Bava, Nunzio

Nunzio Bava [Bagaladi (Reggio Calabria), 10 giugno 1906 – Reggio Calabria, 19 luglio 1994]

Annunziato Leonardo (questi i nomi con cui fu registrato allo Stato Civile) nacque da Leonardo e da Eluisa Pontari. Il padre era un calzolaio, la madre una possidente. Trascorse la propria infanzia nel paese natio e ancora ragazzo si trasferì a Reggio Calabria. Qui entrò in contatto con l’ambiente artistico reggino e così cominciò a frequentare le botteghe di alcuni artisti, come quella del decoratore pugliese Umberto Marasco; inoltre, ebbe certamente modo di assistere alle prime biennali d’arte degli anni Venti promosse da Alfonso Frangipane e quindi ammirare le opere di grandi artisti calabresi che in Italia e all’estero avevano riscosso successo e ottenuto importanti riconoscimenti. 
Iniziò a seguire corsi di disegno alla Scuola d’Arte Mattia Preti di Reggio Calabria, ma successivamente proseguì le sue ricerche e i suoi studi da autodidatta traendo ispirazione per il suo linguaggio proprio dal tardo verismo sociale dei maestri calabresi. Scelse infatti di narrare, mediante una pittura semplice e intrisa di luce, la sua Calabria: i paesaggi dell’Aspromonte, le marine raffiguranti le coste calabresi e soprattutto le donne e gli uomini stremati dalla fatica dei campi e, dunque quel mondo rurale che ancora persisteva con forza nella Calabria della prima metà del Novecento. 
Nel 1929 fu organizzata la sua prima personale a Reggio Calabria; due anni dopo sempre nella stessa città, partecipò alla VI Mostra d’Arte Calabrese presentando un ritratto di signorina, un ritratto di vecchio e un Paesaggio di orti, esponendo nella sala dedicata alla Mostra Regionale del Bruzio e della Lucania, insieme a eminenti pittori come Gaele Covelli, Andrea Alfano e Pietro Barillà. Nel 1935 ottenne un importante riconoscimento dal Capo del Governo e nel 1937 ricevette a Roma il premio del Ministero delle Corporazioni. 
Nel 1941 si trasferì in Umbria, dove vi rimase fino all’anno seguente; durante questo periodo realizzò diversi dipinti raffiguranti il paesaggio umbro, come testimoniato da una tela (Paesaggio umbro, 1941, olio su tela, 58.2×47.8 cm, Urbino, Galleria Nazionale dell’Umbria) conservata presso la Galleria Nazionale dell’Umbria. Intanto continuò a partecipare a importanti rassegne nazionali: nel 1946 fu presente all’Esposizione Nazionale d’Arte del Mediterraneo di Palermo e tra il marzo e il maggio del 1948 espose alla V Quadriennale d’Arte di Roma. 
Nel 1949 e poi nel 1950 fu incaricato di realizzare il manifesto per la Fiera delle Attività Agrumarie e loro derivati della città reggina. Nel Museo collezione Salce di Treviso sono conservati due manifesti firmati da Bava: una copia del manifesto per la Fiera reggina del 1950 e uno realizzato dal pittore per gli Enti Provinciali del Turismo di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Nonostante la datazione di quest’ultimo sia ignota, il soggetto merita di essere analizzato, dal momento che l’artista illustrò in maniera stilizzata alcuni dei monumenti più significativi della Calabria, fra cui la celebre colonna dorica del Tempio di Hera Licinia e un dioscuro che rimanda al gruppo scultoreo conservato presso il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. 
Nel 1951 l’artista partecipò alla IX Biennale calabrese d’Arte e dell’Artigianato esponendo l’opera I lavoratori (1936, olio su tela, 87×65 cm, ubicazione ignota), una tela (Gruppo di figure 1951, olio su tela, 65×90 cm, Reggio Calabria, Pinacoteca civica) simile a quest’ultima per il soggetto oggi è conservata presso la Pinacoteca Civica di Reggio Calabria. L’artista, inoltre, espose frequentemente a Napoli.
Degne di nota sono le mostre sindacali degli anni Trenta, promosse dall’allora direttore del Sindacato Barillà; nel 1957 la Promotrice Salvator Rosa e nel 1959 una personale al Circolo calabrese napoletano. Il pittore dedicò molta attenzione anche ai soggetti religiosi: nel 1954 partecipò alla I Biennale d’Arte Sacra di Bologna e a partire dal 1951 fino agli anni Settanta lavorò copiosamente per la Diocesi di Reggio Calabria-Bova. 
Moltissime sono le tele di soggetto religioso conservate presso diverse chiese reggine. Tra queste si segnalano le imprese decorative cui Bava prese parte a Reggio Calabria: le tavole per la Cappella del Santissimo Sacramento del Duomo; alcuni cartoni preparatori per la Chiesa di San Paolo alla Rotonda, aventi come soggetto il Miracolo dell’Attraversamento dello Stretto per i mosaici del pronao e le due lunette con le scene dell’Annunciazione e della Natività; le vetrate per la Chiesa del Carmine. Vasto l’apparato iconografico della Cappella del Santissimo Sacramento del Duomo per la quale l’artista nel 1966 realizzò quattro tavole: due raffiguranti gli angeli musicanti e due raffiguranti gli episodi biblici della Cena in Emmaus e dell’Apparizione dell’Angelo a Sant’Elia. Nel 1969 per le due lunette della stessa Cappella il pittore realizzò due tavole, anch’esse raffiguranti due importanti episodi sacri: Mosè che fa sgorgare l’acqua nel deserto e la Moltiplicazione dei pani. Nel 1972 Bava ricevette finalmente il giusto riconoscimento per la sua carriera artistica: vinse a Napoli il Gran Premio d’Italia. La sua pittura calda e luminosa rimanda ai Macchiaioli toscani, per i quali il pittore di Bagaladi nutriva un certo interesse e come i toscani, l’artista fu strettamente legato alla sua terra e al suo immaginario; collaborò infatti con alcuni poeti calabresi illustrando i loro versi, spesso dedicati ai luoghi più belli e suggestivi della Calabria. 
Importante fu il sodalizio artistico con il poeta Franco Saccà, per il quale l’artista realizzò diverse illustrazioni: fra le più belle spiccano quelle degli Incontri nel Sole, una raccolta poetica del 1951 dedicata a Reggio Calabria, Scilla, Bagnara, Sant’Elia, Pentedattilo, Locri, Stilo, l’Aspromonte e agli ulivi calabresi. 
Si spense nella sua casa reggina all’età di ottantotto anni, dopo aver dedicato la sua intera vita all’arte e alla sua terra. Una nipote ha donato al comune di Bagaladi, paese a cui l’artista rimase sempre legato, una serie di quadri che l’ente intende valorizzare con una esposizione permanente. (Laura Mileto) © ICSAIC 2020

