Conflenti, Alessandro

Alessandro Conflenti [Rogliano (Cosenza), 21 febbraio 1817, Cosenza 7 settembre del 1881]

Pietro Alessandro, così risulta allo Stato civile, nacque nel rione “Rota” di Rogliano dal possidente Tommaso e dalla gentildonna Rosaria Mauro. Il padre era membro del Decurionato locale e faceva parte della “Congregazione de’ Nobili del primo ceto”.
Trascorse la gioventù nel paese natio prima di stabilirsi a Cosenza. Dopo gli studi a Rogliano e nella città dei Bruzi, conseguì la laurea in giurisprudenza a Napoli. Rientrato a Cosenza, frequentò lo studio di Cesare Marini, allora considerato il “principe” del foro cosentino, e seguì con grande ammirazione Tommaso Ortale, suo compaesano, difensore, insieme al primo, dei fratelli Bandiera.
Fu uomo di profonda e vasta cultura. Allo studio delle leggi, che gli consentì di divenire uno degli avvocati più celebri del Cosentino, unì quello della filosofia, della storia, della letteratura, in particolare della poesia.
Della sua giovinezza e del suo profondo attaccamento allo studio non solo giuridico, ma anche letterario, storico e politico, così scrive Stanislao De Chiara, suo amico ed estimatore: «Ma il solo studio del Diritto non quietava l’avida bramosia e la instancabile operosità del giovinetto, e da sé stesso cominciò con ardente desiderio a ricercare e poeti e filosofi e a divorare ogni libro, che gli capitava fra le mani. Né ciò soltanto; ma, giovanissimo ancora e già nutrito di studi severi, cominciò a farsi apprezzare ed amare non pure per l’animo suo nobile ed amante, sovra ogni altra cosa, di libertà, e per i frutti dell’ingegno, ch’ e’ facea conoscere per mezzo de’ giornali del tempo; ma ancora pel coraggio, onde facea mostra, volendo, quantunque sconsigliato, pigliar parte ad ogni politica impresa più arrischiata».
Il 27 aprile 1851 sposò Raffaela Menna dalla quale ebbe sei figli.
Laico e anticlericale per formazione culturale, aderì alla Giovane Italia e probabilmente alla massoneria. Non vi sono documenti che attestino la sua affiliazione al “Grande Oriente”, ma sicuramente gli ambienti che frequentava erano spesso di ispirazione massonica e molti dei suoi amici personali facevano parte delle logge cosentine; certamente furono massoni della loggia “Bruzia” di Cosenza due suoi figli, Tommaso e Raffaele e, successivamente, un suo congiunto, Camillo Oliveti (aveva sposato Rosaria Conflenti).
Entrato negli ambienti del milieu culturale cosentino del periodo, iniziò a collaborare con «Il Calabrese», fondato nel 1842 da Saverio Vitari, «unico giornale di provincia nel regno napoletano in quei tempi, e che per le sue pubblicazioni gareggiava coi soli che avevano fama in Napoli, l’Omnibus Lucifero». La sua collaborazione con il periodico iniziò nel 1843 e nel 1848, quando il giornale cambiò titolo in «Il Calabrese Rigenerato», ne fu il direttore dal 15 febbraio al 7 maggio. Fu proprio con la sua direzione, ma anche per le mutate condizioni politico-istituzionali, che nel 1848 «Il Calabrese» cambiò linea, dandosi una caratterizzazione più apertamente politica. Toccò dunque al Conflenti annunciarne il cambiamento e chiarirne i caratteri nell’editoriale del primo numero del febbraio 1848 rivolto «Ai lettori» in cui, con riferimento agli ultimi avvenimenti politici, annunciava: «Il Calabrese non ristarà dal canto suo: egli si pone nell’aringo in cui bellamente sonosi messi altri giornali della Nazione; e se pria impastoiato da mille sinistri, dové mutilare o del tutto nascondere le tendenze nostre, ora non più vi recherà parole ma idee, non futilità ma pensieri, non appariscenza ma maschia e soda bellezza (…) Le scienze, le amene lettere, le arti, siccome ebbero prima sede in questo foglio, seguiranno ad avercene ma forse meno guardate, e d’interesse ed utilità maggiore».
E fu sempre il Conflenti che, insieme ad altri patrioti cosentini del periodo, seguì con grande passione la drammatica vicenda dei fratelli Bandiera, snodo importantissimo della storia risorgimentale cosentina e calabrese, intuendo che bisognava agire seppure nei limiti e nelle condizioni allora possibili.
Sotto la presidenza del conte Ricciardi si formò un comitato rivoluzionario di cui Alessandro Conflenti fu segretario. Cosenza era sorvegliata. La sua attività insospettì la polizia borbonica che lo tenne d’occhio. Il 13 aprile del 1849 fu arrestato e imprigionato, imputato di aver collaborato a un giornale rivoluzionario diffuso dal «Comitato segreto», presieduto dal Conte Ricciardi, costituitosi a Cosenza. Dopo oltre un anno di carcere fu messo in libertà, ma sottoposto a vigilanza speciale. 
Nel 1860 Rogliano, il suo paese natio, fu il centro propulsore della rivoluzione garibaldina in Calabria, alla quale egli partecipò con ardore insieme ai patrioti del Comitato insurrezionale di Cosenza e ai suoi compaesani.
Dopo l’Unità non volle onori o ricompense, sebbene propostigli a più riprese. Rifiutò la nomina di Procuratore del Re a Catanzaro offertagli dal Governo nazionale, così come la carica di Sindaco della città dei Bruzi e la candidatura politica. Fu eletto Consigliere comunale di Cosenza e nominato socio dell’Accademia cosentina. Successivamente, nel 1874, ricoprì la carica di Provveditore agli Studi della provincia, rifiutandone, però, lo stipendio, cosa che gli valse la nomina, nello stesso anno, a «Cavaliere». 
Nel 1861 fu tra i promotori della ripresa de «Il Calabrese» di cui fu direttore responsabile dal 9 luglio 1861 (a. VII, n. 33) sino alla fine dell’anno, e riprese a fare l’avvocato. Scrisse pure su alcuni altri giornali di Cosenza in particolare su «La Libertà», di Bonaventura Zumbini e su «Il Bruzio», di Vincenzo Padula. Nel 1865 difese il prete di Acri nella causa intentatagli da Francesco Martire, direttore de «Il Corriere di Calabria», per diffamazione a mezzo stampa.
Sono di questo periodo alcuni dei suoi scritti più importanti che lo designano giornalista di grande impegno, scrittore e intellettuale capace di analisi e di prospettiva. Bonaventura Zumbini, in occasione della sua morte, ricorderà: «Col Conflenti ebbi comuni affetti e speranze quando, nel primo tempo del patrio risorgimento, scrivevamo insieme nei giornali cosentini, ed eravamo sempre concordi nel supremo amore alla patria e nel bisogno invitto di adoperarci a vantaggio di lei».
Nel 1866, a Cosenza e in provincia, vi fu un rigurgito neoborbonico che prese forme di protesta appena dopo lo scoppio della terza guerra d’indipendenza. Insieme ad altri esponenti antiborbonici, riprese a sventolare la bandiera del patriottismo. Il Municipio, infatti, «a fine di prevenire i pericoli di una guerra civile, con delibera del 5 maggio (in realtà del 15, n.d.a.) costituiva un Comitato di pubblica sicurezza o vigilanza, nominando sette fra i patrioti più decisi ad affrontare la reazione», tra cui il Conflenti prescelto come segretario.
Nello stesso anno, allorché «il Ministro dell’Interno, nella relazione precedente al decreto del 30 novembre (…) pel trasporto delle ossa dei Bandiera in Venezia, era incorso in un errore di fatto e che ledeva in qualche modo l’onore di Cosenza», il Conflenti, «da semplice cittadino, con lettera del 30 dicembre al Ministero e pubblicata per le stampe, lo richiamava decorosamente alla rettifica dei fatti, non sopportando che in opere generose e in patriottismo i Cosentini fossero stimati da meno degli altri Italiani».
Nel 1876 fu membro del Comitato esecutivo per la realizzazione del monumento ai fratelli Bandiera decisa dal Municipio. Ma fu l’ultimo suo impegno pubblico e istituzionale perché proprio in quell’anno, infatti, si ritirò dalla vita pubblica per passare gli ultimi anni della sua vita nell’affetto della famiglia. Lo studio della letteratura italiana ed europea fu la sua grande passione nella quiete domestica.
Morì il 7 settembre 1881 con accanto la moglie, i figli e il fratello maggiore Raffaele.
Lasciò «grande eredità di affetti e non fuggevole ricordo e desiderio di sé per le sue scritture e per le sue azioni, le une e le altre ispirate a nobili sentimenti e dirette a fini nobilissimi, nelle quali tutta rivelò l’anima sua ardente e intemerata».  (Leonardo Falbo) © ICSAIC 2020

