Anile, Antonino

Antonino Anile [Pizzo Calabro (Vibo Valentia) 20 novembre 1869 – Raiano (L’Aquila) 26 settembre 1943]

Nasce a Pizzo da Leoluca e Amalia Tozzi, piccoli commercianti originari di Briatico. Quarto di undici figli, vive l’infanzia e l’adolescenza, pur nella precarietà economica, in un ambiente sereno e profondamente religioso. Dopo le scuole elementari nel suo paese, prosegue gli studi superiori al Real Collegio “Gaetano Filangieri” di Monteleone (oggi Vibo Valentia), dove nel 1888 consegue la maturità classica con ottimi voti in tutte le materie, tranne che in fisica. Subito dopo si trasferisce a Napoli dove studia Medicina per ottemperare al desiderio del padre, laureandosi nell’agosto 1894. Nello stesso anno riceve un’offerta di impiego da parte del comune di Filadelfia, ma egli preferisce l’impegno accademico e accetta di diventare assistente, senza stipendio, di Giovanni Antonelli. Subito dopo ottiene la libera docenza in Anatomia Umana e la cattedra di Anatomia artistica presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli, prima, e di Roma, poi.
Nel 1911, a Parigi, sposa Maria Pekle, corsa di Bastia, che diviene non solo moglie ma anche preziosa collaboratrice. In una corrispondenza con Giuseppe Anselmi di Nicastro del 7 marzo confida: «Eccomi ammogliato e con una persona di una tale intellettualità e spiritualità che io non mi sento più solo e posso lavorare con maggiore lena». 
Subito dopo la fine della Grande Guerra, Anile si avvicina a don Luigi Sturzo, si iscrive al neonato Partito Popolare e inizia la sua carriera politica. A novembre del 1919 viene eletto deputato nel collegio di Catanzaro. Alla Camera farà tre legislature, risultando rieletto nel 1921 e nel 1924. A Crotone, durante la campagna elettorale del 1921, esterna tutta l’amarezza sulla condizione di abbandono della sua terra: «La nostra Calabria, dall’unità in poi, in circa un cinquantennio di vita nazionale, non solo è stata abbandonata a se stessa, ma costretta a subire una serie ininterrotta di violenze in ogni suo elementare diritto. A rompere questa muraglia di egoismi umani, che ci stringe da ogni lato e minaccia di soffocarci, noi dobbiamo riacquistare i nostri beni morali perduti».
Su indicazione di don Luigi Sturzo, viene chiamato a importanti incarichi di Governo, prima come sottosegretario e poi ministro della Pubblica Istruzione. Mancata in prima battuta la nomina a sottosegretario di Benedetto Croce, a cui pure si era rivolto, Anile riceve detto incarico nel successivo governo Bonomi (4 luglio 1921-26 febbraio 1922), per poi assumere la guida del dicastero della Pubblica Istruzione nei due governi Facta (dal 25 febbraio al 1 agosto 1922 e dal 1 agosto al 31 ottobre 1922), prima della presa di potere di Mussolini.
Anile ha proposte interessanti per la scuola, lo testimoniano i 30 disegni di legge predisposti, tra cui quello per l’istituzione dell’esame di stato per le scuole superiori (ripreso successivamente dalla Riforma Gentile), e un altro per la libertà d’insegnamento.
Ma il neo ministro soprattutto su quest’ultima riforma incontra ostilità e già il 22 marzo deve difendersi in Senato dalle accuse rivoltegli dai liberali per aver presenziato all’inaugurazione dell’Università Cattolica. Il 23 maggio presenta il progetto di legge che, con l’istituzione dell’esame di stato, aveva l’intento di porre sul medesimo piano gli alunni delle scuole pubbliche e private, il testo viene approvato dalla commissione parlamentare, ma la discussione in aula, prevista per il 15 luglio, viene rinviata a causa della crisi che porterà al secondo governo Facta che verrà travolto dalla marcia su Roma.
