Covelli, Gaele

Gaele Covelli [Crotone, 28 maggio 1872 – Firenze, 29 gennaio 1932]

Gian Emanuele nell’atto di nascita, detto Gaele nacque da una famiglia di umili origini: Leonardo, commerciante e Giuseppina De Filippis, figlia di artigiani. Cresciuto tra stenti, miserie e di salute malferma; manifestò sin dalla prima età un’inclinazione all’arte, disegnando schizzi raffiguranti la Madonna di Crotone sui muri cittadini. All’età di quattordici anni si recò a Napoli, ospite dello zio Vittorio che possedeva una fiaschetteria a Capodimonte.  Sempre lo zio, su consiglio del musicista Paolo Serrao, lo avviò agli studi artistici. Il 27 novembre 1888, infatti Gaele venne ammesso all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Frequentò per quattro anni il corso inferiore di disegno con lo scultore Stanislao Lista e avendo ottenuto ottimi risultati fu ammesso alla successiva classe di pittura dal 1892 al 1895, dove ebbe come maestro il noto Domenico Morelli (di questo periodo il Ritratto della sorella che dorme, 1893). Tra il 1893 e il 1896 risultò essere uno dei migliori allievi dell’Istituto e ricevette «un diploma di medaglia d’argento»; partecipò e vinse inoltre numerosi concorsi (1893-94 il terzo premio per Mezza figura dipinta a tutto effetto dal vero, 1894-95 il primo premio per Testa con parte del dorso dipinta a grandezza naturale). 
L’anno 1896 segnò la svolta: Covelli infatti espose Contadinella alla Promotrice Salvator Rosa di Napoli. Aderì al concorso per il Pensionato Nazionale di Roma sui temi di Pigmalione, per cui ottenne il primo premio nella sezione di Napoli e il terzo premio a Roma al Concorso Nazionale. Fu l’anno in cui acquisì la consapevolezza di lavorare in un ambiente strettamente provinciale; desideroso di nuovi stimoli si trasferì a Firenze (1897), dove aprì uno studio a piazza Donatello.
A Firenze «vive la sua seconda esperienza pittorica» (Frangipane, 1933), presentato al pittore Stefano Ussi da «poche parole affettuose» di Morelli, Gaele si allontanò dalla pittura accademica legata ai dettami della scuola di Morelli e avviò una prima ricerca personale incentrata sulla fusione tra le tendenze del Verismo napoletano e quelle post-macchiaiole e divisioniste. Entrò nella cerchia dei pittori post macchiaioli, manifestando un forte interesse per la pittura di Giovanni Fattori e per il divisionismo di Gaetano Previati e Giovanni Segantini e frequentò il famoso Caffè Michelangelo. Nel 1898 si impose alla Promotrice di Firenze con le tele Patriota calabreseLa scuola del nudo, con le quali riscosse un vasto consenso di critica e di pubblico. Nel 1899 vinse il primo premio con il bozzetto L’idillio fugaceal concorso Cincinnato Baruzzi di Bologna.L’opera fu molto apprezzata e l’anno successivo fu esposta all’Esposizione Universale di Parigi ed acquistata dal mecenate russo il conte Zaubaloff. Ritornò a Crotone nel 1900 per ottemperare alle numerose committenze ricevute. Nello stesso anno dipinse l’opera Pacco Postale, che espose prima a Firenze e poi ad Amburgo dove fu acquistata da un banchiere. Nel 1901, alla IV Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, presentò La signorina inglese, in cui si rivelarono le sue eccellenti doti di ritrattista.
Nel 1902 frequentò la scuola di nudo presso la Reale Accademia di Firenze; partecipò alla mostra organizzata dalla Società delle Belle Arti a Firenze con ZingarellaFruttaioli (acquistati da Vittorio Emanuele III) e alla esposizione Alinari a Firenze con Preparativi di nozze; inviò l’opera Rimorsia una mostra a San Pietroburgo. Venne nominato professore onorario di pittura all’istituto di Belle arti di Napoli (nel corso della sua carriera ebbe altre nomine accademiche come professore onorario, nella Reale Accademia di  Belle Arti di Firenze (1919) e dell’Istituto di Belle Arti di Perugia). Tra il 1902 e il 1903, il Marchese Filippo Eugenio Albani organizzò una personale dell’artista presso Palazzo Giunti a Crotone, in seguito anche il Circolo di Cultura a Catanzaro, fondato da Fausto Squillace, presentò le opere dell’artista molte delle quali realizzate in loco.
Nel 1905, sposò Ida Tacchi, figlia  di un noto corniciaio fiorentino, che sarà modella e musa di numerosi suoi dipinti. Alla Società Amatori e cultori di Belle Arti di Roma, espose la Superstite del terremoto calabrese(acquistata dalla regina Margherita). Tra il 1906 e il 1911 si consolidò la sua fortuna critica e notevole fu la produzione artistica tra committenze e partecipazioni a mostre e esposizioni, ottenne riconoscimenti e premi importanti. Alla Mostra Nazionale di Milano presentò la grande tela Verso l’ignoto (1906) esposta nuovamente l’anno seguente alla mostra degli Amatori e Cultori d’Arte di Roma, dove fu acquistata dal colonnello garibaldino Achille Fazzari e inviata in Calabria. Alla V Internazionale del Lavoro di Firenze (1909) gli fu conferita la medaglia d’oro.
