Il Milite Ignoto sarà ricordato a Rende per i 100 anni

In primo piano

Nel centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto, la sezione dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia di Cosenza (UNUCI) organizza nella sala del Consiglio comunale di Rende, in Piazza Matteotti, una serata di storia, di canzoni e di poesia.

L’iniziativa, che si terrà lunedì 20 Settembre 2021 a partire dalle ore 18, sarà aperta dai saluti del generale Giovanni De Luca, presidente UNUCI Calabria e da quelli del Sindaco della Città di Rende, Marcello Manna e dell’assessore alla cultura dello stesso comune, Marta Petrusewicz. Interverranno, inoltre, Rosellina Naccarato, presidente PASFA Cosenza, il colonnello Massimo Scotti, comandante del 1° Reggimento Bersaglieri. La serata sarà coordinata dal 1° capitano Dario Ottolenghi e dal tenente medico Franco Ziccarelli della sezione UNUCI di Cosenza, mentre il controllo dei protocolli “Covid-19” sarà a cura dell’Associazione Carabinieri di Rende di cui è presidente il luogotenente Domenico Moretti.

Tra gli ospiti, anche lo storico Giuseppe Ferraro, coordinatore della sezione didattica del nostro Istituto, tra i patrocinatori dell’evento, il quale parlerà del suo libro “Resistere” (Pellegrini – ICSAIC, Cosenza 2018).

Ci saranno, nel corso della manifestazione, momenti musicali con le canzoni di Morena Sanchez e di poesia con Franchino u’ Funtanaru e Ciccio Ciacco.

Il Milite Ignoto, come è noto, scelto tra 11 vittime della Prima Guerra Mondiale, per “onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno” venne traslato e tumulato a Roma, il 4 novembre 1921, sull’Altare della Patria.

Castrovillari: presentazione del libro “Personaggi, viaggi e libri altrui” di Vittorio Cappelli

Si terrà martedì 7 settembre alle ore 21, nel chiostro del Protoconvento francescano di Castrovillari, la presentazione del volume “Personaggi, viaggi e libri altrui”, ultimo lavoro del prof. Vittorio Cappelli, direttore scientifico dell’ICSAIC.
L’iniziativa è inserita all’interno del calendario della rassegna “Scirocco, venti di teatro, musica e danza” in programma a Castrovillari dal 7 settembre al 15 ottobre 2021 e organizzata dall’Associazione Culturale “Aprustum”.

Il volume, edito da Rubbettino, è stato definito “una sorta di autobiografia intellettuale, che mette assieme pagine disseminate in libri, riviste e giornali”. Tra gli scritti pubblicati emergono le tematiche di studio già affrontate dal prof. Cappelli, con particolare attenzione alla presenza italiana nell’America Latina, cui il direttore dell’ICSAIC ha dedicato numerosi lavori.

Per maggiori informazioni:

A Castrovillari soffia lo “Scirocco” che porta teatro, musica e danza: gli eventi dal 7 settembre al 31 ottobre

Ritorna con dieci nuove voci il Dizionario Biografico della Calabria

Care amiche e cari amici,
Dopo la pausa estiva, ritorna con dieci nuove voci il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea. E arriviamo, così, grazie alla collaborazione di vecchi e nuovi collaboratori – che speriamo siano sempre più numerosi – e all’impegno della redazione, a quota 630.
Queste sono le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione. Buona lettura e ancora buona estate… 

Vincenzo Padula e i briganti. Il booktrailer del testo di Giuseppe Ferraro

Continua l’iniziativa “I booktrailer dell’ICSAIC” con il terzo videoclip dedicato al volume “Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico” (Rubbettino, 2021) dello storico Giuseppe Ferraro, componente del Direttivo dell’ICSAIC e coordinatore della Commissione per la didattica della Storia.

Il tema del brigantaggio negli ultimi anni è al centro di un dibattito pubblico spesso polarizzato su posizioni contrastanti, ma non sempre suffragato dall’indagine storico-critica. Attraverso gli scritti di Vincenzo Padula, apparsi su «Il Bruzio», si è voluto approfondire una pagina cruciale di un fenomeno complesso e radicato sia nella storia dell’Italia meridionale che nel discorso pubblico attuale. Nei suoi scritti Padula approfondì la complessità del fenomeno, le sue radici di lungo periodo e le diverse energie che si fronteggiarono al suo interno.

