Bagnato, Alessandro

Alessandro Bagnato [Tropea, 20 dicembre 1890 – Vibo Valentia, 3 ottobre 1974]

Figlio di Antonio e Maria Rosa Casuscelli. Il padre era un bravo fabbro e lavorava il ferro con l’abilità dello scultore, i suoi lavori erano considerati dei capolavori della forgia. La madre, che proveniva da Calimera, vantava una qualche ascendenza nobiliare di parte materna, mentre il padre era uno stimato farmacista. 
Crebbe all’interno di una famiglia che riteneva di non dover più sottostare alle rigide regole classiste e considerava il lavoro, o meglio, «il mestiere», lo strumento del riscatto e della propria emancipazione. Mentre la secondogenita, Maria, avrebbe atteso un buon partito per sposarsi, secondo le tradizioni più consolidate, la famiglia per completare il proprio elevamento sociale, avviò agli studi il figlio maggiore. Frequentò le scuole elementari con ottimo profitto e poi fu mandato a Catanzaro a studiare presso l’Istituto Normale Magistrale, dove conseguì il diploma di maestro elementare.  La passione per la scrittura si manifestò subito tanto che nel 1913 fondò a Catanzaro il giornale «Il Birichino calabrese», che ebbe, è vero, una vita effimera ma si segnalò per la vivacità degli argomenti trattati e per l’attenzione nei confronti delle avanguardie letterarie dell’epoca. Allo scoppio della Grande Guerra, incorporato nel 141° Reggimento Fanteria della eroica Brigata Catanzaro, venne ferito a Bosco Cappuccio, sul fronte austriaco nell’agosto del 1915. Dimesso dall’Ospedale di Firenze, fu trattenuto in servizio a Catanzaro e poi dal settembre 1916 traferito a Napoli presso il Reparto munizionamento. Alla fine del conflitto, una volta congedato fu decorato con ben due medaglie al V.M. 
Nel 1920 vinse il concorso per l’insegnamento nelle scuole elementari e ottenne la cattedra proprio a Tropea. Due anni dopo, al termine di un rituale fidanzamento, sposò Rosaria Bagnato,  con la cui famiglia, nonostante l’omonimia, non ha alcun legame di parentela. Nel 1928 viene trasferito nella scuola elementare di Caria, e va ad abitare nella nuova casa dei genitori della moglie, costruita dopo il terremoto del 1908. Dal matrimonio nascono cinque figli. Nel 1923, il primogenito Antonio muore subito dopo la nascita. Nel 1924 Domenicoantonio,  Agostino nel 1927 e Maria Rosa nel 1929. L’ultimo, Giuseppe nasce nel 1935 e, purtroppo, muore a soli 28 anni, nel 1963, per un episodio che oggi rientrerebbe nel più classico dei casi di malasanità. 
Nonostante sia quasi assorbito dall’insegnamento, continua a dedicarsi all’attività giornalistica e collabora alla pubblicistica libertaria e socialista con maggior vis polemica di fronte al fascismo rampante. Contro i fascisti scrive articoli di fuoco, specialmente contro coloro che provengono dalle fila socialiste e sindacaliste e questi non appena riescono a consolidare le posizioni di potere, lo ripagano, attraverso gli “ascari” del luogo, con vessazioni continue che hanno come obiettivo quello di allontanarlo dall’insegnamento. Il prestigio di cui gode negli ambienti scolastici, lo pongono per sua fortuna al riparo da tali manovre, tuttavia dopo il 1925 è costretto a ripiegare e a rinchiudersi nei suoi affetti privati. Scopre la sua finora nascosta vena poetica e comincia a scrivere versi e racconti, cui si aggiungono sonetti e canzoni di impostazione tradizionalista, ma non per questo privi di un certo pregio. La struttura della metrica, il ritmo poetico e la piena padronanza della lingua ne fanno dei componimenti veramente gradevoli. Si dedica, inoltre, allo studio delle opere dei principali protagonisti del socialismo libertario. Negli anni del regime fascista pubblica alcune preziose ricerche su importanti protagonisti del Risorgimento e del nascente movimento socialista italiano, legato alla Prima Internazionale. 
Probabilmente per tenerlo meglio sotto controllo, nel 1935 viene trasferito a Vibo Valentia ed inizia così un lungo periodo d’insegnamento che, salvo una breve interruzione dal 1940 al 1944, si protrarrà fino alla metà degli anni Sessanta, riscuotendo generali apprezzamenti dalle autorità scolastiche, dai colleghi e dalle famiglie degli scolari. Si iscrive all’Opera Nazionale Combattenti e instaura subito un cordiale rapporto con il fondatore del sodalizio, Carlo Del Croix,  poeta  e scrittore egli stesso. Tale legame conduce Alessandro a comporre alcune poesie di sentimento patriottico, che qualcuno ha voluto scambiare come adesione al fascismo. 
