Borretti, Mario

Mario Borretti (Terni, 28 novembre 1905 – Cosenza, 5 dicembre 1970) 

Nato in una famiglia della media borghesia da Raffaele, di origine campana, «Maresciallo delle guardie di città» e già Ufficiale dell’Esercito, e da Francesca Bruni, cosentina, ebbe un’infanzia difficile per la morte del padre nel 1908 e cinque anni dopo della madre. Arrivò a Cosenza orfano e venne ospitato dalla famiglia Bruni. Dopo Cosenza, studiò a Napoli, dove aveva parenti (i Virno), conseguendo il diploma di ragioniere (unico titolo, anche se nell’ambiente culturale lo chiamavano “professore”!).
Il 29 aprile 1933, a Cosenza, sposò Raffaella Garritano. L’anno dopo inizia a collaborare con il “Brutium”, la rivista di A. Frangipane. Il suo lavoro fu sempre spinto all’estremo, sia per ragioni economiche che per passione: generalmente svolgeva il lavoro di consulente, per diverse ditte, ma soprattutto era giornalista, organizzava convegni, mostre, svolgeva ricerche storiche ed araldiche ed era punto di riferimento per molti studenti universitari nel lavoro di tesi. Nel 1943 è nominato, dal Soprintendente ai Monumenti e Gallerie della Calabria, «collaboratore nelle indagini e ricerche di carattere architettonico del patrimonio artistico della Calabria». Commendatore della Repubblica Italiana.
Nella ristretta cerchia di studiosi di storia patria che operarono in Calabria, o che comunque si interessarono della storia della Calabria, tra la prima e la seconda metà del secolo scorso, Mario Borretti avvertì forse più degli altri il grave danno che lo stato di netta inferiorità della Calabria nel settore delle ricerche bibliografiche arrecava all’avanzamento degli studi storici. Collaboratore della Rai e di diversi giornali, fondatore e direttore di «Calabria Nobilissima», «periodico di arte storia e letteratura calabrese», dirige diverse testate tra cui «Il Rigore» (1948), il «Il Bruzio» (1950), Corriere delle Calabrie (1950), «L’Apollo» (1951), «Vent’anni» (1952), «Chiarezza» di Luigi Gullo (1958) ed è Vice Presidente dell’Associazione Cosentina della Stampa. Socio della Deputazione di storia patria per la Calabria, Borretti dedicò molta parte della sua attività di studioso di storia regionale a rassegne e segnalazioni bibliografiche di interesse calabro. Basti qui richiamare: le ricerche dedicate alla tipografia e al giornalismo risorgimentale di area cosentina; il contributo bibliografico sulla Sila; il vasto repertorio bibliografico calabrese relativo agli anni 1945-1964; le segnalazioni bibliografiche apparse ininterrottamente per oltre vent’anni su «Calabria Nobilissima». Un esame, sia pur rapido e fugace, di due suoi lavori, dedicati il primo alla tipografia cosentina, il secondo all’altopiano silano, basterà a fare intendere la costante dedizione, l’impegno rigoroso, le pazienti ricerche che caratterizzarono il lavoro di Mario Borretti in questo settore certamente non secondario della storia patria.
Gli Annali della tipografia cosentina 1800-1899 (Cosenza 1960) comprendono 1152 titoli collazionati in massima parte direttamente sugli originali, mediante un paziente lavoro di ricerca effettuato in biblioteche pubbliche e private. «Solo per piccola parte di essi – scrive Borretti nella Premessa – ci siamo fidati di repertori e delle indicazioni che cortesi e diligenti amici ci hanno favorito». Lavoro certamente pregevole questo degli Annali, non soltanto perché esso ci consente di avere, anno per anno, un quadro pressoché completo della produzione tipografica cosentina dell’Ottocento, ma anche perché esso è arricchito di una informatissima nota introduttiva sulle tipografie operanti a Cosenza nel corso dell’Ottocento, nonché di un nutrito apparato di note bio-bibliografiche, a pie’ pagina, sugli autori e sui titoli citati nel testo.
Altro lavoro cui Mario Borretti si dedicò con grande impegno è la Bibliografia della Sila (Firenze 1965), pubblicata presso l’editore Sansoni e inserita nella prestigiosa collana «Biblioteca degli eruditi e dei bibliofili» diretta da Marino Parenti. Si tratta di un contributo bibliografico di ampie proporzioni, costituito da circa quattrocento schede riguardanti la geografia la geologia, la paleontologia, la storia, l’economia, e altri aspetti dell’altopiano silano, che vinse il Premio Villa San Giovanni nel 1965. La compilazione delle schede è fatta con il metodo analitico, nel senso che le singole schede, oltre ai dati bibliografici, contengono brevi ma essenziali notizie informative sul contenuto del testo, cui spesso si accompagna una valutazione critica sul valore dell’opera.
La raccolta di «Calabria Nobilissima», la rivista da lui fondata e diretta per oltre vent’anni con grande dedizione, resta, come ha scritto Antonio Guarasci, «un documento essenziale della cultura calabrese del secondo dopoguerra». La rivista, dopo la morte del padre diretta e curata per diversi anni con ammirevole dedizione dal figlio Raffaele, si pone come uno dei più validi strumenti di studio della storia e della cultura calabrese, e nella vita culturale della regione rappresentò, come ebbe a scrivere Ernesto Pontieri, per il numero ragguardevole di valenti collaboratori che Mario Borretti riuscì a raccogliere, «un ideale cenacolo d’una cultura stimolante alla conoscenza della Calabria». Di rilevante interesse, nell’apparato redazionale della rivista, la sezione bibliografica. La rubrica “Segnalazioni bibliografiche”, curata direttamente da Mario Borretti con costante puntualità e con particolare accuratezza, comprendente complessivamente, per il periodo 1947-1969, circa un migliaio di schede, costituisce oggi nel suo insieme, un repertorio bibliografico di sicura utilità. Gabriele Pizzuti, nel 1962, così ne scriveva allo stesso Borretti: «Ho seguito sin dal primo numero di “Calabria Nobilissima” le tue segnalazioni bibliografiche e voglio confermarti che di quella rubrica (la più ampia di quante ne conosca e dove hanno trovato posto circa settecento e più schede di molte pubblicazioni rimaste ignote ad ogni altra rassegna) hai saputo fare un utile strumento di consultazione, proprio perché non ti sei limitato a segnalare i titoli, ma li hai corredati di note informative sul contenuto: brevi, a volte brevissime note come imposto dai limiti di una bibliografia, e sempre apposte opportunamente; necessarie poi quando il titolo non dica da sé stesso per qual verso interessi la bibliografia della nostra regione».
 In definitiva, la copiosa produzione bibliografica lasciata da Mario Borretti, intesa come segnalazione critica e selettiva della produzione culturale riguardante la Calabria, va ritenuta ancora oggi un contributo di primaria importanza lasciato dallo studioso alla ricerca storica e alla cultura calabrese.
Morì a Cosenza all’età di 65 anni. Al lutto parteciparono i più validi esponenti della cultura. Il figlio Raffaele ha continuato in parte la sua attività gironapustica-editoriale. Cosenza gli ha intestato una traversa di via Popilia. (Giacinto Pisani). © ICSAIC