Il 28 ottobre 1922  i treni che trasportano le camicie nere verso la capitale vengono bloccati dall’esercito. Il governo Facta vara lo stato d’assedio, ma il re – dopo che gli ordini sono già stati impartiti a tutti i comandi militari – non firma il decreto. L’esecutivo si dimette, e Vittorio Emanuele incarica il leader della destra Antonio Salandra di formare il nuovo gabinetto, che poi finirà nelle mani di Mussolini, cui Anile, tra gli altri, voterà per la concessione dei pieni poteri. Nel 1923 viene nominato da papa Pio XI membro dell’Accademia pontificia dei Nuovi lincei.
Anile è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti (1925), ma non per sincera convinzione; egli non condivide infatti l’orientamento dichiaratamente antifascista del suo partito. Dopo il delitto Matteotti, non si unisce agli aventiniani, ma si dimette dal Partito Popolare, dichiarando di accettare le condizioni poste da Mussolini, e per questo non perde il mandato parlamentare; ma da lì a poco preferisce ritirarsi dalla vita politica per dedicarsi alla scrittura. In questi anni diviene capo redattore della terza pagina de «Il Popolo» e collabora  a «Politica nazionale». Anile scrisse e pubblicò molto. Tra il 1924 e il 1939, pubblicò diverse opere, tra cui le sue raccolte di poesia più famose. Risalgono a questi anni I sonetti religiosi, Le ore sacre, l’Ombra della Montagna. Nel 1943 viene pubblicato postumo quello che viene definito il suo capolavoro e il suo testamento letterario e spirituale: Questo è l’Uomo (Vallecchi, Firenze). Un volume che chiude il suo percorso di uomo e di pensatore, che richiama nel titolo l’Ecce Homo di Nietzsche, e nel quale Anile analizza il lungo cammino dell’uomo dalla cellula, attraverso la storia, fino all’uomo Cristo.
La sua opera di scienziato e di docente è documentata, oltre che da due trattati di anatomia umana, da ricerche sulle ghiandole duodenali, sui gangli nervosi e sulle localizzazioni cerebrali (Bologna 1925). Con la sua opera di divulgazione scientifica, in contrapposizione al positivismo materialista e immanentista,  Anile cerca di dare una visione spiritualistica, coerente con i principî del cattolicesimo. L’indagine scientifica viene, infatti, da lui considerata come un mezzo per accostarsi a Dio e riconoscerne l’opera creativa. La stessa intuizione e visione che caratterizza tutta la sua opera poetica, che rimane estranea alle correnti letterarie di inizio novecento, ma in cui è possibile rintracciare qualche reminiscenza di Pascoli o Carducci; sebbene questi siano «gli anni, per citare i maggiori, di Saba, di Ungaretti, di Montale, autori che avevano rinnovato la lingua poetica italiana… per la poesia aniliana questi autori non hanno alcuna incidenza. Il poeta di Pizzo era fedele al sistema poetico ottocentesco», così scrive di lui Giacinto Namia. Mentre Ninì Rotolo nel suo “Omaggio ad Antonino Anile” aggiunge: «leggere la sua poesia è come percepire un’eco di suoni che via via si dilatano e s’effondono all’infinito… è come scorgere una luce che all’improvviso baleni la scoperta di un’armonia cosmica».
Medita di tornare in Calabria dopo una vacanza in Abruzzo, a Raiano, presso L’Aquila, per poter completare la sua opera L’uomo qual è; ma lo coglie la morte all’età di 74 anni per una grave setticemia e qui viene sepolto. L’11 maggio 1952 il suo corpo viene traslato a Pizzo e, previa autorizzazione di papa Pio XII, sistemato in un loculo nel duomo di San Giorgio alla presenza di Alcide De Gasperi.
Per la sua costante ricerca religiosa, fedele al cattolicesimo, che ha sposato integralmente e ha caratterizzato la sua vita quasi da francescano laico, Antonino Anile viene appellato «il Poeta di Dio», dal suo amico e studioso Vito Galati nell’epitaffio scritto sulla lapide della sua tomba.  (Michele La Rocca)  © ICSAIC