Nel 1941 chiede di andare a insegnare a Genovizzo, villaggio della regione delle Bocche di Cattaro, occupata dalle truppe dell’Asse. Nel 1944, non senza difficoltà, viene rimpatriato, in seguito all’avanzata delle forze alleate in Grecia e nei Balcani. A Vibo Valentia riprende l’insegnamento nelle scuole elementari e inizia l’attività politica, senza legarsi ad alcun partito. Dopo la liberazione di Roma, da alle stampe Marianna ed Albione: picchiate con ragione, che è  sia una sollecitazione ad accelerare la campagna di liberazione del Nord che un  invito a cessare i bombardamenti aerei indiscriminati che colpiscono più la popolazione civile che le formazioni militari nazi-fasciste.
Fortissima è la sua polemica con il Partito Comunista Italiano per la sua dipendenza da Mosca. Egli sostiene che in Unione Sovietica la rivoluzione proletaria è stata tradita e che una ferrea dittatura ha schiacciato le aspirazioni alla libertà e alla democrazia del popolo russo. Queste posizioni lo pongono in contrasto con il figlio Domenicantonio, intelligente e coraggioso militante comunista, anche se il rapporto umano tra padre e figlio non solo non si romperà mai, ma rimarrà sempre sereno e armonioso, profondamente rispettoso delle idee di ciascuno. 
Alle elezioni per la Costituente del 2 giugno 1946, si candida in rappresentanza di un partito di nuova formazione che propugna lo sviluppo di una scuola laica e libera, lista che, per ovvi motivi elettorali, è apparentata con il Partito d’Azione. Schiacciato dalla presenza di candidati appartenenti ai risorti partiti tradizionali (comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani) ottiene un risultato molto modesto. Sono anni difficili per l’anarchismo e il socialismo libertario. L’isolamento e le distanze dagli ambienti contadini e bracciantili, nel vivo delle grandi lotte contadine nel Mezzogiorno contro il latifondo e per la riforma agraria, è pressoché totale. Egli, che non si è mai occupato di problemi dell’agricoltura e ha trattato la questione della terra sempre in termini teorici e astratti, non riesce a entrare nello specifico di questa lotta, mentre è proprio il figlio Domenicantonio a guidare le lotte per l’occupazione del latifondo e  per la riforma agraria.
Ancora una volta ripiega sui suoi studi riprendendo le collaborazioni giornalistiche con «Umanità nova», con «L’adunata dei refrattari» e con la nuova rivista fondata a Napoli da Giovanna Caleffi Berneri e Cesare Zaccheria, «Volontà». La sua attenzione adesso si rivolge allo studio della rivoluzione russa vista dalla parte degli anarchici e perciò legge e commenta L’altra rivoluzioneLa rivoluzione tradita e La rivoluzione sconosciuta di Vladimir Volin, ricostruzione critica della rivoluzione d’ottobre e duro attacco alla dittatura staliniana. Successivamente si accosta alle opere di Nestor Machno ed esamina le vicende dell’anarchico ucraino che, dopo aver collaborato con i bolscevichi per combattere e sconfiggere le Armate Bianche, viene perseguitato e costretto all’esilio dal regime bolscevico. 
Il 2 giugno 1954, con Decreto del Presidente della Repubblica, viene insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Repubblica e l’anno successivo entra a far parte dell’Accademia Tiberina. Raggiunta la pensione, libero dalle quotidiane fatiche scolastiche, si dedica alla pubblicazione delle sue opere poetiche, riordinate e suddivise tra liriche e sonetti. Nel cinquantenario della Vittoria (1968) viene insignito del titolo di Cavaliere al Merito di Vittorio Veneto e gli viene concessa la «Cittadinanza Onoraria» della città della Vittoria. Prosegue poi l’attività di pubblicista, dando alle stampe alcuni volumetti che trattano di poesia e letteratura e di questioni di didattica,  che testimoniano il suo continuo attaccamento alla scuola, alla lettura, alla scrittura. Si spegne a 84 anni in casa della figlia Maria Rosa, che lo assiste amorevolmente fino alla fine. (Antonio Orlando)  © ICSAIC 2020

