La scomparsa dello storico Fausto Cozzetto, primo presidente dell’ICSAIC

La scomparsa del prof. Fausto Cozzetto, primo presidente dell’Icsaic dal 1983 al 1988, rende certamente più povera la cultura storiografica e più in generale meridionalistica calabrese, che egli ha animato per lunghi anni con ricerche e riflessioni acute, anche in campo giornalistico. Cozzetto ha avuto anzi il merito di ritagliare per il nostro Istituto uno spazio culturale in un settore ancora trascurato, la storia contemporanea della Calabria, con particolare attenzione – e anche questa era una novità – all’antifascismo e alla partecipazione dei calabresi alla Resistenza, temi dibattuti per la prima volta nella nostra regione.
Basta scorrere gli indici delle annate del Bollettino ICSAIC (1985-1996) poi diventato «Rivista calabrese di storia del ‘900», per capire quanto sia stato importante il lavoro di ricerca e divulgazione svolto in quegli anni da Cozzetto e dagli altri fondatori dell’ICSAIC, insieme all’attività di didattica della storia in numerose scuole calabresi e a una collana di studi e ricerche che ha prodotto diversi volumi di grande interesse, tra i quali Ferramonti: un lager del Sud, a cura di Francesco Volpe, che raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi a Cosenza il 15 e 16 maggio 1987, durante la presidenza di Cozzetto, e Socialismo e amministrazione nella Calabria contemporanea, di Giuseppe Masi, oggi presidente onorario dell’Istituto, pubblicato in quello stesso anno 1987.
Fausto Cozzetto, che era nato ad Acri nel 1945, è stato uno storico di ampia visione. Allievo di Giuseppe Galasso, la sua formazione è essenzialmente “modernista”, ma ha spaziato con ottimi risultati anche nel Medioevo e nell’Età contemporanea. La sua produzione scientifica ha riguardato, tra l’altro, i problemi demografici del Mezzogiorno nel XV secolo, il feudo di Aiello, ma anche la vita in Calabria dal fascismo agli anni ’80 e la biografia di Michele Bianchi. All’Età contemporanea ha dedicato le ultime ricerche con la biografia di Settimio Perna, Il sindaco del pane, che attraverso la figura del primo cittadino socialista di Amantea affronta il tema delle profonde ferite sociali del dopoguerra e della ricostruzione in una comunità del Sud; e con la curatela del volume Memorie di una città nascente. Corigliano Rossano. Importante infine la sua collaborazione con Galasso, quale relatore capo, alla rivista «L’Acropoli» (direttore responsabile prima Fulvio Mazza e quindi Pantaleone Sergi).
Per l’Icsaic è un momento triste. Con questa breve nota intendo esprimere, anche a nome del presidente onorario Giuseppe Masi, del direttore Vittorio Cappelli e del Direttivo dell’Istituto, le più sentite condoglianze alla famiglia del prof. Cozzetto che vogliamo ricordare anche pubblicando l’articolo, apparso oggi sul Quotidiano del Sud, di Fulvio Mazza, fondatore dell’Icsaic.

Paolo Palma
Presidente dell’Icsaic

Una recensione di “Approdi” dell’Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana

La ristampa anastatica di Approdi di Raoul Maria De Angelis, curata dallo storico Vittorio Cappelli, direttore dell’ICSAIC, ed edita da Pellegrini, grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, è stata recensita da “Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca”, diretta da Nicola Merola (n. 40, 2020), che qui di seguito proponiamo ai lettori del nostro sito web.

di Alessandro Gaudio

«Approdi» 1928-1929. Rassegna di Lettere e d’Arte diretta da R. M. de Angelis Ristampa anastatica a cura di Vittorio Cappelli Cosenza Pellegrini 2019 ISBN 978-88-6822-774-6

Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo classico Galluppi a Catanzaro, Raoul Maria de Angelis, originario di Terranova da Sibari, piccolo centro in provincia di Cosenza a venti chilometri dalla costa ionica, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma. Anche se ben presto abbandonò gli studi, il ventenne de Angelis (era nato nel 1908) rimase nella Capitale (dove morì nel 1990) e diede inizio alla sua attività − che poi lo vide scrittore prolifico e giornalista di successo, ma anche poeta, pittore e critico d’arte − ideando e dirigendo «Approdi». L’editore Pellegrini di Cosenza propone la ristampa anastatica dell’unica collezione completa ancora esistente del periodico, conservata nella gloriosa emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Le pagine di «Approdi», rassegna mensile di Lettere e d’Arte, sono le prime fondamentali testimonianze della fittissima rete di contatti che l’intellettuale calabrese riuscì a intessere nei vivaci ambienti letterari di Roma. Essi furono la rampa di lancio di una carriera che si sviluppò rapidamente, passando subito dall’«Italia Letteraria» di Massimo Bontempelli, e più avanti dalle redazioni di alcuni dei principali quotidiani italiani («Il Giornale d’Italia», «Il Messaggero», «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta del Popolo», «Il Tempo», tra gli altri) e dalla scrittura di centinaia di racconti e moltissimi romanzi (si ricordino, almeno, i primi titoli: Inverno in palude del 1936, ambientato nella paludosa e malarica piana di Sibari, e poi Oroverde del ’40 e La peste a Urana del ’43, tutti pubblicati da Mondadori). In un panorama piuttosto dinamico, ma privo di riviste letterarie che riescono a sottrarsi a un registro localistico, de Angelis, nel dicembre del 1928, dà vita a Catanzaro a un progetto, dall’esistenza breve ma intensa, di respiro nazionale, mettendo a frutto − spiega Vittorio Cappelli nell’accurata introduzione alla ristampa qui recensita − «le relazioni culturali che ha già intessuto a Roma con gli ambienti d’avanguardia e l’area del realismo magico di Bontempelli» (p. 11). Il periodico, come detto stampato nell’appartata Calabria, presenta una copertina che, oltre al titolo e al nome del direttore, riporta l’elenco dei collaboratori e dei rispettivi testi inclusi in ciascun fascicolo; il corpo vero e proprio della rivista è composto da 16 pagine: le ultime sono solitamente riservate a una sezione dedicata alle recensioni, denominata Vetrina, mentre la quarta di copertina contiene anticipazioni e notizie dal mondo dell’editoria. La ristampa allestita da Cappelli consente di apprezzare il periodico in un formato, l’A4, vicino a quello originario ed è completata da un utile Indice degli autori e dei testi. Studioso di lungo corso dell’opera di de Angelis, Cappelli, nella sua Introduzione, passa in rassegna quasi tutti i testi pubblicati nei quattro numeri di «Approdi»: oltre agli scritti, alle novelle e agli editoriali dello stesso de Angelis, notevoli sono i contributi di Anton Giulio Bragaglia (Autobiografia), di Filippo Tommaso Marinetti (L’aurora giapponese, i cui versi sono preceduti da una presentazione di Giovanni Rotiroti, futurista calabrese), ma anche quelli di Luciano Folgore, Ugo Custo, Libero de Libero, Alfonso Silipo, Marcello Gallian. A spiccare è senz’altro il contributo di Corrado Alvaro (che propone Santa Venere, novella già inclusa ne La siepe e l’orto, raccolta uscita per Vallecchi nel 1920) e quello di Leonardo Sinisgalli (che collabora con i componimenti poetici inediti intitolati La mummia dorme e Cantico dei fiori di gesso). Significativa anche l’intervista che Luigi Pirandello rilascia al giornalista Arturo Lanocita, accolta nel secondo numero del periodico e intitolata Pirandello anticerebrale. Insomma, «Approdi» certifica, sin dal primo numero e per l’intera sua breve vita, la necessità di un giovanissimo intellettuale di sottrarsi all’asfitticità degli ambienti culturali calabresi e di «liberar dal torpore e ridonare un’anima a l’antica gente corsara» (R.M. de Angelis, Chi siamo, «Approdi», a. II, n. 2, gennaio 1929, p. 1), imbarbarita negli «ozî vili», nelle «cibarie» e nel «vin santo» (ibidem). Allo stesso tempo le pagine della rivista calabro-romana attestano la precocità di alcune predilezioni che si sedimentarono, poi, nelle opere successive di de Angelis: tra le tante intraviste sulle pagine del periodico, è opportuno registrare quelle, già pronunciatissime, per il futurismo (suffragata anche dalla collaborazione di diversi futuristi minori come Mario Hyerace, oltre che da quella, già segnalata, di Marinetti, Bragaglia, Folgore e Rotiroti) e per l’espressionismo, considerata l’influenza che questo ebbe sulla pittura, arte cui De Angelis si dedicò con sempre maggiore impegno sin dalla seconda metà degli anni Quaranta. Per approfondire i corollari intellettuali che l’esperienza di «Approdi» fece emergere nell’opera di de Angelis si rimanda senz’altro ai tanti studi del già citato Cappelli, tra i pochissimi a occuparsi con sistematicità dell’autore scomparso nel 1990. Tra i suoi saggi, segnalo Circuti culturali e stampa in Calabria (in Stampa e piccola editoria tra le due guerre, a cura di Ada Gigli Marchetti e Luisa Finocchi, Milano, Franco Angeli, 1997, pp. 337-349) e, più recentemente, Calabria futurista 1909- 1943 (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009), Dalla palude alla foresta. Raoul Maria de Angelis o del barocco calabro-brasiliano (in Id., Storie di italiani nelle altre Americhe: Bolivia, Brasile, Colombia, Guatemala e Venezuela, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009, pp. 123-134) e l’utile voce dedicata a de Angelis, inclusa nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea (curato da Pantaleone Sergi per l’ICSAIC, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, disponibile al seguente URL: http://www.icsaicstoria.it/de-angelis-raoul-maria/). Se si escludono l’apporto di Cappelli e quello di uno sparuto ma molto competente drappello di critici, tra i quali spiccano i nomi di Francesco Flora (Inverno in Palude, «L’Italia Letteraria», n. 26, 19 luglio 1936), Emilio Cecchi (Di giorno in giorno, Garzanti, Milano 1954, pp. 247-250), Giorgio Barberi Squarotti (Raoul Maria de Angelis, «Cantiere», a. 1, n. 1, novembre – dicembre 1998, pp. 3- 4) e Nicola Merola (Prefazione, in R.M. de Angelis, La peste a Urana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, pp. 5-18), troppo resta ancora da dire sulla dimensione intellettuale di uno scrittore poliedrico e originale, capace di cogliere, come già si evince dalle colonne di «Approdi», i fermenti artistici più avanzati. Nel caso specifico, andrebbero chiariti, ad esempio, i motivi che indussero il nostro a chiudere l’esperienza di «Approdi» dopo soltanto quattro fascicoli; si ha l’impressione che non ci si sbaglierebbe di molto cercandoli nella sfera delle difficoltà economiche che, spesso in quegli anni, non consentivano di portare avanti iniziative editoriali anche autorevoli e di qualità.

L’appuntamento con il “Dizionario”: ecco 10 nuove biografie di calabresi

Care amiche e cari amici, 
Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea raggiunge le 550 voci.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

  1. Asta Moisé (Leonilde Reda)
  2. Basile Antonino (Franco Liguori)
  3. Casciaro Giuseppe (Franco Emilio Carlino)
  4. Di Francia Letterio (Francesca Raimondi)
  5. Giuliani Lucantonio (Leonardo Falbo)
  6. Lupinacci, Ercole (Gianfranco Castiglia)
  7. Quattrone Francesco (Fabio Arichetta)
  8. Romano Carratelli Domenico (Pino Nano)
  9. Smurra, Tiberio (Giuseppe Ferraro)
  10. Spinelli Vincenzo (Pantaleone Sergi)

Vi auguriamo buona lettura e vi diamo appuntamento alle prossime biografie di calabresi illustri, noti e meno noti.

È morto il figlio di Enrico Esposito L’Icsaic è vicino al suo vicepresidente

Un grave lutto ha colpito il prof. Enrico Esposito, socio fondatore e vice presidente del nostro Istituto: il figlio primogenito Francesco, brillante e apprezzato avvocato civilista del Foro di Paola, è scomparso improvvisamente questa notte a causa di un malore all’età di 46 anni. Lascia la moglie e due bambine in tenera età. «Siamo vicini al nostro Enrico, alla nuora e alle nipoti, per la improvvisa e gravissima perdita. A lui e a tutti familiari – ha detto il presidente Paolo Palma – manifesto il più profondo cordoglio a nome mio, del vice presidente vicario Franco Spingola, del direttore Vittorio Cappelli, del direttivo e dei soci tutti».

Attacco alla ricerca storica sulle foibe, una nota dell’Istituto Parri

Pubblichiamo un comunicato dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, capofila della rete di Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea di cui anche l’ICSAIC fa parte.

