Caruso, Carlo

Carlo Caruso (Cosenza, 31 maggio 1865 – 2 ottobre 1952) 

Nacque da Francesco e da Marianna Scaglione, una famiglia cospicua. Dopo avere frequentato le scuole primarie e il Liceo Classico «Bernardino Telesio» nella sua città di nascita, come tradizione fu avviato agli studi di Legge. Laureatosi in giurisprudenza, più che la professione di avvocato, svolse intensa attività politica amministrativa e culturale nelle vesti di Consigliere alla Provincia di Cosenza, di Commissario dell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza dedicandosi totalmente al suo sviluppo, di Segretario perpetuo dell’Accademia Cosentina, di Ispettore bibliografico onorario per la Calabria. Come studioso di storia locale, oltre a insegnare per molti anni Storia dell’Arte nel Liceo Telesio, produsse una serie di scritti eruditi che documentano il suo interesse e la sua piena competenza in materia di arte e di storia della Calabria in età alto-medioevale. La validità delle fonti che stanno alla base delle sue ricerche, e la solidità delle argomentazioni storico-artistiche in essi esposte, fanno di questi suoi scritti (L’ellenismo nel Bruzio, L’arte e la fede in Val di Crati nel secolo XIIIl Duomo di Cosenza, Santa Maria della Consolazione di Altomonte e Filippo Sangineto), ancora oggi, nel loro insieme, un sicuro punto di riferimento per gli studiosi della civiltà bizantina nella Calabria prenormanna e normanna.
Chiamato, in riconoscimento delle sue alte doti culturali, alla guida della Biblioteca Civica di Cosenza, di cui può essere considerato rifondatore, contribuendo con donazioni personali e assicurandosi la prestigiosa raccolta calabra del prof. Francesco Bartelli, suo predecessore. Alla vita e allo sviluppo di questa nobile istituzione culturale cosentina, possiamo dire senza alcuna enfasi, dedicò oltre quarant’anni della sua esistenza (dal 1919 al 1950 circa), dimostrandosi Direttore sagace, attento nella scelta del patrimonio librario e nella gestione dei servizi. Nei suoi scritti emerge, con grande vivezza di stile, la sua soddisfazione nel vedere crescere, anno per anno, questa sua istituzione, soprattutto per merito dei numerosi donatori. Nel 1932 viene pubblicato il catalogo degli incunaboli conservati nella Biblioteca Civica di Cosenza, curato dalla «Scuola di Bibliografia Italiana» di Reggio Emilia. Negli appunti forniti ai redattori del catalogo, per la “Notizia” introduttiva da premettere al testo, Caruso, dopo aver fatto conoscere le alterne vicende della formazione della «Civica», fa un elenco puntuale e preciso degli enti e dei privati cittadini «che più generosamente vollero contribuire per facilitare il funzionamento e per dare maggiore incremento alla nobile istituzione». Dopo l’elenco delle singole donazioni, la nota poi così continua: «Per il grande merito di questi atti di ammirevole liberalità, e per i numerosi acquisti fatti, specie di alcune intere librerie private,… al presente la quantità delle opere conservate nella Civica Biblioteca di Cosenza trovasi così suddivisa: Pergamene (dei secoli XIII-XVIII n.508; Libri corali miniati n. 23; Manoscritti 218; Incunaboli 47; Libri ed opuscoli ricevuti in dono 26927; Libri ed opuscoli acquistati 16955; In deposito 982; Da segnare in ingresso in attesa di deliberazione 1936. Complessivamente volumi ed opuscoli 47.596». La nota termina con un ulteriore cenno di soddisfazione del Direttore Caruso per i nuovi locali che presto avrebbero accolto il crescente e continuo sviluppo bibliografico raggiunto dalla Biblioteca, mediante i lavori di restauro dell’ex monastero di S. Chiara, intrapresi dall’Amministrazione Comunale, dove poi effettivamente la Biblioteca Civica si trasferì, dall’originaria sede di Largo Vergini, nel corso dell’anno 1935.
Questa sua soddisfazione, per lo sviluppo bibliografico dell’istituto, viene espressa in termini ancora più diretti nellaRelazione sulla gestione della Biblioteca Civica di Cosenza per l’anno 1936 che egli tenne al Consiglio di Amministrazione nella tornata del 30 Ottobre 1937. Scrive Caruso in questa Relazione: “Siamo così pervenuti alla fine del 1936 a raggiungere uno sviluppo lineare di libri, collocati negli scaffali, di metri 2000: sviluppo che, se è lontano dalle diecine di chilometri delle grandi biblioteche metropolitane, segna nondimeno un percorso sufficiente per una salutare passeggiata.” Dopo essersi soffermato su alcuni dei testi più importanti nelle varie discipline pervenuti nel corso dell’anno in Biblioteca, Caruso si pone una domanda centrale: «Ma si potrebbe osservare se tante opere che, giorno per giorno, si acquistano hanno la virtù di promuovere utile studio?». Dopo avere osservato che non spetta alla Direzione, che provvede alla scelta e all’acquisto delle opere, esprimere una sua opinione su questo quesito, Caruso osserva che, considerata l’affluenza di lettori e studiosi che giornalmente frequentano la Biblioteca, quelle opere di tanti autori e di tanti argomenti debbono meritare un certo riguardo. Il valore dei libri riguardanti in particolare la Calabria, che la Biblioteca acquista, o riceve in dono, sta particolarmente a cuore a Caruso, per cui egli vi si sofferma con particolare soddisfazione, citando singolarmente studiosi e docenti stranieri che si erano fermati alla “Civica” per le loro consultazioni e che poi avevano lasciato   in dono all’istituto le loro opere. E così conclude, su questo  argomento, riferendosi in particolare alle presenze di studenti italiani e stranieri in Biblioteca: «Se uno studente dell’Università di Berlino poté qui, anni or sono, preparare la sua tesi accademica, se non pochi studenti universitari nostrani, indirizzati talora dai propri insegnanti, a cercare qui argomenti di tesi, e a svolgerle, da coteste manifestazioni si può argomentare che la nostra Biblioteca, per seguire specialmente un indirizzo, ha una efficace utilità nel contesto delle biblioteche italiane».
Pure se  orgoglioso di questa alta specificità della «Civica» nella raccolta delle opere riguardanti la Calabria, tale da fare della Biblioteca di Cosenza un punto fermo di informazione e documentazione bibliografica per studiosi e studenti, in questo settore di ricerca, Carlo Caruso si rende conto cha la Biblioteca non «vuole rinchiudersi come in una torre eburnea», «non vuole promuovere esclusivamente lo studio della Calabria in riguardo agli uomini, alla storia e alla natura […] ma deve necessariamente seguire altri indirizzi, deve ottemperare ad altre esigenze di studiosi e a giusti desideri di lettori, e pertanto, senza generalizzare, per non disperdere mezzi, vuole seguire  il precetto del nostro Bonaventura Zumbini. Chiesto di consiglio, egli raccomandò di promuovere lo studio delle scienze storiche politiche e morali».
Naturalmente, in questa sua lunga Relazione, Carlo Caruso, oltre a occuparsi principalmente dello sviluppo del patrimonio librario, si occupa anche di altri aspetti della vita della  Biblioteca anch’essi importanti: anzitutto di una “scrupolosa catalogazione, secondo le regole della bibliografia”, distinti in cataloghi alfabetici, per materia, per soggetti, i quali – egli scrive – “conducono, consigliano, confortano sommessamente lo studioso”; di personale preparato per i lavori di ordinamento e di catalogazione; di mezzi finanziari sufficienti; di un’adeguata scaffalatura per la collocazione delle sezioni librarie.
Quando la seconda guerra mondiale si abbatté su Cosenza, colpendo violentemente anche la Biblioteca e lasciando una grande massa di libri sparpagliata e sepolta sotto le strutture metalliche della scaffalatura, Carlo Caruso ne rimase affranto e sconvolto. Riteneva del tutto impossibile ripristinare il materiale perduto, anche se poi, in effetti, grazie alle generose donazioni di biblioteche private e all’altrettanto generosa assistenza della Soprintendenza bibliografica di Napoli, la «Civica» ritornò a essere più importante di prima.
Morì nel 1952 all’età di 87 anni, nel compianto generale.
Nel ricordo che di lui ha fatto, Guerriera Guerrieri, per molti anni Direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli, e Soprintendente Bibliografica per la Campania e la Calabria, così scrive di lui, riferendosi ai suoi lavori storici e alla sua attività di Direttore della Biblioteca Civica: «Tutti questi suoi lavori, precisi nel contenuto del testo e vergati con mano sicura, rispecchiano l’uomo scrupoloso, il calabrese serio e tenace, e forse anche intransigente. La sua capacità organizzativa gli permetteva di formulare programmi sempre migliori per inserire la sua Biblioteca nello sviluppo delle attività della Regione e renderla partecipe della ricchezza artistica della Calabria».
Al ricordo della Guerrieri possiamo aggiungere che, se la Biblioteca Civica di Cosenza, già nella prima metà del secolo scorso, era divenuta una biblioteca bene attrezzata nelle sue raccolte librarie, apprezzata e frequentata da studiosi italiani e stranieri, studenti e comuni lettori, lo si deve alla tenacia e al lavoro costante con cui Carlo Caruso, anno dopo anno, ne seppe curare lo sviluppo. La figlia Anna per molti anni lavorò alla Biblioteca. (Giacinto Pisani)  © ICSAIC

