Cassiani, Gennaro

Gennaro Cassiani [Spezzano Albanese (Cosenza), 19 settembre 1903 – Roma, 14 luglio 1978]

Nacque da Ferdinando e da Teresa Arabia, tra le principali famiglie storiche di Spezzano Albanese, il più popoloso comune arbëreshe della provincia. Il padre, Ferdinando, era uno stimato avvocato, che esercitava la professione principalmente nel Tribunale di Castrovillari, e anche un raffinato umanista. La madre era cresciuta a Cosenza, dove gli Arabia erano diventati protagonisti della vita sociale e politica del capoluogo. I suoi genitori lo inviarono a studiare, fin dall’età di sei anni, presso i nonni Arabia, con i quali egli trascorse parte dell’infanzia e dell’adolescenza. Terminata l’istruzione primaria, frequentò a Cosenza il Liceo Telesio, dove ebbe come insegnante d’italiano lo scrittore Nicola Misasi e come insegnante di filosofia e storia il socialista Pietro Mancini. Già da studente liceale iniziò a misurarsi col giornalismo, scrivendo con entusiasmo sul periodico giovanile «La Fiaccola». Nel 1920-21 i genitori lo allontanarono dal capoluogo, facendogli completare gli studi liceali presso lo storico Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone. Conseguita la maturità classica, studiò Giurisprudenza all’Università di Napoli, affiancando agli studi l’attività giornalistica e la riflessione politica, coltivando idee laiche e antifasciste.
Il 25 luglio 1925, a soli ventun anni, discusse la sua tesi laurea in diritto costituzionale, che confermava, nella congiuntura che dava inizio al sistema totalitario, il suo antifascismo.
Dopo esser stato respinto dalla scuola allievi ufficiali per ragioni politiche e aver sostenuto l’esame di abilitazione professionale, diede inizio, a Cosenza, alla sua carriera di avvocato e sviluppò l’attività di conferenziere, anche fuori dalla Calabria. All’inizio degli anni Trenta, forte di una fitta rete di relazioni nel campo della giurisprudenza, decise di fondare la rivista giuridica «Tribunali Calabresi», alla quale collaborarono spesso illustri giuristi. Pubblicata con continuità fino al 1939, la rivista riprese brevemente nel 1942 e poi nel 1945-46.
Al 1932 risale il suo matrimonio con Maria Stancati, figlia di un avvocato cosentino, dalla quale avrà quattro figli: Ferdinando, Alessandro, Ambrogio e Rita. Nello stesso anno del suo matrimonio, pubblicò un opuscolo dal titolo Il nuovo patto sociale, nel quale, confermando la sua fede mazziniana, affermava di vedere nel fascismo una sorta d’inveramento del mazzinianesimo: «vedo che il programma economico-sociale del grande veggente è passato nel fascismo con felici ordinamenti che trovano sanzione e sintesi nella Carta del Lavoro». Questo apprezzamento della Carta del Lavoro, che era stata approvata nel 1927, era comune a molti esponenti del mondo politico, inclusi alcuni socialisti, e Cassiani lo condivideva.
Negli stessi anni Trenta, ebbe una sorta di conversione spirituale e di conseguenza anche politica. Abbandonato l’anticlericalismo repubblicano e socialisteggiante, si accostò al mondo cattolico. Ne è testimonianza la sua corrispondenza con Antonino Anile, autorevole esponente della cultura politica cattolica, che fu ministro della Pubblica Istruzione con Facta nel 1922. Ne è prova documentale la sua partecipazione al Movimento dei laureati cattolici e l’inizio della sua collaborazione al giornale dei cattolici cosentini, «Parola di Vita», nel 1935. Tra il 1936 e il 1938, partecipò a Camaldoli alle prime settimane di cultura religiosa indette dal Movimento dei laureati cattolici, divenendo il presidente dei laureati cattolici della Calabria. Intanto proseguiva la sua collaborazione a «Parola di Vita», dal 1935 diretto da don Luigi Nicoletti.
Il 19 marzo 1943 partecipò a Roma, a una riunione clandestina della nascente Democrazia Cristiana. Fu questo – considerato comunemente l’atto fondativo della Democrazia Cristiana – il punto d’inizio dell’attività che lo porterà, assieme a Luigi Nicoletti, alla guida della Democrazia Cristiana in Calabria, già nell’autunno del 1943. 
Il 28 gennaio 1944 si tenne a Bari il Congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale delle regioni liberate dall’esercito angloamericano. Il giorno precedente si svolse, nella stessa Bari, un piccolo congresso della Democrazia Cristiana, nel quale, a proposito della “questione istituzionale”, Cassiani intervenne pronunciandosi a favore della repubblica e contro la monarchia. Cosa che ribadì poi, parlando a nome della Dc, a Radio Bari. 
Più tardi, in seguito alla cosiddetta “svolta di Salerno” voluta da Togliatti, che faceva cadere la pregiudiziale antimonarchica, si tenne a Napoli un Convegno nazionale della Dc, al quale parteciparono i delegati di tutte le regioni meridionali e delle isole. Cassiani fu presente come delegato regionale della Calabria e fu tra i primi firmatari dell’ordine del giorno conclusivo che sosteneva la necessità di formare un governo di coalizione. Era il preludio alla formazione del secondo governo Badoglio. 
Alla fine di luglio del 1944, due mesi dopo la liberazione di Roma dai nazifascisti, si tenne a Napoli un congresso interregionale della Dc, al quale Cassiani partecipò assieme a don Luigi Nicoletti. Al termine del convegno fu eletto il Consiglio Nazionale del partito: fu il terzo degli eletti, dopo De Gasperi e Andreotti. Subito dopo, proclamato segretario De Gasperi, entrò nella direzione del partito con Aldisio, Grandi e Spataro. Così ebbe inizio il suo ruolo di giovane dirigente nazionale della Dc. 

