Alfano, Ottavio

Ottavio Alfano [Luzzi (Cosenza), 18 novembre 1882 – 5 luglio 1956]

Nobile figura di educatore, mazziniano e massone, positivista e modernista, colto e un po’ dandy, nasce a Luzzi da Gennaro e Palmina Pugliese, una antichissima famiglia. Dopo aver frequentato le Scuole Normali di Caserta, nel 1902 prende servizio presso la Scuola Elementare di Luzzi. Nel 1908 sposa Rosa Carmela Caloiero. Alla fine della seconda guerra mondiale, dato che non aveva avuto figli dalla moglie, adottò il nipote Gaetano Cavalcante con consorte e i tre figli, che aggiunsero il cognome Alfano a quello proprio. I dati bibliografici relativi al periodo della formazione intellettuale la dicono caratterizzata e condizionata dal Positivismo, dominante soprattutto in ambito pedagogico, quello nel quale eserciterà la sua attività magistrale. Nel 1918 frequenta i Corsi Magistrali presso la Società Umanitaria a Milano. In tempi in cui l’istruzione era privilegio delle classi borghesi medio-alte, istituì, da Direttore Didattico, le classi VI, VII e VIII, divenute poi Scuola di Avviamento Professionale, frequentate dai figli dei contadini e degli operai. Fu per diversi anni, il liquidatore della Cassa Rurale e Artigiana, e in questo suo incarico dimostrò grande capacità e lucidità nell’affrontare il dilemma tra casi umani e interesse collettivo. La caparbietà con la quale svolse il ruolo di commissario liquidatore si sintetizza in una frase colta dai suoi appunti: «la vita consapevole è fonte di tutti i miglioramenti». Nel 1942 ricopre la carica di Direttore Didattico del Circolo di Bisignano, e nel 1943 diventa Commissario Prefettizio del comune di Luzzi. Agli inizi degli anni Cinquanta, viene nominato Ispettore Onorario dalla Soprintendenza di Reggio Calabria. 
È rimasto nella memoria collettiva dei Luzzesi come Maestro di vita, un Maestro per eccellenza (Peluso, 2010). Fautore dell’istruzione totale, della legalizzazione, dell’igiene, della refezione scolastica, delle disinfezioni, promosse e ottenne l’Istituzione della Cassa Scolastica di Risparmio, creò un’attrezzata Biblioteca Civica, ricca di migliaia di volumi, tutti rilegati con tela marroncina e titoli in oro. Come scrive Gallo, «i libri, purtroppo, andarono miseramente dispersi, quando, a seguito dei bombardamenti su Cosenza dell’anno 1943, molti sfollati si riversarono nei paesi, e alcuni di essi furono ospitati nell’edificio delle scuole elementari di San Francesco, dove era collocata la biblioteca. I libri furono trafugati e venduti ai collezionisti nei mercatini rionali di diverse località, persino a Napoli”.
Egli va inoltre citato per avere istituito il lavoro manuale e le passeggiate scolastiche, curato il canto corale e il disegno, impartito l’insegnamento agrario. Usò la sua formazione intellettuale per trasferire ai propri alunni insegnamenti quali: accrescere il numero di quelli capaci di osservare i fatti, abituarli a leggere il libro della natura. Inoltre, ha cercato di inculcare nei suoi allievi anche temi etici a lui cari come: il dovere del singolo di contribuire al perfezionamento dell’umanità, credere nell’individuo, nel dovere, nell’umanità, nell’incrollabile fede del progresso.
Alfano, però, va ricordato in particolare per la sua grande passione per la fotografia, che aveva scoperto per caso, da studente. Straordinario è infatti il valore del fondo fotografico che ci ha lasciato. Le seicento foto conservate su lastre rappresentano «una storia per immagini di un paese che i più hanno dimenticato, uno spaccato di un mondo suggestivo ormai lontano, dal quale l’Autore delle foto aveva capito fino in fondo il significato cercando di restituircelo e di fermarlo per i posteri» (La Marca, 2010). 
