Barletta, Amedeo

Amedeo Barletta [San Nicola Arcella (Cosenza), 17 novembre 1894 – Arroyo Hondo (Santo Domingo), 27 ottobre 1975]

Nasce a Casaletto, frazione di Scalea, in seguito divenuto Comune col nome di San Nicola Arcella, figlio terzogenito di Giuseppe, macellaio e commerciante di pelli, e di Filomena Barletta.
A causa delle cattive condizioni economiche, i genitori decidono di mandarlo a Portorico presso uno zio in fama di ricchezza. Nel 1912 emigra durante l’estate, il viaggio dura dal 20 luglio al 2 agosto, e dopo il passaggio a Ellis Island s’imbarca per Portorico.
Dopo una permanenza a Portorico dove lavora nell’emporio dello zio, nel 1918 parte per Caracas in cerca di fortuna, ma si ferma a Santo Domingo, dove apre un negozio di alimentari.
Il 12 dicembre 1920 ottiene la rappresentanza della General Motors per tutta la Repubblica Dominicana e fonda la Santo Domingo Motors Company che distribuisce prodotti della casa automobilistica statunitense. 
Nello stesso anno sposa Nelia Ricart, figlia di un noto banchiere. Dal matrimonio nascono due figli, nel 1922 Amedeo H. Barletta jr. e nel 1932 Nelia Barletta Ricart.
Nel 1927 aveva già venduto 800 autoveicoli realizzando mezzo milione di dollari. La sua ascesa coincide con la decisione governativa di aprire nuove strade e dotare l’isola di un sistema di collegamento adeguato, indispensabile allo sviluppo del commercio e dei collegamenti nel paese.
A settembre nel 1930 l’uragano San Zenon, uno dei più terribili uragani nella storia di Santo Domingo, provoca 4.000 vittime, 15.000 feriti, l’abbattimento nella capitale del 92% delle costruzioni. L’impresa Barletta è distrutta e tutte le auto risultano danneggiate. Ma rimette in piedi l’azienda e rimborsa alla G.M. quanto dovuto, la qual cosa gli consente di acquistare la fiducia dei suoi concessionari americani. Continua, così, nell’attività di vendita degli autoveicoli. 
Ad aprile del 1933 viene nominato Reggente del Consolato italiano. Esattamente due anni dopo si apre una crisi con il dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Viene accusato di aver complottato per deporlo e viene imprigionato per 47 giorni di cui 38 in isolamento. L’accusa cela interessi economici se non una guerra commerciale a causa di una fabbrica di tabacchi rilevata da Barletta che era in concorrenza con quella di proprietà di Trujillo.
Viene liberato su pressioni del Dipartimento di Stato degli Usa e del Governo italiano che minaccia un intervento armato. Il 29 aprile 1935 il tribunale emette un verdetto favorevole alla liberazione di Barletta.
A liberazione avvenuta Amedeo lascia Santo Domingo e si reca a New York, da dove parte alla volta dell’Italia per un breve soggiorno a San Nicola Arcella.
Nel 1939 acquista la rappresentanza della General Motors a Cuba e si trasferisce a L’Avana dove fonda la Ambar Motors Corporation. A causa dell’entrata in guerra di Cuba a fianco degli Stati Uniti e della sua presenza nella lista nera degli italiani e dei tedeschi presenti sull’isola, nel 1941 abbandona Cuba, dove il governo confisca tutti i suoi beni, e si rifugia in Argentina. 
A fine conflitto, nel 1945, rientra a Cuba dove ricostruisce la Ambar Motors Corporation. Nell’isola dà luogo a una possente politica di investimenti: nel 1948 rileva la Compañía editorial El Mundo, fonda il Banco Atlantico, nel 1950 realizza la stazione televisiva Cubana Canal 2 e costituisce la Compañía immobiliare Motor Center. Inoltre è presidente della società Victor G. Mendoza Co, che importa macchine agricole e per zuccherifici.
Il 2 giugno 1955 viene nominato Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana.
Nel 1960 i suoi investimenti vengono valutati 30 milioni di dollari.
La rivoluzione nell’isola porta al potere Fidel Castro. Il primo gennaio 1959 Cuba è castrista, la lunga lotta sulle montagne culmina con la presa del potere da parte delle truppe rivoluzionarie, ponendo fine al potere di Batista, cominciato col colpo di stato del 10 marzo del 1953 che aveva deposto il presidente costituzionale Carlos Prio Socarràs.
Il 21 febbraio 1960 Castro fa arrestare Barletta e confisca tutte le sue proprietà. L’accusa è illecito arricchimento ma anche quella di essere agente di Mussolini, spia e finanziatore di Trujillo e Batista, esponente della mafia legato a Frank Costello ed evasore fiscale. L’impero di Barletta subisce i colpi di un pesante attacco, inutile ogni tentativo di difesa. 
Ottenuta la liberazione, si rifugia nell’ambasciata italiana, dove resta per tre mesi e mezzo in attesa di una via d’uscita. Il 4 giugno 1960 Barletta con la famiglia lascia Cuba per sempre, senza potervi fare più ritorno. A bordo di un aereo commerciale vola alla volta di Miami.
Pubblica per due anni e mezzo «El mundo en el exilio» e sostiene finanziariamente alcune organizzazioni anticastriste.
Con la scomparsa del dittatore Trujillo, ucciso il 30 maggio del 1961, l’anno dopo Barletta può far ritorno a Santo Domingo, dove riorganizza le proprie attività e nel 1964 ottiene la distribuzione esclusiva di Nissan.
Nel 1965 una rivoluzione interna crea un clima di precarietà politica. Con l’arrivo al potere di Balaguer la situazione si stabilizza e la vendita delle auto riprende.
Nonostante l’età avanzata continua a lavorare affiancando il figlio nella gestione dell’Ambar Motors.
Muore nella sua residenza di Arroyo Hondo a Santo Domingo all’età di 81 anni. (Piero Di Giuseppe) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • Piero Di Giuseppe, Vita avventurosa di Don Amadeo, Ed. Atelier du faux semblant, Praia a Mare 2020;
  • Robert D. Crassweller, Trujillo la tragica aventura del poder personal, Editorial Bruguera, S.A., Barcelona 1968;
  • Emigrazione e presenza italiana a Cuba, circolo culturale B.G. Duns Scoto, Roccarainola 2004;
  • Tolentino Miraglia, Spinnu, Tipografias e livrarias Brasil S/A, Bauru, San Paolo 1956.
  • El otro paredon asesinatos de la reputation en Cuba, Eriginal Books LLC Miami Florida 2011;
  • Juan Antonio Blanco, Amadeo Barletta semblanza de un empresario, Eriginal Books LLC, Miami (Florida) 2013.
  • General Motors. The first 75 years of transportation products, Automobile Quarterly Magazine –  Princeton Institute for historic research, Spring (Usa) 1983.
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