Calabrò, Italo

Italo Calabrò (Reggio Calabria, 26 settembre 1925 – 16 giugno 1990)

È nato e cresciuto in una famiglia esemplare che lo ha educato al lavoro e alla fede. Mentre era studente al liceo classico «T. Campanella» di Reggio Calabria, comunicò ai genitori il desiderio di diventare sacerdote. Più di tutti fu la mamma, Teresa Cilione, a credere nella vocazione del figlio Italo. Suo padre, Giovanni, dopo un primo momento di «delusione», fu favorevole all’ingresso del figlio nel seminario; ottenne, però, che prima terminasse gli studi liceali. A 17 anni consegue la maturità classica ed entra nel seminario diocesano Pio XI di Reggio. I compagni, i docenti e i superiori lo ricordano come il migliore di tutti i seminaristi non solo per la bravura nel superare gli esami ma anche per il carattere gioviale e per la generosità nell’aiutare e incoraggiare chi faceva più fatica ad andare avanti. Il 25 aprile 1948 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Antonio Lanza del quale diventa subito segretario. L’improvvisa morte del pastore, avvenuta il 23 giugno 1950, provoca a don Italo tanto dolore e sofferenza.
Nel settembre del 1950 è nominato arcivescovo di Reggio monsignor Giovanni Ferro che guida la diocesi per 27 anni. Don Italo, entrato nel cuore di monsignor Ferro, diventa suo stretto collaboratore e, negli anni, ricopre molteplici incarichi diocesani. È educatore e insegnante nel seminario diocesano, assistente dei giovani d’Azione Cattolica (Giac) e poi degli Uomini Cattolici (Fuic), segretario e direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano, cerimoniere del Capitolo Cattedrale, viceparroco e, dal 1964 sino all’ultimo istante della sua vita, parroco di San Giovanni di Sambatello dove dispose di essere sepolto. A 24 anni è già canonico e rinuncia a tale carica nel 1960. Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale dal 1959 al 1974; ispettore di religione per l’Italia Meridionale dal 1965 al 1971. Presidente dell’Opera Diocesana Assistenza (Oda) dal 1955, è nominato presidente della Caritas Diocesana fin dalla fondazione della stessa, nel 1970, e n’è Delegato Regionale dal 1971 al 1985. È cofondatore della Caritas Italiana e per diversi anni ricopre la carica di vicepresidente nazionale. Nel 1971 viene nominato Vicario episcopale per le attività assistenziali e caritative, dal 1974 fino alla morte è anche Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Reggio-Bova. I poveri e i giovani sono i due grandi poli tra cui si svolge tutta l’intensissima azione pastorale e civile di don Italo. Educatore d’intere generazioni giovanili, sia nelle file dell’associazionismo cattolico sia nel mondo della scuola, insegna religione per lunghissimi anni fino al 1979 in diversi istituti cittadini. 
L’incontro con i poveri, che in lui trovavano conforto, orientava e illuminava le sue scelte. «I poveri», diceva, «sono i nostri padroni. I poveri sono Cristo, l’ottavo sacramento». Nel suo testamento spirituale lo stesso don Italo raccoglie in una breve frase il senso più profondo della sua esistenza: «Amatevi tra voi, di un amore forte, di autentica condivisione di vita; amate tutti coloro che incontrate sulla vostra strada, nessuno escluso, mai! » questo il comandamento del Signore».
Nel 1968, coinvolgendo un gruppo di suoi studenti dell’Istituto Tecnico Industriale «A. Panella» e altri giovani, don Calabrò avvia la Piccola Opera Papa Giovanni nella canonica della sua parrocchia di San Giovanni di Sambatello per accogliere sei giovani con disabilità. Gli anni seguenti sono un progressivo fiorire di comunità d’accoglienza, centri di riabilitazione, gruppi di volontariato da lui voluti e animati: nascono così case famiglia per minori in difficoltà e ragazze madri, comunità per persone con disabilità, servizi per adolescenti con problemi con la giustizia, cooperative di solidarietà sociale per l’inserimento lavorativo di ragazzi emarginati, famiglie aperte all’affidamento e all’adozione. Un’attenzione particolare dedica, sin dai primi anni Settanta, al problema dell’ospedale psichiatrico reggino e al dramma dei dimessi, scoppiato paradossalmente con l’emanazione della legge 180 del 1978. Alle attività di volontariato interno allo Psichiatrico si affiancano, così, nel corso degli anni, varie comunità d’accoglienza per malati mentali. L’ultimo progetto da lui voluto è un Centro diurno polivalente per disabili, il centro «Tripepi Mariotti», che non ha fatto in tempo a inaugurare.
Attento ai giovani, con i quali aveva un dialogo aperto e sincero, avviò con alcuni di essi, sempre agli inizi degli anni Settanta, il Centro Comunitario Agape, una comunità da lui realizzata per la comunione di vita con i più poveri ed eretta ad Ente Morale nel 1983. Gli ospiti e i dimessi dell’Ospedale Psichiatrico,  le ragazze madri, i barboni, i minori abbandonati fuori e dentro gli istituti, i disoccupati, erano per don Italo persone da servire, da liberare dall’emarginazione, da restituire alla dignità d’uomini. Conosceva i nomi e le storie di tutti loro e a ciascuno cercava di dare una mano per risolvere qualche problema. Se qualcuno lo ringraziava lui rispondeva sempre: «dovere». 
Sacerdote formatosi in anni preconciliari, seppe trarre dal Concilio Vaticano II tutta la forza innovativa che incarna nella sua missione a servizio della diocesi. Determinante è il suo contributo per l’adeguamento delle chiese locali calabresi agli orientamenti partecipativi e comunionali del Concilio Vaticano II e in particolare per l’istituzione a Reggio dei Consigli Presbiterale e Pastorale. Manifesta le sue capacità anche nel corso dei 15 anni in cui, mentre è parroco di San Giovanni di Sambatello, è vicario generale prima negli ultimi anni di episcopato di mons. Ferro e poi con mons. Sorrentino. Don Calabrò contribuisce in maniera decisiva alla realizzazione di due eventi d’eccezionale portata storica per Reggio e per l’intera Calabria: la visita di Giovanni Paolo II nel 1984 e la Celebrazione del XXI Congresso Eucaristico Nazionale nel 1988 con la seconda visita del Pontefice.
Don Italo sa precorrere i tempi e cogliere i segni del cambiamento: la scelta dei poveri e la promozione del volontariato in anni in cui tali scelte non erano prive di ostacoli e incomprensioni; l’impegno per la pace e la non violenza (è tra i primi in Italia a sostenere e a diffondere l’obiezione di coscienza al servizio militare); l’apporto della Chiesa per il Mezzogiorno. Condannò la mafia indicando alla comunità ecclesiale e civile la via della ferma denuncia. S’impegnò per fare uscire dagli istituti quanti più bambini, malati mentali, donne era possibile promovendo anche la dimensione della giustizia per la realizzazione di leggi e strutture più umane e adeguate. Lavorò instancabilmente con i giovani, quelli del suo «Panella» innanzitutto, la scuola dove lui insegnò per tanti anni, educandoli e incoraggiandoli ad avere fiducia in se stessi e mettendoli nella condizione di fare esperienze di vita liberanti.
Convinto che tutto andava messo a servizio dei fratelli, l’11 marzo 1981 donò la sua casa, dove continuò a vivere pagando un affitto mensile, al Centro Comunitario Agape «per garantire maggiore stabilità, anche patrimoniale alla comunità». Per non staccarsi dal servizio ai poveri per due volte rinunciò all’incarico episcopale. Una scelta non facile vissuta senza rimpianti e ripensamentiNel 1973 è chiamato dall’allora Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Bartoletti, a collaborare a un documento episcopale sul Meridione e più tardi accoglie con favore il testo redatto dai vescovi italiani nel 1989 sul Sud, di cui si fa propagatore in moltissime diocesi. È anche l’ispiratore del documento del gennaio 1990 con cui il Consiglio Presbiterale di Reggio Calabria denuncia atti d’intimidazione contro sacerdoti della diocesi, che susciterà enorme scalpore sulla stampa e nella Chiesa italiana.
Morì all’alba del 16 giugno del 1990. Il giorno delle sue esequie venne salutato da quasi tutti i poveri che aveva servito. La Cattedrale era piena di gente che piangeva l’amico premuroso, il fratello sempre vicino, il sacerdote. (Gaetano Federico) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica essenziale

  • Aurelio Sorrentino, Mons. Italo Calabrò, in «Oasi Calabresi», AVE, Roma 1991, pp. 57-69;
  • Ercole Lacava, Don Italo Calabrò: accanto a chi soffre, Jason, Reggio Calabria 1992;
  • Ercole Lacava, Il sacerdote buono, Jason, Reggio Calabria, 1994;
  • Piero Cipriani, Nessuno escluso, mai! Italo Calabrò prete del Sud, La Meridiana, Molfetta, 1999; 
  • Maria Mariotti, Calabrò Italo, in Dizionario Storico del Movimento Cattolico, 1980-1995, Marietti, Genova 1997, pp. 260-261.
  • Renzo Agasso, Don Italo Calabrò, nessuno escluso mai, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 2010.

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