Con il suo obiettivo ha fermato il tempo e immortalato la realtà del suo paese in un periodo ben definito: la prima metà del Novecento. Quelle di Alfano sono fotografie di estrema bellezza e di grande interesse per la ricostruzione della storia di un paese e della sua gente, ma anche per la storia della fotografia in generale. Sono fotografie dove è possibile trovare emozioni, sorrisi, espressioni, vita sociale, con intere famiglie e gruppi fotografati in contorni paesaggistici ormai perduti.
Secondo Smargiassi (2010) «fu un fotoamatore di un genere molto particolare, uno di quei notabili, borghesi o aristocratici, che nel Sud dell’Italia ancora disunita sentirono in qualche modo il richiamo della modernità e il dovere di portarvi dentro la propria comunità ancora arcaica e senza tempo, e colsero al volo l’opportunità tecnologica che dava loro la nuova pratica della fotografia per offrire la propria sofferta testimonianza umana della crisi di quel mondo». 
Alfano, attraverso le immagini fotografiche, “scrive” quasi una microstoria di Luzzi e dei Luzzesi (Papaianni, 1997). Le numerosissime immagini, infatti, permettono di esplorare e analizzare nei dettagli vari aspetti della vita quotidiana, dei costumi, delle tradizioni, dell’evoluzione del territorio (Tedesco, 2010). Le sue fotografie ci riportano in casa un patrimonio profondo e ricco di suggestioni: piazze, strade, paesaggi, gruppi di famiglia, ragazzi che giocano, contadini che lavorano nei campi, capanne di legno dell’altopiano silano. 
«Quarant’anni di storia e di costume luzzese (e non solo), sistematicamente documentati dall’occhio della fotocamera e interpretati da un vero Maestro dell’immagine com’era l’Alfano: un regista che sa utilizzare l’obiettivo come la macchina da presa, dispone i personaggi, li fa ‘recitare’, e dalle sue lastre viene fuori una vera rappresentazione teatrale. Con la fotografia Alfano ha avuto la capacità di carpire per frammenti una realtà e per frammenti raccontarla» (La Marca, 2010), regalandoci un patrimonio di grande valore che sicuramente il tempo non potrà mai più cancellare. 
Solo in seguito alla pubblicazione del volume L’istantanea e la posa, edito nel 2010, il nome di Ottavio Alfano è assurto agli onori della cronaca e oggi può a essere annoverato tra le personalità più apprezzabili della società calabrese degli anni a cavallo delle due guerre mondiali. Personaggio ecclettico, uomo creativo, aperto ai nuovi messaggi che arrivavano dall’esterno, rappresenta l’incarnazione tipologica perfetta del piccolo intellettuale meridionale dell’età giolittiana (Smargiassi, 2011).
Muore a Luzzi a 74 anni d’età. (Antonio La Marca) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Antonio La Marca (a cura di), Fotogrammi della memoria, Associazione culturale “Insieme per Luzzi”, Luzzi 1997.
  • Ottavio Cavalcanti (a cura di), L’istantanea e la posa. Ottavio Alfano fotografie 1909-1952, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010. 
  • Nicola Paldino, La conoscenza e il progresso, in O. Cavalcanti (a cura di), L’istantanea e la posa cit., pp. 10-11. 
  • Umile Franco Peluso, Sul filo dei ricordi, in O. Cavalcanti (a cura di), L’istantanea e la posa cit., pp. 48-50. 
  • Gerardo Gallo, Ottavio Alfano, in O. Cavalcanti, L’istantanea e la posa cit., p. 53
  • Manfredo Tedesco, Un passato da recuperare, in O. Cavalcanti, L’istantanea e la posa, cit., p. 9.
  • Antonio La Marca, Una storia per immagini, in O. Cavalcanti, L’istantanea e la posa…, cit., p. 12.
  • Michele Smargiassi, Il maestro, la camera, il borgo, in Blob di Repubblica, 1 marzo 2011.
  • Franco Papaianni, Fotografi luzzesi, in A. La Marca (a cura di), Fotogrammi della memoria, Associazione culturale “Insieme per Luzzi”, Luzzi 1997, pp. 69-80.
  • Gerardo Gallo, Ottavio Alfano, in L. Altomare (a cura di), I memorandi, Emmegrafica, Luzzi 2009. pp. 36-39.
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