Cortese, Carmine

Carmine Cortese [Tropea (Vibo Valentia) 19 febbraio 1887 – Spilinga, 7 febbraio del 1952]

Di umili origini, settimo di 13 figli, sette maschi e sei femmine, nacque in una famiglia di piccoli commercianti: il padre Saverio e la madre Domenica Bagnato gestivano una modesta macelleria. Di salute alquanto gracile, fu avviato agli studi. Frequentò le elementari e il Ginnasio nel Seminario di Tropea e il Liceo liceali nel Seminario Arcivescovile di Reggio Calabria sino al 1908, l’anno del disastroso terremoto. Per volere di Papa Pio X, i seminaristi delle zone terremotate vennero accolti nei collegi e nei seminari della Capitale e del Centro Italia: assieme ai compaesani Giuseppe Scattaretica e Vincenzo Pugliese, potè così completare gli studi liceali e teologici nel Collegio Apostolico Leoniano di Via Pompeo Magno.
Come tutti i giovani obbligati al servizio di leva, dovette presentarsi alla diverse “chiamate” militari: nel 1907 fu esentato dal prestare servizio perché riconosciuto di debole costituzione fisica; nel 1909 fu rinviato alla chiamata successiva «continuando ad essere ascritto alla ferma di un anno» (come si legge nel suo foglio matricolare); nel 1910 fu rinviato alla chiamata del settembre 1911 con «la dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore»; nel 1912, infine, venne assegnato al 42° Reggimento Fanteria e, aggregato al 52°, nel mese di aprile 1912 dovette partire dal porto di Napoli per la Libia, dove per quattro mesi fu in zona di guerra in Tripolitania e in Cirenaica nella qualità di soldato semplice.
Rientrato in Italia il 12 agosto 1912 riprese gli studi nel Collegio Apostolico Leoniano, per essere ordinato sacerdote un anno dopo (20 dicembre 1913) dal Vescovo di Tropea mons. Giuseppe Leo.
L’esperienza bellica in Libia gli rimase impressa profondamente, tanto da ricordarla sulle immaginette dell’ordinazione sacerdotale. Posto in congedo illimitato, dal mese di gennaio 1914 sino alla metà del mese di maggio 1915 rimase nel Seminario di Tropea come docente di Lettere.
Richiamato alle armi, il 17 maggio 1915 fu assegnato alla Milizia mobile del 19° Reggimento Fanteria «quale cappellano militare».  Il giorno dopo partì per il fronte sull’Isonzo, dove rimase per ben 18 mesi col 19° Reggimento Fanteria, prestando servizio nel reparto di sanità, sempre in prima linea, e dove fu anche ferito sul S. Michele il 12 novembre, testimone delle carneficine dei fanti contadini nelle trincee e nelle doline del Carso sino al 24 gennaio 1917.  Improvvisamente e senza alcuna spiegazione da parte dell’Autorità militare, il giorn o dopo fu assegnato all’8° Reggimento Alpini – Battaglione «Val Natisone», al seguito del quale rimase sino al 19 agosto dello stesso anno, riportando alcune ferite al naso e a un orecchio per lo scoppio di una granata.
Ricoverato nell’ospedale di Cremona dal 20 agosto al 17 settembre 1917, preferì continuare il servizio in prima linea. Di salute cagionevole com’era, fu però ritenuto inadatto alle alte quote del Trentino, e il 18 settembre 1917 venne assegnato a un nuovo Reggimento, l’11° Bersaglieri, col quale rimase, sempre in prima linea, sino alla disfatta di Caporetto.
Fatto prigioniero, fu internato nel campo di concentramento di Josephstadt (Boemia), nel quale rimase dall’8 novembre 1917 al 24 dicembre 1918.
Rientrato dalla prigionia in seguito all’armistizio, continuò il servizio di Cappellano nell’ospedale militare di Fiesole dall’1 gennaio al 31 agosto 1919, quindi in quello di Villa Bondi (Firenze) dall’1 settembre al 31 ottobre 1919, e infine nell’ospedale militare di Firenze dall’1 novembre 1919 al 13 febbraio 1920, tra i reduci orrendamente mutilati.
Dopo cinque anni di dura esperienza militare, decorato di medaglia di bronzo al valor militare (perché «zelante ed attivo nell’adempimento del proprio Ministero, fu anche efficace cooperatore del personale sanitario. Durante lungo periodo di combattimento, dette costante prova di coraggio nell’assistenza dei feriti rimanendo esso pure leggermente ferito. Monte S. Michele, 10-24 novembre 1915»), rientrò a Tropea, dedicandosi all’educazione religiosa dei giovani come assistente diocesano dell’Azione Cattolica dal 1920 al 1924 e dando vita al Circolo operaio «Fede e Lavoro».
Nel decennale del Seminario Regionale di Catanzaro, celebrato il 16 aprile del 1922, nell’adunanza dei vescovi calabresi in cui si discuteva il tema dell’attivismo sociale e pastorale dei sacerdoti, gli venne dato l’incarico di relazionare su «Il sacerdote e l’azione sociale».
Collaboratore del bollettino diocesano di Nicotera-Tropea «Vita Nuova», per il suo dinamismo pastorale e per il suo atteggiamento critico nei confronti del fascismo (ma anche per la sua esperienza di cappellano), fu guardato con diffidenza dal clero e dai politici locali.
Dal 1924 al 1932 resse la parrocchia di S. Caterina al Corso di Tropea, guadagnandosi la stima e l’affetto di tutti i fedeli. Le diffidenze e le incomprensioni nei confronti della sua azione pastorale, tuttavia, perdurarono, tanto da invogliarlo ad allontanarsi da Tropea.
Di questo suo desiderio fa fede una lunga lettera del 10 febbraio 1930, scritta all’amico e confratello don Gaetano Mauro, prete-soldato nella Grande Guerra, ma “Reggente” della parrocchia di Visconte del Torre (Gorizia) nelle retrovie. Don Mauro, rientrato dalla guerra, nell’agosto del 1925 aveva fondato nel paese natale, Montalto Uffugo, l’Associazione Religiosa Degli Oratori Rurali.
Non finì nella Comunità di don Mauro a Montalto Uffugo, bensì a Spilinga (Vibo Valentia), il 4 gennaio 1933, come arciprete della parrocchia di S. Giovanni Battista. Qui, per circa un ventennio, svolse un intenso e impegnativo lavoro pastorale in mezzo a una popolazione in maggioranza di contadini e di artigiani, organizzando l’Azione Cattolica, promuovendo attività sportive e ricreative, manifestazioni religiose e sociali varie, rappresentazioni teatrali, scuole serali, gite e pellegrinaggi, conferenze parrocchiali, ecc., col Circolo «S. Michele Arcangelo» da lui fondato.
Dopo la 2ª guerra mondiale organizzò il circolo ACLI, coinvolgendo la maggior parte dei lavoratori di Spilinga e facendo diventare la casa parrocchiale un centro di promozione religiosa, sociale, culturale, ricreativa. La sua libertà, ricca di migliaia di volumi, era a disposizione degli studenti spilingesi. 
Amava ricordare spesso gli anni trascorsi in guerra. Rievocando il Carso o le cime del Trentino e del Cadore, i paesini “sventrati” del Veneto o i «campi affamati e ghiacciati della prigionia austriaca» («Vita Nuova», 2 novembre 1933).
Nonostante i molti impegni pastorali, trovava il tempo, lavorando di notte, per trascrivere antichi manoscritti di poeti tropeani. 
Nel corso della 2ª guerra mondiale, preoccupato sempre della vita al fronte dei soldati spilingesi, ebbe con essi una costante corrispondenza epistolare, facendo da tramite con le famiglie. I soldati, dal canto loro, gli mandavano anche delle somme di danaro per i festeggiamenti in onore della Madonna delle Fonti. Curava i rapporti con tutte le famiglie del paese, componendo eventuali controversie, visitando le case delle famiglie più povere, intervenendo anche con aiuti materiali.
Amico e compagno del «servo di Dio» Francesco Mottola (fondatore degli oblati del Sacro Cuore e della «Casa di Carità» di Tropea), appartenne alla «Famiglia degli oblati». Avrebbe voluto far sorgere in Spilinga una «Casa di Carità», ma la morte lo colse in una fredda nottata di febbraio 1952. Compianto da tutta la popolazione di Spilinga e dei paesi vicini, riposa ora nel Cimitero di Tropea. Ha lasciato ben 58 quaderni di inediti. Sulla sua lapide si legge: «Canonico Carmine Cortese arciprete di Spilinga – soldato di Dio e della Patria – combatté la sua buona battaglia fino all’olocausto». Spilinga lo ricorda con una piazza intestata a suo nome. (Antonio Pugliese) @ ICSAIC 2021 – 5 