I temi e gli interrogativi posti da Padula portano ancora oggi a confrontarci con la storia dell’Ottocento e del brigantaggio meridionale con uno sguardo non solo territoriale. Il booktrailer è curato come sempre da Matteo Dalena, con l’assistenza tecnica di Lorenzo Coscarella e Bruno Pino.

Contro i luoghi comuni neoborbonici. Una lettura del presidente Palma al volume di Pino Ippolito Armino

Il recente volume di Pino Ippolito Armino Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche presenta ai lettori una operazione di fact checking sulle tante inesattezze sull’Unità d’Italia che tanti storici revisionisti hanno contribuito a diffondere. Il presidente ICSAIC Paolo Palma, in un articolo pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” del 22 luglio 2021, fornendo una propria lettura del volume di Armino sottolinea alcuni dei più diffusi luoghi comuni neoborbonici da sfatare.

Come ti smonto le frottole dei neoborbonici

So di entrare a gamba tesa, ma lo dico in premessa: del libro di Pino Ippolito Armino, Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche (Editori Laterza), c’era bisogno. Non perché manchino gli studi seri sull’Unità d’Italia, il brigantaggio, la questione meridionale, Mazzini e Garibaldi, ma perché l’agile strumento scelto dall’autore, il cosiddetto fact checking, è molto utile per contrastare le dieci principali baggianate (scusate se la gamba resta tesa) che hanno fatto la fortuna di un “pensiero” sostanzialmente reazionario, qual è il neo-borbonismo dilagante sui social.
A me è sempre parso, in realtà – e il libro di Armino rafforza questa convinzione – che il neoborbonismo rappresentasse la faccia sudista del leghismo nordista, da esso peraltro generato come rivalsa del povero Sud contro il ricco Nord; ma che al leghismo fosse in realtà omogeneo tanto da essere sostenuto da un’accozzaglia di “intellettuali” in cui spiccano i nomi dell’indipendentista piemontese Roberto Gremmo e del fascioleghista Mario Borghezio. L’importante, per questi signori, è colpire l’identità nazionale, da Nord e da Sud. Perché l’obiettivo comune, sostenendosi leghisti e neoborbonici a vicenda, è quello di trasmettere – come nota Arminio – lo stesso desiderio di separazione. Ben venga perciò chi combatte questa pericolosa deriva a viso aperto.
L’Autore fa correttamente risalire l’esplosione del neoborbonismo al fortunato, ma anche raffazzonato, libro Terroni di Pino Aprile (Piemme 2010) che a sua volta ha come progenitore il romanzo La conquista del Sud (Rusconi 1972) dello scrittore nostalgico Carlo Alianello, ma dimentica di ricordare (lacuna che non inficia la bontà del suo lavoro) che le prime tesi storiografiche sostanzialmente filo-borboniche nacquero a sinistra-sinistra, con il volume Contro la “questione meridionale”. Studio sulle origini dello sviluppo capitalistico in Italia, degli storici campani Edmondo M. Capecelatro e Antonio Carlo (Savelli 1972). Capecelatro e Carlo aprono addirittura il loro saggio contestando la tesi di Engels secondo cui il Mezzogiorno d’Italia soffriva per la mancanza di uno sviluppo capitalistico; e si sforzano di dimostrare che tale sviluppo si era in realtà realizzato e al momento dell’Unità d’Italia non esisteva divario tra Nord e Sud! Che come sappiamo è falso.
Dieci baggianate, dicevo, presenti qua e là in tutta la “storiografia” neo-borbonica che fa da coro al guru Aprile. La prima: il “genocidio meridionale”, che Armino dimostra essere definizione irresponsabile, fondata su dati vaghi, manipolati, ed episodi alterati come le detenzioni nella fortezza alpina di Fenestrelle e le stragi di Casalduni e Pontelandolfo, che egli ridimensiona nel numero delle vittime e correttamente contestualizza come rappresaglia seguita a un agguato brigantesco che aveva causato la morte di quarantuno militari piemontesi.
La seconda: la spedizione dei Mille frutto di un complotto inglese con la complicità del Piemonte, della massoneria e della mafia. Ma l’Autore ha gioco facile a dimostrare che Cavour cercò di ostacolare l’iniziativa garibaldina e che semmai furono i Borbone a non saper cogliere i fermenti di rinnovamento presenti nella società meridionale mettendosi essi alla testa di un movimento di unità nazionale.