Opere

  • Sul Feretro di Carlo Campagna. Commemorazione, Tipografia di G. Migliaccio, Cosenza 1861;
  • I fratelli Bandiera o i massacri cosentini del 1844. Racconto documentato,Tipografia Bruzia, Cosenza 1862;
  • L’eco della coscienza pubblica. Raccolta di osservazioni, memorie, aneddoti ed altro, Tipografia dell’Indipendenza, Cosenza 1863;
  • Al Cav. Andrea Galassi di Modena Presidente del Circolo d’Assise in Cosenza, meritatamente da tutti pregiato. In morte de’ suoi figli Silvio e Attilio. Un ricordo di stima e di affetto, Tipografia dell’Indipendenza, Cosenza 1865;
  • In morte di Tommaso Morelli, Tipografia dell’Indipendenza, Cosenza 1869;
  • Il Sillabo della Curia romana recato in versi italiani, 3ª Edizione, Tipografia dell’Indipendenza, Cosenza 1869;
  • Commiato di Cosenza alle ceneri dei fratelli Bandiera e di Domenico Moro, Tipografia dell’Indipendenza, Cosenza 1869;
  • Visione, Tipografia de “La Lotta”, Cosenza 1904.

Nota bibliografica

  • Carlo Rebecchi, Poche parole pronunziate sul feretro dell’avv. Cav. Alessandro Conflenti, «Il Busento», Cosenza, 23 settembre 1881;
  • In memoria di Alessandro Conflenti, Dalla Tipografia Municipale, Cosenza 1882;
  • Stanislao De Chiara, Di Alessandro Conflenti e de’ suoi scritti, in Ivi, p. 29;
  • Francesco Vaccaro, Avvocati e giuristi cosentini (dal 1200 al 1800), Tipi di Vincenzo Serafino, Cosenza 1934, p. 182;
  • Leonardo Falbo, Il roglianese Alessandro Conflenti tra storiografia risorgimentale e bibliografia, in Giuseppe Masi (a cura di), Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in onore di Tobia Cornacchioli, Pellegrini, Cosenza 2007, pp. 125-150;
  • Leonardo FalboIl Risorgimento nel Cosentino. Alessandro Conflenti,Amministrazione Comunale di Rogliano, Rogliano 2011.

Nota archivistica

  • Archivio Comunale di Rogliano, Registro delle nascite, a. 1817.
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