Casini, Agostino

Agostino Casini (Cosenza, 3 febbraio 1848 – Napoli, 10 gennaio 1892]

Medico-chirurgo e patriota, visse una vita breve e intensa. Di umili origini, nacque da Nicola e da Carmela Scrivani, in una modesta casa di corso Telesio a Cosenza. Studiò al Liceo “Bernardino Telesio” e, dopo avere completato gli studi classici, si trasferì a Napoli con la famiglia e si iscrisse all’università, conseguendo la laurea in Medicina e Chirurgia. All’età di soli 18 anni nel 1867 era partito volontario assieme a Giovanni Nicotera e combatté con ardore giovanile a Mentana tra le fila garibaldine. Tornato a Napoli e laureatosi, fu chirurgo ordinario all’Ospedale Clinico, quindi chirurgo coadiutore all’Ospedale Ravascchieri, all’Ospedale Clinico Chirurgico degli Incurabili e ordinario nell’Ospedale della Pace, direttore dell’Ospedale Gesù e Maria e, infine, professore pareggiato in Patologia chirurgica presso l’Università di Napoli.
Aveva una grandissima abilità nell’operare e già in quei tempi e “osava” intervenire sull’addome e sul torace. Per tale abilità, e giustamente, ebbe una molto vasta rinomamza e si guadagnò la fama di chirurgo “audace”. Carmelo Bruni, altro noto chirurgo calabrese, originario di Parenti, al I Congresso della Società Medico Chirurgica Calabrese, esaltò la figura di Casini, affermando che si era distinto in sala operatoria essendo stato il primo a Napoli a estirpare una milza leucemica e «primo in Italia osò aprire un torace per curarne una caverna tubercolare». Operazioni mai tentate in precedenza. 
Ad alimentare la sua fama contribuì anche «il suo animo aperto e generoso verso il prossimo». Per lui, infatti, come ebbe a dire il presidente della Camera commemorandolo, «la scienza non si confinava alla scuola, era l’esercizio, pieno di abnegazione e di sacrificio, di un altissimo dovere di filantropia; era un sacerdozio consacrato alle cure dell’umanità povera sofferente».
Lo troviamo così a Casamicciola impegnato a soccorrere i feriti dopo il tragico terremoto del 28 luglio 1883. Fondò allora un’organizzazione sanitaria di pronto intervento che denominò Croce Bianca e nel 1884, accorse a Napoli durante l’epidemia di colera, sotto l’insegna della Croce Bianca, meritandosi la medaglia d’oro per l’opera prestata. In quella occasione fu egli stesso contagiato due volte e, in pericolo di vita, sopravvisse per miracolo, e non ancora ristabilito continuò a prestare la propria assistenza, sebbene l’unico suo fratello, Eugenio, fosse caduto vittima del morbo: gli morì tra le braccia. Il disinteresse e l’abnegazione dimostrati, nel 1888 gli valsero anche l’elezione a consigliere comunale di Napoli, ma si dimise da tale carica dopo poco tempo convinto che ogni suo sforzo in favore della città riusciva vano per la costante prevalenza dell’«opportunismo camorristico».
Irredentista repubblicano, seguace delle dottrine mazziniane, era prefetto del Regno quando, nel 1886, pose la candidatura nel collegio di Cosenza II. Per sostenere li candidati radicali – nella stessa tornata elettorale si era presentato anche Roberto Mirabelli ad Amantea –  il 6 maggio il “fratello” Giovanni Bovio tenne un comizio a Cosenza (la massoneria appoggiava, infatti, i candidati del nuovo gruppo radicale e Casini era massone, fondatore nel 1867, con Giovanni Sperandio, della Loggia Egeria di Napoli). Ostacolato dal Governo Depretis e, lottato sia dal prefetto di Cosenza sia dai “pentarchici”, in quella tornata fu sconfitto.
Riuscì, invece, a farsi eleggere nello stesso collegio, nelle elezioni del novembre 1890 (XVIII legislatura) e con votazione plebiscitaria. Alla Camera sedette a sinistra, militando nel Partito Repubblicano, e prese la parola per discutere problemi sanitari e per sostenere la tesi irredentista; parlò anche sul bilancio del Ministero dei Lavori Pubblici. Presentò inoltre alcune interrogazioni tra le quali una sulla ferrovia Metaponto-Cosenza e Metaponto-Cotrone.
Si conosce poco della sua vita privata. Gravemente ammalato, si spense a Napoli giovanissimo, ad appena 44 anni. Giovanni Bovio salutò al cimitero il compagno di fede.
Il 14 successivo venne commemorato alla Camera dei Deputati dal presidente Giuseppe Biancheri che parlò di una molto sentita e grave perdita. E tra l’altro aggiunse: «Di tempra gagliarda e di ferreo carattere, di animo dolce e modesto, generoso e caritatevole, pieno di affetti pei miseri, largo di consolazioni agli afflitti, il Casini fu accompagnato alla tomba da un vero plebiscito di rimpianto, di dolore del popolo napoletano». Parole di compianto su Casini espressero anche i deputati Luigi Miceli che lo definì un grande medico e un grande patriota, Carlo Altobelli (si sono spenti, disse, «un forte intelletto, ed un cuore generoso»), e Francesco Petronio, suo amico e collega («Indole pugnace e fiera, dovette davvero contrare moltissime difficoltà, e sormontandole, si conquistò una fama, che altamente onorò il suo nome presso la gioventù ed il paese»). A essi si associò il presidente del Consiglio Di Rudinì. Il 24 gennaio, poi, un gruppo di giovani suoi estimatori, organizzò a Lungro una solenne commemorazione a cui presero parte numerosi cittadini.
Casini ha lasciato diverse pubblicazioni scientifiche e un anno prima di morire pubblicò un resoconto degli interventi chirurgici da lui praticati all’Ospedale della Pace. In suo ricordo fu posta una lapide marmorea nell’aula della clinica chirurgica dell’Università di Napoli e un busto marmoreo presso l’Ospedale Civile di Cosenza. I cosentini posero questa lapide presso la sua casa: «In questa casa nacque di tenui origini Agostino Casini. E si creò nobile dalla cattedra, alla tribuna. Morte immatura. Gli invidiò la fama. Intorno al feretro riconsacrò incorruttibile l’aristocrazia della mente».
Una piazza di Lungro è a lui intestata. Vie a suo nome esistono a Cosenza e Saracena.  La Loggia massonica di Spezzano Albanese portò il suo nome. È rimasta celebra una sua frase: «Non si cade quando si cade con la propria bandiera» (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2020