E che dire del povero Garibaldi, che era certamente massone (ma non un Licio Gelli!), oggetto di accuse anche infamanti da parte della “storiografia” neo-borbonica? Garibaldi assassino del primo marito di Anita e schiavista senza scrupoli. Le prove? Nessuna per il presunto omicidio. Per quanto riguarda l’accusa di essere un mercante di schiavi, il grossolano fraintendimento di un documento dovuto a una cattiva traduzione dallo spagnolo. In realtà, quando Lincoln gli offrì il comando delle armate nordiste nella guerra civile americana, Garibaldi rispose che alla sua accettazione era d’ostacolo la mancanza di una chiara presa di posizione sull’abolizione della schiavitù, come documenta uno storico serio, Alfonso Scirocco, nella biografia dell’Eroe dei Due Mondi. Che strano schiavista!
Ma è sulle frottole e sugli svarioni di storia economica che l’agile volume di Armino risulta particolarmente convincente: il saccheggio del Mezzogiorno da parte dei piemontesi, i furti di preziosi e le razzie del denaro e dell’oro del Banco delle Due Sicilie, sia a Palermo sia a Napoli, la questione della unificazione dei debiti degli ex Stati nel nuovo debito pubblico nazionale, la ricchezza del Sud prima dell’Unità, l’industrializzazione del Mezzogiorno e la famosa siderurgia del distretto calabrese di Mongiana in tandem con le napoletane officine di Pietrarsa. L’Autore smonta queste fole una per una, rilevando giustamente che quelle meglio riuscite «mescolano sempre un po’ di cose vere a molte cose false», e riesce a distinguere tra le une e le altre dimostrando ad esempio la falsità dei presunti primati europei del Regno delle Due Sicilie in campo industriale, mercantile e militare. La realtà era molto meno rosea di come la dipingono i vari Aprile, Ciano, Del Boca (Lorenzo, non, per carità, il grande Angelo recentemente scomparso!). Alla base del ritardo del Sud borbonico c’era un grave deficit infrastrutturale, la mancanza cioè delle precondizioni per lo sviluppo. Basti pensare che alla vigilia dell’Unità le strade ferrate napoletane si estendevano per 124 chilometri, contro i 200 della Lombardia, i 308 della Toscana, gli 807 del Piemonte.
Quel Regno era tutt’altro che fantastico, soprattutto a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento, quando piombò nell’oscurantismo mentre il Regno di Sardegna realizzava la modernizzazione aprendosi alle riforme istituzionali ed economiche.
Anche l’unificazione italiana fu però tutt’altro che fantastica. Armino non ne nasconde i limiti, non manipola i dati relativi ai contraccolpi negativi, per l’industria meridionale, dell’accentramento cavouriano culminato nell’estensione della politica doganale piemontese al nuovo Regno. Ma fa giustamente notare che in Parlamento l’abbattimento delle tariffe doganali fu sostenuto da quasi tutti i deputati meridionali, espressione di quei ceti possidenti agrari che dalle misure liberiste di Cavour traevano benefici per le esportazioni di vino, olio e altri prodotti di qualità.
La storia non si presta alle fantasie semplificatrici dei secessionisti e alle loro mistificazioni. L’arretratezza meridionale non nasce con l’Unità, come dicono i neoborbonici, ma ha origini remote. L’Unità la fanno i Savoia e Cavour, non Mazzini e Cattaneo, che vengono sconfitti. Ma con tutti i suoi limiti fu una grande conquista e nessun meridionalista, da Salvemini a Gramsci, da Dorso a Fortunato l’ha mai messa in discussione. Parlo di meridionalisti seri, non di pseudostorici che paragonano, vergognosamente, Cavour a Hitler.

Paolo Palma

La Santa ‘Ndrangheta 30 anni dopo nel libro di Anna Sergi e Pantaleone Sergi

Pubblichiamo la recensione del libro “La Santa ‘ndrangheta. Da violenta a contesa” scritta per “Casinistanews” da Letterio Licordari, del Direttivo dell’ICSAIC.

Il fenomeno della ‘ndrangheta valutato con un diverso approccio da Anna Sergi e Pantaleone Sergi.


