Barracco, Giovanni

Giovanni Tommaso Carlo Barracco [Isola Capo Rizzuto (Crotone), 28 aprile 1829 – Roma, 14 gennaio 1914]

Uomo politico, patriota, collezionista e mecenate, è figlio di Luigi, gentiluomo di corte del Re di Napoli, che si trasferì dal Cosentino nel Crotonese, e di Maria Chiara Lucifero, marchesa di Aprigliano, ha altri undici tra fratelli e sorelle. Trascorre infanzia e giovinezza in Calabria e studia privatamente lettere e filosofia, attratto dai classici greci e latini. Presto si dedica anche agli studi archeologiciAveva quasi venti anni quando le idee di libertà e d’indipendenza che avevano ormai sconvolto tutta Europa, si diffondono anche a Napoli dove si è trasferito per studiare legge in quella Università. Prende parte attivissima alla rivoluzione del gennaio 1848 e quando il 15 maggio Ferdinando II volle soffocarla con le armi, il Barracco arresta il cavallo delle generale Mezzacapo gridando: «Il popolo vuole libertà».
Per la nobiltà dei natali, per l’enorme ricchezza (era il più ricco signore del regno di Napoli, dopo veniva il marchese d’Avalos) e per la cultura solida, è uno dei giovani più ricercati del mondo napoletano.
Il 21 ottobre 1860, nominato Consigliere comunale di Napoli occupata da Garibaldi (la sua famiglia finanziò la spedizione dei Mille), è uno dei capi dirigenti del Plebiscito. Il 4 febbraio 1861 all’età di 32 anni è eletto deputato al Parlamento italiano dai due collegi di Crotone e di Spezzano, optando per il primo. Il 14 marzo 1861 fa parte, con Ricasoli, Giorgini, Pepoli, della commissione che per consiglio di Cavour propone di conferire a Vittorio Emanuele II il titolo di re d’Italia. Il presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Lanza nel 1869 gli offre il Ministero degli Esteri ma Baracco rifiuta, caso veramente raro che fa scalpore, per non essere distolto della sue attività culturali, e propone Emilio Visconti Venosta che accetta.
È confermato deputato per molte legislature. Nel marzo 1876 con la caduta della destra, alla quale sempre appartenne, il Baracco perde il suo posto alla Camera, in cui rientra con le elezioni del 1880: Catanzaro lo elegge per la XV Legislatura. Questore della Camera (28 maggio 1863-7 settembre 1865; 11 dicembre 1865-13 febbraio 1867; 20 novembre 1873- 20 settembre 1874), vice Presidente (26 novembre 1874-21 febbraio 1876), svolge incarichi importantissimi; è più volte relatore del bilancio del Ministero degli Esteri e membro delle maggiori commissioni. 
Su proposta di Agostino Depretis, è nominato senatore del Regno d’Italia il 7 giugno 1886. Al Senato è questore (17 novembre 1887-3 agosto 1890, 11 dicembre 1890-27 settembre 1892, 24 novembre 1892-13 gennaio 1895, 11 giugno 1895-2 marzo 1897, 6 aprile 1897-17 maggio 1900, 18 giugno 1900-18 ottobre 1904, 3-6 dicembre 1904).
Volge le sue cure al vecchio e magnifico Palazzo Madama; alla sua iniziativa si deve la sala Umberto, la rotonda detta dei Monteverde con i busti di Leopardi, Verdi e Gioberti, la nuova biblioteca e il restauro della Torre dei Crescenzi.
Nel 1887 è relatore della legge per l’incremento ippico, nell’88 per la Passeggiata Archeologica voluta da Guido Baccelli e prende parte attivissima al dibattito per la legge Coppino relativa alla tutela dei monumenti antichi dell’Urbe. È membro di diverse commissioni: per l’esame dei disegni di legge «Provvedimenti a favore della Calabria» e conversione in legge dei regi decreti concernenti la sospensione della riscossione della prima rata delle due imposte fondiarie nei comuni della Calabria danneggiati dal terremoto, e l’inclusione di nuovi comuni nell’elenco dei danneggiati (24 aprile 1906); per l’esame dei provvedimenti per le province meridionale (30 giugno 1906); per l’esame del disegno di legge «Provvedimenti a sollievo dei danneggiati dal terremoto del 28 dicembre 1908» (11 gennaio 1909); per l’esame del disegno di legge per la sovranità d’Italia sulla Tripolitania e sulla Cirenaica (24 febbraio 1912) nonché relatore (10 dicembre 1912) per l’esame del disegno di legge «Approvazione del Trattato di Losanna» (guerra italo turca).
Grande collezionista di sculture antiche. Su di esse viene pubblicato un volume del quale il Barracco scrive il testo relativo alle sculture orientale e Wolfango Helbig quello relativo alle sculture etrusche, greche e romane.
Membro dell’Accademia di San Luca, dell’Istituto archeologico germanico, socio onorario della Società operaia di mutuo soccorso di Catanzaro (1883) e Dottore honoris causa dell’Università di Halle.  Autore di una raccolta di poesie, intitolata Regalia che dedicò alla regina Margherita. Alpinista e scalatore è il primo Italiano ad arrivare in vetta al Monte Bianco e al Monte Rosa e assieme a Quintino Sella, con il quale nel 1863 è socio fondatore del Club Alpino Italiano, prende parte alla prima ascensione del Monviso.
Non avendo eredi diretti in  quanto scapolo e senza figli, donò la sua raccolta, valutata allora oltre un milione di lire, alla città di Roma. All’architetto Gaetano Koch nipote del celebre paesista tirolese Giuseppe Antonio Koch, affida la costruzione di un apposito edificio che gli costa centocinquantamila lire. Il Museo è inaugurato nel 1905. Per tale donazione, il consiglio comunale dell’Urbe conferisce al Barracco la cittadinanza onoraria.
Muore il 14 gennaio 1914. Il Senato lo commemora solennemente il 26 febbraio successivo: intervengono il presidente Giuseppe Manfredi e i senatori De Cesare, Santini, Cefaly, Filomasi Guelfi, Cruciani Alibrandi e Tommasini. (Questa voce è stata redatta sulla base di un articolo di Alfonso Ferrari) © ICSAIC

