Cipriani, Franco

Franco Cipriani (Reggio Calabria, 26 gennaio 1917–  3 dicembre 1998]

Francesco Maria, questo il suo nome allo stato civile, come il nonno nobile e poeta dialettale di Nicotera, nacque in una famiglia della Reggio-bene da donna Clelia Francesca Paola Minervini, figlia del giornalista Orazio, di famiglia nobile e da un noto giornalista, Orazio, direttore di diverse testate a cavallo tra Otto e Novecento, fondatore nel 1914 del quotidiano «Cronaca di Calabria», nonché presidente del Banco di Credito e Sovvenzioni, che lo avrebbe voluto al suo fianco nell’attività bancaria. Per questo, dopo gli studi primari a Reggio lo mandò a studiare in un collegio di Treviglio e in seguito al collegio Agostino Pennisi di Acireale per gli studi di ragioneria. Ma il giovane Franco aveva ben altri interessi che lavorare in banca ed entrò in conflitto con la famiglia che, oltretutto, contrastava il suo rapporto sentimentale con la baronessa De Blasio.
Figlio d’arte, dunque, cresciuto in un ambiente in cui si respirò sempre aria di carta stampata, iniziò a fare il giornalista ancora giovanissimo. Le sue prime collaborazione sono state con il quotidiano romano «La Tribuna», di cui il padre era corrispondente da Reggio Calabria, e con la «Cronaca di Calabria», settimanale cosentino diffuso in tutta la regione.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, con il suo reparto fu mandato in Albania. Giornalista combattente fu unico redattore italiano in una piccola emittente militare locale, «Radio Coritza». Ferito in combattimento, fu rimpatriato in Italia e arrivò a Reggio Calabria esattamente nel giorno dello sbarco anglo-americano, «un giorno difficile da dimenticare».
Sposò Giovanna Zuccalà, sorella di Gian Domenico, giornalista anche lui, responsabile della redazione reggina del «Giornale dell’Isola», quotidiano messinese, ed ebbe un unico figlio, chiamato Orazio come il padre, anch’egli giornalista.
A Reggio, subito dopo lo sbarco degli alleati apparvero diversi giornali finalmente liberi dopo i vent’anni di oppressione fascista. Primo a essere pubblicato fu il quotidiano comunista «Calabria Libera», organo dell’antifascismo più intransigente e primo vero segnale di libertà.
Cipriani decise allora, in contrasto, di riportare in vita il «Corriere di Calabria», testata fondata e diretta dal padre nel 1914 e chiusa dal fascismo nel 1927, mettendola al servizio degli ambienti democristiani reggini preoccupati di quello che il giornalista definisce «clima di contestazione e di odio che andava sempre più gonfiandosi, preoccupando seriamente l’opinione pubblica».
Erano quelli mesi febbrili, particolarmente nel mondo della stampa. Lo stesso Cipriani ricordava una frase di Primo Parrini, presidente della Associazione Editori, molto eloquente sulle difficoltà incontrate: «A Reggio Calabria usciva, ad opera di Franco Cipriani, un quotidiano che, tra tipografia e redazione, non occupava più di due vani ed una cucina. Usciva in macchina piana, con carta che veniva tagliata in foglio e spedita da Roma». Chiuso il brevissimo periodo di vita (nove giorni appena) del «Corriere di Calabria» e degli altri fogli apparsi dopo l’8 settembre, il maggiore Harrison dell’Allied Publications Board del governo militare alleato, per mettere fine a un periodo di difficoltà oggettive e violente polemiche tra le varie testate, decise di chiuderle titte e di fondare un nuovo giornale, «Il Tempo», testata scelta dal governatore britannico in ricordo del famoso quotidiano londinese «Times», la cui direzione fu affidata allo stesso Cipriani e al socialista Edoardo Rodinò. Storicamente può considerarsi il primo esperimento di quotidiano di centrosinistra quando ancora questa formula politica non era stata neppure lontanamente pensata. Il maggiore Harrison affidò a Cipriani anche la corrispondenza dell’Agenzia United News Service dell’Allied Force Headquartes.
Come direttore-editore de «Il Tempo», fu uno dei fondatori dell’agenzia Ansa che nel 1945 sostituì l’antica Stefani compromessa con il fascismo. E quando l’esperienza del quotidiano dopo due anni intensi di presenza (dal 25 luglio 1944 al 1946) si esaurì, Cipriani fece risorgere il suo «Corriere di Calabria» che nel 1948 cedette il passo alla «Voce della Calabria», primo giornale a definirsi organo della Democrazia Cristiana: Cipriani era sempre sulla tolda di comando assieme al nuovo editore, il banchiere Filippo Rizzo.
Restando alla sua attività professionale, alla fine degli anni Quaranta iniziò una intensa fase di collaborazione a diverse testate nazionali. Fu collaboratore della Rai fino al suo ritiro dalla professione, del «Roma» di Napoli, del «Giornale Sicilia» di Palermo, de «La Sicilia» di Catania. Negli anni Cinquanta fu redattore de «Il Notiziario di Messina», che aveva a Reggio una sua redazione di cui faceva parte anche il cognato Gian Domenico Zuccalà (in seguito presidente dell’Uspi, l’Unione stampa periodica italiana), e ancora de «La Tribuna del Mezzogiorno» di Messina che sostituì «Il Notiziario. Collaborò anche alla «Gazzetta del Sud» e al trimestrale «Calabria sconosciuta», con articoli su vicende del passato della sua Reggio. 
Delegato dei giornalisti italiani in visita in Gran Bretagna, Germania, Polonia, Turchia, Spagna e Francia, è uno dei pochi giornalisti italiani ammessi a bordo della «Forrestal», la portaerei americana in navigazione nel Mediterraneo nel pieno di una esercitazione Nato.
Fu autore di diversi libri legati alla professione: Ucciso dal cavallo con un colpo di pistola, L’Aeroporto dello Stretto e Storia di una vita
Parallelamente a quella professionale Cipriani ebbe un’intensa attività nelle associazioni di categoria. Nel 1946 partecipò come rappresentante dell’Associazione calabrese della Stampa (ricostituita nel dopoguerra, con Italo Greco e poi Raffele Sardiello come presidenti e Zuccalà segretario, e in seguito scomparsa) al congresso nazionale della Federazione della Stampa che si tenne a Palermo. Il suo impegno al servizio della categoria continuerà a lungo negli anni successivi. Quando il Sindacato dei giornalisti della Calabria fu rifondato, il 3 settembre 1974 egli fu eletto primo segretario regionale (con Mario Casalinuovo, eletto vicepresidente, Enzo Laganà, Italo Lanucara, Franco Liconti, Franco Scrima, Aldo Sgroj, Vincenzo D’Atri, Renato Mantelli e Franco Falvo).
Entrò, allora, nel Direttivo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, e fu tra dirigenti dell’Unione Stampa Turistica Italiana, dell’Unione Stampa Cattolica Italiana, nonché Consigliere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, facendo più volte parte della Commissione d’esami nazionale per il conseguimento dell’idoneità a giornalista.
È morto all’età di 81 anni. Il suo ricco archivio e la sua emeroteca sono depositati presso la Biblioteca Comunale “De Nava” di Reggio Calabria». Il Gruppo cronisti della Calabria porta il suo nome. (Pantaleone Sergi© ICSAIC 2020

