Brindisi, Onofrio

Onofrio Brindisi [Reggio Calabria, 11 novembre 1933 – Vibo Valentia, 3 gennaio 2004]

Primogenito di Antonio e Antonia D’Amico, commercianti, ebbe altri due fratelli. Prima della seconda guerra mondiale, la famiglia si trasferì a Polistena per motivi di lavoro. A dodici anni, nel 1946, entrò nel Seminario Vescovile di Mileto, dove completò gli studi ginnasiali. Il liceo lo frequentò nel Pontificio Seminario Regionale di Reggio Calabria, proseguendo poi, per gli studi teologici, nel Pontificio Seminario Campano in Napoli, dove si licenziò in Sacra Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. 
Il 27 luglio 1957, nella chiesa madre di Polistena, dal vescovo di Mileto mons. Vincenzo De Chiara gli fu conferita l’ordinazione sacerdotale. Iniziò subito il suo ministero come insegnante e vice rettore nel seminario diocesano, mansionario del capitolo cattedrale di Mileto, vice assistente diocesano della Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). Brillante negli studi e qualificato nella docenza, gli venne offerta una borsa di studio da parte della Sacra Congregazione sui Seminari e gli Studi Universitari per iscriversi all’Università Cattolica del Sacro Cuore, in vista di un possibile inserimento nel corpo accademico dei seminari regionali, ma la sua preferenza per il ministero parrocchiale e per il servizio ai più poveri gli fece rinunciare questa opportunità, come pure, più tardi, nel 1975, la proposta di assumere l’incarico di rettore del Pontificio Seminario Teologico Regionale di Catanzaro.
Nel 1961 il vescovo lo nominò primo parroco della nuova parrocchia Maria SS. del Rosario in Polistena, di cui prese possesso il 23 ottobre. Con giovanile entusiasmo e cuore generoso, si prodigò per adattare l’antica chiesa confraternale e le pertinenze a sede parrocchiale, a dare un rinnovato spirito comunitario al popolo che gli era stato affidato, lavorando alacremente in sintonia con i freschi orientamenti pastorali che giungevano dal Concilio Vaticano II. Dopo dieci anni di intenso ministero a Polistena, il 1° ottobre 1971, fu trasferito a Vibo Valentia come arciprete curato della chiesa collegiata di S. Maria Maggiore e San Leoluca. In questa città dedicò gli anni più fecondi della sua vita, lavorando in campo parrocchiale e diocesano, ricoprendo diversi incarichi di fiducia da parte dei vescovi, con apprezzamenti e autorevoli riconoscimenti, tra questi, il titolo onorifico di Cappellano di S.S. Paolo VI, l’8 febbraio 1976. La sua fu essenzialmente una pastorale di risposta a una società che avanzava dando spazio al primato dell’uomo, ma la cui perfezione è solo in Cristo; da qui, nella sua missione sacerdotale, il primato dato alla spiritualità, ai rapporti umani, alla creatività evangelizzatrice, alla purificazione della pietà popolare, al servizio gratuito, all’accoglienza generosa, alla cura delle vocazioni. 
All’attività di parroco, aggiunse il compito di insegnante di religione nelle scuole superiori pubbliche e, successivamente, di docente di storia della Chiesa negli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Lamezia Terme. Fu inoltre assistente di Azione Cattolica, coordinatore della Commissione diocesana per l’Arte Sacra, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali, membro del Consiglio Presbiterale, amministratore parrocchiale di Zammarò frazione di San Gregorio d’Ippona, cappellano della Polizia di Stato. Notevole il suo impegno quale primo presidente dell’OPE.RE.M. (Opere di Religione della Diocesi di Mileto), all’interno di questa fondazione, ente morale ecclesiastico eretto dal vescovo mons. Domenico Cortese nel 1981, furono promosse, per sua ideazione e iniziativa, varie istituzioni: la libreria «Fides», il liceo linguistico «Pentekoste», la bottega d’arte «Ora et labora», diverse cooperative per inserire i giovani nel mondo del lavoro.
Favorito dal suo ruolo istituzionale, si prodigò, con competenza e gusto, per il restauro, la salvaguardia e la valorizzazione dei beni storico-artistici; oltre i lavori seguiti per incarico diocesano, ricordiamo quelli legati direttamente al suo ufficio di parroco: la chiesa del Rosario in Polistena, il duomo di Vibo interamente restaurato e arricchito di nuove opere, l’attiguo complesso monumentale del convento domenicano completamente ristrutturato sotto la sua guida e da lui ribattezzato col nome di «Valentianum», il pregevole museo del duomo. Nel campo sociale e assistenziale promosse e curò personalmente a Vibo: la Casa di Nazaret (1977), il Samaritano (1986), la Casa di Marta (1996), la Casa Magnificat (1999), la Scuola Sociale Diaconia (1987). Nel 1973 istituì il Premio Internazionale della Testimonianza, assegnato per 25 edizioni, ogni anno, il 1° marzo, in occasione della festa del patrono di Vibo san Leoluca abate; nel 1998, per la stessa occasione, creò il «Comunitarium», con la finalità di favorire conoscenza e comunione tra le comunità ecclesiali e civili della stessa provincia.
È specifico del suo carisma e della sua vocazione la produzione letteraria, come giornalista, narratore, poeta, che andò a svilupparsi tra gli anni polistenesi e vibonesi. Ha scritto a proposito Roberto Carrabba: «Originalità neologistiche ed espressive, intimismo poetico, effusione mistica si scoprono nel pensiero di Brindisi, pensiero che anima le pagine di Vriemia, Catafratto, Don Aspreno, Le Porte del Tempo, Vento sulla Collina, e i versi di poesia religiosa Una murra con Cristo, Stabat Mater, La ballata della Trinità, Clessidra. Sono pagine di insospettabile bellezza, ove i pensieri scorrono senza mai fermarsi: com’egli stesso scrive, sono “pensieri liquidi” che scorrono “lungo la pianura dell’anima”, sgorganti come le note d’una “musica d’acqua” pura dalla fonte d’una roccia». Su L’Avvenire di Calabria e Pronto Qui Calabria, ci furono puntualmente sue rubriche. Nel 1992 fondò il giornale Diakonia, espressione del lavoro della associazione omonima e organo della comunità parrocchiale. Numerosissimi i suoi interventi, presentazioni, contributi, testimonianze in occasione di convegni ecclesiali e culturali. Per i suoi meriti letterari gli fu assegnato per due volte il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Noti gli apprezzamenti della critica, come Antonio Piromalli, Sharo Gambino, Ferdinando Castelli, Giacinto Namia. 
Negli ultimi anni, ancora dedito pienamente alla vita parrocchiale, la malattia logorò duramente il suo fisico, pur rafforzando in esemplare oblazione sacerdotale il suo cuore. Le sue esequie, partecipate da migliaia di persone, divennero una sincera espressione di affetto e gratitudine verso l’uomo. L’Amministrazione comunale di Vibo Valentia, con gesto molto meritorio e condiviso, nel 2007 dedicò al suo nome una centrale via cittadina. (Filippo Ramondino) © ICSAIC