Opere

  • La Cattedrale di Cosenza. Monografia storico-artistica, ed. V. Serafino, Cosenza 1933;
  • Il forestiero a Cosenza. Guida breve della citta, ILTE, Torino 1953;
  • Annali della tipografia cosentina 1800-1899, s. n., Cosenza 1961 (II ed. 1964);
  • Bibliografia della Sila, Sansoni antiquariato, Firenze 1965;
  • Contributo per una bibliografia storica calabrese 1945-1964, Cosenza 1968;
  • Il castello di Cosenza (con Raffaele Borretti)Cosenza, 1983;
  • Alarico e Cosenza: mito, storia, leggenda (con Raffaele Borretti),  Asemit, Cosenza 2016.

Nota bibliografica

  • Gabriele Pizzuti, Lungo discorso per una bibliografia striminzita, «Calabria Nobilissima», 16, 1962, p. 155;
  • Ricordo di Mario Borretti, [Scritti di Antonio Guarasci, Gilberto Martelli, Ernesto Pontieri…] in Studi e testimonianze in memoria di Mario Borretti nel ventennale della morte (1970), Vol. I, «Calabria Nobilissima», XXXIX, 1987 (edito 1990), n. 86-87, pp. 7-13;
  • Giacinto Pisani, Mario Borretti bibliografo, Ivi, pp. 27-32.

Nota

  • Questa voce è stata possibile grazie anche alla collaborazione del figlio Raffaele.
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram