Icsaic: didattica della Storia per il Giorno della Memoria

Anche quest’anno l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea ha patrocinato una serie di iniziative per celebrare il Giorno della Memoria, che ricorre annualmente il 27 gennaio.
L’ICSAIC è attivo soprattutto attraverso la Commissione per la didattica della Storia, presieduta dal prof. Giuseppe Ferraro e i cui membri hanno organizzato diversi eventi negli istituti scolastici della regione.

L’Istituto di Istruzione Superiore ITAS-ITC di Rossano ha organizzato per martedì 26 gennaio 2021 un evento che coinvolgerà le classi IV A e IV B LES sul tema “Pregiudizio politico e discriminazioni razziali”. Curato della prof.ssa Irene Collia della Commissione didattica dell’ICSAIC, l’evento vedrà un intervento del coordinatore della Commissione Giuseppe Ferraro.
Il 27 gennaio la Commissione didattica ICSAIC è protagonista di due eventi online. Dalle 9 alle 11 il Polo Tecnico-Scientifico “Brutium” di Cosenza ha organizzato, a cura della dirigente scolastica prof.ssa Rosita Paradiso e del prof. Salvatore Iazzolino, un approfondimento sul tema della Giornata. Dopo i saluti della dirigente Paradiso e del prof. Iazzolino, Giuseppe Ferraro interverrà sul tema “Le discriminazioni razziali nel ‘900: genesi e confronti”. Nel corso dell’incontro sarà proiettato un video realizzato dalla classe IV B SIA nell’ambito del concorso “I giovani incontrano la Shoah”. Per collegarsi all’evento su Facebook il link è https://www.facebook.com/events/804410343448005.

Dalle ore 11.15, sempre in videoconferenza, sarà la volta dell’Istituto di Istruzione Superiore di Cariati, che unisce Liceo Scientifico, IPSCT, IPSIA e ITI. All’iniziativa, curata dalla prof.ssa Michela Boccuti, interverranno la dirigente scolastica Sara Giulia Aiello e il prof. Ferraro della Commissione didattica ICSAIC.

Giovedì 28 gennaio 2021, alle ore 10, l’Istituto di Istruzione Superiore “Pizzini-Pisani” di Paola proporrà alle classi quinte un approfondimento su “Le persecuzioni razziali nel Novecento tra persistenza e mutamenti”. L’evento, curato dalla prof.ssa Caterina Provenzano, si terrà sulla classe virtuale Meet dell’Assemblea d’Istituto e vedrà i saluti della dirigente Miriam Curti e l’intervento del prof. Ferraro.

L’Istituto Omnicomprensivo Statale di Luzzi ha organizzato due appuntamenti a cura della prof. Tiziana Foti. Il primo è previsto per mercoledì 27 gennaio con iniziative presso la Scuola Secondaria di I grado “L. G. Coppa” e presso il Liceo Classico e il Liceo Artistico “E. Iuso”.

Il secondo appuntamento è per venerdì 29 gennaio, con il seminario online dedicato alle quarte e quinte classi del Liceo Classico e del Liceo Artistico. Tema dell’iniziativa sarà “Storia, Educazione alla cittadinanza attiva” e vedrà gli interventi della dirigente scolastica Adele Zinno e del coordinatore della Commissione didattica dell’ICSAIC Giuseppe Ferraro.

Mercoledì 3 febbraio, alle ore 9.30, l’Istituto Comprensivo “B. Bennardo” di Cropalati terrà una videoconferenza rivolta agli studenti della Scuola Secondaria di Primo Grado e alle classi quinte della Scuola Primaria. L’iniziativa, curata e moderata dal prof. Federico Gallo, vedrà i saluti della dirigente Cinzia D’Amico e l’intervento del prof. Ferraro dell’ICSAIC.

Nella stessa mattinata, l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Erodoto di Thuri” di Cassano allo Ionio organizza l’iniziativa “Insegnare il novecento. Pregiudizio politico e discriminazioni razziali”. Un incontro online dedicato agli studenti delle classi quinte e curato dalla professoressa Rosella Varcasia che, online sulla piattaforma Microsoft Teams dalle 11 alle 12, vedrà l’intervento della dirigente Anna Liporace e del coordinatore della Commissione didattica Giuseppe Ferraro.

La pandemia in corso ha dunque cambiato anche le modalità di trasmissione di saperi e competenze anche in ambito storico. Con questi eventi, patrocinati anche dal Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l’ICSAIC ha colto la sfida di continuare ad approfondire insieme alle scuole, anche con nuovi strumenti e tecnologie, le tematiche di Storia contemporanea da sempre al centro dell’attività dell’Istituto.

Pci cent’anni dopo: il legame con l’Urss da forza a zavorra

In occasione del centenario della Scissione di Livorno, che il 21 gennaio 1921 diede vita al Partito Comunista d’Italia, l’ICSAIC propone una lettura dell’avvenimento attraverso gli articoli di tre personalità legate al Pci per studi o attività politica. Dopo i testi degli storici Giovanni De Luna e Marcello Flores, presentiamo oggi un intervento di Franco Ambrogio, già deputato del Pci e socio dell’ICSAIC. Ambrogio è autore di Venti di speranza. La Calabria tra guerra e ricostruzione (1943-1950), Rubbettino 2018, con premessa di Rosario Villari.

Pci cent’anni dopo: il legame con l’Urss da forza a zavorra
di Franco Ambrogio

Cento anni dalla nascita e trenta dallo scioglimento del Pci sono sufficienti per analizzare con distacco il suo ruolo nella storia d’Italia. Lontani da tentazioni strumentali rivolte al presente, possiamo oggi offrire un giudizio, che non si risolva in un processo alla storia, a ciò che è stato e non doveva essere. Se sin dal principio il Partito Comunista fosse stato solo portatore di catastrofi – come qualcuno dice – la ricerca critica sarebbe semplice e non susciterebbe il largo interesse che, invece, trova non solo fra gli intellettuali, ma in una parte considerevole di opinione pubblica. Solo analizzando i fatti ed il loro contesto, si possono comprendere le idee e le scelte compiute.
La scissione di Livorno non fu certo un’anomalia italiana. Alla fine della guerra, in tutt’Europa il clima era caratterizzato da attese rivoluzionarie o da tentativi rivoluzionari in atto, dopo l’ottobre russo. In molti paesi dei diversi continenti nascevano i partiti comunisti. Nel biennio 1919-20 l’Italia aveva vissuto una straordinaria stagione di lotte sociali e di vittorie del Partito Socialista. Tutti i socialisti ritenevano e proclamavano imminente l’avvento del socialismo, esaltavano la rivoluzione, ma non la attuavano; all’interno della borghesia industriale e terriera dilagava invece la paura dell’evento rivoluzionario. Il Psi era d’accordo ad aderire all’Internazionale Comunista. Nel Congresso di Livorno, si decideva se espellere o meno la corrente riformista e questo determinò la rottura. Poteva l’Italia essere un paese, dove non veniva costituito un partito comunista o per trasformazione o per scissione? Fu la scissione. Ci fu sottovalutazione del fascismo da parte dell’insieme delle forze socialiste? Sì, quando già il fascismo aveva cominciato a sferrare i colpi di un’inaudita violenza proprio in Emilia, dove più forte era la presenza socialista-riformista. Ma non mancò la consapevolezza che la reazione sarebbe stata estremamente violenta, se non si fosse compiuta la rivoluzione, ritenuta erroneamente possibile anche quando la situazione era cambiata rispetto al 1919-20. Il fatto è che la scissione fu un elemento di un più complessivo sfarinamento del Partito socialista.
Capo del Partito Comunista era Amadeo Bordiga, napoletano, personalità forte e rigorosa, di grande fascino, astensionista e critico irriducibile del Psi. La sua linea entrò presto in conflitto con l’Internazionale di Mosca. Nel 1923 il gruppo ordinovista torinese di Antonio Gramsci, insieme ad altri, si staccò da Bordiga e, sostenuto dall’Internazionale, assunse la direzione del partito. Ne derivò un conflitto con i bordighiani, che si concluse nel 1926 con il Congresso di Lione. Qui infatti furono gettate le basi della strategia comunista, fondata su una rilettura della società italiana (con attenzione alla questione meridionale) e della formazione dello Stato unitario. L’ancoraggio agli interessi nazionali fu il fulcro della strategia dalla “svolta di Salerno” in poi.  La formazione dei governi di unità nazionale, il decisivo contributo alla Resistenza, con carattere di massa e indirizzo unitario, la soluzione democratica della questione istituzionale con il referendum e la Costituente, l’elaborazione e l’approvazione di un’originale Costituzione della Repubblica sono momenti concatenati di una politica coerente. È in questi momenti che il Pci acquisì definitivamente il suo carattere e la sua legittimità nazionali. Non è un caso che il Pci sia stato l’unico partito comunista a contribuire alla fondazione di una repubblica democratica. La trama dell’azione politica è la ricerca di un’intesa con le altre componenti ideali e politiche, in primo luogo con i cattolici. La “questione cattolica” è un punto fisso nella strategia togliattiana, non solo come rapporto tra Stato e Chiesa, ma come necessità di un dialogo con i caratteri ideali e sociali del cattolicesimo democratico.
Il “partito nuovo” di Togliatti è lo strumento funzionale a quella visione, al di fuori dell’esperienza del movimento comunista internazionale e del socialismo italiano.
Se in Italia “non si fa come in Russia” …, il partito non poteva essere un ristretto gruppo di propagandisti del socialismo, ma una forza capace di proporre soluzioni ai problemi della nazione e lottare per la loro realizzazione. Una forza, che concepiva la democrazia non come momento di passaggio ad un altro regime, ma come elemento irriducibile dell’Italia da costruire, all’insegna di una maggiore giustizia sociale. Era un’innovazione dirompente, che incontrò resistenze, scetticismi, opposizioni nel nord e nel sud del Paese. Si pensi a cosa ha significato la formazione del “partito nuovo” nel Mezzogiorno, cioè in una società disgregata, lacerata da spinte centrifughe, condizionata dai personalismi, dove, prima del fascismo, la dimensione politica era stata il notabilato ed il localismo. Un obiettivo ambizioso, che recò un contributo decisivo all’affermazione della democrazia nel Sud, allargando la partecipazione alla vita politica di classi sociali, a partire dai contadini più poveri, private dei loro diritti anche dopo la formazione dello stato unitario. La nascita e la formazione dei due grandi partiti nazionali di massa, quello comunista e quello cattolico, rappresentavano una novità, che cambiò il volto politico del Mezzogiorno.
Il legame fondativo con la Rivoluzione di Ottobre costituì un elemento di forza del Pci negli anni della guerra e alla sua conclusione, considerato il ruolo decisivo ed il successivo prestigio della Russia. Ma presto divenne il suo limite.
La formazione di due blocchi ideologici e statali su scala internazionale, già a partire dal 1947, impedì alla democrazia italiana uno sviluppo autonomo. Togliatti, che aveva temuto e valutato come una sciagura la divisione dell’Europa in due blocchi, fu colpito dalle critiche di Stalin ed ostacolato nel portare avanti la sua politica. La cosiddetta doppiezza del Pci nasceva da un’inevitabile contraddizione: l’adesione alla democrazia da una parte e il legame con l’Urss dall’altra. Da essa poteva scaturire una rottura delle forze seguaci del Pci dal momento che al suo interno non mancavano orientamenti critici ed alternativi a quelli di Togliatti. Era il limite di una politica costretta nel suo tempo. È tuttavia innegabile che, nei momenti drammatici di quegli anni, furono proprio le posizioni di Togliatti da una parte e di De Gasperi dall’altra ad evitare lo scoppio di una guerra civile. Quello facendo prevalere il partito della nazione, questo mostrandosi indisponibile ad assecondare le spinte a mettere fuori legge il Pci. È altresì oggettivo che il rapporto con l’Urss costituì una zavorra di cui, in particolare dal 1956, occorreva sbarazzarsi.
Ad ogni modo, il Pci si avviò in un lungo cammino di lotte sociali e politiche. Il carattere riformista dei suoi obiettivi – il miglioramento salariale, i diritti dentro e fuori i luoghi di lavoro, i diritti civili, le riforme previdenziali e sanitarie, ecc. – è innegabile. La rete di organizzazioni sociali e culturali, fatta di sindacati, associazioni, cooperative, ha consentito una partecipazione popolare permanente, che ha dato vigore al sistema democratico. Obiettivi ed organizzazioni che hanno condizionato anche la politica dei governi e non hanno ostacolato lo sviluppo economico, ma anzi contribuito alla modernizzazione.
Negli anni Settanta, le due maggiori forze antagoniste, la Dc e il Pci, convennero sulla necessità di normalizzare la democrazia italiana, creando le condizioni dell’alternanza al governo del Paese. Moro fu ucciso per impedire questo processo. Avremmo raccontato un’altra storia degli ultimi quaranta anni.

Da Livorno al Gulag, sola andata. Marcello Flores sul Centenario del Pci

In occasione del centenario della Scissione di Livorno, che il 21 gennaio 1921 diede vita al Partito Comunista d’Italia, l’ICSAIC propone una lettura dell’avvenimento attraverso gli articoli di tre personalità legate al Pci per studi o attività politica.

Dopo quello di Giovanni De Luna, pubblicato venerdì 8 gennaio 2021 su Il Fatto Quotidiano, presentiamo qui un testo dello storico Marcello Flores, pubblicato su La Lettura, supplemento del Corriere della Sera, il 10 gennaio 2021. Domani comparirà infine un intervento di Franco Ambrogio, già deputato del Pci e socio dell’ICSAIC:

Pci, il doppiofondo della storia. Giovanni De Luna sul Centenario del Pci

In occasione del centenario della Scissione di Livorno, che il 21 gennaio 1921 diede vita al Partito Comunista d’Italia, l’ICSAIC propone una lettura dell’avvenimento attraverso gli articoli di tre personalità legate al Pci per studi o attività politica.

Presentiamo qui l’articolo dello storico Giovanni De Luna, pubblicato venerdì 8 gennaio 2021 su Il Fatto Quotidiano. Seguirà domani un testo dello storico Marcello Flores, pubblicato su La Lettura, supplemento del Corriere della Sera, il 10 gennaio 2021; dopodomani comparirà infine un intervento di Franco Ambrogio, già deputato del Pci e socio dell’ICSAIC:

L’anno nuovo porta altre biografie. Cresce ancora il nostro Dizionario

Care amiche e cari amici del Dizionario,
Il progetto va avanti e con l’anno nuovo mettiamo online altre dieci biografie, grazie all’immancabile impegno di vecchi e nuovi collaboratori.
Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ora conta 510 voci.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Vi auguriamo ancora un felice 2021 in Buona Salute. E buona lettura!

Venti biografie di donne calabresi. Siamo così arrivati a cinquecento!

Care amiche e care amici,
Chiudiamo l’anno, un anno difficile per la pandemia che ha cambiato le nostre vite. Ma lo chiudiamo con un doppio successo. Con le venti biografie di donne, protagoniste spesso trascurate dalla storia, che abbiamo realizzato grazie al costante impegno di tanti collaboratori, come ci eravamo ripromessi il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ora conta cinquecento voci! Un traguardo importante per una nuova ripartenza con l’anno nuovo che ci auguriamo porti a tutti serenità e salute.
Questi sono i nomi delle nuove biografate con i rispettivi autori.

  • Paolo Palma (presidente Icsaic)
  • Vitttorio Cappelli (direttore Icsaic)
  • Pantaleone Sergi (curatore del Dizionario)

Su “Il Venerdì” il diario di viaggio di Savinio ricostruito da Cappelli

«il Venerdì», supplemento settimanale del quotidiano «la Repubblica», nel suo numero natalizio, ha pubblicato questo articolo di Daria Galateria, dedicato a un libro di viaggio di Alberto Savinio, uno dei più grandi artisti e scrittori italiani del Novecento. Si tratta di «Partita rimandata. Diario calabrese», che descrive un viaggio effettuato dall’autore in Calabria durante la campagna elettorale del 1948, al seguito di Roberto Tremelloni, allora ministro socialdemocratico. Il diario, che parla pochissimo di politica e conferma le straordinarie qualità letterarie della scrittura di Savinio, è stato individuato e “ricostruito” anni fa da Vittorio Cappelli, direttore dell’Icsaic. Pubblicato una prima volta da Giunti nel 1998, il diario è stato riedito dieci anni dopo da Rubbettino nella collana “Viaggio in Calabria”.

La vera storia del cappotto di De Gasperi

Il Quotidiano del Sud di domenica 27 dicembre 2020 ha pubblicato un articolo del presidente ICSAIC Paolo Palma che ripercorre la storia legata al cappotto che il presidente del consiglio Alcide De Gasperi indossò nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti nel 1947.

Nonostante la vera storia fosse stata resa nota da Palma e Alessandra Baldini nel 1988 sull’Europeo, ve n’è una falsa in circolazione utilizzata per ultimo da Massimo Gramellini sul Corriere della Sera…

ICSAIC: Call for papers convegno di studi in occasione dei 100 anni dalla fondazione del PCI

Il 21 gennaio 1921 nel Teatro San Marco di Livorno si svolse il Congresso costitutivo da cui sarebbe nato il Partito Comunista d’Italia, considerato come una Sezione dell’Internazionale comunista. Per settant’anni il partito fondato da Bordiga e Gramsci s’impose sulla scena politica italiana con alterne fortune. In occasione del centenario della sua fondazione, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (ICSAIC) intende promuovere un convegno di studi al fine di ripercorrerne i suoi primi trent’anni di attività (1921-1951) e analizzare l’operato di figure più o meno note al suo interno, con uno sguardo prevalente, ma non esclusivo, alla Calabria e al Meridione.

L’obiettivo del convegno è anche quello di ricostruire, attraverso la molteplicità degli interventi, il contesto sociale, economico e culturale di quegli anni. In tal senso s’invitano gli studiosi dotati di varie sensibilità e diversi approcci culturali a inviare proprie proposte d’intervento riconducibili alle seguenti aree tematiche:
1 – la ricostruzione di quei profili biografici che hanno svolto una particolare attività all’interno del partito e nella società del tempo a livello territoriale, nazionale e internazionale che permettono anche di offrire uno spaccato ampio e originale del contesto storico di riferimento;
2 – l’attività di organizzazione del partito prima dell’avvento della dittatura e subito dopo il settembre 1943, la nascita di sezioni, comitati, organizzazioni ed enti che a esso facevano riferimento, prendendo in considerazione anche le strategie messe in atto per la diffusione del partito tra le masse e i gruppi dirigenti locali; in questo caso sarebbe interessante anche approfondire il periodo di clandestinità durante il Ventennio;
3 – i canali di comunicazione e propaganda praticati dal partito e dalla sua organizzazione: da quella giornalistica a quella interna delle sezioni, dai comizi alle attività culturali;
4 – i rapporti che intercorrevano tra il gruppo dirigente nazionale e le realtà territoriali sia per quanto riguardava la propaganda politica sia a livello culturale e di azione sociale, con particolare attenzione a eventuali divergenze.
L’abstract della proposta, della lunghezza massima di 2500/3000 caratteri (spazi inclusi), dovrà pervenire all’indirizzo email icsaic@icsaicstoria.it entro e non oltre il 20 febbraio 2021 e dovrà essere corredato dall’indirizzo e-mail del proponente e l’ente, istituto o l’Università di appartenenza. L’eventuale accettazione della proposta verrà comunicata dal Comitato Scientifico entro il 30 marzo 2021. Il Convegno avrà luogo nel mese di novembre 2021.

Il Presidente                                                                                   Il Direttore
Prof. Paolo Palma                                                                    Prof. Vittorio Cappelli

“Dizionario”: abbiamo raggiunto “quota” 480 biografie online

Care amiche e care amici,
Con la collaborazione incessante dei nostri collaboratori vecchi e nuovi, altre dieci biografie sono online e raggiungiamo, così, quota 480. Il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, si arricchisce sempre di più.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

