Arcuri, Ugo

Ugo Arcuri [Rizziconi (Reggio Calabria), 19 aprile 1915 – 29 maggio 1979]

Intellettuale meridionalista, pedagogista dalla forte vena libertaria e nonviolenta, osservatore attento, ironico e versatile dei fatti del suo tempo, Ugo Arcuri nasce a Rizziconi, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, in prossimità dell’intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale, da Eduardo, medico e antifascista e da Amalia Moricca. Dal padre antifascista e dal nonno Francesco – anche lui medico – eredita un vivo senso di solidarietà umana e una ampia e articolata cultura illuminista, oltreché un vivo interesse per il mondo contadino, per la sua storia e le sue esigenze, civili e politiche.
Studia a Vibo Valentia per l’intero corso delle Scuole superiori  conseguendovi la licenza liceale. A 18 anni, ancor prima della laurea in Lettere e Filosofia, conseguita presso l’Università di Messina nel 1940, inizia la sua esperienza nella scuola, come insegnante elementare, nella negletta borgata di Barritteri di Palmi. Dopo giovanili approcci letterari e poetici, sul modello del suo amatissimo Guido Gozzano, i suoi interessi si concentrano sui problemi della scuola e su quelli del Sud. Comincia così a intervenire nel dibattito nazionale sulla «questione meridionale», con alcuni scritti nei quali matura una visione moderna e controcorrente rispetto alla dominante richiesta di «assistenza» (cfr., ad esempio, Questione meridionale, «Il Calabrese», nn. 5-6, giugno 1947).
Nel  1941 sposa Rosa Ungheri, «compagna di vita e di ideali»: da questa unione nasceranno quattro figli.
Alla fine degli anni Quaranta pubblica un gran numero di articoli su riviste locali e nazionali, diventando, tra l’altro, collaboratore esterno del foglio umorista «IlTravaso», con interventi in cui una delle sue molte vene – quella  della satira politica – si accompagna alla proposizione di tesi civili e culturali per molti aspetti innovative (cfr. per esempio La Calabria, in «Il Travaso», agosto 1950; Liquidazione per fine millennio, «Il Travaso», settembre 1950). In questi anni prende avvio il suo forte sodalizio umano e intellettuale con il poeta cittanovese Alberto Cavaliere e incominciano allora a delinearsi e a maturare propensioni intellettuali e sensibilità che non lo abbandoneranno mai più: prima tra tutte il mondo della scuola e l’universo dei giovani, la convinzione profonda – rispetto alla quale non arretrerà mai – che l’educazione della coscienza individuale preceda significativamente e sia condizione indispensabile di ogni autentica e duratura trasformazione sociale. Interessante a questo proposito ricordare gli articoli ed i commenti pubblicati nel 1944 su settimanale socialista «La luce», fra i quali, ad esempio, l’intervento su Problema della scuola e rinnovamento politico, («La luce», 7 ottobre 1944). Il giornale è l’organo della Federazione provinciale socialista di Reggio Calabria, ma la «militanza» di Ugo Arcuri va in realtà intesa con riferimento alee idee piuttosto che alle organizzazioni politiche. 
Alla scuola comunque – prima come docente di Filosofia e poi come Preside in vari Istituti del territorio reggino – Ugo Arcuri ha dedicato tutte le sue energie, facendo del Liceo Classico di Cittanova, suo ultimo approdo professionale, un “luogo” di modernità  intellettuale, di apertura, una fucina di idee nuove e condivise da docenti e studenti, nella convinzione che il riscatto del Sud non potesse assolutamente prescindere dal riscatto della Scuola Pubblica  e dalla domanda di moralità, istruzione e democrazia a cui essa era deputata a rispondere.
Sono questi i temi, sempre accompagnati da una vis polemica che appare però – paradossalmente – anche lieve e sorridente, a provocare, alla metà degli anni Cinquanta, una querela da parte di un deputato veneto, Zefferino Tomè. L’interrogazione parlamentare di quest’ultimo sui presunti numerosi e inaccettabili “privilegi” dei docenti in fatto di orario scolastico e tempi di lavoro, aveva suscitato una risposta ironica ma anche risentita e molto  documentata da parte  del querelato. Ne sarebbe seguito un processo a carico di Ugo Arcuri, ma anche un’inaspettata quanto forte ed estesa mobilitazione sindacale, in tutta Italia, a favore delle ragioni della Scuola Pubblica e a suo sostegno.
In questi anni il suo interesse è volto a chiarire questioni pedagogico-didattiche in saggi e testi dedicati alla formazione di studenti e insegnanti, mentre prende corpo un’interpretazione dell’uomo e della storia di tipo squisitamente laico, che rifiuta qualsiasi posizione dogmatica e violenta – qualsiasi “chiesa” – a partire da una riscoperta e rivisitazione della figura di Socrate e dell’imperatività etica di Kant. È alla costruzione di una «città dell’uomo» che Ugo Arcuri pensa, in risposta all’impossibilità di risposte assolute in sede teoretica e di soluzioni autoritarie sul terreno politico. Indicativa di questa fase è ad esempio Del male,  nota pubblicata con lo pseudonimo Argo su «L’Airone» (1950) in cui interviene nella polemica fra i filosofi Scoleri e Ottaviano, contro la cultura della rassegnazione e dell’indifferenza.
In questo percorso intellettuale grande interesse riveste il suo ripensamento critico di quella che era stata l’adesione di molti giovani al Fascismo, la «generazione tradita», e l’approdo consapevole, in qualche modo anche sofferto, all’etica della nonviolenza, intesa non come accettazione passiva della violenza altrui ma come tentativo di convertire le categorie del male e del conflitto violento, una resistenza intesa come un non-consenso alla menzogna. Le posizioni di Danilo Dolci, di Guido Calogero – amico personale e teorico della «filosofia del dialogo» – e di Aldo Capitini, animatore di quella che, nel 1961, era stata la prima «marcia della pace», e a cui Ugo Arcuri dedica un piccolo e profondo saggio – dopo averlo conosciuto personalmente (Aldo Capitini, 1978) ed aver collaborato alla stesura della prima proposta di legge sull’obiezione di coscienza – si sposano naturalmente con la sua matrice azionista,  e con il «rigore morale» e il «senso dello Stato» (per usare le parole di Francesco Adornato) che quella matrice ispirava.
Gli anni  Sessanta e Settanta lo vedono ancora, nonostante i gravi e persistenti problemi di salute che lo affliggono, sposare le  battaglie civili, di libertà e democrazia, proprie di quella stagione. È a fianco delle lotte per la realizzazione di un Quinto Centro Siderurgico a Gioia Tauro, dopo la tragica rivolta di Reggio Calabria, convinto che solo il lavoro, l’istruzione e la cultura – anche quella del territorio – rendano possibile un reale sviluppo del Mezzogiorno.  Solo la nascita di una borghesia produttiva, non parassitaria e burocratizzata, e soprattutto non compiaciuta dall’inutile vagheggiamento  e dalle nostalgie delle glorie passate del Sud (per esempio  quelle della Magna Graecia)  ma pronta a unfareconsapevole  e a un forte impegno civile, avrebbe potuto innescare il cambiamento e il riscatto del Mezzogiorno, come pure il suo affrancamento dal soffocante dominio mafioso e criminale (La prospettiva umana della questionemeridionale, «Historica», 1,1964).   
È ancora a fianco delle grandi mobilitazioni popolari per il divorzio e l’aborto e, insieme all’impegno sociale militante, sia pure fuori dai partiti istituzionali e anzi spesso in rotta di collisione con le derive affaristiche e familistiche dei partiti, anche quelli di sinistra, della Prima Repubblica, Ugo Arcuri continua a lavorare alla costruzione di un pensiero filosofico non sistematico e organizzato, ma forte e vibrante: un pensiero della resistenza civile (Un’inchiesta sul problema dell’obiezione di coscienza, «il Mulino», 8,1963) e dell’obiezione di coscienza,  che, nel  1974, affida a quel piccolo ma denso testamento spirituale che è il suo Così parlando onesto, laddove la parola «onesto» sembra riferirsi alla battaglia di libertà , quella non metafisica, ma squisitamente umana e terrena, per il trionfo  di un ordine morale a misura d’uomo.
Una morte improvvisa, nel maggio del 1979, gli impedisce di completare una serie di piccole biografie dedicate a uomini di pace, come Gandhi , Tolstoj e Madre Teresa di Calcutta, per una collana intitolata «Piccoli ritratti di grandi non violenti» e lascia, inediti, diversi lavori, tra saggi storici, studi di pedagogia e raccolte di poesia: una vita non lunga,  dunque,  ma larga di utopie, progetti e segni per il futuro. A lui è intestato l’Istituto per la storia  dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea in provincia di Reggio Calabria. Il Comune di Cittanova gli ha intestato, invece, una strada e il Liceo Classico «Vincenzo Gerace» di Cittanova, il “suo” storico liceo,  ha dato il suo nome all’Aula Magna. (Donatella Arcuri) © ICSAIC