Non è mai facile scrivere e parlare delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare. Si rischia di brancolare nella confusione delle fonti su fatti che vengono generati lontano dalla “luce del sole” e finanche su omertà istituzionali, su crimini che hanno determinato modifiche al diritto, interferenze e ingerenze importanti con la realtà e con il funzionamento della macchina amministrativa pubblica e privata.
Non è, pertanto, argomento che possano trattare compiutamente in tanti. Trenta anni fa, Pantaleone Sergi, noto giornalista, storico, saggista e accademico, narrava nel suo testo La “Santa” violenta storie di ‘ndrangheta e di ferocia, di faide, sequestri e vittime innocenti. Da quel periodo ad oggi si registra quella sorta di “evoluzione” dei fenomeni mafiosi in genere (e della ‘ndrangheta in particolare) attraverso mutate forme “gestionali” pienamente in linea con lo sviluppo della tecnologia e dell’accrescimento culturale degli adepti, nonché con la globalizzazione, che ha facilitato ulteriormente interscambi di beni fungibili e non e l’infiltrazione “guidata” nei palazzi del potere.

Ecco perché vi è stata l’inversione dei ruoli per i soggetti “con il cappello in mano”: dapprima erano gli ‘ndranghetisti a recarsi dai politici per ottenere favori e rispetto, oggi avviene esattamente il contrario. Cambia, quindi, anche l’analisi del fenomeno, che per la sua complessità e per le citate ramificazioni non può non essere oggetto di più allargate fasi di studio in una dimensione criminologica importante e anch’essa in progressiva evoluzione.
Pantaleone Sergi, che si è occupato in passato anche della sottovalutata organizzazione criminale dei “basilischi” in Lucania (Gli anni dei basilischi, 2003, che seguì La mafia in Basilicata dal 1981 al 2000 nelle relazioni dei Procuratori Generali, 2001), si muove con un diverso approccio nel suo nuovo lavoro La Santa ‘ndrangheta da violenta a contesa, edito da LPE Luigi Pellegrini Editore e in libreria dal 24 giugno, facendo il punto sui tre decenni di scarto rispetto alla prima pubblicazione assieme alla figlia Anna, criminologa all’Università di Essex, nel Regno Unito.
Un testo curato con il rigore del saggista, storico e del cronista di un giornalismo che in molti dovrebbero “studiare” e con il supporto scientifico, sociologico e del diritto proprio di chi si occupa dei fenomeni criminali organizzati. Un volume di quasi 400 pagine frutto di ricerche certosine e attente analisi dei fatti, compresi quelli investigativi e giudiziari, che costituisce molto più di una sinossi su un movimento criminale che ha abbandonato le coppole e le giacche di velluto per pervenire ad un fatturato stimato in oltre 25 miliardi di euro, pari quasi al 5% del PIL italiano, l’espressione oggi «meglio organizzata» tra le “mafie imprenditrici”.


Droga e smaltimento illegale dei rifiuti, ma ancora usura, gioco d’azzardo, estorsioni, che producono danni all’economia reale nazionale e rimpolpano i paradisi fiscali, attività a volte anche incrociate nel corso di studi e ricerche sulle migrazioni effettuati da Sergi, ma con il retaggio dei modus operandi del passato. Il libro è stato presentato al “Terrazzo Pellegrini” lo scorso primo luglio dagli autori nel corso di un evento moderato da Antonietta Cozza, con interessanti interventi in presenza e on-line, tra i quali quello di Enzo Ciconte, anch’egli noto autorevole storico e studioso del “pianeta ‘ndrangheta”.

Letterio Licordari

Buona estate a tutti: il Dizionario si arricchisce di nuove biografie

Care amiche e care amici,

Sono online altre dieci biografie di calabresi protagonisti del Novecento, figure importanti della storia regionale. Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea con queste nuove biografie è arrivato a quota 620. Ora si concede un po’ di respiro: anche i nostri amici collaboratori, sempre di più, hanno diritto a una pausa estiva. Rallenteranno, dunque, le uscite ma il lavoro va avanti con identico impegno, quello di realizzare un’opera culturale collettiva mai tentata, pur senza avere da tempo alcun sostegno pubblico.
Queste sono le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione. Buona lettura e buona estate. E a presto con le nuove biografie.

BUONA ESTATE A TUTTI GLI AMICI!

“Vita avventurosa di Don Amadeo”, da San Nicola Arcella alle Americhe

Si è tenuta a San Nicola Arcella la presentazione del volume “Vita avventurosa di Don Amadeo”, scritto da Piero Di Giuseppe e dedicato alla vita di Amedeo Barletta (1894-1975). Figura controversa di emigrato calabrese nelle Americhe, Barletta fu imprenditore e commerciante di successo incarcerato sia da Trujillo a Santo Domingo sia da Fidel Castro a Cuba. All’iniziativa, moderata da Nicoletta Toselli, oltre all’autore hanno preso parte il sindaco Barbara Mele, il presidente dell’associazione “Gianfranco Serio” Filomena Serio, la ricercatrice Elena Paolino ed il giornalista e saggista Letterio Licordari, membro del direttivo dell’ICSAIC.
Condividiamo con voi l’articolo dedicato al volume e all’iniziativa, scritto da Nicoletta Toselli e pubblicato sul portale lavoceagliitaliani.it:
Calabria – Presentato ”Vita avventurosa di Don Amadeo” di Piero Di Giuseppe

Sulla figura di Amedeo Barletta vi invitiamo a leggere la biografia presente nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea dell’ICSAIC, redatta dallo stesso Piero Di Giuseppe:
Barletta, Amedeo

Il racconto della vita di Sergio Chiatto tra sport e sapere

Il nostro socio Sergio Chiatto, ha pubblicato di recente Sergio Chiatto, “Una vita tra sport e sapere”. Percorso autobiografico tra immagini, scritti e ricordi.
Ecco la recensione del volume scritta per il settimanale Parola di Vita (a. 14 n. 19) da Lorenzo Coscarella.

Una vita all’insegna di sport e sapere. Il sottotitolo dell’ultimo volume pubblicato da Sergio Chiatto ben sintetizza l’obiettivo dell’opera, che è quello di presentare al lettore un percorso nella biografia dell’autore attraversando, oltre che le vicende personali, molti aspetti della vita cosentina tra gli ultimi decenni del ‘900 e gli anni 2000.

Continua a leggere

Care amiche e cari amici, dieci nuove voci per il nostro “Dizionario”

Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea raggiunge 610 voci.
I nuovi biografati e i rispettivi autori sono:

Grazie dell’attenzione e buona lettura.
Appuntamento alle prossime biografie.

Un volume di Giuseppe Pierino racconta il comunista Fausto Gullo

Fausto Gullo. Un comunista nella storia d’Italia, è il suggestivo titolo della monografia (Rubbettino editore, prefazione di Aldo Tortorella) che Giuseppe Pierino, socio dell’ICSAIC, ha dedicato al “ministro dei contadini”, secondo la definizione più nota del personaggio. Suggestivo il titolo, ma soprattutto vero, perché colloca correttamente Fausto Gullo nella dimensione storica nazionale che gli spetta e sottolinea il suo essere stato un comunista, “senza se e senza ma”, come usa dire ai nostri giorni.

Oggi Gullo, che l’Autore studia da molti anni avendo già scritto su di lui alcuni saggi, è una figura abbastanza sconosciuta, ignota ai giovani, abbastanza dimenticata dai suoi contemporanei, ed è già soltanto per questo che l’opera di Pierino risulta meritoria. Il comunista della Presila è infatti all’origine, con ruoli da protagonista, sia dello “Stato nuovo” edificato, pur con limiti e contraddizioni, dopo la caduta del fascismo, sia del “Partito nuovo” proposto da Togliatti al rientro dall’Unione Sovietica, nel marzo del 1944. Fu suo, infatti, come sottolinea anche Tortorella nella robusta prefazione al volume, l’intervento decisivo che permise l’affermazione della contrastata linea della “svolta di Salerno”, in seguito alla quale Gullo sarebbe diventato l’unico ministro comunista con portafoglio, all’Agricoltura, nel secondo governo Badoglio e nel successivo governo Bonomi. Il ministro dei famosi decreti intitolati “Concessione ai contadini delle terre incolte”, concreto riformatore avversario del latifondo, il cui ritratto era affisso alle pareti delle case rurali, accanto alle immagini sacre.
Attraverso la figura di Gullo, Pierino ricostruisce i più importanti filoni della storia nazionale fin dall’adesione alla sinistra comunista di Bordiga che al giovane “giacobino” era apparsa più rivoluzionaria rispetto alla corrente “centrista” dell’Ordine Nuovo gramsciano. A questa aderì, però, poco prima del congresso di Lione del 1926, che segnò la sconfitta e l’emarginazione dei bordighiani.
Di grande interesse le pagine che Pierino scrive sul meridionalismo di Gullo, congiunto innanzitutto alla difesa dell’unità nazionale, secondo la migliore tradizione meridionalistica, e quindi alla battaglia antiregionalista nell’Assemblea Costituente che alla luce delle gravi degenerazioni del regionalismo italiano, antiche ormai ma venute alla ribalta con la pandemia, risulta per certi aspetti lungimirante.
L’altro pilastro del suo impegno politico e intellettuale è stato l’ispirazione laica che Pierino scandaglia in tutta la sua complessità, sia in relazione ai rapporti con la Democrazia Cristiana del criticatissimo De Gasperi, sia di fronte all’incipiente linea del compromesso storico che Berlinguer formulò nel 1973, un anno prima della morte che colse Gullo nella sua Macchia di Spezzano Piccolo.
Nel centenario della nascita del Partito Comunista d’Italia, poi Partito Comunista Italiano, il libro si colloca come un momento di riflessione importante su questa grande storia, qualunque sia il giudizio di merito che ognuno può legittimamente averne, che Pierino ha vissuto dall’interno, in spirito di servizio, con ruoli di primo piano nel Partito e nel Parlamento.         

Paolo Palma

Nuove biografie e nuovi collaboratori. Siamo arrivati così a “quota” 590

Care amiche e cari amici,
il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea con le nuove 10 voci raggiunge “quota” 590. E andiamo avanti, grazie ai contributi incessanti dei nostro collaboratori.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Vi ringraziamo dell’attenzione e vi auguriamo buona lettura.
Appuntamento alle prossime biografie.

Alla scuola di don Sturzo. Il booktrailer dedicato al libro sul popolarismo al Sud

Continua l’iniziativa “I booktrailer dell’ICSAIC” con il secondo videoclip dedicato al volume “Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”.

Il libro, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma ed edito da Pellegrini Editore, raccoglie gli atti del convegno nazionale organizzato dall’Istituto presso l’Università della Calabria il 13 novembre 2019, in occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti.
Il booktrailer è curato da Matteo Dalena, con l’assistenza tecnica di Lorenzo Coscarella e Bruno Pino, e mostra un breve percorso attraverso i personaggi che, tra livello nazionale e livello locale, hanno lasciato un segno nella storia del popolarismo meridionale.  Un modo per veicolare in modo semplice ed efficace il contenuto del volume sui nuovi mezzi di comunicazione.
Alla scuola di Don Sturzo” presenta un bilancio critico sul popolarismo, che nel Meridione non seppe sempre seguire la “scuola” del fondatore don Sturzo, e che anzi portava in sé le contraddizioni che avrebbero lacerato il partito davanti al fascismo incalzante.

Online altre 10 biografie di calabresi protagonisti dall’Ottocento a oggi

Care amiche e care amici,
il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea si arricchisce di altre figure importanti della storia regionale. Con queste dieci nuove biografie siamo arrivati a 580 mentre prosegue l’impegno della redazione e dei collaboratori nella preparazione delle prossime biografie.
Queste, comunque, le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione, buona lettura e a presto.

I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine: il racconto di un nipote e un saggio-verità sugli arresti

Todeskandidat: un inedito di Tancredi Bendicenti che immagina le ultime ore di vita del bisnonno. E una ricerca di Paolo Palma con interessanti novità storiografiche sulle relative operazioni di polizia, tra spie e banda Koch. Sulla «Rivista calabrese di storia del ‘900» di prossima pubblicazione

L’ICSAIC celebra quest’anno il 25 aprile ricordando i quattro antifascisti calabresi uccisi dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944: Donato Bendicenti (Rogliano, 18 ottobre 1907), Franco Bucciano (Castrovillari, 5 agosto 1894), Paolo Frascà (Gerace, 18 maggio 1898), Giovanni Vercillo (Catanzaro, 11 ottobre 1908). Oggi perciò anticipiamo in sintesi il lavoro che apparirà a breve sulla Rivista calabrese di storia del ‘900, in uscita con una nuova veste editoriale e la direzione di Vittorio Cappelli. Sul numero in stampa pubblichiamo il racconto inedito Todeskandidat (Condannato a morte) di Tancredi Bendicenti, uno studente liceale romano che immagina le ultime ore di vita del suo bisnonno; e un saggio del presidente dell’Istituto, Paolo Palma, che ricostruisce le biografie dei quattro martiri calabresi con particolare riferimento ai loro arresti.