  1. Barletta, Biagio (Vittorio Cappelli)
  2. Brenner, Gustav (Luca Irwin Fragale)
  3. Calauti, Michele (Aldo Lamberti)
  4. Cappelli, Mario (Pantaleone Andria)
  5. Fazzari, Achille (Prospero Francesco Mazza)
  6. Frangella Emilio (Franco Liguori)
  7. Lacquaniti Luigi (Gino) (Leonilde Reda)
  8. Salomone, Rocco (Rosaria Marrella)
  9. Sprovieri, Francesco Saverio (Fabio Arichetta)
  10. Tano, Eugenio (Leonardo Falbo)

Siamo ormai vicini alle 500 biografie di calabresi illustri “noti e meno noti” dall’Ottocento a oggi, un traguardo importante che conferma l’assunto iniziale: stiamo facendo l’opera collettiva più importante mai realizzata in Calabria!
Per fine mese contiamo di mettere online anche un nuovo gruppo di biografie di donne illustri della Calabria. 

Vi rinnoviamo gli auguri di Buone Feste e buona lettura a tutti!

Il Quotidiano del Sud: recensione al volume su Paolo Cappello

Il Quotidiano del Sud ha pubblicato, sull’edizione di sabato 12 dicembre, la recensione del giornalista Filippo Veltri al volume di Matteo Dalena Paolo Cappello. Quel garofano spezzato. Il volume, patrocinato dall’ICSAIC e dall’ANPI di Cosenza e in distribuzione da qualche giorno, approfondisce la figura del muratore cosentino Paolo Cappello, ucciso in un agguato fascista nel 1924 e divenuto uno dei simboli dell’antifascismo cosentino.
Di seguito l’articolo:

Sul Dizionario troverete altre 10 voci. Ci avviciniamo a cinquecento

Care amiche e care amici,
Altre dieci biografie online e raggiungiamo le 470. Il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, cresce ancora.
Ecco i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Come abbiamo comunicato nel precedente messaggio, stiamo lavorando a pieno ritmo per raggiungere le 500 biografie. Forse non ci riusciremo entro questo mese ma l’obiettivo non è poi così lontano. Intanto, con la collaborazione dei nostri collaboratori, prevediamo l’ingresso di nuove voci entro Natale. E per fine mese contiamo di mettere online un gruppo di biografie di donne illustri della Calabria. Attendiamo sempre vostre proposte, suggerimenti e offerte di collaborazione.

Auguri di Buone Feste e buona lettura a tutti!

Dizionario: nuove biografie online. Ora ci avviamo a quota cinquecento

Care amiche e cari amici del Dizionrio,
Il progetto va avanti con altre dieci biografie online, grazie al costante contributo di vecchi e nuovi collaboratori.
Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ora conta 460 voci!
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Vi auguriamo buona lettura! Attendiamo vostre proposte e offerte di collaborazione. Molte biografie sono in lavorazione e vorremmo chiudere il 2020 con almeno 500 voci.

Filippo Veltri: “I calabresi all’Assemblea Costituente e la politica di oggi”

La lettura del volume I calabresi all’Assemblea Costituente (1946-1948) ha ispirato una “opinione” di Filippo Veltri, titolare della omonima rubrica su La nuova Calabria. Ve ne proponiamo la lettura.

di Filippo Veltri

Un poderoso volume di 534 pagine edito da Rubbettino ci consegna oggi, sul finire del 2020, biografie e discorsi dei calabresi all’Assemblea Costituente 1946-1948, a cura di Vittorio Cappelli e Paolo Palma. Ovviamente è un caso il momento dell’uscita del volume, che presenta uno straordinario spaccato della Calabria del tempo e delle poderose spinte ideali e culturali che animavano i padri costituenti di ogni schieramento politico. Eppure non si fa fatica a cogliere lo straordinario distacco, non solo di epoche ma di spessore culturale e ideale rispetto al triste destino cui oggi sembriamo consegnati da un ceto politico che, nel suo complesso e fatte salve alcune eccezioni, è di tutt’altro contenuto in tutti i sensi.
Allora ricordiamoli questi nostri padri costituenti calabresi per segnalare che c’eravamo anche noi in quel poderoso sforzo di ricostruzione politica e morale di un Paese uscito distrutto dalla guerra. Nel libro di Cappelli e Palma esce fuori lo straordinario spaccato della Calabria del tempo con le sue mulattiere e i suoi tuguri, le condizioni di vita primitive della povera gente, i signori del latifondo, l’occupazione delle terre, i tumulti del pane.
E poi ancora malaria, tubercolosi, ferrovie insicure, treni fatiscenti, reti idriche ed elettriche carenti. Una umanità dolente, banco di prova della nuova democrazia repubblicana che nasceva allora.
Ricordiamoli i nomi dei nostri: Capua, Caroleo, Carratelli, Cassiani, Froggio, Galati, Gullo, Lucifero, Mancini, Mazzei, Mole’, Mortati, Murdaca, Musolino, Priolo, A.Quintieri, Q.Quintieri, Sardilli, Siles, Silipo, Tieri, Tripepi, Turco, Vilardi.
Alcuni noti, altri meno ma tutti consapevoli che stavano tracciando una strada, una grande strada per la nostra democrazia. Oggi forse farebbe bene a tutti leggere le biografie contenute nel libro di Cappelli e Palma, magari per trarne ispirazione per tempi migliori che nella nostra Calabria dopo oltre 70 anni da quello sforzo titanico ancora aspettano di arrivare.