Opere edite

  • Nell’ora che volge, Stab Tipografico Moderno, Catanzaro 1915;
  • Liriche. 1910-1919, S. Neri, Rimini 1931;
  • Capitani Famosi, Casa del Libro, Roma 1931;
  • Risonanze – poesie, Galleria della nostra gente, Catania 1933;
  • Cataste umane, s.e., Montegiorgio 1934;
  • Armonie. Liriche, F.lli Lega, Faenza 1934;
  • Zagare, Il Rostro, Sassinoro 1935;
  • Zufolate, Tip. F. Fiori, Ascoli Piceno 1936;
  • Italiche, Tip. La Badessa, Vibo Valentia 1940;
  • Godi anche tu, Alba, Milano 1944;
  • Ultime liriche; Tip. Bonelli, Vibo Valentia 1946.
  • Il Socialismo di Carlo Pisacane, Bonelli Editore, Vibo Valentia 1950;
  • Polemica libertaria, Bonelli, Vibo Valentia 1950;
  • Malatesta e compagni, Perseveranza, Vibo Valentia 1953;
  • Carlo Pisacane socialista libertario, Tip. Tassi, Ascoli Piceno 1957;
  • Scuola del domani, Perseveranza, Vibo Valentia 1962;
  • Dante sempre vivo, Edigraf, Catania 1966;

Opere inedite

  • Prima e dopo de “I Promessi Sposi (Romanticismo – Il conciliatore – Berchet e Manzoni – Egidio e Gertrude – Bernardino Visconti – Verismo di Giovanni Verga);
  • Calabria desolata (Italia – Magnagrecia – Bruzio – Calabria – Cataclisma 1783 – I Bandiera – Trionfo di Garibaldi nel 1860 – Il Crotonese in subbuglio nel 1949 – Ultimi avvenimenti);
  • Socialismi in quantità (Socialismo – Barricate – Massacri – Martiri di Chicago – Genova 1892 – Russia 1905 – Settimana rossa – Russia 1917-’21 – Cronstadt – Ucraina in rivolta).

Nota bibliografica

  • Chi è – Dizionario degli Italiani d’oggi (IV Edizione), Cenacolo, Roma, 1940, p. 49;
  • Panorama biografico degli italiani d’oggi, ( a cura di Gennaro Vaccaro) Armando Curcio, Roma, 1956, p. 87;
  • Vincenzo Caputo, I Poeti d’Italia in trenta secoli, Gastaldi, Milano, 1962, p. 65;
  • Vincenzo Caputo, Storici d’Italia, L’Ariete, Milano, 1966, p. 33;
  • Antonio Orlando, Un maestro anarchico, «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 1, 2015;
  • Antonio Orlando, Anarchici e anarchia in Calabria, Edizioni Erranti, Cosenza 2018.
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