Caldora, Umberto

Umberto Caldora [Castrovillari (Cosenza), 19 agosto 1924 – Arcavacata (Cosenza), 6 novembre 1975]

Figlio di Biagio, veterinario, e di Idea Uva. Compiuti gli studi liceali a Castrovillari, si iscrisse all’Università di Napoli, dove conseguì la laurea in Lettere, per dedicarsi subito dopo al lavoro, agli studi e all’insegnamento. Già negli anni degli studi liceali e universitari si era schierato politicamente nelle fila del Partito d’Azione, prima in Calabria con Nino Wodizka e poi a Napoli con Pasquale Schiano. Dopo aver insegnato nelle scuole secondarie, nel 1954 vinse il concorso per funzionari nelle biblioteche statali, nelle quali lavorò per quindici anni, prima nella Biblioteca Nazionale di Torino e poi in quella di Napoli.
Attratto fortemente dallo studio della storia moderna del Regno di Napoli, negli anni Cinquanta effettuò e pubblicò ricerche di vario argomento, concentrandosi in misura via via crescente sulla tormentata e decisiva congiuntura degli anni compresi tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, individuando infine nel decennio napoleonico l’oggetto privilegiato dei suoi studi, che culminarono nel volume dedicato alla Calabria Napoleonica (1806-1815), che gli assicurò nel 1960 il prestigioso «Premio Sila», attribuito negli anni precedenti a Guido Dorso e Adolfo Omodeo. Negli anni Sessanta, fu inizialmente assistente volontario alla cattedra di Storia Moderna, retta nell’Università napoletana da Ernesto Pontieri. Dal 1965 al 1969 diresse l’Istituto Storico della Resistenza in Campania.
Nel 1967 ottenne la libera docenza in Storia Moderna e dall’anno successivo si dedicò interamente all’insegnamento universitario, prima a Bari, poi anche a Lecce (dove diresse l’Istituto di scienze storiche) e, per un solo anno, a Chieti. Dava seguito intanto ai suoi studi, dedicando numerose ricerche alla storia del Mezzogiorno tra XVIII e XIX secolo, collaborando a quotidiani e periodici («Il Mattino», «La Voce Repubblicana», «Nord e Sud», «Storia Illustrata», ecc.) e ad enciclopedie (il «Grande Dizionario Enciclopedico» Utet, l’Enciclopedia «Tuttitalia» Sansoni). Nello stesso periodo strinse rapporti di collaborazione nella ricerca scientifica con Luigi Firpo e Giorgio Spini, col francese Jacques Godechot, con Pasquale Villani e Giuseppe Galasso, con Antonio Allocati e Atanasio Mozzillo, che si aggiunsero, con altri, al vecchio maestro e amico Giuseppe Pontieri e ai numerosi conterranei che lo avevano accompagnato nelle prime prove (Biagio Cappelli, Ettore Miraglia, Gaetano Cingari, ecc.). 
È degli anni Sessanta la pubblicazione del Diario segreto di Ferdinando IV di Borbone (1796-1799) e la compilazione dell’Indice generale dell’Archivio Storico per le Province Napoletane (1876-1964), che confermano le predilezioni del suo lavoro, nonché le sue consolidate competenze di bibliografo. Risale agli stessi anni Sessanta un più intenso impegno politico-culturale. Fu, infatti, membro della Commissione scuola del Partito Socialista, impegnato soprattutto nella Sezione universitaria, all’interno della quale si batté con forza per l’istituenda Università della Calabria, di cui non erano ancora chiare, in quegli anni, la natura e le caratteristiche. In un’aspra battaglia contro le posizioni sostenute dalla maggioranza della Democrazia Cristiana, che prevedevano una tradizionale università di provincia, vittima della frantumazione campanilistica e delle pressioni clientelari, Caldora sostenne il carattere accentrato, residenziale e tecnologico della nuova università. Attivissimo su questo fronte, si legò a personaggi come Tristano Codignola, Giorgio Spini, Lucio Gambi, Francesco Compagna, Luigi Firpo, Giuliano Toraldo di Francia e altri.
Nel frattempo, gli impegni universitari lo portarono in Puglia. A Bari intrecciò rapporti umani e culturali in specie con gli antropologi Vittorio Lanternari, Giovan Battista Bronzini, Miriam Castiglione, Annamaria Rivera. Nel 1974, alla vigilia del suo trasferimento nella neonata Università della Calabria, pubblicò a Bari il volume Fra patrioti e briganti, che riuniva numerosi lavori dedicati negli anni precedenti alla storia moderna del Mezzogiorno, con particolare riferimento alla Calabria e alla Basilicata tra Sette e Ottocento.
Giunto ad Arcavacata, per ricoprire l’incarico di docente di Storia della Calabria, fu nominato direttore del Dipartimento di Storia e s’impegnò senza riserve nel lavoro di costruzione dell’Università. Nel 1975, fu nominato professore ordinario di Storia Moderna, pochi mesi prima che la morte lo cogliesse all’improvviso, il 6 novembre, nelle residenze dell’Università, che gli ha poi intestato una grande aula-convegni. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Storia e cultura del Mezzogiorno. Studi in memoria di Umberto Caldora, a cura di Luigi Firpo, Ernesto Pontieri e Giorgio Spini, Lerici, Cosenza 1978.
  • Umberto Caldora, La Calabria nel 1811. Le relazioni della Statistica murattiana, a cura di Vittorio Cappelli, Centro Editoriale e Librario dell’Università della Calabria, Rende 1995.
  • Marta Petrusewicz, Prefazione a Ferdinando IV di BorboneDiario segreto (1796-1799), a cura di Umberto Caldora, Centro editoriale e librario dell’Università della Calabria, Rende 2014, pp. III-X  (la prima edizione del Diario risale al 1965).
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