sette Promotrici napoletane «Salvator Rosa»: nel 1883 (aveva appena 23 anni) con l’opera A Capri; 1891 con Un mattino; nel 1897 con Ricordo di Napoli; nel 1911; nel 1914; nel 1916 con Marina di Vico; nel 1917 con Dolce ombra. Sempre nel 1883 fu invitato all’ Esposizione di Belle Arti di Roma e vi inviò L’isola di Capri e altre cinque opere caratterizzate da una notevole libertà compositiva e da una eccellente resa sintetica. L’anno successivo all’Esposizione Universale di Anversa fu presente con Marina di Capri. Col dipinto Un vico di Napoli prese parte nel 1886 alla Mostra di Brera a Milano; con le opere Portici e due Paesaggi di Sorrento alla mostra di Belle Arti di Bologna del 1888 e con Paesaggio all’Esposizione di Palermo del 1892.
Ebbe buon successo presso la classe agiata napoletana e presso collezionisti e mercanti stranieri, per i quali per circa vent’anni produsse in esclusiva, saltando la partecipazione a mostre e rassegne. Solo a partire dagli anni Dieci del nuovo secolo riprese a inviare le opere, seppure con cadenza più rarefatta, preferendo le committenze private. E così fu presente all’Esposizione organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della Società di Belle Arti di Napoli del 1911 con tre Paesaggi. Su invito del Frangipane partecipò alla 1ª Mostra d’Arte Calabrese di Catanzaro del 1912, nei saloni della Provincia, con l’opera Panorama di Polistena dopo il terremoto; e alle Biennali d’arte calabresi di Reggio Calabria del 1920 con tre olii, Paesaggio di Polistena, Il castello di Baia, La casa di Rosa; del 1922 con quattro opere, Marina del litorale di Cuma, Il castello di Baia, Marina di Castellammare, Lago d’Averno; del 1924 con Capo Miseno; del 1926 con Paesaggio e Marina di Procida; del 1931 con quattro opere, Castello di Baia, Marina di Baia, Partenza per la pesca, Marina di Posillipo; del 1951, dopo la sua scomparsa, con otto olii, Capri, Golfo di Napoli, Veduta di Napoli, Ulivi a Polistena, e tre Paesaggi. Fu presente alla Biennale di Napoli del 1921; alla mostra romana Pro cultura fascista del 1930 con una Marina di Baia e ad alcune mostre internazionali.
Opere dell’artista sono conservate in pinacoteche private in Calabria, nel napoletano, a Roma, in collezioni pubbliche e nel Museo civico di Polistena.
La Calabria nel terzo millennio ha visto un crescente interesse verso la riscoperta della sua pittura dell’Ottocento, con la nascita di alcuni Musei a Catanzaro, Crotone, Cosenza, Rende. Opere di Gaetano Jerace nel 2013 sono state esposte pertanto alla rassegna «OttoNovecento/Arte in Calabria nelle collezioni private», al Maon di Rende, a cura di Tonino Sicoli. (Enzo Le Pera) © ICSAIC 2020

Nota bibliografia

  • Nicola Lazzaro, L’Esposizione artistica di Roma 1883. Impressioni, tip. del Giornale di Sicilia, Palermo 1883;
  • Angelo De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi,  Luigi e A. S. Gonnelli Edit., Firenze 1889;
  • M.A. Pincitore, Nello studio dei fratelli Jerace, «Natura e arte», 15 aprile 1893;
  • Luigi Callari, Storia dell’arte contemporanea italiana, Loescher, Roma 1909;
  • Alfonso Frangipane, La prima mostra d’arte Calabrese, Catanzaro 1912, Istituto Italiano d’Arti Grafiche,Bergamo 1913:
  • Enrico Giannelli, Artisti napoletani viventi, Melfi & Joele, Napoli 1916:
  • Thieme-Becker-Vollmer, xz, XVIII, 1925, p. 526;
  • Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei, Patuzzi, Milano 1962;
  • Umberto Bosco, Il sig. Gaetano Jerace, in Lessico universale italiano, vol. 10, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1968
  • Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell’Ottocento (a cura di Enrico Pioceni), Torino 1972
  • Franco C. Greco, Mariantonietta Picone Petrusa e Isabella Valente, La pittura napoletana dell’Ottocento, Napoli 1993;
  • Roberto Rinaldi, Pittori a Napoli nell’Ottocento, Libri & libri 2001;
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino 2008
  • Antonio Floccari, Gaetano Jerace,  s. n.., Polistena 2013
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2013
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