Una lettura del presidente Palma sul volume di Dalena su Paolo Cappello

È in uscita il volume Quel garofano spezzato. Paolo Cappello muratore antifascista (1890-1924), scritto dallo storico Matteo Dalena, membro del Consiglio direttivo dell’ICSAIC.
Presentiamo qui l’introduzione del presidente dell’Istituto Paolo Palma che, postata sul blog dell’ANPI Provinciale di Cosenza, offre una lettura del volume in cui Dalena ricostruisce la figura del socialista cosentino ucciso in un agguato fascista nel 1924.

Dalena ricostruisce l’affaire Cappello (di Paolo Palma)

Nel 1924, l’anno della morte di Paolo Cappello, Cosenza contava poco più di trentamila abitanti; era una piccola città nella quale tutti si conoscevano; e certi giovani, pur di opposte fazioni, vi frequentavano le stesse osterie. Matteo Dalena, giovane storico che racchiude in sé sia l’esperienza dell’ANPI, sia quella dell’ICSAIC, da sempre impegnati a collaborare sui rispettivi versanti, ci racconta la storia di un “pasticciaccio brutto” che ebbe per protagonisti fascisti e socialisti. E lo fa con delicatezza, e con l’onestà intellettuale che deve sempre guidare lo storico, anche se politicamente schierato. La povera vittima, di soli 34 anni, assurta a simbolo del martirio antifascista, è così collocata nel contesto che le è più congeniale, come scrive l’autore,

quello sporco e pericoloso della strada, della miseria, del vizio, del crimine e della violenza, fatta e subita.

Ecco dunque Paolino Cappello: muratore socialista analfabeta della Massa, figlio d’ignoti, poi monello di strada, malavitoso, ubriacone, disturbatore di funzioni religiose. Dalena ne ricostruisce la biografia con i pochi documenti a disposizione, per lo più giudiziari, secondo un metodo che ricorda le microanalisi dei “microstorici”; e apre così interessanti squarci di storia sociale cosentina: il fetido brefotrofio, detto la “fabbrica della morte”, le sassaiole in riva al Crati, le risse tra giovani avvinazzati, le molestie sessuali. E gli scontri fisici tra squadre di opposta tendenza politica, con zone di ambiguità e doppiogiochismo, in una fase storica caratterizzata da una diffusa violenza nei partiti, che il fascismo portò alle estreme conseguenze. Erano squadre armate di coltelli, bastoni, e persino di rivoltelle, come quella che uccise Cappello; e questo era uno dei frutti avvelenati della Grande guerra per uomini che s’erano assuefatti all’uso delle armi, alla convivenza con l’idea della morte, alla sottostima della vita umana. La narrazione risulta efficace anche per gli squarci politici. Accanto agli anonimi protagonisti della Cosenza popolana, i capi partito: Pietro Mancini, Fausto Gullo, Michele Bianchi e quei notabili del giolittismo che avevano cominciato a trescare con Mussolini. Dalena indaga anche in questo campo e riesce a dare dignità di storia alla piccola storia cosentina dello sfortunato “muratore della Massa”.

Paolo Palma
presidente ICSAIC