Opere 

  • Sotto la Maschera, Edizioni Passafaro, Vibo Valentia 1934;
  • Foglie d’autunno,A. Genovesi e figli, Palmi Cal. 1935;
  • Schizzi e ghiribizzi, Edizioni civili, s.l. 1936;
  • Canti del sacrificio , Edizioni Signoretta, Gioia Tauro 1936;
  • Quattro uomini e molti libri, Casa Editrice Bruzia, Castrovillari 1947; 
  • Di alcuni problemi della pedagogia, della scuola e dell’insegnamento primario, per l’istituto magistrale e i concorsi, G. De Bono, Firenze-Agrigento 1961;
  • Breve introduzione allo studio della filosofia e della pedagogia, Cem, Reggio Calabria 1950;
  • Diomede Marvasi e la sua requisitoria contro l’ammiraglio Persano, Iniziativa editoriale Scilla  1966
  • Così parlando onesto, Iniziativa Editoriale, Scilla 1974;
  • Manuale per la preparazione alle prove scritta e orale del concorso magistrale, G. De Bono, Firenze-Agrigento 1961;
  • Elementi di storia della filosofia,G. De Bono, Firenze-Agrigento 1961;
  • Aldo Capitini, LEA, Gioia Tauro 1978.

Nota bibliografica

  • Francesco Adornato e Vincenzo Fusco, Ugo Arcuri. Un pacifista meridionale, «Quaderni del Sud – Quaderni Calabresi», 73, luglio-settembre 1991;
  • Rocco Lentini, Ugo Arcuri. Un meridionalista libertario e pacifista, «Sud Contemporaneo», 1, 2000.
  • Donatella Arcuri, Si può insegnare, l’utopia?, «Lettere Meridiane», 32-34, aprile-dicembre 2013.
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