Cambria, Adele

Adele Cambria (Reggio Calabria, 12 luglio 1931 – Roma, 5 novembre 2015)

Nacque da Raffaele, funzionario del Banco di Napoli di origini partenopee trapiantatosi a Reggio Calabria per lavoro, e Teresa Jolanda Pellicano.
Conseguita la maturità classica nel prestigioso Liceo «Tommaso Campanella», si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza a Messina dove si laureò nel 1953. Sostenne, quindi, senza successo il concorso per entrare nei ruoli della magistratura. Dopo le prime collaborazioni con periodici locali, nel 1956 si trasferì a Roma per inseguire il suo sogno, quello di diventare giornalista (mestiere  suoi genitori consideravano «una follia scandalosa»), un’aspirazione perseguita con la convinzione che scrivere in assoluta libertà potesse offrire al lettore testimonianze autentiche non disgiunte da valutazioni critiche.
Giornalista, scrittrice e attrice, è stata, senza dubbio alcuno, un’intellettuale di primissimo piano nella cultura italiana «pre» e «post» Sessantotto, al pari di Camilla Cederna e Oriana Fallaci, ideologicamente vicina alla sinistra progressista e con dichiarate simpatie verso il Partito Radicale di Marco Pannella. Ma è stata anche sostenitrice e simbolo del pensiero femminista negli anni Settanta, tra le fondatrici e animatrici, assieme alla scrittrice Dacia Maraini, del Teatro La Maddalena a Roma, scrivendo lei stessa opere destinate al teatro e curando la regìa di «Di madre in madre», di Muzi Epifani e Francesca Pansa.
La carriera giornalistica iniziò nel 1956 al quotidiano «Il Giorno», da poco fondato da Gaetano Baldacci, scrivendo articoli riguardanti il costume e le incoerenze della società italiana dell’epoca. Prestò la propria collaborazione anche al settimanale politico, culturale ed economico «Il Mondo», diretto da Mario Pannunzio. Nel corso della sua lunga e intensa carriera scrisse per diverse testate, da «Paese Sera» a «La Stampa», da «Il Messaggero» a «L’Espresso» (sotto la direzione di Arrigo Benedetti), da «L’Europeo» a «Noi donne», con la direzione del magazine femminista «Effe» negli anni Settanta, e prestando la sua firma agli inizi del Duemila a «L’Unità», quando il quotidiano era già in crisi, e non disdegnando una breve ma qualificante collaborazione con il quotidiano calabrese «Il Domani della Calabria» tra il 2000 e il 2002, dopo una seconda esperienza (dal 1985 e il 1997) a «Il Giorno». Inoltre, come fecero anche altri intellettuali progressisti, prestò la sua firma quale direttrice responsabile (ma non avendone la direzione politica) al quotidiano «Lotta continua», al fine di garantire la libertà di espressione e permettere al giornale di uscire: finì tuttavia sotto processo per apologia di reato nel 1972 (ma fu assolta) per un articolo di Adriano Sofri, privo di firma, sull’assassinio di Calabresi.
I rapporti con il mondo editoriale e redazionale non furono mai idilliaci. Era donna libera e scevra da condizionamenti. La sua autobiografia è intitolata «Nove dimissioni e mezzo» perché tante furono le interruzioni dei rapporti di lavoro con varie testate, sia per solidarietà (come nel caso dell’allontanamento di Baldacci, da «Il Giorno») sia per ingerenze di terzi o modificate linee guida e divergenze ideologiche del prodotto editoriale.
Contestualmente all’esercizio della professione giornalistica, Adele Cambria si dedicò alla letteratura, spaziando sulle varie problematiche sociali del suo tempo, al cinema, alla redazione di testi teatrali, comunque mai tralasciando l’impegno sociale: il patrimonio culturale tramandatoci è di assoluta rilevanza. 
Nel 1957 sposò il giornalista Bernardo Valli (dal quale divorziò in seguito, mantenendo comunque un rapporto intenso e solidale), e nella loro casa era spesso ospite Pier Paolo Pasolini che, tra il 1961 e il 1968, le chiese di recitare nei suoi film «Accattone» (ruolo di «Nannina la napoletana»), «Comizi d’amore» e «Teorema». Ebbe una successiva esperienza nel cinema anche nel 1973, nel film «Teresa la ladra» diretto da Carlo Di Palma.
La versatilità della Cambria è testimoniata anche dalla collaborazione con la Rai, che iniziò sin dal 1963 ma divenne intensa tra il 2000 e il 2003, con 39 puntate su RaiSat di «E la Tv non creò la donna», nelle quali analizzò le incongruenze sull’immagine televisiva femminile; autrice anche di «Trittico meridionale», tre trasmissioni sul Meridione d’Italia dedicate alle figure dell’etnologo Ernesto de Martino («La terra del rimorso») e Maria Occhipinti, scrittrice, anarchica e femminista siciliana («La rivolta dei non-si-parte»), e alla sua amata città, nella quale tornò spessissimo, Reggio Calabria («Dalla rivolta al professore»). Per Rai Sat Album firmò nel 2003 il «numero zero» di una serie televisiva dedicata alla storia del gossip, da grande osservatrice dei fenomeni di costume. Collaborò, infine, nel 2011 alla trasmissione dell’emittente LA7 «Le invasioni barbariche», con una rubrica settimanale. 
Il suo scrivere e il suo narrare con altri media, sempre di elevata finezza e rigore intellettuale, la portarono a dialogare con la gente, a osservare, ad andare nei luoghi, una visione del comunicare fatta di testimonianze. E fu testimone anche delle dinamiche della politica e della società di quegli anni, partecipando in prima persona alle grandi battaglie civili, quelle sul divorzio prima e l’aborto in seguito, passando per una interpretazione «da reggina» e in contrasto con quelli che definì i «pennacchi del Pci» dei moti di Reggio Calabria del 1970, ma da convinta marxista, per lungo tempo si collocò sulle posizioni del Partito Socialista Italiano più vicine al pensiero lombardiano.
Rimase sempre molto legata alla Calabria e alle sue radici, mirabilmente descritte nel suo lavoro letterario «In viaggio con la zia», dato alle stampe nel 2012.
Morì a Roma all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia. (Letterio Licordari) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Elisabetta Viti, Adele Cambria, Enciclopedia delle donne, ad vocem – http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/adele-cambria-2/
  • Elisabetta Viti, Una narratrice in prima linea, in «Il Quotidiano della Calabria», 13 giugno 2010, pp. 18-19

