Croccia, Andrea

Andrea Croccia [Civita (Cosenza), 2 maggio 1899 – Celle Ligure (Savona), 25 maggio 1984]

Nato da Angelo Maria e Domenica Durante, una famiglia di modeste condizioni. Pochi anni dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Frascineto, poiché il padre è costretto a una continua ricerca di lavoro. Il perdurare delle difficoltà economiche induce, nel 1907, il papà di Andrea a emigrare in Argentina dove già si trovava  il nonno, emigrato nel lontano1896, dimentico di  moglie, figli e paese. Andrea abbandona gli studi elementari e si imbarca per il Sudamerica seguendo il destino del padre.  Padre e figlio trovano la prima occupazione in una fattoria a Pariso. Successivamente, trasferitisi a Junin, si impegnano in attività artigianali come impagliatori di sedie. Andrea trova anche l’opportunità di riprendere il percorso di studio interrotto. A soli otto anni, sotto la guida di José, guardiano di cavalli nella fattoria presso cui lavora, impara a leggere e scrivere lo spagnolo.
Nel 1910 il padre di Andrea decide di rientrare in Italia per prendere moglie e figlia, rimaste a Frascineto, e portarle nella nuova patria, ma muore di tifo intestinale sulla nave durante la traversata atlantica. Andrea, ad appena 11 anni, rimane da solo a Junin  e sopravvive beneficiando della solidarietà e dell’ospitalità dei propri compaesani. Sei mesi dopo decide di ritornare a Buenos Aires alla ricerca del nonno che nel frattempo era morto, venendosi a trovare in una condizione di grave disagio che lo porta a girovagare per la stessa provincia di Buenos Aires. Arriva a Tucuman dove vive uno zio materno, che lo scaccia «come un cane randagio», rifiutandogli qualsiasi aiuto. 
Tornato a Buenos Aires, continua la sua vita di girovago e, utilizzando mezzi di fortuna, arriva fino a Chubut (Patagonia) dove, per alcuni mesi, si impegna in diverse attività di lavoro decidendo infine di rientrare nella capitale argentina. In quegli anni Buenos Aires era fortemente interessata da scioperi e azioni di lotta, promossi dal movimento anarco-sindacalista.  Andrea Croccia, avendo conosciuto Carlo Berneri, uno dei protagonisti di quelle iniziative, venne coinvolto nella distribuzione della stampa anarchica, in particolare, del giornale «Arriba» fondato dallo stesso Berneri. Le autorità argentine, infatti, a settembre del 1912, lo rispedirono in  Italia: non è da escludere che il suo rimpatrio, oltre che alla richiesta avanzata dalla madre, sia stato determinato anche dalla repressione poliziesca contro gli anarchici. 
A soli 13 anni Andrea ritorna a Frascineto e affronta le difficoltà svolgendo varie attività (pastore, boscaiolo). 
Nel 1917, a soli 18 anni come tutti i «ragazzi del ’99», viene arruolato per partecipare al primo conflitto mondiale e spedito al fronte, sul Monte Grappa.  Dopo la disfatta di Caporetto e, per il congelamento agli arti inferiori, venne ricoverato a Cittadella (Padova) e successivamente trasferito a Palermo. All’Ospedale «Rosolino Pilo» subisce la prima amputazione del piede sinistro e, nel giro di qualche tempo e dopo vari tentativi di cura, all’Ospedale Principale, sempre a Palermo, subisce  l’amputazione anche del piede destro. Durante la degenza in Ospedale riprende gli studi e consegue la sesta elementare, nel frattempo conosce  Antonio Vella, socialista rivoluzionario e poi massimalista e altri attivisti socialisti, comunisti e sindacalisti che gli fanno conoscere la Rivoluzione d’Ottobre indirizzandolo alla lettura delle opere di Lenin. Durante la convalescenza frequenta il corso per postale e telegrafico che gli permette, in seguito, di superare un concorso come telegrafista e di avere una breve esperienza lavorativa nelle Poste. Nel frattempo viene riconosciuto grande invalido di guerra quale ex-combattente e, nel 1921, viene assunto dalla Ferrovie nella sede di Cosenza stabilendo i primi contatti con il mondo sindacale, soprattutto con quello dei ferrovieri che all’epoca era uno dei più organizzati  con al suo interno una significativa presenza di anarchici.
Nell’estate del 1921, insieme a Carlo Jorio e Luigi Cavaliere costituisce il Partito Comunista nell’area del Pollino e fonda le sezioni di Frascineto, Castrovillari e Civita. Stringe contatti con numerosi dirigenti comunisti e attivisti dell’intera provincia di Cosenza, in particolare con Fausto Gullo, suo difensore in numerosi processi politici a suo carico. Dopo il 1924 aderisce al gruppo anarchico instaurando solidi rapporti con quelli presenti nell’area cosentina e nel 1924 conosce Errico Malatesta.  
