Bendicenti, Giacinto

Giacinto Bendicenti [Serra Pedace (Cosenza), 10 novembre 1879 – Cosenza, 14 dicembre 1947]

Nato da Donato e da Maria Gabriella Greco, dopo gli studi di base nel paese natale e quelli superiori a Cosenza, si laureò in farmacia all’Università di Napoli ed esercitò la professione di chimico-farmacista a Rogliano, dove si trasferì da giovane aprendo una «Farmacia e Drogheria».
Sposato con Adele Leonetti, padre di Donato (1907) e Federico (1910), partecipò attivamente alla vita politica, sociale e culturale del paese, divenendone una delle personalità più note e stimate, sia per la professione di farmacista che per le sue poesie, spesso in vernacolo calabrese, pungenti e polemiche, apparse, a volte con lo pseudonimo “Bergerac”, sui giornali locali e provinciali.
Di spirito anticlericale, aderì alla massoneria dell’«Oriente di Cosenza» (iniziato il 25 novembre 1910) e fu molto amico dei numerosi “fratelli” della Loggia «Bernardino Telesio», di Rogliano. 
Fu amico e sostenitore critico di Luigi Fera, il deputato del collegio di Rogliano, al quale dedicò «volente o nolente» l’opuscolo in versi dialettali, pubblicato con lo pseudonimo Bergerac’U vade-mecum d’u diputatu calavrise, composto da «Precantu» (Precanto), rivolto al parlamentare nativo di Cellara; «Regule sicure ppe risurtare diputatu» (Regole sicure per essere eletto deputato); «Regule satte ppe cumparire alla Cammara» (Regole giuste per far bella figura alla Camera); «Regule magiche cuntra li tradimenti de li letturi» (Regole magiche contro i tradimenti degli elettori). All’interno dell’opuscolo vi è il componimento in versi ’A menzacanna.
In questi versi, e in gran parte della sua produzione poetica, Giacinto Bendicenti dimostra una non comune capacità di saper leggere la situazione politica del periodo, denunciando con grande ironia e schietto linguaggio «tutti i difetti della classe politica meridionale: il pagliettismo, la demagogia, l’ascarismo, la grossolana furbizia, gli inganni, le “letterine”, i rapporti con i ministri» (Guarasci).
A livello municipale criticò il corpo elettorale per quella sorta di strabismo politico-elettorale che lo contraddistinse per quasi tutta l’«età giolittiana», periodo in cui i roglianesi eleggevano sindaco un esponente dei Ricciulli, potente e facoltosa famiglia locale, cattolica e clericale, mentre alle elezioni per il Parlamento nazionale votavano Fera.  «E via! che vi smentite apertamente: / – recita una sua poesia – Un ateo mi mandate in Parlamento / E a capo d’un Comune, benignamente / Vi amalgamate, a giusti pentimenti, / Un Sindaco credente, o gente ria, / Che fa creparvi, senza alcun lamento, / Di una gran così bella malattia…; / Vò  dir  la malattia del fallimento» («La Riscossa»).
L’«equivoco elettorale» ebbe fine nel giugno del 1913, allorché la lista anticlericale ispirata dall’ex anarchico roglianese Giovanni Domanico e sostenuta dai “fratelli” della Loggia locale, riuscì a strappare l’amministrazione del comune ai Ricciulli. Alla competizione municipale partecipò anche Bendicenti che venne eletto consigliere per la lista “democratico-radicale” e successivamente nominato assessore.
A seguito della crisi in cui naufragò l’esperienza amministrativa della compagine “feriana”, esattamente dal luglio al novembre 1918, «don Jacintu», quale assessore anziano, guidò l’amministrazione comunale.  
Fu tra i pochissimi massoni che a Rogliano non aderirono al fascismo; anzi, subito dopo la marcia su Roma e durante i primi anni del regime, nella sua farmacia i pochi antifascisti del paese s’incontravano per esprimere il proprio dissenso sotto forma di chiacchierata occasionale. 
Nel 1926 pubblicò un’altra raccolta poetica dal titolo Peccati di gioventù, riproponendo all’interno sono ’U vade-mecum d’u diputatu calavrise e ’A mezzacanna).
Con la morte della moglie, avvenuta il 5 settembre 1929, iniziò il suo lento distacco dall’impegno pubblico.  
Si rinchiuse sempre di più in se stesso, tra i suoi cari, in un dolore lancinante; un dolore che caratterizza le poesie che scrisse nel periodo e che pubblicò nel 1931, con il titolo «I canti del dolore».
Il 21 novembre 1939 lasciò Rogliano per vivere con alcuni familiari a Cosenza dove, in particolare durante l’estate e i periodi di festa, rientrava il figlio Donato, avvocato del Foro di Roma, che lo informava sulla situazione della Capitale.
Nella città dei Bruzi lo raggiunse la terribile notizia dell’assassinio di «Donatino», trucidato dalla furia nazi-fascista alle Fosse Ardeatine, al quale aveva dedicato un delicatissimo sonetto dal titolo «Al mio caro Natino», che termina con la seguente terzina: «Or sei cresciuto e sei di già grandetto, / Veggo che t’ho trasmesso il buono, o figlio; / Ma studia, fatti onore, sii compito»; versi che, considerato il martirio del figlio, inducono a una riflessione particolare.
Dopo la morte di Donato, si rinchiuse sempre ancor di più in sé stesso e nell’ambito familiare. Un ultimo suo momento pubblico fu una lettera che il 29 agosto 1944 scrisse al giornale «Emancipazione» di Cosenza, organo provinciale del Partito d’Azione, che volle ringraziare per aver pubblicato, alcuni giorni prima, grandi apprezzamenti sul figlio trucidato dai nazisti nel darne la notizia della morte; una lettera che palesa l’animo lacerato di un padre, di un uomo, di un intellettuale.
A tre anni dall’assassinio del figlio, il farmacista-poeta che in momenti diversi della vita cantò ora con senso umoristico e ora con dolore sincero le proprie vicende personali, cessò di vivere. Aveva 68 anni. Rogliano gli ha dedicato un concorso di poesia. (Leonardo Falbo) © ICSAIC 2021 – 4

Opere

  • ’U vade-mecum d’u diputatu calavrise, Tip. Broci e Buccianti, Firenze 1913;
  • Fra Girolamo Savonarola e i suoi tempi, Tip. de “Il Giornale di Calabria”, Cosenza 1922;
  • Peccati di gioventù, Tip. A. Giannini, Napoli 1926; rist. Brenner, Cosenza 2015;
  • I canti del dolore, Tipo-Editrice Bruzia, Catanzaro 1931.

Nota bibliografica

  • «La Riscossa», Organo della Democrazia Roglianese (Rogliano), a. I., 1909; 
  • «Emancipazione», II, 23, Cosenza 9 settembre 1944;
  • Antonio Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica, vol. I, Il collegio di Rogliano, Edizioni Frama’s, Chiaravalle Centrale 1973, pp. 207-209;
  • Leonardo Falbo, Fascismo e antifascismo in Calabria. Il caso di Rogliano, Icsaic, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995;
  • Leonardo Falbo, Tracce di coniugazione tra Primo e Secondo Risorgimento a Cosenza, in «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 1-2, 2010, pp. 95- 98;
  • Antonio Domenico Chiarello, Un poeta misconosciuto: Giacinto Bendicenti, Adochia, s.l. 2012. 
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