Cornacchioli, Tobia

Tobia Cornacchioli [Acri (Cosenza), 27 febbraio 1952 – Cosenza, 29 novembre 2003]

Nacque da Vincenzo, docente di lingue straniere tra Francia e Italia, e da Caterina Bonparola, insegnante elementare. Trasferitosi con la famiglia da Acri a Cosenza, seguì il cursus scolastico nel capoluogo, conseguendo la maturità scientifica al Liceo «E. Fermi». Il 5 maggio 1975 si laureò in Scienze umane all’Università di Firenze con la votazione di 110/110, discutendo la tesi dal titolo Il simbolo della taranta: interpretazione psicoanalitica del tarantismo.
Sposò Maria Teresa Scanga, con la quale ebbe un figlio, Matteo.
Attratto, fin dalla fine degli anni Sessanta, dalla storia della circolazione delle idee, pubblicò vari articoli su periodici cosentini. Nel 1976 apparve il suo primo saggio, Introduzione a Pasquale Rossi, uno scritto indicativo perché con esso iniziava la riscoperta del medico e psicologo cosentino. Il Rossi è studiato in tutto il suo percorso intellettuale, di uomo impegnato anche politicamente in ambito comunale e nella sua militanza socialista. Passò poi a esaminarlo in molteplici aspetti, la cui conclusione fu la pubblicazione degli Atti di un convegno apposito.
Il debutto “rossiano”, al pari di una bussola, lo ha orientato in tutto il suo percorso storiografico e lo ha incanalato verso alcuni momenti particolari, i suoi “amori”: la scienza di Rossi, la storia dei circuiti culturali e il bollettino dell’Icsaic, il suo luogo di lavoro. Tematiche descritte e compilate non tramite il nozionismo erudito, ma con i ferri dell’intellettuale smaliziato e professionalmente abile nel recepire gli eventi. 
I suoi scritti hanno corrisposto, in questo modo, al bisogno d’interpretare meglio le vicende secolari dei luoghi e della diffusione della cultura, “stuzzicando passioni” e ponendo domande pertinenti che, per la loro specificità, non potevano essere eluse. Come è possibile – si chiedeva – che in una città periferica come la Cosenza cinquecentesca, si formi colui che dà inizio alla rivoluzione del pensiero filosofico occidentale, Bernardino Telesio, definito da Bacone il primo degli uomini nuovi; e come, ancora, nella Cosenza di fine Ottocento un Rossi riesce a emergere, inserendosi nel dibattito italiano ed europeo intorno ai temi del positivismo e lasciando, pertanto, un’importante traccia in settori quali la demopedia (il termine usato da Rossi per denominare l’attività pedagogica), la sociologia, la psicologia collettiva?
Cornacchioli aveva cominciato a spiegare la materia, impostando il passaggio dalla civiltà medievale a quella umanistica. Un evolversi che, nel suo progetto, non doveva limitarsi a quei secoli, ma avrebbe dovuto continuare fino ai giorni nostri attraverso le lenti dell’Accademia, fondata tra l’agosto del 1511 e l’aprile del 1512 da Aulo Giano Parrasio, dei suoi maggiori esponenti e di coloro che ne sono stati i fruitori. 
Al sodalizio ha dedicato saggi esplorativi, sfociati in un denso volume del 1990, nel quale, accanto a un excursus del contesto economico e sociale con in cui emerse una borghesia capace di porsi a capo delle strutture cittadine, una ricognizione è riservata all’Accademia di fine Ottocento, nel periodo in cui Pasquale Rossi, alla vicepresidenza dell’istituzione, operava una svolta che l’avvicinava al popolo.
La morte prematura di Tobia, cogliendolo nel pieno della sua attività di studioso e di uomo di scuola che, in città e fuori, aveva riscosso unanime consenso e apprezzamento, in particolar modo nella rete dei sessanta istituti sparsi in tutta Italia e associati all’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (Insmli), ha impedito di portare a termine il proposito.
Riuscì comunque a scrivere, in collaborazione con Maria Tolone, un volume sulla storia del Premio Sila, fondato nel 1949 da un gruppo di intellettuali della città, e altri contributi sulla storia dell’Accademia durante le presidenze di Pasquale Rossi e Nicola Misasi.
Il suo impegno didattico, unito a quello etico-civile e di operatore culturale (nella sua prima esperienza al Centro Studi Pietro Mancini curò la pubblicazione di Una proposta per il Centro storico di Cosenza), fu esplicato per vent’anni, principalmente nell’ambito dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia contemporanea (Icsaic). Tra i promotori nel 1983 e componente del consiglio direttivo, ottenuto il “comando” dal Ministero della Pubblica Istruzione (nel frattempo aveva avuto la nomina di ruolo nelle scuole secondarie), dal settembre 1986 fu responsabile della didattica e dello sportello scuola dell’Istituto. Questo compito lo assolse con serietà e larghezza di vedute, con una capacità affinata attraverso una grande disposizione a migliorarsi e a mettersi in discussione, maturata col tempo per la sua attiva partecipazione al fervore educativo. 