Opere

Edite

  • Diario di guerra 1916-1917, a cura di Antonio Pugliese, Rubbettino, Soveria Mannelli 1998 (poi: Romano, Tropea 2004);
  • Pagine sparse (Spilinga 1933-1952), a cura di Antonio Pugliese, Tipografia Copy System, S. Domenica di Ricadi (VV) 2004;
  • Diari parrocchiali di Don Carmine Cortese, a cura di Antonio Pugliese, Meligrana, Tropea 2012.

Inedite

  • Otto quaderni su «La gioventù cattolica italiana» (1922-1937);
  • Quattro quaderni di «Omelie» (1926-1936);
  • Venticinque quaderni contenenti notizie bio-bibliografiche e opere di autori tropeani dal 1500 al 1900 (scritti tra il 1932 e il 1951);
  • Due quaderni di “Meditazioni” (scritti tra il 1936 e il 1943);

Nota bibliografica

  • Antonio Pugliese, Don Carmine Cortese. Soldato di Dio e della Patria, «Tropea Magazine», http://www.tropeamagazine.it/carminecortese/biografia/index.html
  • Antonio Pugliese, “Manoscritti” di Don Carmine Cortese, «Tropea Magazine», http://www.tropeamagazine.it/carminecortese/manoscritti/index.html,
  • Teresa Schiariti, Spilinga il 25 aprile ricorderà la figura di Don Carmine Cortese, un sacerdote indimenticato, «il Quotidiano della Calabria», 5 aprile 1998;
  • Pino Brosio, Oggi Spilinga ricorda don C. Cortese, «Gazzetta del Sud», 25 aprile 1998;
  • Pietro Borzomati, Il diario di guerra di don C. Cortese, «Vibo Provincia», 2, 1999;
  • Antonio Pugliese, Ricordando Don Carmine Cortese nel cinquantenario della morte, «Parva Favilla», aprile-settembre, 2002;
  • Felice Muscaglione, Eroi vibonesi in trincea, Mapograf, Vibo Valentia 2004, p. 244;
  • Francesco Pugliese, Tropea nell’età di don Francesco Mottola (Dattiloscritto inedito del 26.9.1987), Archivio don Mottola, Tropea.

Francesco Pugliese, Diario inedito.

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