Opere

  • Ucciso dal cavallo con un colpo di pistola, Dimensione 80, Reggio Calabria 1981;
  • L’aeroporto dello stretto. Dossier 1, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria 1991;
  • La Rai e la Calabria, ieri e oggi, Tip. Iiriti, Reggio Calabria 1992;
  • Quotidiani reggini, 1939-2010, Almanacco della Calabria 1992;
  • Storia di una vita. Personaggi e luoghi. Memorie e scritti autobiografici di un giornalista vero, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria 2000;

Nota bibliografica

  • Gian Domenico Zuccalà, Una testimonianza e un auspicio per la stampa calabrese, in L’Informazione e la stampa periodica in Calabria dal dopoguerra ad oggi, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992;
  • Pino Nano, Il Romanzo della politica, Jonica Editrice, Cosenza 1997, p. 113;
  • Pino Nano, Quarant’anni di Rai in Calabria, vol. 1, Edizioni Memoria, Cosenza 2000, pp. 27 e passim;
  • Pantaleone Sergi, Quotidiani desiderati. Giornalismo, editoria e stampa in Calabria,Edizioni Memoria, Cosenza. 2000;
  • Pino Nano, Franco Cipriani è stato uno dei grandi maestri del giornalismo calabrese, «Agenzia PPN», 26 marzo 2020, https://www.primapaginanews.it/articoli/i-ricordi-di-ppn-franco-cipriani-stato-uno-dei-grandi-maestri-del-giornalismo-calabrese-471374.

Nota

  • L’autore, nella stesura di questa biografia, ha avuto a disposizione una ricca nota biografica redatta da Pino Nano che qui si ringrazia. 

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