Coppola, Giacomo

Giacomo Coppola [Altomonte [(Cosenza), 16 luglio 1797 – Napoli, 2 maggio 1872]

Giacomo Maria Francesco Gaetano Luigi Coppola nacque dall’unione del barone Tarquinio e di Maria Ludovica di Beaumont dei marchesi di Castelvetere. I Coppola costituivano una casata calabrese di antiche radici napoletane: se i suoi avi furono subfeudatari di Altomonte e agenti del Principe di Bisignano, Giacomo era anche cugino in primo grado di Ferdinando Balsano (1826-1869, arciprete, deputato nella IX legislatura del Regno, figlio di sua zia Maria Teresa Coppola), a sua volta zio del poeta Vincenzo Julia.
Suo zio Silvio Coppola era Guardia civica di Lungro mentre fratelli di suo nonno erano stati Reginaldo Coppola (1730-1810, vescovo di San Marco Argentano nel 1797), il domenicano Giacomo, l’abate Luigi, Luzio e Vincenzo (bisnonni di Francesco Coppola  alla cui biografia, in questo stesso dizionario, si rimanda) e quella Isabella che, sposando Domenico Andreassi di Montegiordano, diventerà capostipite femminile dei nobili Andreassi di Amendolara e perciò pure dei Mazzario di Roseto Capo Spulico.
Giacomo intraprende gli studi sotto la guida di precettori privati e, dopo quelli classici in Napoli, consegue infine nella stessa città la laurea in giurisprudenza. Diventa così dapprima avvocato – professione in cui l’impegno profuso è testimoniato da una notevole messe di allegazioni difensive sopravvissute – e poi magistrato, impegnandosi contemporaneamente nella vita politica e amministrativa.
Se infatti nel 1846 – mentre è domiciliato in Napoli, Strada Salita Pontecorvo n. 86 – è procuratore e mandatario speciale per la divisione della cospicua eredità del possidente Nicola Mazzario di Roseto Capo Spulico tra i figli Giuseppe, Filippo e Alessandro, è però anche Decurione di Napoli dallo stesso anno e fino al 1848, poi Intendente di Basilicata e prefetto di Potenza nel 1848. Disse di lui il Presidente del Senato Vincenzo Fardella di Torrearsa, durante la commemorazione in Aula per la sua dipartita: «Nel 1848, inspirandosi al santo amore di patria e lasciando l’esercizio dell’avvocatura, nella quale erasi reso degno di considerazione e rispetto, Giacomo Coppola accettò dal Governo, temporaneamente liberale, di quelle provincie, la carica d’Intendente di Potenza, e poiché il sangue versato in Napoli il 15 maggio di quell’anno, lo persuase che non era proposito dei governanti di allora mantenere lealmente il nuovo patto costituzionale, per quel retto sentire che lo distingueva, rinunziò l’elevato posto che occupava. Un tal procedere franco ed onesto, ritenuto prova manifesta delle sue convinzioni politiche, e della devozione sua al libero reggimento, lo fece segno a moleste poliziesche persecuzioni, tanto che fu costretto poco di poi a prendere la via dell’esilio».
A Potenza trovò infatti «una irrequietezza assai più minacciosa nelle plebi delle campagne, che rivendicavano le terre demaniali usurpate», irrequietezza che Coppola riuscì a reprimere soltanto sollecitando la cooperazione del vescovo e del procuratore generale presso la Gran Corte (Michelangelo Pieramico e Pasquale Scura). A seguito dei successivi moti e dell’ingerenza del Circolo costituzionale lucano negli affari riservati di competenza di Coppola, questi rinunciò all’incarico. Nel novembre 1848 si presentò come candidato governativo nelle elezioni suppletive alla Camera dei deputati napoletana, nei distretti di Castrovillari e di Lagonegro e risultò eletto in ambedue i collegi, ma la sua presenza in quell’Assemblea fu poco incisiva.
Quando la reazione borbonica a seguito del processo per i moti lucani del 1848 cominciò a prendere di mira gli alti funzionari dello Stato, Coppola si rassegnò all’esilio tra Francia, Toscana e, dal 1853, nella sua casa di Genova, dove ospitò ripetutamente Rosolino Pilo, Giuseppe Garibaldi e Giovanni Interdonato, al fine di preparare una rivolta in Sicilia. Quando fu ormai certa la caduta del regime borbonico, Coppola tornò in patria, sbarcando a Napoli assieme a Pasquale Villari il giorno 30 luglio 1860. Nominato Ministro delle finanze del Governo dittatoriale di Garibaldi (8 ottobre – 8 novembre 1860), a cavallo dell’Unità d’Italia diventa Consigliere della Corte d’appello di Napoli (31 dicembre 1860) e, subito dopo, Consigliere della Corte di cassazione di Napoli (21 dicembre 1862). Il 24 maggio del 1863 è infine nominato senatore per la quinta categoria (Ministri segretari di Stato), su proposta di Antonio Nomis di Pollone e con giuramento prestato il 17 giugno dello stesso anno. In senato intervenne nella VIII e nella IX legislatura del Regno in merito ai progetti di legge sul trasferimento della capitale da Roma a Firenze, sull’arresto in materia civile e commerciale, sulla pubblica sicurezza, sulla competenza in materia penale dei giudici di mandamento, sulla soppressione delle Sottoprefetture, e sul credito fondiario. Il 31 dicembre 1868 viene altresì insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Sposa Antonietta Picazio e ha da lei un solo figlio, Simone Coppola Picazio. Una via di Roma gli è stata recentemente intitolata. (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2021 – 02

Scritti

  • Per il cittadino d. Antonio Caglia contro lo straniero Giovanni Roskelley. Nella Corte Suprema di Giustizia. A relazione dell’ottimo consigliere signor d. Carlo Rizzi, presso Giovani De Bonis, Napoli 1821;
  • Per il signor barone di Castelvetere e suoi fratelli signori De Beaumont contro la comune di Castelvetere. Nella Gran Corte de’ Conti a relazione dell’ottimo consigliere signor d. Ferdinando Ferri, con Pietrantonio de Ruggieri, dalla Tipografia Francese, Napoli 1821;
  • Per il signor d. Berardino Galtieri-Major da Grumo in sostegno del richiamo prodotto nella Gran Corte de’ Conti. A relazione dell’ottimo consigliere signor marchese Porcinari, presso Giovani De Bonis, Napoli 1821;
  • Per il signor d. Mariano Englen contro la signora Claudia Guillaut. Nella seconda Camera della Gran Corte Civile. A relazione dell’ottimo giudice signor Franceschini, presso Giovani De Bonis, Napoli 1821;
  • Cerreto e Pietraroja nella G. Corte de Conti, con Pietrantonio de Ruggieri, dai torchi di Gennaro Palma, Napoli 1829;
  • Per gli eredi signori Ciorra con la commessione di beneficenza di Gaeta nella suprema corte di giustizia a rapporto dell’illustre consigliere e sig. d. Arduino Mangone, s.n., Napoli 1829;
  • Per li signori Giovan Domenico e Pancrazio Putignani, Caterina Laureani e Nunzia Materi. Terza Camera della Gran Corte civile, con Luigi De Rosa, da’ tipi di Ruberto e Lotti, Napoli 1830;
  • Per lo signor cavaliere Paolo Avitabile nella suprema Corte di giustizia sul rapporto dell’egregio signor consigliere d. Pasquale Calenda, s.n., Napoli 1831
  • Motivi d’un progetto di legge organatrice dell’amministrazione e governo civile de’ municipii e provincie dello stato napoletano, s.n., Napoli 1849
  • Della maniera più utile e vantaggiosa onde eseguirsi l’alienazione dei predi rustici già ecclesiastici, s.n., Napoli 1866;
  • Per le leggi imperanti si può affermare valido il matrimonio del sacerdote cattolico, stab. tip. Perrotti, Napoli 1871.

Nota bibliografica

  • Parole pronunziate sul feretro del barone Giacomo Coppola consigliere della Corte di Cassazione e Senatore del Regno nel dì 3 maggio 1872, Stab. Tip. Raimondi, Napoli 1872;
  • Francesco Guardione, Il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 al 1861 in relazione alle vicende nazionali, Società tipografico editrici nazionale, Torino 1907;
  • Francesco Rende, Monografia del Comune di Altomonte (documentata), Tip. popolare G. Abramo, Catanzaro 1916;
  • Franz von Lobstein, Settecento calabrese ed altri scritti, Fiorentino, Napoli 1973;
  • Luigi Agnello, Coppola, Giacomo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 28, Roma 1983;
  • Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti manoscritte inedite, The Writer, Milano 2016.
  •  

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Cosenza, Sezione distrettuale di Castrovillari, Notai, notaio Francesco Sarubbi di Francescantonio, Roseto, Num. 90 del Repertorio, 5 novembre 1846, Filippo e Giuseppe Mazzario, divisione di eredità.
  • Archivio Storico del Senato del Regno, Archivio del Senato Regio, Atti parlamentari. Discussioni, XI legislatura, sessione II, Commemorazione, 10 maggio 1872, pp. 686 e ss.

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