Nell’ambito della mediazione didattica, ha partecipato (in Calabria e in tutta Italia) a numerosi seminari, tavole rotonde, conferenze, promozioni librarie, ha organizzato e allestito mostre storiche, ha tenuto interventi in numerosi istituti scolastici. Ha preso parte a convegni pianificati a Bologna dal Laboratorio nazionale per la didattica della storia; a Cagliari dall’Istituto sardo per la storia dell’autonomia e della resistenza; in altri luoghi ai corsi di aggiornamento per docenti predisposti dalla Commissione didattica dell’Insmli e dal Ministero Pubblica istruzione. In Calabria ha messo a punto numerosi gruppi di studio rivolti agli insegnanti di ogni ordine e grado. 
Le conclusioni di questi corsi sono state divulgate per mezzo di un Bollettino, rivista di storia contemporanea, da lui progettato e diretto, uno strumento non solo di comunicazione e di divulgazione interna e di collegamento con altri organismi e con singoli studiosi, ma soprattutto come legame con la ricerca storiografica che, in campo regionale, andava incrementandosi giorno dopo giorno. 
Le riflessioni sull’insegnamento storico, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, hanno avuto un riscontro confortante in un manuale sui temi più aggiornati della didattica. Un’opera che, superando gli schemi del vecchio modo di presentare la storia, lo ha fatto conoscere in ambito nazionale, fuori della cerchia municipale; un altro risultato è stato l’insegnamento di Didattica della Storia presso il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università della Calabria. Presso l’Unical è stato anche esercitatore per l’insegnamento di Storia contemporanea nella Facoltà di Economia, nonché docente progettista della formazione nel processo dell’autonomia scolastica, presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione. 
Ha cessato di vivere a soli 51 anni. Per i suoi meriti culturali e per la riscoperta di Pasquale Rossi, il Comune di Cosenza gli ha dedicato un Largo in città. (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Introduzione a Pasquale Rossi, in La Parola Socialista: settant’anni, Lerici, Roma-Cosenza, 1976, pp. 59-83;
  • Questione culturale e Mezzogiorno. La svolta culturale dell’Accademia Cosentina durante la vice presidenza di Pasquale Rossi (1903-1905), Fasano, Cosenza 1981;
  • Lineamenti di storia della cultura calabrese. Ipotesi su un frammento: l’Accademia Parrasiana, Pellegrini, Cosenza 1982;
  • Origine, grandezza e morte della fiaba. Analisi psico-collettiva e progetto politico in Pasquale Rossi, introduzione alla ristampa del volume di P. Rossi, Le “rumanze” ed il folklore in Calabria, Pellegrini, Cosenza, 1982;
  • Le origini del movimento socialista organizzato in Calabria (1892-1897), Pellegrini, Cosenza 1983;
  • Nobili, borghesi ed intellettuali nella Cosenza del Quattrocento. L’Accademia parrasiana e l’Umanesimo cosentino, Periferia, Cosenza 1990;
  • Cronache dalla pre­istoria contemporanea, Qualecultura-Jaca Book, Vibo Valentia-Milano 1996;
  • Il Premio Sila. Cultura e impegno civile in un premio letterario meridionale (1949-1993), con Maria Tolone, Pellegrini, Cosenza 1997;
  • Pasquale Rossi e il problema della folla, a cura di T. Cornacchioli, Giuseppe Spadafora, Armando, Roma 2000;
  • Storia e mediazione didattica. Ipotesi per una didattica della storia, Le Nuvole, Cosenza 2000;
  • Filippo Martire. Democrazia e socialismo nella Cosenza del Novecento, Quaderno dell’Icsaic, Pellegrini, Cosenza 2002;
  • Lineamenti di didattica della storia, Pellegrini, Cosenza 2002.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Masi, Tobia Cornacchioli tra storia e storia della cultura, «Daedalus»2003-2004. n. 18, pp.191-199;
  • Id., Una vita di pensiero e azione. Tobia Cornacchioli, «La Questione meridionale», Cosenza 1, 2004, pp. 21-23;
  • Pasquino Crupi, Tobia Cornacchioli meridionalista senza intermittenza, ivipp. 24-25;
  • Giuseppe Masi (a cura di), Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in memoria di Tobia Cornacchioli, Icsaic-Pellegrini, Cosenza 2007;
  • Saverio Napolitano, Conoscenza storica e coscienza civile. La Rivista dell’Icsaic (1987-2018), «Rivista calabrese di storia del ’900»1, 2019, pp. 7-38. 
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