Ogni anno la giornata del ricordo è occasione per elementi di destra per attaccare qualsiasi interpretazione che rifiuti la vulgata nazionalista della pulizia etnica a danno degli italiani, e inviti a prendere in considerazione la politica di snazionalizzazione portata avanti durante il ventennio nelle zone del confine orientale, non per giustificare, ma per spiegare quanto successo dopo la caduta del fascismo e durante la costruzione dello stato comunista jugoslavo. Si vuole imporre una versione della tragedia delle foibe e di quella successiva dell’esodo dei giuliano fiumano dalmati sotto forma di genocidio degli italiani, anche con impropri e assurdi confronti con la Shoah. Chiunque operi la necessaria contestualizzazione di quanto successo sa che gli italiani furono perseguitati o in quanto ex fascisti, o perché identificati con le classi egemoni, o in quanto si opponevano alla costruzione dello Stato comunista, e non in quanto italiani. Quest’anno ripetuti attacchi sono stati portati allo storico Eric Gobetti, reo di avere pubblicato un volume nel quale contesta la vulgata di destra nazionalista.
È recente il caso della presa di posizione del consigliere regionale emiliano di Fratelli d’Italia Michele Barcaiuolo e del gruppo consiliare della Lega a Parma contro il Comune di Parma, reo di avere commissionato al Centro Studi movimenti “fortemente ideologizzato e dichiaratamente di parte” due webinar rivolti alle scuole, nei quali è stato chiamato a parlare lo stesso Gobetti.
Gli attacchi mirano a negare la legittimità della rete degli Istituti della Resistenza e dell’età contemporanea, alla quale aderisce il Centro studi di Parma, a svolgere azione di ricerca storica e attività didattica sul confine orientale, sostenendo che essi sarebbero ideologicamente orientati.
È allora essenziale ribadire che la ricerca storiografica non può essere condizionata da verità ufficiali diffuse o imposte; che la libertà di ricerca va fondata sull’onestà intellettuale, sulla contestualizzazione ampia degli eventi, sull’utilizzo critico di fonti verificabili; che da parte degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea non si nega che le foibe rappresentino un crimine, che si inquadra non soltanto in una reazione alle politiche di snazionalizzazione e oppressione messe in atto dal fascismo nei confronti delle minoranze slovene e croate, ma anche nei meccanismi violenti di costruzione dello Stato jugoslavo da parte di un regime comunista che perseguitava tutti coloro che si opponevano ai suoi progetti (e quindi non solo italiani, e quindi non solo fascisti).
Dietro questi attacchi si nasconde non solo la totale ignoranza degli eventi storici, l’utilizzazione di parole d’ordine nazionaliste, ma anche e soprattutto la cancellazione del ventennio fascista e dei suoi crimini.
L’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che è il capofila di 64 Istituti storici della Resistenza dell’età contemporanea associati e 15 collegati, diffusi su tutto il territorio nazionale, si oppone con forza a questa deriva antidemocratica e, nel manifestare la propria vicinanza alle famiglie di tutti coloro che hanno dovuto soffrire per le tragedie consumatesi sul confine orientale, ribadisce il suo impegno per la libertà di ricerca storica al di fuori di vincoli e polemiche di carattere politico-ideologico; esprime solidarietà agli istituti e ai ricercatori che in questi giorni hanno ricevuto attacchi per il loro impegno per la verità e la correttezza storica.

Paolo Pezzino
Presidente

Nuovi collaboratori e biografie in aumento. Il “Dizionario” si espande

Care amiche e care amici del Dizionario,
Cresciamo. I nostri collaboratori (ci sono sempre nuovi nomi di studiosi e ricercatori con diversi contributi), sono sempre in attività. Con le dieci nuove biografie di questo fine gennaio online siano arrivati a 520 voci! L’impegno, dunque, continua senza pause.
Questi sono i nomi dei nuovi biografati con i rispettivi autori.

E ancora: pubblichiamo la scheda definitiva di

Nel ringraziarvi per la vostra partecipata attenzione, vi auguriamo una buona lettura e vi diamo appuntamento a metà febbraio con le nuove voci!

