Bruni, Carmelo

Carmelo Bruni [Parenti (Cosenza) 26 aprile 1865 – Napoli, 2 agosto 1951]

Figlio di Pasquale, possidente di Parenti, e di Giuseppina Minnelli, originaria di Petilia Policastro, fu registrato allo stato civile con i nomi di Carmelo Francesco Maria.
Fece i primi studi nel paese natio. Dopo aver completato il Ginnasio e il Liceo a Cosenza, si trasferì prima all’Università di Pisa e quindi a quella di Napoli dove nel 1890 conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia. Accolto dall’igienista Vincenzo De Giaxia nell’Istituto di Igiene dell’ateneo napoletano perfezionò le tecniche di laboratorio. Frequentò anche la Clinica chirurgica universitaria diretta dal professore e senatore Carlo Gallozzi, al tempo molto conosciuto per la cosiddetta «operazione della pietra» (l’intervento per calcoli vescicali) che lo spinse a scegliere la specialità che in futuro gli avrebbe dato lustro. In quegli anni collaborò anche con l’anatomico prof. Antonelli, Decise così di approfondire l’urologia, una nuova disciplina, per cui nel 1895, grazie a due borse di studio, si trasferì a Parigi dove rimase due anni, dal 1895 al 1896: all’Ospedale Necker, fece apprendistato sotto la guida di due luminari, i professori Jules Emilie Péan e Félix Guyon, e sempre a Parigi, all’Istituto Pasteur, fu allievo del prof. Elie Metchnikoff a cui nel 1908 venne attribuito il Premio Nobel per la Medicina. Non pago dell’esperienza formativa parigina, allo scopo perfezionandosi in tecniche endoscopiche, nel 1897 si trasferì all’Università di Berlino, dove rimase per un anno come assistente del prof. Maximilian Nitze, uno dei padri dell’urologia, conosciuto anche per essere stato l’inventore della cistoscopia con sistema di visione ottica che, come si legge in un trattato di Urologia clinica, «aprì una nuova era alla diagnostica e alla terapia urologica».
Forte di queste importanti esperienze scientifiche e chirurgiche e con una preparazione nella diagnostica e nella tecnica operatoria, nel 1898 rientrò a Napoli. Sempre nel 1898 conseguì la Libera Docenza in Patologia Chirurgica all’Università di Napoli. Nel 1900 fondò il primo centro urologico presso l’Ospedale partenopeo Gesù e Maria e nello stesso anno fu nominato direttore dell’Ambulatorio urologico dell’Ospedale degli incurabili e grazie al sostegno economico del Banco di Napoli aprì il reparto urologico «Michele Troia» che guidò a lungo.
L’11 ottobre 1902 sposò la nobildonna Clelia Lucchetti.
Autorizzato dal Consiglio Superiore della P. I. tenne i primi corsi pareggiati sulle malattie delle vie urinarie e fu incaricato dell’insegnamento di Endoscopia nella clinica del suo maestro, prof. Gallozzi. Nel 1906, secondo in Italia dopo Michele Pavone che a Palermo istituì il primo Dipartimento Urologico, ottenne la Libera docenza in Clinica delle malattie urinarie, specialità nella quale aveva già prodotto una cinquantina di pubblicazioni, diventando da questo momento un caposcuola dell’Urologia italiana, anche se l’accademia lo boicottò e fu costretto a continuare la propria attività all’Ospedale degli Incurabili, ove nacque la sua Scuola. Nel 1921 scrisse il Compendio di Clinica Terapeutica delle Malattie Urinarie ad uso dei medici e degli studenti che raggiunse tre edizioni. Pubblicò anche un Manuale di Clinica Terapeutica delle Malattie Urinarie e moltissimi studi in italiano, francese e tedesco, collaborando con «La Rivista Medica», «Il Policlinico», «Il Giornale Internazionale della Medicina», «La Chirurgia Speciale», «Monatsberichte fur Urologie» e «Wiener Medicinischen Wochesshrift». Tra le sue pubblicazioni ci sono anche studi e ricerche di storia della medicina con i quali contribuì a valorizzare grandi medici del passato precursori dell’urologia.
Pioniere della specialità chirurgica fu tra i fondatori della Società italiana di Urologia, della quale fu anche Presidente dal 1930 al 1932. Dopo decenni di lavoro e di studio fu costretto all’inattività per la perdita della vista. Ottuagenario, però, lasciò il volume L’Urologia in cammino, quasi un testamento spirituale per i suoi discepoli e i giovani che si avvicinavano alla specialità. Tra questi anche il figlio Pasquale che ancor giovane era già una promessa e, seguendo le orme del padre, è diventato uno dei punti di riferimento dell’Urologia italiana.
Dopo dieci anni di cecità, si spense a Napoli all’età di 86 anni.
«Piccolo di statura ma grande di mente», come lo definì Ettore Gallo, suo discepolo, commemorandolo nella seduta inaugurale del VII Congresso medico-chirurgico a Cosenza, «come a un altro calabrese, il professore Rocco Jemma, va il merito di avere creato la clinica pediatrica staccandola dalla medicina generale, a Bruni va riconosciuto di aver fatto dell’urologia una branca a sé, separandola dalla chirurgia generale. E come Jemma, partecipò attivamente alle attività della Società Medico Chirurgica Calabrese e, in particolare a tutte le iniziative di aggiornamento medico nella sua Cosenza». Al I Congresso medico nella città dei Bruzi, Bruni ricordò un altro valente chirurgo calabrese, Agostino Casini, che a 18 anni combatté con Garibaldi a Mentana, era stato deputato e si era distinto in sala operatoria essendo stato il primo a Napoli a estirpare una milza leucemica e «primo in Italia osò aprire un torace per curarne una caverna tubercolare». Sempre nell’ottica di «rimporre come in un Pantheon figure di grandi medici vissuti nel secolo scorso», come egli stesso spiegò, al II Congresso a Reggio propose la vicenda umana e professionale del patriota e chirurgo Francesco Rognetta, e al III congresso si soffermò con intensità sulla breve vita di Diodato Borrelli.
Mostrò sempre un grande attaccamento nei confronti della sua terra e amò in particolare il suo paesino d’origine: nel 1936, «liberamente, spontaneamente e definitivamente», come si legge nell’atto notarile», donò la sua casa nativa che prima fu destinata a una scuola intitolata al padre («Scuola elementare Pasquale Bruni»), e poi è diventata il Palazzo Municipale. E due anni dopo, assieme al dottor Cesare Cardamone, entrambi «illustri e benemeriti concittadini», fu incaricato dal podestà di interessarsi presso la direzione della Società Elettrica Bruzia, per portare la luce a Parenti «senza alcun aggravio per le finanze del comune».
Anche per questo, oltre che chirurgo e filantropo, è ricordato come un cittadino probo molto legato alla sua comunità d’origine. (Ubaldo Lupia) @ ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Ettore Gallo, La solenne rievocazione di Carmine Bruni, «Cronaca di Calabria», 12 settembre 1952;
  • Luigi Pisani, Carmelo Bruni, Archivio Italiano di Urologia, vol. XXV, fasc. II
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi. Dizionario bio-bibliografico, vol. I, Tip. Editrice “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1972, pp. 155-157, ad nomen;
  • Ubaldo Lupia, Parenti. Tra storia, memoria e cronaca del ’900 (1900-1950), Pellegrini, Cosenza 2006.

Nota archivistica

  • Comune di Parenti, Registro delle nascite, Atto n. 20 del 27 aprile 1865;
  • Comune di Parenti, Registri di morte, Atto n. 1, parte II, Serie A, 1951.
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