Opere

  • La Croce reliquiario del Duomo di Cosenza,  La Veloce Serafino & Chiappetta, Cosenza 1931;
  • Il Duomo di Cosenza, Relazione sulla gestione della Biblioteca Civica di Cosenza, La Veloce Serafino & Chiappetta, Cosenza 1931;
  • Notazione bibliografica degli incunaboli conservati nella Biblioteca Civica di Cosenza, Scuola di bibliografia italiana, Scuola di bibliografia italiana, Reggio Emilia 1932;
  • Relazione sulla gestione della Biblioteca Civica di Cosenza per l’anno 1936, s.e., Cosenza 1938;
  • Santa Maria della Consolazione di Altomonte e Filippo Sangineto, Casa del Libro Gustavo Brenner, Cosenza 1943;
  • L’Ellenismo nel Bruzio, Casa del Libro Gustavo Brenner, Cosenza 1969;

Nota bibliografica

  • Avv. Carlo Caruso. Ricordo commemorativo in occasione della sua morte, «Cronaca di Calabria», 3 ottobre 1952.
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi: dizionario bio-bibliografico. Vol. 4: Prima appendice. Reggio di Calabria: Tip. editrice “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1958, p. 43.
  • Guerriera Guerrieri, Carlo Caruso, Bibliotecario e studioso, «Accademie e Biblioteche d’Italia» , 3, 1977, pp. 210-212.
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