Alla fine dell’anno, in seguito all’uscita dal governo dei socialisti e degli azionisti, si formò il secondo governo Bonomi, che lo nominò sottosegretario ai Lavori Pubblici, avendo come ministro Meuccio Ruini. A quel punto chiuse sua attività professionale in Calabria e si trasferì a Roma con l’intera famiglia. Sei mesi dopo, in seguito alla formazione del governo Parri, fu nominato sottosegretario al ministero del Lavoro. Lo stesso incarico gli fu confermato alla fine del 1945 nel primo governo De Gasperi, durante il quale si tenne a Roma il primo Congresso nazionale della Dc, in cui fu rieletto consigliere nazionale del partito.
Nel 1946 fu il primo degli eletti, in Calabria, all’Assemblea Costituente, con più di 50 mila voti di preferenza. Questo grande successo elettorale consacrava il suo ruolo politico di guida, che lo avrebbe visto al governo fino al 1958.
Fu ancora sottosegretario al Lavoro nel secondo governo De Gasperi (1946-1947). Quasi al termine dei lavori della Costituente, al secondo Congresso della Dc, si costituì un Comitato permanente per il Mezzogiorno, di cui don Luigi Sturzo fu presidente e Cassiani segretario. Nel 1948, in seguito alla vittoria della Dc sul Fronte Popolare social-comunista, nel quinto governo De Gasperi, fu di nuovo nominato Sottosegretario, questa volta alla Giustizia (1948-1950).
Ebbe inizio così la carriera governativa che attraversò l’intera epoca del centrismo e dell’egemonia democristiana. Nel settimo e nell’ottavo governo De Gasperi e poi con Pella fu sottosegretario al Tesoro (1951-1954). Poi con Fanfani e con Scelba giunse la nomina a Ministro delle Poste e Telecomunicazioni (1954-1955). Infine con Segni e Zoli fu Ministro della Marina Mercantile (1954-1958). 

Nelle elezioni politiche del 1958 ottenne 118.000 voti di preferenza. Ma l’anno dopo, eletto Aldo Moro segretario della Dc, si faceva largo nel partito l’idea di un’alleanza con il partito socialista, cui si sarebbe giunti nel 1963. Cassiani, invece, con Scelba, Gonella e Scalfaro, si opponeva fortemente a questa prospettiva. 
Nel 1963, i suoi voti di preferenza si dimezzarono rispetto alle precedenti elezioni, passando da 118.000 a 60.000, col risultato di esser preceduto da tre più giovani candidati emergenti: Dario Antoniozzi, Salvatore Foderaro e Riccardo Misasi. Questo declino elettorale sanzionava il mutamento dei tempi: dal clientelismo notabilare, si passava a un clientelismo orizzontale, burocratico, che aggregava gruppi di interessi a livello di massa. Sicché alla leadership di avvocati e umanisti, di cui Cassiani era un esempio paradigmatico, subentrava una pletora di nuove figure professionali e in specie un buon numero di persone classificabili come politici di professione. 
Preso atto del mutamento e delle conseguenti difficoltà, Cassiani nella successiva tornata elettorale del 1968 pensò bene di sottrarsi al confronto con i nuovi leaders emergenti, spostandosi dalla Camera al Senato e candidandosi nel collegio uninominale di Castrovillari-Paola, quello di cui faceva parte il luogo natio, Spezzano Albanese. Eletto col 45% dei voti, fu poi in Senato presidente della Commissione Giustizia. Quattro anni dopo, nel 1972, Giulio Andreotti fu incaricato di guidare un governo a termine. Scelse, tra gli altri, alcuni vecchi e fidati leaders della Dc, tra cui Cassiani, al quale fu riaffidato il ministero della Marina Mercantile (febbraio-giugno 1972). Nelle elezioni anticipate del 1972, fu di nuovo candidato nel collegio di Castrovillari-Paola, dove fu rieletto ancora col 45% dei voti. Ma quattro anni dopo, nel 1976, decise di non ricandidarsi e di lasciare il Parlamento.
Il 18 aprile 1978, mentre Aldo Moro era prigioniero delle Brigate Rosse, Cassiani celebrò all’Istituto Sturzo il trentennale della vittoria democristiana nelle elezioni del 1948, assieme a Giuseppe Spataro, presidente dell’Istituto Sturzo, e Raimondo Manzini, direttore dell’«Osservatore Romano». Fu l’ultimo incontro pubblico in cui prese la parola. Pochi giorni dopo ebbe un infarto. Ricoverato all’ospedale San Camillo, morì il 14 luglio 1978. (Vittorio Cappelli) @ ICSAIC 2020

Opere

  • Problemi del Mezzogiorno, Seli, Roma 1947;
  • Le Pietre: dalle due Italie alla ricostruzione nazionale, Casa Editrice Studi Meridionali, Roma 1977;
  • Discorsi parlamentari (1946-1976), Camera dei Deputati, Roma 2003.

Nota bibliografica essenziale

  • Giuseppe Sircana, Gennaro Cassiani, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 38, Treccani, Roma 1988;
  • Gabriella Fanello Marcucci, Gennaro Cassiani 1903-1978: penalista, umanista e politico della Calabria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabria. Dall’unità d’Italia al XXI secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018, pp. 88-97;
  • Vittorio Cappelli, Gennaro Cassiani, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di), I calabresi all’Assemblea Costituente, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 50-60.
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