Correale, Giuseppe

Giuseppe Correale [Siderno (Reggio Calabria), 28 dicembre 1925 – 21 luglio 2012]

Nasce e cresce in una famiglia piccola e modesta. Il padre Francesco si guadagna da vivere facendo il cocchiere mentre la madre, Vittoria Gozzi, contribuisce al reddito familiare dedicandosi all’arte del ricamo. Ha una sorella, Teresa. 
Gli anni in cui Correale vive la sua infanzia sono bui e difficili, fatti per lo più di povertà e miseria, coni d’ombra che pesano sulla rinascita e sulla ricrescita economica di tanti piccoli paesi, fermi e stantii. Non ha modelli artistici a cui fare riferimento. Non è figlio d’arte e non segue le orme di alcun avo, ha però una naturale predisposizione artistica alla scultura che si manifesta fin da piccolissimo. Bastano degli scarti di creta recuperati dalle allora attive fornaci del paese per creare le sue prime opere, statuine del presepe, e dar vita a un intero villaggio, proprio come lo immagina nella sua mente. Quella capacità ancora grezza che lascia intravedere una potenzialità da coltivare, gli permette di trovare lavoro presso la bottega di un falegname dove, tra le altre cose, si intagliano casse da morto. Correvano gli anni 1938-39. Qui ha modo di avvicinarsi alla materia prima riconoscendone le differenze, le caratteristiche e le qualità. Può imparare a usare tutti gli strumenti di lavorazione del legno, ma soprattutto può investire sulla sua passione e farla crescere. 
L’adolescenza di Correale passa attraverso il secondo conflitto mondiale. È il 1943, la guerra ha raggiunto anche il sud della penisola e fatto irruzione in alcuni suoi paesi, tra cui Siderno. Ed è nell’ormai nulla di un edifico raso al suolo dai bombardamenti degli aerei angloamericani che il giovane diciassettenne individua una tavola di legno da poter lavorare. Con impegno e dedizione dà vita a un bassorilievo raffigurante la Trinità.
È un episodio importante nella vita di Correale, non tanto dal punto di vista artistico quanto per quello che ne seguirà. La scultura per la sua raffinatezza viene esposta nella vetrina di una gioielleria del paese e di lì a poco acquistata al prezzo di mille lire. La voglia di esprimere le proprie emozioni lo portano a impiegare i soldi appena guadagnati nell’acquisto di quattro lunghi metri di pregiato pioppo da cui avrebbe tratto un soggetto già individuato da diverso tempo. 
Dall’ambiente religioso circostante trova le prime ispirazioni. Guarda alle statue dei santi per analizzarne le caratteristiche tecniche, comprenderne i tratti, i movimenti, la forma, lo sviluppo dei volumi; rimane attratto e affascinato dallo stile barocco preponderante nelle chiese del luogo.
Comincia nel 1944 il cammino artistico di uno straordinario scultore, che nel tempo diverrà per tutti il maestro Correale. Dal pioppo fa nascere la Madonna della pace una scultura lignea di un metro e settanta, intagliata con rara acutezza artigianale. Per completarla ci mette diversi mesi, lavorando solo di notte, dopo avere trascorso l’intera giornata nella bottega del falegname. La statua è bellissima, la sua espressione dispensa serenità. Le pieghe della veste e i più piccoli dettagli, come le stelle sul manto, definiscono la cura con la quale la vuole rappresentare. La Madonna tiene in braccio il bambino Gesù e per conferire maggiore sacralità all’opera, la posiziona su un’elegante base ornata di minuziosi fregi e ne dispone ai lati due angeli su di una nuvola nell’atto di reggere con le mani la scritta «Regina pacis ora pro nobis».
Un segno di rinascita, proprio come lo era stata la tavola della Trinità, che dalle macerie aveva trovato nuova vita. La guerra sta quasi per finire, la sacra scultura ha il compito di richiamare alla non rassegnazione. Al giovane, già apprezzato, viene ora riconosciuta una qualità unica capace di far vibrare gli animi di chi accorre con meraviglia ad ammirare la creazione. Per qualche mese è un continuo andirivieni, la sua abitazione (e laboratorio) diventa luogo di ritrovo, la statua rimane nella casa del suo artigiano diverso tempo per poi venire trasferita nella chiesa di Santa Maria dell’Arco a Siderno, dove si trova tuttora. Qui in occasione delle celebrazioni pasquali, il frate domenicano Isnardo Bologni, arrivato nella cittadina sidernese da Firenze, rimane basito nel vedere la perfezione di quell’opera, degna di un esperto intagliatore. Le mani del giovane hanno qualità che non possono non essere sostenute, per cui lo invita a seguirlo lì, nella culla del Rinascimento dove avrà modo di studiare da vicino i grandi maestri dell’arte e approfondire le sue conoscenze. Così, sotto i buoni auspici del predicatore toscano, Correale raggiunge Firenze, entrando nell’istituto della Madonnina del Grappa, un collegio che accoglie orfani e ragazzi bisognosi.
Si apre un periodo di vita molto importante, di formazione sia come uomo che come artista. È apprendista del grande pittore Pietro Annigoni e dello scultore Corrado Vigni. A Firenze respira una nuova aria, studia, osserva e apprende, la sua attività è frenetica. E si specializza diventando sempre più bravo. Frequenta la Scuola Libera di Nudo dell’Accademia di Belle arti affinando il raro talento che porta dentro di sé. E proprio in quel frangente che, animato da una fortissima smania creativa, dà vita a una vasta produzione di terrecotte. 