Opere

  • Giovanni Barracco e Wolfgang Helbig, La collection Barracco / publiée par Frederic Bruckmann d’après la classification et avec le texte de Giovanni Barracco et Wolfgang Helbig, Verlagsanstalt für Kunst und Wissenschaft, Munich 1892-1894
  •  Il Palazzo Madama in Roma sede del Senato del Regno, Per Forzani & C., Roma 1904
  • RegaliaTip. Forzani e C., Roma 1908
  • Lettere d’arte e d’archeologia, Tipografia del Senato, Roma 1912

Nota bibliografica

  • Alfonso Ferrari, Uomini di Calabria: Giovanni Barracco, «Battaglia calabra», 12 novembre 1950;
  • Marta Petrusewicz, Latifondo. Economia rurale e vita materiale. Marsilio, Venezia 1989;
  • R. e A. Guarasci, Giovanni Barracco. Un calabrese sul Monviso, Cai, Cosenza 2000;

·      Maresita Nota Santi, Orietta Rossini, Elena Cagiano de Azevedo (a cura di), Museo Barracco. Storia della collezione, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2000;

  • Cesare Mulè, Giovanni Barracco, un barone calabrese. Alpinista, parlamentare, mecenate, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005;
  • Maddalena Cima (a cura di), Giovanni Barracco: patriota e collezionista, Gangemi, Roma 2010;
  • Maria Luisa Garcia Barraco e Ilaria Soda (a cura di), Giovanni Barracco tra collezionismo e museologia. Lettere d’arte e d’archeologia (1871-1912), Arbor Sapientiae Editore, Roma 2014.
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram