Amato, Stanislao

Stanislao Amato (Cosenza, 9 aprile 1879 – 4 febbraio 1944)

Nacque da Luigi, avvocato, e da Giuseppina Lombardi, benestante. La famiglia era originaria di Corigliano Calabro e un suo antenato, tra l’altro, Giuseppe Amato, medico e insegnante, era l’autore di una storia della città (Crono-Istoria di Corigliano Calabro, edita nel 1884). Allievo del Liceo Classico «Bernardino Telesio» di Cosenza, conseguita la maturità si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli e nel 1900, all’età di 21 anni, si laureò con lode da parte del giurista, filosofo e politico napoletano Enrico Pessina, che presiedeva la Commissione d’esame, e che influenzò le sue tendenze verso la politica attiva.
Sposò Nicoletta Valentone, di San Marco Argentano, la cui nobile famiglia deteneva latifondi di non trascurabile vastità, dalla quale ebbe in seguito due figli maschi, Luigi e Carlo (quest’ultimo morì all’età di appena otto anni per una malattia all’epoca non curabile).
Si dedicò alla professione forense, ottenendo successi e apprezzamenti non solo nei tribunali calabresi ma anche nel resto d’Italia. Nel luglio 1907, candidato nella lista del Partito Radicale, con orientamento progressista e anticlericale, assieme all’avvocato Domenico Cilento, presidente della sezione radicale, all’avvocato Luigi Tancredi, Presidente dell’Ordine degli avvocati, tutti esponenti della loggia massonica, il giovane avvocato fu eletto consigliere comunale a Cosenza,
Tra i tanti processi di cui fu protagonista, vi fu anche quello relativo ai fatti di Verbicaro del 1911, allorquando l’epidemia di colera che aveva già provocato centinaia di vittime si trasformò in rivolta sociale, con il popolo che insorse contro le autorità locali, ritenute responsabili dell’epidemia, e con ulteriore spargimento di sangue per l’uccisione di tre rivoltosi. L’avv. Amato, che era nel collegio di difesa dei numerosi imputati assieme ai colleghi Pietro Mancini e Nicola Serra, rimarcò l’aspetto politico che assunse il processo, celebrato a Rossano, entrando nelle pieghe della particolare situazione sociale e sanitaria di Verbicaro, alla quale il governo Giolitti si dimostrò indifferente ma capace solo di far presidiare il paese con l’esercito e dare corso alle rappresaglie anziché portare l’acqua corrente e migliorarne le condizioni igieniche, nonché a realizzare adeguate vie di comunicazione. Di qui la risonanza dei fatti sulla stampa nazionale e anche oltre confine.
All’epoca era già deputato del Regno d’Italia, essendo stato eletto nel 1909, proprio nel Collegio di Verbicaro, nelle elezioni suppletive che si tennero in seguito alle dimissioni di Fedele de Novellis, nominato Inviato straordinario e ministro plenipotenziario di II classe a Christiania (oggi Oslo). Amato non era tra i favoriti e gli altri candidati erano numerosi, più anziani e più titolati, come Giovanni Amellino, Giuseppe Martini (entrambi radicali), Vincenzo Minervini ed Egidio Maturi (indipendenti): quest’ultimo tenne testa nel ballottaggio ad Amato, il quale risultò eletto. Nella XXIII legislatura, che si chiuse il 29 settembre 1913, e in quelle successive (venne rieletto ancora nella XXIV e XXV, la terza volta nella circoscrizione di Cosenza e non più in quella di Verbicaro, nel frattempo soppressa) sedette tra i banchi dell’opposizione facendo parte del Gruppo Radicale.
Nella sua attività in Parlamento, non molto intensa anche in relazione all’attività professionale che non aveva tralasciato e che continuava a esercitare con successo, vide passare i governi presieduti da Giolitti, Sonnino, Luzzatti, Salandra, Boselli, Orlando e Nitti e colse le prime avvisaglie che da lì a poco avrebbero sensibilmente modificato il quadro politico dell’Italia monarchica ancora democratica. Il suo mandato terminò il 7 aprile 1921.
Amato, tuttavia, nel corso degli anni in cui sedette alla Camera dei Deputati mostrò attenzione al territorio che lo aveva come rappresentante. In particolare, anche in forza della conoscenza diretta della situazione sociale nei mandamenti di Belvedere Marittimo, Scalea e Verbicaro, si impegnò attraverso interrogazioni mirate, per far sì che venissero presi in considerazione i gravi problemi della viabilità, in ordine ai quali accusò il governo della lentezza con la quale venivano eseguiti i lavori progettati da tempo, viabilità ritenuta propedeutica al miglioramento della qualità della vita in quei luoghi, al pari della bonifica e della sistemazione idraulica del Fiume Lao, che dal Pollino scorre verso il mar Tirreno nei pressi di Scalea e dei  torrenti Aron e Corvino, tra Cetraro e Diamante.
Prestò attenzione anche al recupero conservativo del patrimonio di siti archeologici e storici, tra i quali quello della Torre Normanna di San Marco Argentano. Si interessò, in maniera particolare, come emerge da atti parlamentari, del comparto dei Lavori Pubblici in quanto, oltre alle attività accennate, evidenziò le problematiche relative alla linea automobilistica Lagonegro-Castrovillari, agli approdi marittimi e al Faro di Scalea, ai collegamenti telefonici – ritenuti di pari importanza della viabilità – della situazione idrogeologica a Bonifati, del tratto di strada tra Praia a Mare e Scalea, di varie questioni riguardanti Acri e il suo circondario.

Sostenne, inoltre, le rivendicazioni degli impiegati negli uffici scolastici, le agevolazioni per le tariffe tranviarie e ferroviarie a carico dei lavoratori che viaggiavano, già nel 1920 interrogò il governo su fatti accaduti a San Giovanni in Fiore che anticiparono la rivolta e gli eccidi del 1925 da parte dei fascisti, sollecitò la bonifica delle cave aperte per la linea ferroviaria Eboli-Reggio che causarono la malaria nel territorio di Praia a Mare e si attivò per risolvere altri di natura giuridica, come quelle riferite all’istituto della condanna condizionale legata ai conflitti bellici.
Nel 1920 fu nominato membro del Consiglio Superiore delle Acque e delle Foreste e, tra le altre iniziative, si fece parte attiva e propositiva per avviare l’urbanizzazione dell’area rurale della Cona di Casole Bruzio (ora Casali del Manco), nella Presila. Terminato il mandato parlamentare si dedicò prevalentemente alla professione. La passione per la politica, però, non si era sopita e manifestò sia pur timide simpatie per i movimenti nazionalistici e poi per il fascismo. Tornò a candidarsi per le elezioni che si tennero il 6 aprile 1924, quando già da due anni Mussolini era a capo del governo, e non fu eletto.
Morì a Cosenza all’età di 65 anni a seguito di una malattia. La sua figura rimane importante sia nell’ambito forense sia in quello politico. La città di Cosenza gli ha dedicato una via, non distante dalla sede del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, come pure il Comune di Casali del Manco (nella località Casole Bruzio) proprio nell’ex area rurale della Cona per la cui urbanizzazione si era adoperato. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Camera dei Deputati – Portale Storico, Interventi e citazioni XXIII, XXIV e XXV Legislatura (https://storia.camera.it/deputato/stanislao-amato-18790409)
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967
  • Francesco Spezzano, La lotta politica in Calabria: (1861-1925), Lacaita, Manduria 1968
  • Francesco Bartolotta (a cura di), Parlamenti e governi d’Italia dal 1848 al 1970, vol. I, Editore Vito Bianco, Roma, 1971
  • Saverio Napolitano, Difesa del territorio, tutela e valorizzazione dei beni culturali nella “Valle del Lao”, «Calabria Letteraria», XXXIII, 4-5-6, 1985, pp. 68 e sgg.
  • Gustavo Valente, Dizionario bibliografico geografico storico della Calabria – vol. I, Edizioni Frama’s, Chiaravalle Centrale 1988, pp. 189-190.
  • Franco Galiano, Le lucertole muoiono a Verbicaro, Casa Editrice Brenner, Cosenza, 1993;
  • Saverio Napolitano, Fermenti di opinione pubblica democratica nella Calabria cosentina in età giolittiana. «Il Lao» di Scalea e «Il Convito» di Laino Borgo (1912-1915), «Rivista calabrese di storia del ’900», 1-2, 2010, pp. 59 e sgg.
  • Angelo Rinaldi, A cinquant’anni dall’ Unità d’Italia. Il colera e la rivolta di Verbicaro del 1911, «Calabria Letteraria», LVIII, n. 7-9, 2010, pp. 32 e sgg.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram