Camillò, Giovanni (John)

Giovanni (John) Camillò [Maropati (Reggio Calabria), 22 novembre 1897 – Sommerville (New Jersey), ***1942]

Nasce in una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche, da Antonio e Carmela De Guisa. Frequenta i primi tre anni della scuola elementare e ancora fanciullo viene avviato al mestiere del padre che fa il calzolaio.  Cresce perciò in una realtà povera all’interno della quale non s’intravede alcuna prospettiva di progresso e di miglioramento, in un’area in cui anche la natura sembra accanirsi con eventi devastanti. Il terremoto del 1908 sfiora appena il piccolo comune che, però, risente inevitabilmente della crisi economica indotta dal sisma. 
Per un giovane prestante, di bell’aspetto, in ottima salute l’arruolamento come volontario allo scoppio del primo conflitto mondiale appare l’unico modo di fuggire da quella che sembra una prigione a cielo aperto. La guerra lo porta lontano: dapprima verso l’Adriatico, poi a Gorizia e infine, subito dopo Caporetto, in Francia, in Argonne, dove scriverà, «ho visto cose da far rabbrividire anche i cuori più duri delle rupi». La crudeltà della guerra suscita in lui una forte repulsione e lo avvicina a quei commilitoni che, sia pure con molta cautela, conducono da tempo una sotterranea campagna antimilitaristica. Non l’attraggono i discorsi di quanti vorrebbero trasformare la guerra in rivoluzione, piuttosto lo attirano le argomentazioni pacate di quei pacifisti che, pur proclamandosi anarchici, parlano di solidarietà, di uguaglianza, di libertà. Legge, fino quasi a impararlo a memoria, un libretto che gli ha regalato un suo commilitone, Augusto Cegna, e che s’intitola Fra i contadini scritto da Errico Malatesta e si ripromette, non appena gli si presenterà l’occasione, di incontrare questo che ai suoi occhi è un nuovo profeta. 
Di ritorno dalla Francia, in attesa della smobilitazione viene trasferito ad Ancona e qui il suo sogno si realizza. Nel giugno del 1920 assiste a un comizio di Malatesta, da poco rientrato dall’esilio inglese, e ne rimane letteralmente folgorato tanto da aderire seduta stante all’ideale libertario. Il comizio che “il piccolo grande” leader tiene in quell’occasione è in sostegno della rivolta scoppiata tra i bersaglieri dell’11° Reggimento che si rifiutano di partire per l’Albania. Per evitare che altre truppe solidarizzino con i rivoltosi (“ammutinati”, li chiama il «Corriere della sera») il suo reggimento viene congedato e così può finalmente rientrare a casa. Prima di partire, tuttavia, ha il tempo di stabilire i contatti con quelli che da quel momento considererà i suoi “nuovi fratelli” o meglio, i suoi salvatori e come sosterrà più volte, “quelli che gli hanno aperto gli occhi”.
Come per moltissimi altri reduci, una volta rientrato in Calabria, non sembra esserci altra strada che quella di tentare la fortuna nelle Americhe e perciò decide di partire alla volta dell’Argentina. Giunge a Buenos Aires in autunno, ma non riesce a inserirsi nella comunità italiana e probabilmente già nei primi mesi del 1921 riparte per gli Stati Uniti, senza una destinazione precisa. 
Sbarcato a New York, raggiunge il New Jersey e trova una prima sistemazione a Somerville, tranquilla e anonima cittadina nella contea di Somerset. Per vivere si adatta a svolgere i lavori più umili e non appena riesce ad ambientarsi prende contatto con i circoli anarchici italiani, in particolare con il gruppo di Carlo Tresca, fondatore e direttore de «Il Martello», in quel momento il più importante e diffuso giornale anarchico di lingua italiana. S’incarica della diffusione del giornale nell’area di Boston e comincia anche a scrivere brevi articoli sulla realtà delle comunità italiane di emigrati. Al contempo mantiene i contatti con Malatesta, con Luigi Fabbri e altri compagni italiani ai quali riferisce della situazione americana.
A Malatesta scrive con regolarità informandolo delle cose americane, sugli scioperi e sulle manifestazioni, sui disoccupati cacciati dai soldati con i gas asfissianti, sulle condizioni di salute di Virgilia D’Andrea, la compagna di Borghi, operata per un brutto tumore e di cui è diventato amico e confidente. Nelle lettere confessa a Malatesta che a volte gli piacerebbe parlare in pubblico, ma non se la sente data la sua scarsa cultura. 
Intorno alla metà degli anni Venti, insoddisfatto dell’azione sindacale del gruppo di Tresca e dei Wooblies, il sindacato I.W.W.  entra a far parte della redazione de «L’Adunata dei refrattari», erede del gruppo degli antiorganizzatori di Luigi Galleani. Si lancia con ardore nella campagna per la liberazione di Sacco e Vanzetti e a lui viene affidato il coordinamento delle attività negli Stati del nord-est per cui da Somerville si muove lungo la costa e nelle città più importanti Philadelphia, Boston, Providence, Baltimora. Fino a quel momento la polizia italiana e le autorità consolari ignorano completamente la sua esistenza per cui non è sorvegliato. 
