Citanna, Giuseppe

Giuseppe Citanna [Limbadi (Vibo Valentia), 4 luglio 1890 – Trieste, 6 giugno 1978]

Primo di cinque figli (Giuseppe, Domenico, Armando, Amarillide, Ennio), nacque nella casa materna dalla gentildonna Paolina Massara, nativa di Limbadi (all’epoca in provincia di Catanzaro), e dal Cavalier Ferdinando Citanna colonnello  e «dottore in medicina chirurgica», entrambi domiciliati in Dinami e fu registrato con i nomi di Giuseppe Umberto. Illustre critico letterario apprezzato da Benedetto Croce, visse la sua infanzia e la fanciullezza a Catanzaro (tredici anni), a Dinami, paese paterno, e nel paese di nascita ove si recava solo per trascorrere le vacanze estive e le feste natalizie e pasquali. Nel 1903 si trasferì con tutta la famiglia a Monteleone, oggi Vibo Valentia, e nel 1905 a Messina dove si trovava il 28 dicembre del 1908, giorno del tragico terremoto che distrusse la città dello Stretto. Il sisma rase completamente al suolo anche casa Citanna, seppellì fra le macerie il padre, mentre il giovane Giuseppe, sottratto alle rovine gravemente ferito, fu trasportato su un vagone merci all’ospedale civile di Catania, dove rimase ricoverato per molti giorni assieme agli altri componenti della sua famiglia, tutti, più o meno, gravemente feriti.
Nel 1909 i Citanna si trasferirono a Napoli, ove risiedettero per oltre quindici anni. Gli anni partenopei furono interamente dedicati allo studio, ai circoli letterari, agli spettacoli teatrali, alla poesia, ai frequenti incontri con il Croce e alle interminabili passeggiate a Posillipo, da dove rientrava, quasi sempre, a tarda sera. E da Posillipo rientrava pur e quell’indimenticabile pomeriggio quando, fermato dai militi fascisti, non potendo esibire la «forzosa» tessera del fascio (spesso volontariamente lasciata a casa), fu portato in Questura ove rimase parecchie ore fino a quando non si indagò debitamente sulla sua vera identità.
Nel 1914 conseguì la laurea in lettere all’Università di Napoli; e successivamente, insegnò nelle scuole secondarie della stessa città.
Era un uomo timido, meticoloso, riservato; studiava senza interruzione, riservando poco tempo agli svaghi e quasi nulla all’amore che, però, ha delicatamente cantato nei suoi più felici versi giovanili.
Gli anni passati a Napoli, subito dopo la laurea, furono determinanti per la sua futura prestigiosa carriera di critico letterario, specialmente dopo avere insperatamente incontrato Benedetto Croce e frequentato la sua casa (la sorella Amarillide ha affermato che avrebbe dovuto fidanzarsi con una delle quattro figlie del filosofo abruzzese ma data la sua modestia finì per soffocare i suoi sentimenti per non apparire un protetto o per non ottenere dei successi non meritati).
A ventisei anni pubblicò la raccolta di liriche «Canti sereni». Volle sottoporre la sua prima opera poetica proprio al severo del Croce a cui era dedicata, che giudicò i suoi ver si «affettuosi e garbati».Dopo «Canti sereni» non pubblicò altre raccolte di poesie, ma esiste la raccolta dedicata a «Lavinia» (ventitre liriche scritte a Napoli fra il 1916 e il 1920), che rivela ancora più della prima il senso e il gusto della poesia del giovane poeta calabrese. Ma se la poesia è stata ilprimo amore, il suo più valido approdo doveva trovarsi nella critica letteraria, per la quale aveva mostrato particolari doti già preparando la sua tesi di laurea su «La poesia di Ugo Foscolo»; tesi che il Croce non solo volle leggere, ma successivamente fece anche pubblicare nella «Biblioteca di cultura moderna» dell’Editore Laterza. La pubblicazione, avvenuta nel 1920, del libro su «La poesia di Ugo Foscolo» destò un notevole scalpore per la novità e l’originalità con cui veniva esaminata l’intera opera foscoliana. Lo stesso Croce, recensendolo, lo definì «assai fine».
Durante la sua permanenza a Napoli pubblicò due importanti articoli, «Il problema della storia letteraria e l’opera del De Sanctis» e «I “Promessi Sposi” sono un’opera di poesia?», chiara espressione del su o pensiero critico.
Ottenuta la libera docenza in letteratura italiana, insegnò prima a Napoli e poi presso l’università statale di Milano dove si era trasferito. La prolusione all’anno accademico 1931-1932, «Il Romanticismo e la critica letteraria», affronta il problema del movimento romantico come problema da studiare «in relazione con le necessità della critica letteraria».
Nel 1932 pubblicò , con  un  saggio  introduttivo, «le più belle pagine» dell’Aleardi: e la seconda edizione «rifatta», corredata da un capitolo sull’«Ortis», del libro su «La poesia di Ugo Foscolo», ritenuto dal suo allievo Bruno Maier «uno dei testi essenziali della contemporanea critica foscoliana».
Tra il 1933 e il 1934 accettò di tenere un corso di letteratura italiana a Rio de Janeiro e delle conferenze all’Accademia Brasiliana. Rientrato in Italia, portò a termine e pubblicò nel 1935 il saggio storico-critico «Il Romanticismo e la poesia italiana dal Parini al Carducci», dedicato a quest’ultimo poeta nel centenario della sua nascita.
Nel 1939, a seguito di vincita di concorso, fu chiamato alla cattedra di letteratura italiana presso l’Università di Catania, ma, essendo il Citanna celibe, per le allora vigenti leggi fasciste, non poté avere la nomina, che ottenne qualche tempo dopo, insegnando alle Università di Milano, di Cagliari e di Trieste.
Nel 1941 pubblicò una scelta commentata delle opere di Lorenzo de’ Medici e del Poliziano; e nel 1944 un’edizione dell’«Aminta» del Tasso, introdotta da un saggio su «Gioventù, amore, vita cortigiana nell’Aminta?», in cui è sottolineato, in polemica con il De Sanctis, il carattere «drammatico» e non «lirico» della celebre «favola boschereccia». Nel 1946 collaborò al fascicolo della «Rassegna d’Italia» dedicato al Croce con un articolo su «I saggi di letteratura italiana » dell’insigne studioso, nel quale, pur riconoscendo i grandissimi meriti e l’originalità dei numerosi suoi lavori critici, fa delle riserve sul «distacco» che ritiene eccessivo, fra la «parte strutturale» e la «poesia» nella «Divina commedia», quale risulta nel volume su «La poesia di Dante»; e considera troppo «schematici» alcuni dei saggi riuniti nel volume su «La letteratura della nuova Italia», non del tutto «persuasivo» il saggio sul Petrarca e «piuttosto freddo» quello sul Leopardi; mentre ha parole di alto elogio per gli scritti sull’Ariosto, sul Della Valle, sull’Alfieri e sul Carducci. Fra il 1942 e il 1948 pubblicò la p rima edizione della sua «Storia e antologia della letteratura italiana», cui seguì fra il 1949 e il 1952 la seconda edizione dell’opera, nella quale sono opportunamente distinte la parte storica e la parte antologica.
Durante il periodo trascorso a Trieste (1950-1978) scrisse fra l’altro un saggio, letto inizialmente come prolusione accademica, su «La critica su “I promessi sposi” e un recente pentimento del Croce» (1952), in cui deplorava che il filosofo abruzzese avesse bensì «ritrattato» il suo giudizio sul capolavoro manzoniano, definito un’opera «poetica» e non più «oratoria», ma non si fosse preoccupato di motivare criticamente la sua nuova valutazione; una breve monografia sulla vita, la personalità e l’opera del Carducci (1956) ; uno studio tassiano, «Riflessioni sulla critica odierna della “Gerusalemme liberata” (1963), nel quale discuteva l’interpretazione, largamente fortunata e diffusa , di un Tasso poeta della «solitudine» , dell’«illusione» e della «delusione», e affermava che la poesia di questo autore «non rivela un temperamento di poeta di psicologia malata o tormentata, e neppure do mi nata da un senso triste o amaro, da una visione grigia, se no n pessimistica, della vita e del mondo »; e una lettura critica del canto XXV del «Purgatorio » dantesco.
Collocato a riposo nel 1965, morì a Trieste il 6 giugno 1978 fra il compianto dei pochi amici e collaboratori che lo ebbero per molti anni apprezzato maestro. La sua salma riposa nel cimitero di Mileto in provincia di Catanzaro, per volontà della sorella e dei nipoti Ester Scaffidi e Benito Accorinti. Limbadi lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Imperio Assisti) © ICSAIC