Opere

  • Franco Saccà e Nunzio Bava, Le messaggere: liriche, Tip. C. Leo, Reggio Calabria 1948;
  • Franco Saccà e Nunzio Bava, Incontri nel Sole, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1951; 
  • Pio Rasulo, Nunzio Bava, Acqua passata: versi, Editr. BMG, Matera 1961; 
  • Licia Malarco Calarca e Nunzio Bava, I canti dello stretto, La Procellaria, Reggio Calabria 1969.

Nota bibliografica

  • Piccola guida della VI mostra calabrese di arte in Reggio Calabria, in «Brutium», a. X, n. 8, 19 settembre 1931, p.1;
  • Garibaldo Alessandrini, Nunzio Bava, L’airone, s. l., 1954;
  • Nunzio Bava pittore calabrese, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1959;
  • Emilio Barillaro, Arte, archeologia e cultura in Calabria, Pellegrini, Cosenza dopo 1968; 
  • Francesco Gangemi, Quattro oli di Nunzio Bava, Cappella del Sacramento, Duomo di Reggio Calabria, «Parallelo 28 », V, 1967, pp. 392-393;
  • Vittorio Gleijeses, Questa è Napoli, F. Fiorentino, Napoli 1967, v. II, p. 659;
  • Gianni Vianello, Arte Moderna italiana Dal Liberty al Comportamentismo, Fratelli Conte, 1979, p. 81; 
  • Luigi Pumpo, Nunzio Bava: una lezione di luce, «Calabria Letteraria», a. 44, n. 7 -8- 9, 1996, pp. 96-97;
  • Ugo Campisani, Artisti calabresi Ottocento Novecento Pittori – Scultori – Storia – Opere, Pellegrini, Cosenza 2005, pp. 44 -50;
  • Emiliano Scappatura, Nunzio Bava: (1906-1994): Una vita per l’arte, Tip. De Franco, Reggio Calabria 2006;
  • Emiliano Scappatura, Nunzio Bava, il cantore della memoria, «Calabria sconosciuta», CXVII, 218, 2008, pp. 65-66; 
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria Dizionario degli artisti dell’Ottocento e del Novecento, Pellegrini, Cosenza 2013, pp. 699 -722. 

Nota archivistica

  • Comune di Bagaladi, Registro delle nascite, atto n. 17 del 14 giugno 1906.
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