Nota archvistica

  • Archivia – Archivi Biblioteche e Centri di documentazione delle donne (presso Casa internazionale delle donne, Roma), Fondo Cambria Adele

Opere principali

  • Maria Josè, Biografia e diari inediti dell’ultima regina d’Italia, Longanesi, Milano 1966 (saggio);
  • Dopo Didone, Cooperativa Prove 10, Roma 1974 (romanzo);
  • Amore come rivoluzione. La risposta alle lettere dal carcere di Antonio Gramsci, Sugarco, Milano 1976 (saggio);
  • In principio era Marx, Sugarco, Milano 1978 (saggio);
  • Il Lenin delle donne, Mastrogiacomo, Padova 1981  (saggio);
  • L’Italia segreta delle donne, Newton Compton Editori, Roma 1984 (romanzo);
  • Nudo di donna con rovine, Pellicanolibri, Roma 1984 (romanzo);
  • L’amore è cieco, Stampa Alternativa, Roma 1995 (racconti)
  • Tu volevi un figlio carabiniere, scritto con il figlio Luciano Valli, Stampa Alternativa, Roma 1997 (saggio);
  • Isabella. La triste storia di Isabella di Morra, Osanna, Venosa 1997  (saggio);
  • Storia d’amore e schiavitù, Marsilio, Venezia 2000 (romanzo);
  • Nove dimissioni e mezzo. Le guerre quotidiane di una giornalista ribelle, Donzelli, Roma 2010 (autobiografia);
  • Istanbul. Il doppio viaggio, Donzelli, Roma 2012 (saggio);
  • In viaggio con la Zia. Con due bambine allo scoperta del mito in Magna Grecia, Città del Sole edizioni, Reggio Calabria 2012 (romanzo).

Riconoscimenti

  • Il romanzo «Storia d’amore e schiavitù» è stato, nel 2000, finalista al premio Morante e al Premio Città di Scalea, e in concorso al Premio Strega (7° classificato);
  • Premio giornalistico «Corrado Alvaro» alla carriera (2008);
  • Premio Letterario «Città di Palmi» – Sezione Giornalismo «Domenico Zappone» (2011);
  • Ottobre in Poesia, «Chiave poetica» della città di Sassari (2012);
  • Premio Internazionale «Artemisia Calabria» – Reggio Calabria 2015.
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