Creazzo, Pasquale

Pasquale Creazzo [Cinquefrondi (Reggio Calabria), 8 marzo 1875 – 7 settembre 1963]

Nacque da Federico Giuseppe, segretario comunale che apparteneva a una famiglia di avvocati, letterati e musicisti originaria di Santa Eufemia d’Aspromonte, e da Giuseppina Grande Carnovale, discendente da una ricca e nobile famiglia di Torre di Ruggero in provincia di Catanzaro. Ebbe tre fratelli: Carlo, musicista e compositore, Rosa e Francesco. Autodidatta, poiché ancora ragazzo dovette abbandonare gli studi in seguito alla morte dei genitori, studiò i classici greci e latini e le dottrine politiche. Fu poeta, archeologo e politico. Costretto a fare tanti mestieri per vivere si adattò a fare l’abbozzatore di pipe, il «pittore di stanze» e s’inventò imprenditore: fu proprietario di un negozio di oreficeria e di una fabbrica di acque gassate. Diresse anche un teatro dove venivano proiettati i primi film. Senza trascurare, nel tempo libero, le sue vere passioni: la poesia e la pittura.
Da Alfonsina Avenosi, che sposò nel 1903, ebbe ben nove figli: Federico, Garibaldi, Libero, Alba, Bixio, Aurora, Adone Spartaco, Vera Era Rossa e Gloria.
«Uomo di sangue e di crucci, agitatore politico e antifascista militante di eccezionale coraggio e d’incrollabile impegno etico» (Tuscano) aderì giovanissimo al partito socialista. Partecipò al moto insurrezionale di Reggio del 1894 e, in contatto con i dirigenti socialisti di Reggio Calabria, fu un apostolo del socialismo nella provincia divulgando l’idea tra i suoi giovani amici. Fu alla guida della sezione socialista di Cinquefrondi e svolse un’intensa attività pubblicistica. Nei primi mesi del 1900, Creazzo fondò a Cinquefrondi il circolo socialista I figli del lavoro, che ben presto si sciolse  per l’emigrazione di gran parte dei suoi soci (Creazzo compreso). Nel 1906 emigrò negli Stati Uniti d’America, nello Stato della Carolina del Nord, dove aveva riparato già il fratello più piccolo, Francesco, morto in un incidente ferroviario. In America, Pasquale divenne un agitatore sindacale socialista anarco-rivoluzionario. A tale esperienza migratoria dedicò la poesia epistolare La lettera al marito (1929).
Rientrò in Calabria tre anni dopo tuffandosi nel lavoro politico-sindacale a fianco degli lavoratori della Piana di Gioria Tauro. Si schierò subito contro la guerra di conquista in Libia e partecipò a diverse iniziative antimilitariste. Schedato nel Casellario di polizia come socialista e pittore. 
Nella sua scheda personale – il “solito” ritratto in negativo del prefetto – si legge: «Non gode di buona fama nel pubblico per le sue idee sovversive. Di carattere impulsivo e mediocre educazione; è d’intelligenza comune, di poca cultura, avendo fatto la quarta elementare. Non ha titoli accademici né beni di fortuna. Frequenta la compagnia di giovani operai e di altri giovani, figli di piccoli possidenti, che hanno tendenza all’ozio e al socialismo… Fin dal 1898 fece qualche accenno d’appartenere al partito socialista e precedentemente non ha fatto parte di alcunonon ha influenza alcuna né in Cinquefrondi né altrove».
Il 9 giugno 1920 fu segnalato come un pericoloso. Nel suo fascicolo al Casellario politico risulta che per tutti gli anni Trenta fu tenuto sotto stretto controllo di polizia.
Non trascurò mai l’attività culturale. È lungo, infatti, l’elenco dei periodici, non tutti socialisti (scrisse infatti di archeologia, etnografia, storia, letteratura e più in generale di cultura calabrese), in cui apparve la sua firma. Collaborò con «La Luce»; «Avanti!»; «Calabria Rossa»; «Risurrezione»; «Corriere di Calabria»; «Le Tre Calabrie»; «Fiamme Rosse»; «Calabria Avanti»; «Il Risorgimento»; «La Nuova Palmi»; «La Falce»; «Il Sempre Avanti»; «L’Azione Calabrese»; «Il Corriere di Terra Nostra»; «L’Araldo»; «Germinal»; «La Gazzetta di Messina»; «Il Proletario»; «Cultura Regionale»; «Nosside»; «Calabria d’oggi»; «Albori»; «La Piccozza».
La sua attività non passò ovviamente inosservata all’occhio vigile della polizia e della Prefettura che lo consideravano pericoloso per l’ordine e la sicurezza. Fu così arrestato diverse volte per attività sovversiva.
Dopo la scissione di Livorno, nel 1921 aderì al Partito comunista e, inneggiando alla lotta di classe,  in calce alla poesia in dialetto scritta nell’occasione, dal titolo Lotta tra Burghesia e Proletariato,  scrisse W il Comunismo.
Durante il Ventennio fu un irriducibile antifascista militante a capo della cellula clandestina, costantemente vigilato dalla polizia politica del regime. E ancora nel febbraio nel 1941 fu arrestato dai carabinieri perché si scontrò con il segretario del fascio di Cinquefrondi, rifiutandosi di togliersi il capello durante un discorso del Duce.
Dopo la Liberazione partecipò alla organizzazione di diverse sezioni comuniste, ma entrò presto in conflitto col Partito continuando da solo la lotta per il socialismo che lo aveva visto impegnato da sempre.
All’attività politica, Creazzo associò quella letteraria, spesso in funzione della prima. Scelse di scrivere in dialetto per essere compreso anche dai contadini di cui descriveva la vita misera e inumana che non lasciava alternative all’emigrazione, allo scopo di creare in loro una coscienza di classe. Molte sue composizioni apparvero sui giornali dell’epoca. Una sua poesia d’impegno sociale, tra le più note, è Lu Zappaturi, nella quale descrive e denuncia lo sfruttamento dei padroni della terra. 
Il critico letterario Antonio Piromalli, lo definisce «la voce e la guida della cultura contadina analfabeta […] dotata della consapevolezza delle proprie ragioni e della propria forza». Per Piromalli «Creazzo si mosse nello sterminato numero di braccianti, contadini poverissimi come socialista rivoluzionario, populista con forti venature anarchiche».
E Pasquino Crupi aggiunge: «Nella poesia dialettale di Pasquale Creazzo sono rappresentate le donne affamate del popolo contadino, le raccoglitrici mal pagate di ulive, i vecchi senza assistenza, i figghioli bbandunati, i contadini immiseriti, gli zappatori».
Oltre ad avere dato voce poetica al proletario contadino della Piana, si occupò anche di storia, numismatica e archeologia. Lasciò una monografia inedita su Cinquefrondi, poi pubblicata nel 1989. Appassionato archeologo, collaborò a lungo con la Sovrintendeza alle Antichità della Calabria, con la quale non sempre tenne tuttavia rapporti positivi.
Si spense nel suo paese natale quando aveva 88 anni e la sua bara, avvolta in una bandiera rossa, fu accompagnata dalla banda che suonava l’Internazionale e l’Inno dei lavoratori. Lasciò un epigramma da mettere sulla sua tomba. Nel 2016, gli eredi donarono al Comune di Cinquefrondi (che gli ha dedicato una strada) il suo fondo librario che costituisce parte integrante della locale «Casa della Cultura». (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Opere 

