Albino, Lorenzo

Lorenzo Albino [Tropea (Vibo Valentia), 19 gennaio 1922 – 27 dicembre 2005].

Figlio di Saverio, insegnante di disegno nella scuola media del paese, e di Maria Latorre, casalinga, diventa pittore impressionista quasi per gioco. Sarà suo padre, infatti, ad avvicinarlo ai colori e alla magia della tavolozza trasferendogli la sua passione per la pittura e per i paesaggi.  Dopo le Elementari e le Medie a Tropea si trasferisce a Palmi, dove frequenta l’Istituto Magistrale. Rimane a Palmi fino al compimento del suo diciottesimo anno di età. Dopo il diploma trova anche il suo primo impiego pubblico: torna a Tropea e viene assunto come impiegato all’Ufficio delle Imposte Dirette della sua città natale. A Tropea trascorrerà tutto il resto della sua vita.
Si sposa giovanissimo, all’età di 22 anni, nel 1944, con Luigia Capua, una donna che per tutta la vita gli resterà accanto con una dedizione quasi struggente, ma che nel frattempo gli darà anche 18 figli, una famiglia enorme anche per quei tempi, ma che lui non ha mai considerato «un problema», anzi tutt’altro, era fonte di per lui di nuovi stimoli e di nuove energie artistiche. «Lorenzo – ha scritto Michele Cascella sul Il Messaggero nel novembre del 1975 – mi è parso un personaggio biblico, da quando ho conosciuto la sua famiglia attraverso una fotografia di gruppo, lui, la moglie, con in grembo l’ultimo nato, e tutt’intorno ragazzi e ragazze, una vera squadra, oltre la dozzina, tutti di una bellezza greco-calabrese». 
Di giorno in ufficio, poi dalle tre del pomeriggio in poi in spiaggia e nelle campagne dell’intero comprensorio, a caccia di suggestioni e di immagini da utilizzare per le sue tele. Quando poi andrà definitivamente in pensione la sua giornata di artista inizia alle sei del mattino, e si concluderà con il calare della sera. 
La sua fama di artista poliedrico gli porta il suo primo incarico di prestigio, così lui lo considerava, nei primi mesi del 1957, quando il Vescovo del tempo lo chiama in Arcivescovado e gli chiede di dirigere nel suo tempo libero il Dipartimento di pittura del Seminario Vescovile della Diocesi di Nicotera e Tropea. Poi ancora, dal 1992 in poi gli viene assegnata la Cattedra di pittura dell’Accademia Fidia di Vibo Valentia, anche questo un incarico che gli varrà una lunga serie di riconoscimenti importanti e non solo nazionali.
Ma man mano che gli anni passano, però, il suo “modo di essere giovane” cambia radicalmente, e a un certo punto della sua vita diventa quasi un orso, schivo in tutti i sensi, a tratti anche scontroso, riservato, silenziosissimo, anche se non perderà mai la sua caratteristica tradizionale: chiunque lo conosceva o lo frequentava sapeva infatti che per incontrarlo bastava andarlo a trovare, raggiungerlo nel suo laboratorio che si era costruito in una misera casetta che si affacciava direttamente sul mare ,appena fuori dalla città, e dove l’artista viveva con la porta sempre aperta, e dove produceva senza sosta opere di grandi dimensioni pittoriche. 
Il massimo del successo artistico Albino Lorenzo lo conquista negli anni a cavallo tra il 1960 e il 1980-1985, sono gli anni in cui la critica nazionale si occupa delle sue tele, e sono gli anni in cui le sue tele, i suoi ritratti, i suoi paesaggi, finiscono nelle gallerie più prestigiose di quella fase storica, non solo in Italia. Sono infatti anche questi gli anni delle sue prime rassegne internazionali importanti a Nizza, Deauville, Parigi, Bruxelles, Knokke, e infine New York, 50 le “personali” e oltre 70 le “collettive d’arte” che lo vedono protagonista di primo piano. Ma sono anche gli anni in cui prende corpo la grande amicizia personale tra lui e Enotrio Pugliese, altro grande pittore calabrese che come Lorenzo è sempre rimasto radicalmente legato alla sua terra di origine, l’uno a due passi dall’altro, Albino Lorenzo a Tropea, Enotrio a Pizzo, lungo il tratto di Riviera Prangi che dalla Salerno Reggio Calabria porta al Castello Murat, amicizia la loro coronata da un altro forte rapporto fraterno con l’attore tropeano Raf Vallone che appena può lascia la sua residenza romana per far ritorno nella sua città natale e ritrovarsi con loro.
Con il successo arrivano naturalmente anche le recensioni giornalistiche d’autore, ma soprattutto si cementano le prime «amicizie eccellenti», con Michele Cascella, Claudio Strinati, Maurizio Calvesi, Marziano Bernardi, Dino Buzzati, Carlo Mazzarella, Mauro Sassoli, Eduard Baumer, Luigi Servolini, Bruno Morini, Franco Miele, Guglielmo Petroni, Renzo Guasco, Carlo Carlino, Albino Galvano, Mario Perazzi, Stefano Ghiberti, Riccardo Campanella. Ma ancora più profondo è il suo rapporto con Eugenius Eibisch famosissimo pittore polacco dell’Ecole di Paris che per anni lo invita, ma inutilmente, a presentare le sue opere nei paesi dell’Est. «Uomo dell’anno» nel 1977 a New York, riconoscimento che gli viene dalla Little Italy della Grande Mela, «Nomination Speciale» nel 1981 a Tokyo per la grafica, Vincitore della  Rassegna d’Arte Contemporanea a Lione, diventa per tutti «il poeta della terra», il «cantore del mare», il «custode fedele dei contadini del Sud», il «ritrattista dei poveri», il reporter dei «mercati e delle fiere di paese», una sorta di neorealista alla sua maniera, in grado di usare i colori della sua tavolozza con la stessa dimestichezza ed emozione con cui un fotoreporter avrebbe potuto utilizzare la sua vecchia Leica.
Nell’ottobre del 1987 vive uno dei momenti forse più tristi della sua esperienza artistica: una notte qualcuno si introduce nel suo studio-laboratorio e porta via 25 grandi tele che erano state appena esposte con grande successo di critica e di pubblico alla Biennale di Zurigo, un vero e proprio patrimonio pittorico, interamente dedicato ai mercati calabresi: un furto d’arte che scuote il mondo degli artisti e che rimane un episodio mai chiarito.
Muore all’età di 83, dopo una lunga malattia. Ai suoi funerali, il 28 dicembre 2005, parteciparono in migliaia. Tropea aveva perso per sempre il suo «guardiano del faro», e con lui se ne andava per sempre anche il vero ultimo grande «Patriarca dell’isola bella», come veniva anche chiamato. (Pino Nano) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Elio Marcianò, Albino Lorenzo: il pittore della CalabriaMegalini, Brescia 1983;
  • Pino Nano, Lorenzo Albino, l’ultimo patriarca di Tropea [Speciale TV – Sede RAI per la Calabria, settembre 1987];
  • Pino Nano, Fatti, personaggi, utopie e commenti visti da vicino da un cronista di provinciaEditoriale Progetto 2000 (I ed. 1986), pp.172-174;
  • Albino Lorenzo: antologica degli ultimi 40 anni (catalogo: Anna Barletta, Gilberto Floriani), Romano Arti Grafiche, Tropea 2004;
  • Giacomo Pietropaolo, Albino Lorenzo pittore, Tesi di laurea, rel. Leonardo Passarelli, Università degli Studi della Calabria, Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Dams; anno accademico 2003-2004;
  • Francesco Barritta, I personaggi di Tropea e dintorni, Youcanprint, Tricase 2014, pp. 89-92.