Opere principali

  • Il Catafratto, Pellegrini, Cosenza 1970;
  • Un Diario, ovverosia un caso serio, Pellegrini, Cosenza 1971, riedito col titolo Don Aspreno, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995;
  • Vriemia, Internazionali, Vibo Valentia 1975;
  • Le Porte del Tempo, Parallelo 38, Reggio Calabria 1978;
  • Una murra con Cristo, Laruffa, Reggio Calabria 1981;
  • Stabat Mater, Dehoniane, Napoli 1982, musicato da Aldo Limardo per le Edizioni Paoline;
  • Clessidra, Dehoniane, Napoli 1984;
  • La Ballata della Trinità, Mapograf, Vibo Valentia 1988;
  • Vento sulla collina. Un racconto di Vibo Valentia, Mapograf, Vibo Valentia 1993.

Nota bibliografica essenziale

  • Filippo Ramondino e Agostino Roberto Carrabba, Onofrio Brindisi. Sacerdote e Scrittore, Adhoc Edizioni, Vibo Valentia 2009;
  • Giovanni Russo, I Domenicani a Polistena. Il convento, la chiesa e la confraternita del Rosario, s.n., Polistena 2018;
  • Accademia Hipponiana (a cura di), Il “Dono”. Numero speciale dedicato a Mons. Onofrio Brindisi, Edizioni Hipponiana, Vibo Valentia 2007;
  • Roberto Carrabba , Onofrio Brindisi e l’Uomo mangiato, Ivi, p. 24.
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