Nel 1949, benché la città lo soddisfi appieno, uno zio lo convince alla volta del sogno americano. Correale parte per una nuova avventura, New York. Qui ospite dei parenti, lavora facendo sculture di design per le vetrine americane, si tratta perlopiù di opere commerciali, e con quello che guadagna si mantiene all’Accademia di Belle arti. Prosegue, infatti, anche lì il suo percorso di formazione studiando presso la Art students league di Manhattan. Il suo soggiorno è però breve, perché viene denunciato per immigrazione illegale e rimpatriato. 
Con la grande metropoli statunitense non sarà tuttavia un addio ma un arrivederci: il destino, offrendogli una seconda possibilità, nel 1953 lo riporterà, grazie alla mediazione di Guido Graziani, dirigente nazionale della Ymca che a Siderno aveva (e ha una sede), negli Stati Uniti dove vi rimarrà per diversi anni. 
Ispirato dall’idea di poter realizzare oltreoceano il suo sogno si trova ben presto a scontrarsi con la realtà. Pur lavorando all’interno di un laboratorio d’arte e vivendo sostanzialmente una vita agiata, la sua attività è più commerciale che artistica. Avverte quindi sempre di più l’esigenza di esprimere concretamente quello che sente dentro. In un conflitto interiore in cui l’amaro disincanto lascia spazio alla gioia delle esperienze vissute, Correale ripensa alla sua terra che porta sempre nel cuore, immaginando il suo futuro là, dove tutto ha avuto inizio. In quegli stessi anni incontra l’amore, Mary Josephine Proto, che sposerà a Pompei nell’ottobre del 1963 e dalla quale avrà tre figli: Francesco, Sofia e Valeria.
La scelta seppur combattuta è consapevole. Fare ritorno al paese natio avrebbe significato uscire per sempre dagli ambienti più vivi e fervidi dell’arte. Un solo ripensamento nel 1969, dopo essersi stabilito provvisoriamente a Siderno, riparte ancora una volta per New York. Vi rimane per due anni per poi stabilirsi definitivamente nella sua amata terra.
Nel silenzio del suo laboratorio ritrova la pace, crea decine e decine di opere. La sua produzione è vasta, molti dei suoi soggetti appartengono all’universo femminile, giovani donne o madri. La maternità è una costante alla quale attribuisce un significato ben preciso, non attaccamento materno, ma ciclo vitale. Ci sono poi pescatori, contadini, volti sofferenti o spaventati in cui fa emergere l’identità instabile dei singoli esseri umani. Alla staticità della materia contrappone la leggerezza dei movimenti.
Moltissime sono poi le opere di arte sacra che impreziosiscono i luoghi di culto della Calabria e non solo. Fra i più noti ci sono: la Via crucis (1983), quattordici stazioni realizzate come bassorilievi bronzei che portano al fortemente voluto Cristo risorto (1983), una statua in bronzo di oltre due metri per il santuario di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte; Correale desiderava che il Cristo si ergesse proprio lì dominando l’intera vallata, come simbolo di rinascita di una terra tristemente, martoriata. Nello stesso luogo si trovano la bellissima istoriata porta centrale bronzea (1985) e l’altare (1980) in cui ripropone una natività originale, con Gesù risorto in sostituzione al bambino in fasce. Imponenti crocifissi in legno adornano rispettivamente, la chiesa di Canolo Nuova (1972), la cattedrale di Gerace (1985), la parrocchia di Portigliola (1987); a Siderno oltre alla Madonna della pace si può ammirare il capolavoro della porta bronzea della chiesa di Santa Maria di Portosalvo (1987) composta da otto formelle che raccontano scene ispirate alla patrona di Siderno, protettrice dei marinai. Sul lungomare della cittadina si eleva la scultura a tutto tondo di San Francesco di Paola (1992), un’opera in bronzo di poco più di due metri e mezzo. Qui, il santo rivolto verso il mare, in una posa naturale è immortalato con la mano distesa, come a voler indicare la direzione verso cui procedere. E sempre sul lungomare è istallato il Monumento al marinaio (1991) simbolo metaforico della vita del pescatore. Un’altra statua bronzea di San Francesco (1993) è custodita nel santuario di Paola, commissionata all’artista come ex voto per grazia ricevuta.
Tra le sculture di Correale ci sono anche diversi busti come quello dedicato a Michele Bello (1997), martire di Gerace, ubicato nella parte più centrale della cittadina sidernese.
Per un’infausta fatalità gli ultimi quindici anni di vita vedono l’artista costretto a vivere su una sedia a rotelle, paralizzato alle gambe in seguito a un intervento chirurgico.
Si spegne all’età di 86 anni.
Con lo scopo di promuovere la cultura del territorio, anche attraverso la conoscenza delle opere dell’artista, dal 2013 è attiva a Siderno l’associazione culturale «Giuseppe Correale». (Ilenia Marrapodi) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Carlo Antonio Pascale, Giuseppe Correale scultore, Frama sud, Chiaravalle Centrale 1978;
  • Sharo Gambino, Plot, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001;
  • Fortunato Valenzise, Giuseppe Correale scultore, «Calabria sconosciuta», XXVII, 103, 2004, pp. 37-40;
  • Luigi Vento, Giuseppe Correale scultore, Arte tipografica, Napoli 2008;
  • Enzo Romeo, Correale, artista solitario in perenne ricerca, «Itaca», I, 1, 2008, pp. 4-5;
  • Carlo Antonio Pascale, Il Maestro Giuseppe Correale a Siderno, Arti grafiche edizioni, Ardore 2010;
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria. Dizionario degli artisti calabresi dell’Ottocento e del Novecento, Pellegrini, Cosenza 2013.
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