  • Giovanni Conia, Poesie complete, Reggio Calabria, 1928 (rist. an. Nuove edizioni Barbaro, Delianuova 2003;
  • La zappa e la sciabola con aggiunta la guerra, Manferoce, Cinquefrondi 1933;
  • Il terremoto del 1908 – Episodio di Cinquefrondi, Dopo Lavoro, Cinquefrondi 1934;
  • Poesie dialettali – 1906-1936, Barbaro, Oppido Mamertina, 1979; 
  • Antologia dialettale, Cosenza 1981;
  • Cronistoria di Cinquefrondi  con dissertazioni sulla storia della Calabria, a cura di A. Piromalli, Marafioti, Polistena 1989;

Nota bibliografica

  • Antonio Piromalli, Pasquale Creazzo, dialettale poeta della Piana, in «Calabria Oggi», 31 marzo 1977
  • Pasquino Crupi, Le esigenze del reale nella poesia di Creazzo, «Il Giornale di Calabria», 28 agosto 1977;
  • Antonio Piromalli, Poesia dialettale di Pasquale Creazzo, «Historica», 1, 1979, p. 32;
  • Antonio Piromalli, Pasquale Creazzo e il mondo contadino, in Società e cultura in Calabria tra Ottocento e Novecento, Garigliano, Cassino 1979, p. 162-178;
  • Carlo Carlino, Poesie dialettali – 1906-1936, Barbaro, Oppido Mamertina 1979;
  • Giuseppe Masi, Socialismo e Socialisti in Calabria (1861-1914), SEM, Salerno-Catanzaro 1981;
  • Antonio Piromalli, Introduzione a Pasquale Creazzo, in Antonio Piromalli e Domenico Scafoglio (a cura di),  Antologia dialettale, Pellegrini, Cosenza 1981;
  • Antonio Piromalli, Una monografia inedita: Cinquefrondi vista da Pasquale Creazzo, «La Provincia di Catanzaro», I, 1986, pp. 54-57;
  • Gaetano Cingari, Il partito socialista nel reggino 1888-1908, Laruffa, Reggio Calabria 1990;
  • Pasquino Crupi, La letteratura calabrese per la Scuola media, Autori e testi, vol. III, Il Novecento, Pellegrini, Cosenza 1995;
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, vol. II, Pellegrini, Cosenza 1996, p. 126;
  • Pasquale Creazzo. Aspetti civili e sociali nella sua poesia, a cura di Pasquale Tuscano, Nuove Edizioni Barbaro, Delianuova 2002
  • Pasquale Tuscano, Per altezza d’ingegno, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, p. 81.
  • Simona Gerace, Il consiglio acquisisce il fondo librario, «Il Quotidiano della Calabria» (ed. RC), 9 marzo 2016;
  • Alberto Conia, Maria Teresa Iannelli, Pasquale Creazzo: il Poeta, lo Storico e la collaborazione con la Soprintendenza alle Belle Arti della Calabria, «Rogerius», 1, 2016, pp. 73-83.
  • Giuseppe Masi, Un socialista calabrese: Pasquale Creazzo di Cinquefrondi, «L’Alba della Piana», settembre 2016, pp. 11-12.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, Pasquale Creazzo, b. 1525.
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