Opere

  • Elementi di anatomia patologica generale compilati sulle lezioni del dott. Ottone Schroen, 7 vollFlli. Testa, Napoli 1873;
  • Carbonchio e pustola maligna, Giovanni Jovene, Napoli 1880;
  • Lezioni cliniche sulla anemia, clorosi, reumatismo articolare, gotta, emiplegie, dispepsia, sifilide cerebrale, sifilide spinale e paralisi riflesse, o secondarie e infettive di Salvatore Tommasi, raccolte dal dottor Casini Agostino, G. Jovene, Napoli, 1881;
  • Contribuzione alla chirurgia pulmonale. Lettura fatta nell’Accademia medico-chirurgica, Stab. Tip. dell’Ancora, Napoli 1887;
  • Sui provvedimenti igienici e sulla pubblica istruzione della città di Napoli, s.e., Napoli 1889;
  • La chirurgia nelle sezioni dell’Ospedale della pace dirette dal dott. Agostino Casini, Enrico Detken, Napoli 1891;
  • Discorsi pronunciati dal deputato Casini nelle tornate del 20 e 21 giugno 1891Tip. della camera dei deputati, Roma 1891.

Note bibliografiche

  • Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Discussioni, 14 gennaio 1892;
  • Commemorazione fatta a Lungro il 24 gennaio 1892. Discorsi, Stab. Tip. Luigi Battei, Parma 1892;
  • Agostino Casini, in «La lotta. Gazzetta di Cosenza», 21 gennaio 1892;
  • Francesco De Simone, In memoria di Agostino Casini. Discorso pronunziato nell’assemblea della Lega Giordano Bruno il 15 gennaio 1893 in Napoli, Filinto Cosmi, Napoli 1893;
  • Pietro Maria Greco, Per la solenne inaugurazione del busto marmoreo di Agostino Casini nella sala dell’armamentario agli incurabili il 21 maggio 1893, Stab. Tip: A. Tocco, Napoli 1893;
  • Carmelo Bruni, Agostino Casini, Ed.“Cronaca di Calabria”, Cosenza 1931;
  • Carmelo Bruni, Un gran chirurgo: Agostino Casini, «Gl’incurabili», giugno 1938, pp. 218-221
  • Rosalia Cambareri, La Massoneria in Calabria dall’Unità al fascismo, Brenner, Cosenza 1998, pp. 63-64.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram