Callipo, Giacinto

Giacinto Callipo [Pizzo (Vibo Valentia), 5 ottobre 1908 – 8 novembre 1985]

Pioniere dinamico e coraggioso dell’industria conserviera nel Sud, nasce a Pizzo (all’epoca in provincia di Catanzaro) da Filippo e da Caterina Scuticchio. È il secondogenito della coppia ma ha sei sorelle e quindi per quei tempi è lui il naturale erede predestinato ad assumere un ruolo importante nell’azienda di famiglia, la «Giacinto Callipo» fondata dal suo nonno omonimo – Giacinto Callipo fu Carmelo – il 14 gennaio 1913 insieme ai suoi due figli, Filippo e Giacinto.
In una Calabria che viveva una delle fasi più difficili della sua storia, con le ferite ancora aperte dei tragici terremoti del 1905 e del 1908, i Callipo erano nella ristretta cerchia di operatori economici che reagirono positivamente, influenzati dall’esempio di quell’imprenditoria italiana che mostrava intraprendenza segnando, dopo la crisi di inizio secolo, un’evoluzione caratterizzata – annota Rodolfo Morandi – da «progredito spirito industriale». Erano tra i pochi, insomma, in Calabria a derogare da una tradizione di gruppi dirigenti apatici, poco propensi al mutamento che, in sostanza, avevano per modello gli orizzonti dei privilegi di tipo feudale.
Già nei secoli precedenti i Callipo di Pizzo si erano distinti per dinamiche attività nei settori della marineria ed erano stati segnalati nel celebre Giornale di viaggio in Calabria 1792 di Giuseppe Maria Galanti tra gli armatori di Pizzo che assicuravano il trasporto di uomini e merci coi porti laziali, toscani e liguri.
La «Giacinto Callipo» affiancava alla conserva di tonno, che era il prodotto-cardine allora  commercializzato sotto sale in barili di legno, altre lavorazioni nel campo delle conserve ittiche (alici, sarde e sgombri) e il commercio di prodotti agricoli: nocciole, castagne e fichi secchi, uva passa, olive e lana di pecora. Le tonnare del Vibonese e del Golfo di Sant’Eufemia, che erano state nell’antichità uno dei più importanti “poli” di questo tipo di pesca nel Mediterraneo, agli inizi del ‘900 competevano per produttività con quelle siciliane e garantivano disponibilità di materia prima d’ottima qualità. I tonni, appena pescati nella mattanza e già sommariamente puliti sulla spiaggia, venivano consegnati su carretti e a volte in spalla nel vecchio stabilimento della Callipo alla Marina di Pizzo.
L’azienda nella quale il giovane Giacinto Callipo muoveva i suoi primi passi di futuro titolare perpetuava quella tradizione marinara, alimentare, culturale che era parte integrante della storia e della vita della sua terra. Da ragazzo, dopo le elementari a Pizzo, i suoi l’avevano mandato a proseguire gli studi a Roma, al San Giuseppe-Istituto De Merode, un collegio con annesse scuole di vario ordine e grado diretto dai religiosi delle Scuole Cristiane lasalliane. Qui, compie studi commerciali e poi rientra a Pizzo. 
L’azienda all’epoca era in espansione ma ancora strettamente legata alle tonnare locali. S’era ormai passati alla lavorazione del tonno sott’olio e nel 1926, era stata insignita del “Brevetto di fornitrice della Real Casa”. Il ciclo produttivo era di tipo artigianale e si svolgeva interamente nello stabilimento nel quartiere della Marina di Pizzo dove il tonno fresco, una volta lavorato veniva stipato manualmente in grosse latte (di 5-10 chilogrammi) colmate con olio d’oliva, sigillate manualmente dagli “stagnini” e poi sterilizzate a bagnomaria. In tal modo il prodotto si conservava bene a lungo, e, stante le pezzature, era destinato prevalentemente al commercio al dettaglio per la vendita al banco, a peso.
Impegnato intensamente accanto al padre per impratichirsi del processo produttivo, matura, però, ulteriori, ambiziosi obiettivi di crescita. È affascinato dal mondo delle tonnare e dei tonnaroti, dal rito cruento della mattanza con le figure leggendarie dei rais. Ne percepisce il progressivo declino, però, e quindi pensa ai futuri scenari mentre si impegna a razionalizzare gli aspetti commerciali e amministrativi introducendo la pianificazione della contabilità.
Nel 1940, trentaduenne, entra a pieno titolo nell’assetto societario. La Callipo, il 14 agosto 1940 aumenta il capitale sociale e contemporaneamente sancisce l’ingresso della terza generazione familiare con Giacinto, classe 1908, che prende il posto dello zio omonimo, figlio del fondatore.
È una fase decisiva della vita dell’imprenditore: l’anno dopo, il 20 settembre 1941, Giacinto sposa Francesca Maria (Franca) Cordopatri, esponente di una famiglia dell’aristocrazia calabrese con la quale, l’anno successivo avrà la primogenita, Caterina (la coppia darà al mondo altri tre figli: Maria Giuseppina nel ’44, Filippo nel ’46 e, sette anni dopo, Bianca Maria).
Nell’ultimo scorcio degli anni Cinquanta, intanto, gli assetti aziendali della Callipo avevano registrato un’altra svolta. L’11 luglio del 1958, sciolta e liquidata la società “Giacinto Callipo e Figli”, Filippo Callipo e il figlio Giacinto riprendono da soli il filo della vicenda imprenditoriale. Le tonnare di Pizzo sono ormai in disarmo e così acquistano – ne diviene intestatario Giacinto Callipo – l’edificio dismesso della Tonnara dell’Angitola (detta “d’a Praja”) in località Prangi.
La scelta di abbandonare lo storico stabilimento del quartiere Marina fu una precisa volontà di Giacinto, che, accanto al padre, profondo conoscitore del settore, aveva affinato capacità e intuito di capitano d’industria. Col trasferimento, l’azienda dispone di spazi più ampi per la lavorazione del tonno e di locali per lo stoccaggio, il deposito e gli uffici amministrativi. Nel nuovo stabilimento si superano i limiti della stagionalità, viene riavviata, praticamente senza interruzione, la produzione delle conserve ittiche, ma è la lavorazione del tonno sott’olio a stagliarsi come «core business». Intanto, agli inizi degli anni Sessanta le tonnare di Pizzo e dintorni, già in forte crisi, chiudevano una dopo l’altra. In un breve lasso di tempo, fu un tramonto fulmineo con l’ultima mattanza di Pizzo nell’estate del 1963.
Compie allora scelte radicali che determinano, sul crinale degli anni Sessanta-Settanta, nuove prospettive di crescita e sviluppo, in termini di produzione, addetti e fatturato. Punta, innanzitutto, sul tonno e le conserve ittiche, abbandonando definitivamente il commercio stagionale di altre derrate. Sceglie di riservare esclusivamente a una linea di prodotti d’eccellenza il tonno «di corsa» locale e avvia, suo malgrado ma con determinata convinzione, l’importazione di tonno oceanico. 
Era il 1966. E la svolta non si limitava qui. L’intero mondo delle conserve di tonno cambiava pelle. Le grandi scatole metalliche da dieci chili di tonno sott’olio furono repentinamente soppiantate da quelle medio piccole, destinate non più alla vendita al banco ma ai consumatori finali. Pizzo si fa notare, anche fuori dai confini nazionali, come un polo del tonno di qualità anche perché erano sorte altre aziende che producevano e commercializzavano tonno in scatola e conserve di pesce.
Nel frattempo, la tradizionale, accorta gestione familiare della successione aveva determinato il nonno Filippo e il padre Giacinto a scegliere Filippo, “Pippo”, allora diciannovenne, come destinatario dell’eredità aziendale. Nonno e padre lo introducono subito, impegnandolo nella produzione e nel settore commerciale, finché nel 1970, a 24 anni compiuti lo cooptano nella compagine societaria.
Padre e figlio, con la supervisione del nonno Filippo scrivono un altro capitolo di profonde innovazioni, con un cambiamento di processo e di prodotto. Le tecniche di produzione vengono notevolmente ammodernate: entrata in scena l’automazione e le scatole di banda metallica ridotte nel «formato famiglia» e nelle monoporzioni. Viene accentuata la diversificazione delle linee introdotta da Giacinto, con nuove specialità gastronomiche sott’olio a base di tonno e viene estesa la rete commerciale che la Callipo riforniva con i primi furgoni aziendali.
Nel 1972 scompare Filippo Callipo (classe 1881) e nello stesso anno, con l’avvento della nuova normativa fiscale che introduce l’Iva, Giacinto cede le redini al figlio Filippo, continuando comunque a stargli vicino e ad affiancarlo nelle scelte più difficili. La sua mano, si esprime pure nell’etichetta della linea Mister Ton, progettata da Giacinto, appassionato di disegno e colori, che ne creò persino il marchio, tuttora in commercio.
L’azienda che Giacinto Callipo consegna al figlio contava 40 dipendenti e la produzione e vendita di tonno sott’olio, erano supportate da efficaci strumenti di organizzazione, pianificazione e strategia commerciale. Il mercato era ancora quasi esclusivamente locale ma già si intravedevano segnali significativi di potenzialità di crescita sul piano nazionale e non solo.
Così, nei primi anni Ottanta l’obiettivo di un nuovo stabilimento, da esigenza comincia ad assumere le sembianze di un progetto che Pippo Callipo, d’intesa col padre intende realizzare in agro di Maierato. L’inaugurazione della nuova Callipo si celebra il 21 giugno 1988 con l’avvio delle attività produttive e il nuovo inizio segna un’impennata in termini di fatturato e occupazione e favorisce l’acquisizione di altre importanti quote sul mercato nazionale ed estero.
Giacinto Callipo, però, non vedrà il completamento dell’opera. La figura che si era rivelata prezioso anello di congiunzione tra i personaggi carismatici di un passato aziendale pionieristico e un futuro che, senza tagliare le antiche radici, diventa sempre più tecnologico e razionale, era nel frattempo scomparsa: cessa di vivere a 77 anni stroncato da un arresto cardiaco. (Gianfranco Manfredi) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Rodolfo Morandi, Storia della grande industria in Italia, Einaudi, Torino 1967;
  • Giuseppe M. Galanti: Giornale di viaggio in Calabria (1792), a cura di Augusto Placanica, Sei, Napoli 1981
  • Renato de Paoli (a cura di), Tonnare di Sicilia, Calabria, Sardegna e Puglia, Italtekna, Roma 1988
  • Le tonnare di Pizzo, Qualecultura-Jaca Book,Vibo Valentia 1991;
  • Gianfranco Manfredi, Callipo dal 1913, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Vito Teti, Impresa del mare: uomini, culture, economie, in Ivi. 
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