Barone, Raffaele Vincenzo

Raffaele Vincenzo Barone [Vaccarizzo Albanese (Cosenza), 16 ottobre 1863 – Rosario (Argentina), 15 dicembre 1953]

Nacque da Lorenzo, pittore, e Rosa Librandi. Il 18 ottobre, fu battezzato nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Vaccarizzo Albanese. Nel 1865, durante il primo censimento effettuato dopo l’Unità d’Italia, risultavano abitare in via Ospizio, «Barone Lorenzo, pittore di Lago, da 7 anni (1849), Librandi Maria e Raffaele (1863), pituri i Bagliareshit». L’appellativo pituri i Bagliareshit utilizzato per Lorenzo, stava a indicare come questi fosse identificato tra la gente del paese per il suo ruolo di pittore, mentre Bagliareshit era il soprannome dato alla famiglia Librandi, che derivava dalla località posta sulla strada vecchia (attraverso il Vallone e il fiume) che da Vaccarizzo conduceva verso il paese limitrofo di San Cosmo. In questa località la famiglia Librandi, proveniente da Castiglione Cosentino, ebbe la sua prima sistemazione appena giunta a Vaccarizzo verso la fine del Settecento, prima di trasferirsi nel centro abitato. L’ultima testimonianza documentaria che lo riguarda è sul registro di Leva in cui il suo nome compare iscritto in data 11 marzo 1884, dunque all’età di 21 anni. Nel documento è dichiarato “renitente” perché emigrato all’estero e questo risulta, a oggi, il primo dato documentario che ci attesta la sua assenza dall’Italia. 
Le poche testimonianze critiche fino a oggi rintracciate e relative alla sua vita provengono dall’Argentina e ci informano genericamente sulle sue origini e sulla sua formazione, fornendoci però molte notizie dettagliate sull’intensa attività didattica e artistica svolta in America Latina. Tra questi, sono preziosi i contributi di R. Orta Nada e di Arnaldo Gualino che delineano, per la prima volta, un suo profilo biografico. Dopo aver compiuto gli studi presso l’istituto tecnico della città di Cosenza, si trasferì a Firenze, presso l’Accademia di Belle Arti dove studiò sotto il maestro Carlo Manzini. Durante gli anni di formazione in Italia, condivise col suo maestro Manzini la passione per la pittura di paesaggio, vivendo «al di fuori del mondo delle mostre». Gualino sostiene come il pittore sia stato anche a Napoli, sotto la guida del maestro Domenico Morelli e successivamente, in anni poco chiari, tra Roma e Torino. 
In una data non precisata, sposò Angela Candreva (1860-1948).
Molto presto decise di lasciare l’Italia per trasferirsi a Buenos Aires, dove iniziò a collaborare in opere di decorazioni per progetti di architettura e di design, e da qui si spostò a Santa Fè, per insegnare disegno nel collegio dell’Immacolata.
La sua partenza per l’America è da collocarsi negli anni Ottanta, prima del 1888, anno in cui partecipò alla prima esposizione di Belle Arti di Rosario (Argentina) dove espose due dipinti: Il ricamo nel lago e uno Studio della testa dell’anziano. I riferimenti critici sostengono che si stabilì a Rosario insieme a Salvator Zaino e diresse l’Accademia di Disegno e Pittura. A Buenos Aires dipinse il sipario e la cupola del Teatro Comunale Rafael de Aguiar di San Nicolas, inaugurato il 10 agosto del 1908.
È considerato un rinomato pittore e disegnatore, la cui arte è principalmente orientata verso la pittura di paesaggio e la ritrattistica, passione, quella per i ritratti, che probabilmente ereditò dal padre Lorenzo, anch’egli ritrattista. 
Nel 1913 divenne professore presso la scuola Industriale della Nazione, dove svolse la sua attività didattica fino al 1945 insegnando disegno, architettura, didattica, estetica, ma anche scienze e lettere. Una foto d’epoca mostra il pittore con gli studenti della scuola Industriale della Nazione a Rosario nel 1918.
Arnaldo Gualino, definendolo nel suo articolo «pioniere dell’arte in Rosario», intende sottolineare il ruolo importante che Raffaele Vincenzo ebbe nella divulgazione del linguaggio artistico nella città argentina.
Nel 1919 fondò il Circolo Artistico Rosario, una istituzione destinata a migliorare l’attività didattica nelle scuole e a facilitare lo studio dell’arte, svolgendo il ruolo di presidente e professore di pittura, affiancato da Vincenzo Masana nel ruolo di vice presidente e da Dante Verati nel ruolo di segretario. Per tre anni fu professore e per due anni direttore della scuola che operava nel Club Industriale. 
Fu anche direttore dell’Accademia Rosarina e nel 1920 fondò il Salone annuale di Arte organizzato dal Circolo Artistico di Rosario. Nel mese di settembre del 1920, durante la prima mostra d’arte annuale organizzata dal Circolo nel locale Laprida 947, inviò 11 ritratti a olio, raffiguranti una serie di professori della Scuola Industriale della Nazione, e uno realizzato a tempera. 
Morì alla veneranda età di 90 anni.
La sua intensa attività artistica è oggi attestata da una ricca collezione di dipinti, costituita principalmente da paesaggi e da ritratti custoditi tra l’Argentina e la Spagna. Un numero cospicuo di opere si conserva a Barcellona presso la Galleria Rosabarna, a cui vanno aggiunte, oltre a quelle custodite in Argentina, una serie di altri dipinti rintracciati, in collezioni private privata a Buenos Aires e a Rosario.
In particolare a Rosario sono stati rinvenuti interessanti ritratti di familiari che denotano un’evoluzione stilistica e maggiore conoscenza del disegno, unite a una profonda espressività, come i due ritratti di Geronimo Hugo Heri, marito della figlia di Raffaele Barone, un Ritratto di Fanciulla che reca la data del 1926, e un Autoritratto dell’artista in età matura.
Del tutto inedito, invece, è il dipinto su rame ritrovato in collezione privata a Vaccarizzo Albanese che raffigura San Giovanni evangelista e reca l’iscrizione e la data «Raff. Barone dip. 1883». Il dipinto riveste grande interesse in primo luogo per il soggetto raffigurato, per la prima volta di carattere sacro, che farebbe pensare all’esecuzione probabilmente per qualche cappella di devozione privata, ma soprattutto perché reca la data, che potrebbe confermare la sua presenza in Italia nel 1883 e farebbe ipotizzare la partenza del pittore per l’Argentina in momento successivo, forse proprio nel 1884, come confermato dal registro di Leva in cui è citato all’estero (dal documento si apprende come i genitori fossero allora  domiciliati a Spezzano Albanese dove, il 7 aprile del 1885, nacque il fratello Omero). Nel dipinto di Vaccarizzo è evidente come ci si trovi di fronte a una pittura, come già evidenziato dallo storico dell’arte Giorgio Leone «fuori tempo, attardata, per certi versi scolastica» che attesta come ancora molto giovane, probabilmente copiasse qualche dipinto paterno o del nonno, il più noto Raffaele Barone (Lago 1800- Vaccarizzo Albanese 1871), un pittore molto attivo e studiato in Calabria.
Da questa prima indagine, dunque, risulta una figura interessante quella di Raffaele Vincenzo Barone, che certamente meriterebbe un’indagine più approfondita soprattutto in riferimento alla sua formazione in Italia, luogo in cui apprese tutte quelle nozioni artistiche e didattiche che con capacità seppe esportare in Argentina. 
Non conosciamo esattamente le motivazioni umane e professionali che lo spinsero a lasciare la sua terra, ma certamente la sua emigrazione in Argentina va inserita in quel complesso fenomeno dell’epoca che vide molti italiani, e tra loro moltissimi calabresi, cercare fortuna altrove, e molti tra questi, così come accadde per lui, nella ricerca della loro fortuna e della loro identità, contribuirono a lasciare un po’ di se stessi e della loro formazione culturale in quella nuova realtà che divenne poi la loro città e la loro nuova casa. (Cecilia Perri) © ICSAIC 2021 – 5 