La svolta nel suo lavoro si ebbe nel 1912 «la sua terza esperienza pittorica» (Frangipane, 1933) quando si recò per la prima volta a Londra, dove, a contatto con i ritrattisti inglesi, approfondì il genere del ritratto. Partecipò con Ritratto di ragazzo alla mostra della Royal Academy (1915).  Per quattro anni alternò soggiorni londinesi a quelli italiani. Aprì finanche uno studio in Redcliffe Road-South Kensington a Londra. Ritornò a Firenze, dal 1916 in poi eseguì numerosi ritratti per l’aristocrazia e l’alta borghesia, nonché per artisti e uomini politici del tempo (T. Salvini, P. Mantegazza, F. Zeri, G. Grasso, M. Maraviglia). Nello stesso anno, elaborò il quadro di composizione, Rosario dei feritiacquistato dalla Marchesa Calvi. Con l’opera Vita intima (1917)ottennemedaglia d’oro alla Mostra Donatelliana di Livorno. Fra le pazze di S. Salvi (1919), un’opera di grandi dimensioni con cui segnalava lo stato di abbandono dei manicomi, concorse al Premio Ussi bandito dall’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
Covelli, dotato di un inesauribile vena artistica, dal 1920 in poi prese parte a numerose esposizioni, mostre, premi raggiungendo una notevole produzione artistica. Fu un momento della vita dell’artista segnato da un continuo travaglio artistico che ebbe ripercussioni anche nella sfera privata: una serie di incomprensioni determinarono la  fine del suo matrimonio con Ida Tacchi, dalla quale si separò nel 1923. Nel 1920 presentò alla Prima Mostra Calabrese dell’arte Moderna, organizzata dall’amico Alfonso Frangipane, 25 opere (La CalabreseCandida)  e alcuni disegni, nell’occasione ottenne una medaglia d’argento. Partecipò anche alle altre edizioni della Mostra Calabrese (Ritratto di Tommaso Campanella,L’abbandonata, La Famiglia 1922, Pacchiana di Tiriolo, Fior di Mestizia, L’ultima Lettera1924, Gelosia Di Sorelle 1926, Nudo con Fiori, Autoritratto, Uno Strappo Improvviso 1931), nell’allestimento del 1924 gli venne conferita la commenda della Corona d’Italia. Espose in tutta Italia (Torino, Milano, Roma, Bari, Firenze) e all’estero (San Pietroburgo, Monaco). Gli ultimi quadri (Festa di patronoCielo, non datati), l’artista li regalò ad Alfonso Frangipane.
Nel 1932 lo scultore Concesso Barca diffuse, nell’ambiente degli artisti, la falsa notizia del suo suicidio; in vero morì di polmonite il 29 gennaio 1932 a Firenze nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, assistito dalla moglie Ida Tacchi. Fu sepolto nel cimitero di Trespiano. Sulla lapide si legge: «Gaele Covelli Crotonese di nascita, fiorentino di elezione, devoto agli ideali e alle fatiche dell’arte, arricchì di belle immagini la grande tradizione della pittura italiana, la moglie Ida Tacchi questa memoria pose». (Maria Francesca Greco) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Vittorio Pica, L’arte mondiale alla IV Esposizione di Venezia, Numero speciale dell`Emporium, Bergamo agosto1901;
  • Luigi Callari, Storia dell’arte contemporanea,Loescher, Roma 1909;
  • Ulrich Thieme-Felix Becker, AllgemeinesKünstlerlexikon, VIII, Lipsia 1913, ad vocem;
  • Enrico Giannelli, Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori, architetti, Tipografia Melfi & Joele, Napoli 1916, ad vocem;
  • Alfonso Frangipane, L’arte in Calabria,in Calabria e ArteDiscorsi d’inaugurazione della Mostra Calabrese d’Arte Moderna pronunciati in Reggio Calabria il XII settembre MCMXX dal Sindaco della Città on. Giuseppe Valentino e dal Prof. Alfonso Frangipane, Messina. Off. Graf. La Sicilia 1921;
  • Alfonso Frangipane, Gaele Covelli, Messina 1933;
  • Vittoria Cardamone, Marina Uttieri, Gaele Covelli pittore (1872-1932), a cura dell’Ufficio Beni Culturali del Comune di Crotone, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1988;
  • Ugo Campisani, Artisti calabresi. Otto-Novecento. pittori, scultori, storia, opere, Pellegrini, Cosenza 2005,ad vocem;
  • Luisa Ester Felicetti, Covelli, Gaele, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 30, Enciclopedia Treccani, Roma 1984 (http://www.treccani.it/enciclopedia/gaele-covelli_(Dizionario-Biografico);
  • Tonino Sicoli, Il ritrattista intimista, «Il Quotidiano della Calabria», Cosenza 2009 (http://www.toninosicoli.eu/articolihome/artistcal800900/06-Covelli.pdf);
  • Enzo Le Pera, Gli Artisti della Calabria. Dizionario degli Artisti Calabresi dell’Ottocento e del Novecento,Pellegrini, Cosenza 2013, ad vocem.

Riferimenti archivistici

  • Archivio Comunale di Crotone, Lettere e documenti riguardanti Gaele Covelli;
  • Archivio Comunale di Crotone, Registro atti di nascita, anno 1872;

Archivio Privato Frangipane di Reggio Calabria, Lettere e documenti riguardanti Gaele Covelli.

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