Opere principali 

  • Vigilie di scienza e di vitaG. Laterza e Figli, Bari 1911;
  • La salute del pensieroG. Laterza e Figli, Bari 1916;
  • Nella scienza e nella vita, Zanichelli, Bologna 1920;
  • Riforma scolastica e libertà d’insegnamento, Elpis, Napoli 1920;
  • Poesie (raccolta completa), Bologna 1921;
  • Per la cultura e per la scuola (Discorsi), Laterza, Bari 1923;
  • Sonetti religiosi, Zanichelli, Bologna 1923;
  • Nuovi sonetti religiosi, L’Eroica, Milano 1931;
  • Bellezza e verità delle cose, Vallecchi, Firenze 1937;
  • L’ombra della montagnaOpera Nazionale Mezzogiorno d’Italia, Milano 1939;
  • Questo è l’uomo, Vallecchi, Firenze 1937.  

Nota bibliografica

  • Giovanni Patari, Antonino Anile, in Tra carte e ricordi (Abbozzi, profili, rievocazioni), Tipografia Bruzia, Catanzaro s.d. (ma dopo 1946), pp. 21-26;
  • Vito G. Galati, Antonino Anile, Edizioni Paoline, Alba 1952;
  • Luigi Ambrosoli, Antonino Anile, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 3, Istituto Treccani, Roma 1961;
  • Giulio De Rossi, Il Partito popolare italiano dalle origini al Congresso di Napoli, Libreria editrice religiosa Francesco Ferrari,  Roma 1920, pp. 364-366; 
  • Antonella Perugini, La figura e l’opera di Antonino Anile, Ed. Sestante, Roma 1951; 
  • D. Mondrone, Bellezza verità e poesia delle cose in Antonino Anile, in Scrittori al traguardo, II, La Civiltà Cattolica, Roma 1943, pp. 245-290; 
  • Luigi Sturzo, Il Partito popolare italiano, 3 voll., Zanichelli, Bologna 1956-57, ad  indicem; 
  • Edith Pratt Howard, Il Partito popolare italiano, La Nuova Italia, Firenze 1957, pp. 342, 353, 359, 360 e passim; 
  • Gabriele De Rosa, Storia del Partito popolare, Laterza, Bari 1958, pp. 183, 200 s., 240, 464n., 500n.;
  • Emilio R. Papa, Storia di due manifesti. Il fascismo e la cultura italiana, Feltrinelli, Milano 1958, pp. 97, 115, 135 e passim;
  • Luigi Ambrosoli, Libertà e religione nella riforma Gentile, Firenze 1980, Vallecchi, pp. 20, 28-30, 39-40, 40, 45-46 e passim;
  • Giuseppe Tognon, Benedetto Croce alla Minerva, La Scuola, Brescia 1990, pp. 29, 32, 111, 226-227, 262-267, 272 e passim. 
  • Antonino Rotolo, Omaggio ad Antonino Anile. Poeta e scienziato misconosciuto, s.e, Vibo Valentia 1990.
  • Giacinto Namia, Antonino Anile tra scienza e poesia, «Limen» n. 1, Vibo Valentia 2010, pp. 67-69.

Nota archivistica

  • Archivio Liceo Morelli, Registro esami Regio Liceo Filangieri, Vibo Valentia, giugno 1988;
  • Atti parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura XXVI, Disegni di legge e relazioni, Esame nelle scuole medie di istruzione classica, tecnica e magistrale, v. XII, n. 1562;
  • Portale storico della Camera dei Deputati, Antonino Anile, XXV, XXVI, XXVII legis.
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