Nota bibliografica

  • R. Orta Nada, Rafael Vincent Barone, retratista y maestro de arquitectos, «Revista de Historia de Rosario», IV, 11, 1966;
  • Diego Abad de Santillàn, in Gran Enciclopedia de la Provincia de Santa Fe, Ediar, Buenos Aires 1967, ad vocem;
  • Giorgio Marano, Vaccarizzo Albanese-Comunità albanofona della Provincia di Cosenza, Grafiche Pollino, Castrovillari 2008, p. 245;
  • Francesco Perri e Cecilia Perri, Raffaele Vincenzo Barone, pittore di Vaccarizzo Albanese, con cenni sui pittori vissuti a Vaccarizzo Albanese, La Mongolfiera, Doria di Cassano Jonio 2014;
  • Giorgio Leone, Prefazione, in F. Perri e C. Perri, Raffaele Vincenzo Barone cit.
  • Cecilia Perri, Raffaele Vincenzo Barone, un pittore arbrëschë pioniere dell’arte in Rosario, in Vittorio Cappelli e Pantaleone Sergi (a cura di), Traiettorie culturali tra il Mediterraneo e l’America latina, Pellegrini, Cosenza, pp. 297-404;
  • Arnaldo Gualino, Barone Vincente Rafael, «Historia del Arte en Rosario», http://arnoldogualino.com.ar/barone_vicente_rafael.html.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Cosenza, Comune di Vaccarizzo Albanese, Registro Stato Civile, anno 1863;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Ufficio Leva della Provincia di Cosenza, liste di Leva della classe 1864. Registro n. 76, atto n. 30, p. 390 sezione b. Codice SIAS IT-ASCS-F680258.
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