Donato Bendicenti

Con Todeskandidat, Tancredi Bendicenti ha vinto nel 2019 il primo premio nella categoria adulti del Concorso Letterario Nazionale Anpi «Inchiostro e Memoria». Nell’edizione successiva dello stesso Concorso ha ricevuto una menzione d’onore per un altro racconto dedicato alla Resistenza, intitolato La Piuma. «Ovviamente si tratta di una ricostruzione romanzata, che intreccia la verità storica a quella familiare – ha scritto l’Autore a proposito di Todeskandidat – ma spero abbastanza fedele dei pensieri del mio bisnonno poco prima dell’esecuzione. Questo testo lo dedico a mio nonno Giacinto e a tutte le vittime del nazifascismo».
Il saggio di Paolo Palma, intitolato I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine, tra delatori, spie e la famigerata banda Koch, contiene alcune novità storiografiche in relazione, soprattutto, alle operazioni di polizia che portarono alla cattura di Bendicenti e Frascà.

Giovanni Vercillo

Donato Bendicenti era un avvocato comunista, partigiano nella banda Trionfale comandata dal colonnello roglianese Stanislao Vetere. Nell’abitazione di Bendicenti, in via dei Gracchi 195, si riuniva la direzione clandestina del Pci. Fino a pochi minuti prima del suo arresto, il 3 marzo, in quella casa si era svolta una riunione a tre con Giorgio Amendola, Mauro Scoccimarro e Giacomo Pellegrini, interrotta bruscamente da Amendola, come se fosse stato guidato da un sesto senso. Pochi minuti e il bottino della banda Koch (Palma documenta con certezza che fu questa polizia parallela della Repubblica Sociale Italiana ad arrestare Bendicenti) sarebbe stato più sostanzioso e probabilmente – anche se la storia non si fa con i se… – l’attentato di via Rasella non ci sarebbe stato, né quindi l’eccidio alle Cave Ardeatine: Amendola era infatti il capo dei Gap, i Gruppi di Azione Patriottica, che venti giorni dopo fecero esplodere la bomba cui seguì la rappresaglia tedesca. L’Autore documenta inoltre che l’arresto di Bendicenti coinvolse altri due avvocati antifascisti impegnati nella Resistenza romana, un sardo e un pugliese, entrambi del Partito d’Azione, anch’essi trucidati alle Cave Ardeatine. Tutti vittime di una spia che era riuscita a infiltrarsi nel Pd’A: Francesco Argentino, alias Walter Di Franco, calabrese di San Lorenzo (Reggio Calabria), stretto collaboratore di Pietro Koch.

Paolo Frascà

Di grande interesse anche la storia di Paolo Frascà, a cominciare dalla sua doppia militanza partigiana: nella banda socialista dei suoi compaesani di Gerace Franco “Felice” Napoli e Giuseppe Albano (il famoso Gobbo del Quarticciolo) e nella banda Neri del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Considerato martire del Partito d’Azione, ma con alcuni dubbi su questa militanza. Il saggio fa soprattutto luce su una scabrosa vicenda che ha coinvolto Frascà dopo la sua morte: l’accusa di una giovane partigiana comunista, Carla Angelini, di essere stato una spia delle S.S., responsabile della cattura sua e di un importante esponente del Pci romano, e ciò nonostante ucciso alle Fosse Ardeatine. Accusa incredibile, atroce, di cui Palma riesce però a dimostrare l’infondatezza ricostruendo la vicenda, attraverso una serie di incroci da racconto giallo, come una probabile trappola che la banda Koch tese alla giovane partigiana nell’inferno di via Tasso. Dove Frascà si trovava in seguito alla delazione di un presunto amico che era invece al servizio delle S.S. e scorrazzava per Roma su una lussuosa Aprilia nera.

Francesco Bucciano

Vittima della banda Koch fu pure il castrovillarese Francesco Bucciano, uno dei maggiori dirigenti del Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, arrestato mentre stava organizzando una clamorosa evasione dei suoi compagni dal carcere di Regina Coeli. Una spia non meglio identificata è anche all’origine dell’arresto dell’avvocato catanzarese Giovanni Vercillo, referendario della Corte dei Conti e unico militare in servizio, tra i martiri calabresi, con il grado di capitano, incardinato nella banda Fossi del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Le loro storie, pur frammentarie e lacunose, offrono uno spaccato avvincente della lotta partigiana a Roma nel ’44; e ci mostrano in tutta la loro disumanità gli apparati repressivi del nazi-fascismo nella capitale, tra cui emerge con vigore la famigerata banda di Pietro Koch, «il vero questore di Roma».