Nel giugno del 1929, nel corso di un ordinario controllo postale, la polizia sequestra a Roma una lettera spedita a Malatesta da un mittente che risulta del tutto sconosciuto. Immediatamente viene aperta un’inchiesta, viene interpellata la prefettura di Reggio Calabria, messo in allarme il comando dei carabinieri e allertati i consolati italiani di New York e Boston. Viene iscritto così nella «Rubrica di frontiera» per il provvedimento di perquisizione e segnalazione, poi rettificato, dopo qualche mese, in quello di arresto, mai eseguito perché non ci sono le condizioni. Ignorando lo stato di pericolo, prosegue normalmente la sua attività e la collaborazione con «L’Adunata» per la quale ora scrive regolarmente cronache e commenti, spesso senza firma o con una semplice sigla. 
Il 22 luglio del 1932 muore Malatesta e John ritiene di avere perduto la persona più importante della sua vita. Da quel giorno continuerà a mantenersi in contatto epistolare con la compagna del defunto leader dell’anarchismo italiano. La sprona, le fa coraggio, l’invita ad andare avanti sopportando il grande dolore e soprattutto la incita a realizzare una tomba degna del defunto e s’impegna a contribuire personalmente. L’iniziativa incontra negli ambienti anarchici internazionali difficoltà ed ostacoli non solo d’ordine finanziario quanto di natura ideologica.
L’amore sconfinato di Camillò e di altri compagni verso Malatesta riesce a compiere il miracolo e nel marzo del 1933 Luigi Quintiliano è in grado di spedire alla Melli la somma di 5.800 lire, poco più della metà dell’importo necessario ad acquistare il lotto di terreno nel cimitero del Verano per erigere la tomba del caro Errico. Giovanni, privandosi del necessario, vi contribuisce con 154 lire. Eppure nell’estate di quell’anno la fame, gli stenti, la miseria e la cattiva assistenza sanitaria riservata ai poveri e agli emigrati gli hanno portato via un figlio piccolo, nato dalla relazione con una ragazza italiana. 
Non si perde d’animo, non è nel suo carattere anzi intensifica la sua attività e i rapporti con i compagni europei; manda le sue corrispondenze anche a «Sorgiamo» di Buenos Aire e «Il Risveglio» di Ginevra e dall’Argentina riceve gli scritti di Severino Di Giovanni, la trascrizione dell’interrogatorio di Paulino Scarfò e gli articoli di Aldo Aguzzi. Gli atti del processo ai due anarchici argentini vengono pubblicati in inglese e in italiano con il titolo La tragedia di Buenos Airesmentre s’annuncia la pubblicazione degli inediti di Di Giovanni, che però non vedranno la luce. 
Nel frattempo il controllo su di lui viene allentato e per più di un anno gli informatori lo perdono di vista confondendosi, probabilmente, con le tante Sommerville esistenti. Sono, infatti, ben 8 le cittadine americane, sparse in altrettanti Stati, che portano lo stesso nome e Giovanni ha imparato a non indicare lo Stato dal quale spedisce le sue lettere. Lo rintracciano a New York il 1° maggio del 1934 quando partecipa alle manifestazioni indette per ricordare la festa del lavoro 
La corrispondenza con la Melli diventa sempre più sporadica e John si dedica ora esclusivamente all’attività politica. Allo scoppio della guerra civile spagnola vorrebbe arruolarsi nelle Brigate Internazionali, ma sia le precarie condizioni di salute sia la sua situazione familiare, sconsigliano qualsiasi avventura, così per non far mancare il suo apporto, ripiega sulla formazione di un «Comitato pro-Spagna» e sul mantenimento delle relazioni con i compagni italiani sparsi per il mondo e pronti ad accorrere in Spagna. Appresa la notizia, nel maggio del 1937, dell’uccisione a Barcellona di Camillo Berneri e Francesco Barbieri, detto “Ciccio”, calabrese come lui, scrive: «Mi auguro che questa infamia non rimarrà invendicata. I comunisti autoritari farebbero bene se in cambio di assassinare i compagni nostri assassinassero i veri nemici».
Nel luglio del 1937 pubblica un articolo a sua firma sul periodico anarchico «Il Proletario», che il solerte Consolato di New York, nel trasmetterne copia al Ministero di Roma, definisce “ignobile”. L’articolo intitolato Buffoni! è un commento alla notizia che il papa Pio XI ha concesso l’Ordine dello «Sperone d’oro» a Mussolini. L’ultima notizia che si ha di lui è un rapporto della Prefettura di Reggio Calabria datato 30 aprile 1938, poi si perde ogni traccia. Secondo Ferdinando Crudo, altro anarchico calabrese, originario di Sant’Onofrio, e che faceva parte della redazione de «L’Adunata», Giovanni morì a Sommerville nel 1942. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2021 – 09 

Nota bibliografica

  • Un trentennio di attività anarchiche (1914-1945”, Edizioni AntiStato, Cesena 1945;
  • Armando Borghi, Mezzo secolo d’anarchia (1898 -1945), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1954;
  • Katia Massara, L’emigrazione “sovversiva”. Storie di anarchici calabresi all’estero, Le Nuvole, Cosenza 2003, p. 53;
  • Amelia paparazzo, Il contibuto degli emigrati calabresi alle lotte operaie degli Stati Uniti, in Ead. (a cura di), Calabresi sovversivi nel mondo. L’esodo, l’impegno politico, le lotte degli emigrati in terra straniera (1880-1940), Rubbettino, Soveria Mannelli 2004, pp. 36-37;
  • Massimo Lunardelli, Dieci pericolosissime anarchiche, Blu Edizioni, Torino 2012;
  • Paul Avrich, Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti ed il movimento anarchico negli Stati Uniti, Nova Delphi, Roma 2015;
  • Antonio Orlando, Anarchici e anarchia in Calabria, Edizioni Erranti, Cosenza 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, D.G.P.S., Divisione affari generali e riservati, b. 972, fasc. 32076, cc. 96.
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