Opere

  • La poesia di Ugo Foscolo. Saggio critico, Bari, Laterza, 1920.
  • Le più belle pagine di Aleardo Aleardi, scelte da Giuseppe Citanna , Milano, Treves, 1932.
  • Il romanticismo e la poesia italiana dal Parini al Carducci. Saggio storico-critico, Bari, Laterza, 1935.
  • Saggi su la poesia del Rinascimento, Trevisini, Milano 1939.
  • Giosuè Carducci, in Autori vari, Letteratura italiana – I Maggiori, volume secondo, Milano, Marzorati, 1956, pp. 1161-1201.
  • Riflessioni sulla critica odierna della «Gerusalemme liberata», in Studi di varia umanità in onore di Francesco Flora, Mondadori, Milano 1963, pp. 409-422.
  • Flora e l’esperienza crociana, ivi, pp. 1111-1112.
  • Il canto XXV del Purgatorio, Firenze, Le Monnier, 1965.

Nota bibliografica

  • Arturo Pompeati, in «Il Marzocco», 26 dicembre 1920;
  • Carmelo Sgroi, in «La Rassegna», XXX, 1922, pp. 227-229;.
  • Enrico Carrara, in «Nuova Rivista storica», VI, 1922, pp. 608-610;
  • Vittorio Cian, in «Il Giornale storico della letteratura italiana», LXXX, 1922, pp. 172-194;
  • Benedetto Croce, in «La critica», XXI, 1923, pp. 104-107;
  • Benedetto Croce, in «La Critica», XXXIX, 1936, pp. 215-217;
  • Luigi Russo, in Problemi di metodo critico, Bari, Laterza, 1950, pp. 2009-219;
  • Bruno Maier, Giuseppe Citanna, in Letteratura italiana – I Critici, vol. III, Marzorati, Milano 1970, p. 2209;
  • Imperio Assisi, Omaggio a Giuseppe Citanna un illustre figlio di Calabria, in Imperio Assisi, Saverio Di Pietro, Pasquale Barbalace e Salvatore Fioresta, Limbadi (immagini e momenti storici, monografia scolastica, Editore Falzea, Reggio Calabria 1982, pp. 184-193;
  • Bruno Meyer, Ricordo di Giuseppe Citanna, Ivi, pp. 194-199.

Nota archivistica

  • Archivio del Comune di Limbadi, Registro delle nascite, atto n. 96, 1890.

Nota

  • Questa biografia è stata possibile grazie al contributo della sorella di Citanna, Amarillide.
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