Su “Il Venerdì” il diario di viaggio di Savinio ricostruito da Cappelli

«il Venerdì», supplemento settimanale del quotidiano «la Repubblica», nel suo numero natalizio, ha pubblicato questo articolo di Daria Galateria, dedicato a un libro di viaggio di Alberto Savinio, uno dei più grandi artisti e scrittori italiani del Novecento. Si tratta di «Partita rimandata. Diario calabrese», che descrive un viaggio effettuato dall’autore in Calabria durante la campagna elettorale del 1948, al seguito di Roberto Tremelloni, allora ministro socialdemocratico. Il diario, che parla pochissimo di politica e conferma le straordinarie qualità letterarie della scrittura di Savinio, è stato individuato e “ricostruito” anni fa da Vittorio Cappelli, direttore dell’Icsaic. Pubblicato una prima volta da Giunti nel 1998, il diario è stato riedito dieci anni dopo da Rubbettino nella collana “Viaggio in Calabria”.

La vera storia del cappotto di De Gasperi

Il Quotidiano del Sud di domenica 27 dicembre 2020 ha pubblicato un articolo del presidente ICSAIC Paolo Palma che ripercorre la storia legata al cappotto che il presidente del consiglio Alcide De Gasperi indossò nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti nel 1947.

Nonostante la vera storia fosse stata resa nota da Palma e Alessandra Baldini nel 1988 sull’Europeo, ve n’è una falsa in circolazione utilizzata per ultimo da Massimo Gramellini sul Corriere della Sera…

Il Dizionario si arricchisce di altre dieci biografie. Ora sono 450

Care amiche e cari amici del Dizionario,
Ancora dieci biografie sono online. Il nostro impegno continua perché costante è il contributo di vecchi e nuovi collaboratori. Il  nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ora conta 450 voci!
Ecco i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

  1. Andreotti Loria, Davide (Leonilde Reda)
  2. Cimato, Giuseppe (Luigi Malafarina)
  3. Coppola, Francesco (Luca Irwin Fragale)
  4. Errigo, Giuseppe (Aldo Lamberti)
  5. Le Voci, Luigi (Gianluigi Trombetti)
  6. Mantica, Paolo (Antonio Orlando)
  7. Siciliani, Domenico (Franco Liguori)
  8. Tallarico, Giuseppe (Giuseppe Tallarico)
  9. Tallarigo, Armando (Pantaleone Andria)
  10. Turco, Alessandro (Vittorio Cappelli)

Vi auguriamo buona lettura!

Altre dieci biografie sono online “Dizionario” a quota 440 voci

Care amiche e cari amici del Dizionario,

Altre dieci biografie sono da oggi online e vanno ad arricchire, portandolo a 440 voci, il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea. Ecco i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

  1. Casini, Agostino (Pantaleone Andria)
  2. Cipriani, Franco (Pantaleone Sergi)
  3. Fragale, Oscar (Luca Mazzario)
  4. De Novellis, Fedele (Luca Irwin Fragale)
  5. La Torre, Armando (Aldo Lamberti)
  6. Mazzei, Vincenzo (Paolo Palma)
  7. Moscato, Giovan Battista (Leonilde Reda)
  8. Napoli, Silvio (Fabio Arichetta)
  9. Riggio, Achille (Giuseppe Masi)
  10. Schettini, Attilio (Prospero Francesco Mazza)

Abbiamo inoltre aggiornato, anche se non è ancora definitiva, la scheda già pubblicata come “sintetica” sul maestro di scherma Vincenzo Tarsitano (Ermanno Capani)

Buona lettura a tutti!

“I calabresi all’Assemblea Costituente 1946-1948” sul Tgr Calabria

Il servizio sulla presentazione andato in onda sul Tg3 Calabria del 21 ottobre 2020 (edizione 19.30)

Il volume sui 24 parlamentari costituenti calabresi, curato da V. Cappelli e P. Palma (edito da Rubbettino), di recente presentazione nella sede della Cgil di Cosenza, è stato il tema di un ampio servizio a firma della giornalista Livia Blasi, andato in onda sul Tg3 Calabria del 21 ottobre scorso. Nel servizio, che contiene le interviste ai due curatori, si parla di un lavoro storiografico “immenso, preciso e appassionato, esaltante e dolente” che dà forma a “uno straordinario spaccato di Calabria del tempo” grazie alla pubblicazione di tutti gli atti parlamentari riguardanti la regione.

Il cordoglio dell’Icsaic per la scomparsa del prof. Ciro Cosenza

Ciro Rosario Cosenza, docente di storia e filosofia, autore di pregevoli saggi riguardanti soprattutto la feudalità nel Cosentino, in particolare, nell’area del Tirreno, e la II^ Guerra Mondiale, è venuto a mancare oggi, dopo una lunga e sofferta malattia all’età di 83 anni. Una perdita importante per la cultura calabrese.
È stato un docente molto amato e apprezzato dai propri allievi, ai quali ha trasferito valori non solo didattici ma anche di lealtà e libertà, numerosissimi se si tiene conto dei quasi quaranta anni di insegnamento, tutti al Liceo Scientifico “Metastasio” di Scalea (un tempo sezione staccata dello “Scorza” di Cosenza). Era ben inserito nella realtà territoriale: viveva a Diamante, dove aveva conosciuto la moglie, ma era nativo di Cetraro ed ha sempre insegnato a Scalea.
La sua attività di ricerca storica, permeata anche dal retaggio degli studi giuridici ed economici, è stata caratterizzata da rigorosi percorsi e, tra l’altro, ha portato alla luce un prezioso inedito di Giuseppe Mazzini poi dato alle stampe nel 1964. Ha collaborato con importanti periodici (Calabria Letteraria, Scena Illustrata, Calabria Duemila e molti altri) e per anni è stato componente del Direttivo ed importante punto di riferimento per l’ICSAIC, collaborando anche alla Rivista Calabrese di Storia del ‘900 prevalentemente con scritti riguardanti la società e la politica negli anni della seconda guerra mondiale. L’Istituto, e per esso il Presidente, Paolo Palma, e il Direttore, Vittorio Cappelli, lo ricorda con grande stima e affetto manifestando il più profondo cordoglio alla famiglia.

È nato in Calabria, ma si trova a Macerata, il più importante museo italiano sulla Scuola

In pochi sanno che la più importante realtà museale sulla scuola italiana è nata in Calabria, dall’iniziativa di due coniugi cosentini, ma si trova presso l’Università di Macerata. Il Museo Paolo e Ornella Ricca, appunto, raccoglie banchi e altri arredi scolastici, scatole di pennini, registri, oltre mille quaderni, almanacchi, libri, carte geografiche, calamai, contenitori per le merende, cartelle, posate per la refezione. Oggetti che raccontano circa un secolo di storia, dai primi anni ’70 dell’Ottocento al 1961, centenario dell’Unità d’Italia di cui si conserva il quaderno commemorativo.

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Cordoglio dell’ICSAIC per la scomparsa del prof. Leopoldo Conforti

L’ICSAIC partecipa sentitamente al dolore per la perdita del prof. Leopoldo Conforti, umanista di valore e presidente della prestigiosa Accademia Cosentina, e lo fa pubblicando il ricordo del presidente Paolo Palma:
Conoscevo il prof. Leopoldo Conforti da una vita. È stato infatti una delle colonne del “Telesio”, il nostro Liceo. Latinista e grecista insigne, studioso di spessore, docente di grande chiarezza, affabile e rigoroso insieme, come tutti i grandi docenti, e perciò rispettato e amato dai suoi studenti.
Ho avuto modo di frequentarlo poi negli ultimi anni, incontrandolo spesso in corso Telesio, il suo habitat preferito, soprattutto quando fu eletto, tre anni fa, presidente dell’Accademia Cosentina. In questa nuova veste il prof. Conforti fu vicino alle varie associazioni che si battono da anni per la rinascita del centro storico di Cosenza, che Egli chiamava con lucida ironia “periferia storica”. Aprì perciò la sede della prestigiosa Accademia Cosentina (la foto che posto, con Lui e con la prof.ssa Gilda De Caro, fu scattata a luglio del 2018 nel salone dell’Accademia) alla Associazione Dossetti, a Prima che tutto crolli, all’Osservatorio Cosenza Vecchia, le nostre sigle, e partecipò con l’entusiasmo di un ventenne alle nostre battaglie ospitando, ad esempio, l’incontro con l’ex ministro Bonisoli sulla ripartizione dei 90 milioni della delibera CIPE per Cosenza Vecchia.
Grazie carissimo Professore. Oggi Cosenza è più povera, perché perde uno dei suoi cittadini migliori. La ricorderò, La ricorderemo sempre con la stima e l’affetto che si devono ai Maestri.

Paolo Palma