Articoli vari

  • Domenico Teti, Tropea si illumina di poesia, «Roma», 7 ottobre 1962;
  • Luigi Servolini, Un artista di grande interesse, «Corriere della Sera», 28 ottobre 1967;
  • Luigi Servolini Cantore della natura, «La Nazione», 3 aprile 1968;
  • Renato Civiello, Una tradizione romantica, «Il Secolo d’Italia», 30 aprile 1970;
  • Luigi Servolini, Tradizione, ma anche ribellione, «Il Telegrafo», 28 marzo 1973;
  • Michele Cascella, Dal taccuino di un pittore, «Il Messaggero», 17 novembre 1975;
  • Marziano Bernardi, Da Mattia Preti a Lorenzo, «La Stampa», 12 febbraio 1975;
  • Stefano Ghiberti, Il Sud di Lorenzo, «Gente», 2 giugno 1975;
  • Almerico Tomaselli, Il trionfo di Torino, «Il Miliardo», febbraio 1975;
  • Luigi Malafarina, Denuncia pittorica, «Corriere di Reggio», 17 maggio 1975;
  • Paolo Rizzi, Autentico temperamento pittorico, «Il Gazzettino di Venezia», 21 ottobre 1976;
  • Archie Pavia, Nel mondo delle serigrafie, «Scena Illustrata», 1977
  • Carmelo Malara, Il Cantore della Calabria, Servizio TV RAI, ottobre 1978;
  • Mauro Sassoli, Pittore solare, «Calabria Letteraria», 1979;
  • S.S., Da Parigi a Cracovia, «Paese Sera», 9 novembre 1979;
  • K.F., Un modo di essereStadt-Anzeiger, «Glattbrugg» (Zurigo), 2 ottobre 1981;
  • Riccardo Campanella, Il Linguaggio universale di Lorenzo, «Espresso Sera», 30 maggio 1981;
  • K.F., Un calabrese famoso, «Zurcher Kunst Szeme», Zurigo, ottobre 1981;
  • Othmar Stahele, Messaggero a Zurigo, «Zurcher Unterlander», Zurigo, 8 ottobre 1981;
  • Suzanne Hurzeler-Erb, Su Rorbas il sole della Calabria, «Stadt-anzeiger», Zurigo 2 ottobre 1981;
  • Mauro Sassoli, La grande svolta dell’impressionismo, «Corriere di Roma», 30 settembre 1982;
  • Lucio Barbera, Un diario personale, «Gazzetta del Sud», 24 gennaio 1984;
  • Tonio Licordari, Tanti quadri, tanti figli, «Gazzetta del Sud», 4 aprile 1984;
  • Pino Nano, Tropea la scontrosa, «Il Mattino», 7 agosto 1985;
  • Domenico Mobilio, Lorenzo conquista New York, «Il Giornale di Calabria», 4 giugno 1985;
  • Pino Nano, Tropea come Vienna, «Il Mattino», 24 agosto 1985;
  • Lucio Barbera, Calabria forte di Albino, «Gazzetta del Sud», 11 gennaio 1986;
  • Robin Claire, Figlio del nostro tempo, «New Europe Review», 1986 
  • Antonio Garro, Lorenzo Patriarca calabrese, «Gazzetta del Sud», 15 settembre 1987;
  • Pino Nano, L’altra faccia della medaglia, «Pronto? Qui Calabria», 15 ottobre 1987;
  • Pino Nano, Tropea,la mia Itaca, «Calabria Letteraria», dicembre 1987;
  • Giuseppe Sarlo, L’ultimo Patriarca di Tropea, «Pronto? Qui Calabria», 30 settembre 1987;
  • Pino Nano, Albino Lorenzo, «Calabria Letteraria», 1988.

Nota sitografica

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