Schedato come «comunista pericoloso», finisce nel casellario politico centrale del Ministero dell’Interno. Nel 1927 viene licenziato dalle ferrovie e condannato a tre anni di confino a domicilio a Frascineto. In seguito, lo assegnano al domicilio obbligato con sorveglianza speciale in Contrada Bianchino dove si dedica all’agricoltura, attività che gli permette di mantenere rapporti con i contadini della zona  e, tramite questi, intessere relazioni politiche e svolgere attività di propaganda antifascista.
Nel 1932 viene denunciato alle autorità giudiziarie «per contravvenzione ai vincoli di ammonizione». Scampato a una prima aggressione in pieno centro di Frascineto, nel 1936 subisce un nuovo attentato rimanendo gravemente ferito da alcuni colpi di pistola. Nel 1937 viene nuovamente arrestato, condannato e detenuto nelle Carceri giudiziarie di Cosenza, successivamente assegnato al confino per tre anni a Marsico Nuovo (Potenza), dove entra in contatto con altri confinati provenienti da tutta l’Italia. Nel 1939 viene trasferito a Cosenza e l’anno successivo può fare ritorno a Frascineto.
Scontato il confino, nel 1941, si trasferisce ad Alessandria del Carretto (CS) e da qui ricomincia la sua attività politica non solo i comuni calabresi ma anche in quelli lucani. Dal 1941 al 1943 svolge una capillare ed intensa attività politica contro il fascismo coadiuvato anche dai fratelli Pervanje (Ignazio dentista, Stanco radiotecnico) provenienti dal campo di concentramento di Pisticci.
Scoperta ancora una volta la sua attività di antifascista, viene nuovamente arrestato ma con lo sbarco delle truppe alleate in Sicilia nel luglio del 1943, il loro arrivo in Calabria il 3 settembre e  la successiva  firma dell’armistizio dell’8 settembre,  viene liberato e ritorna a Frascineto.
Partecipa alla riorganizzazione della sinistra politica e della Cgil. Già alla fine del 1943, si riorganizza la Camera del Lavoro di Cosenza la cui direzione è affidata a Ubaldo Montalto che ne era stato anche l’ultimo segretario generale fino all’avvento del fascismo. Nel 1945 viene designato quale Commissario delegato per l’epurazione dei fascisti dalla pubblica amministrazione nella provincia di Cosenza. Assume ruoli  istituzionali senza trascurare il suo impegno politico e sindacale.  Partecipa all’organizzazione delle  lotte contadine e all’occupazione delle terre, organizza i contadini in cooperativa per dare loro maggiori possibilità di riuscita nella coltivazione delle terre. In qualità di dirigente di Federterra, nel 1947 firma il primo contratto di lavoro per i braccianti e salariati agricoli della provincia. Dal 1947 al 1948 è anche  membro della Commissione Esecuta Provinciale della Cgil. È candidato nella lista del PCI alla Costituente nel 1946 e alla Camere dei Deputati alla elezioni politiche del 1948. Proprio in occasione di quella tornata elettorale si parla di Croccia «deputato per un giorno» e di una sua rinuncia a favore di Elsa  Molè, rispettando la disciplina di partito. 
Non senza rimpianti, e senza rinunciare all’impegno politico, decide di emigrare in Liguria  ma  ritorna periodicamente nel territorio del Pollino. Nel 1979 decide di destinare una parte dei suoi averi a giovani studenti meritevoli, e sottoscrive una convenzione con l’Università della Calabria con la quale vengono istituite due borse di studio intitolate alla defunta moglie Maria Bruzzo Croccia. Il 25 maggio del 1984 muore a Celle Ligure (SV) e le sue ceneri sono ritornate in Calabria per essere sepolte nella sua Frascineto.  (Francesco Spingola) © ICSAIC

Riferimenti bibliografici

  • Paolo Cinanni, Lotte per la terra e comunisti in Calabria, Feltrinelli, Milano 1977;
  • Gino Bloise, Lotte contadine nel Sud (Cassano Ionio 1943-1960), Cosenza 1983;
  • Pietro Armentano, Mario Bellizzi, Storie e altre storie. Autobiografia di Andrea Croccia, «Asterisco», I, 4, 1983 e I , 5 1986;
  • Giuseppe Rizzo, Andrea Croccia. La vita esemplare di un antifascista comunista calabrese, «Bollettino Icsaic»,  1, f. 10, 1991;
  • Vittorio Cappelli, Emigranti Moschetti e Podestà. Pagine di storia sociale e politica nell’aera del Pollino (1888-1943),Edizioni “Il Coscile”, Castrovillari 1995.
  • Angelo Filomia, Castrovillari. 100 anni della nostra storiaII Volume (1800-2002), edizioni Ecofutura, Castrovillari 2003;
  • Katia Massara (a cura di), Il Sindacato LiberatoI verbali della Camera del Lavoro di Cosenza (1945-1948), Pellegrini-Icsaic, Cosenza 2011;
  • Francesco Spingola, Antifascismo e sindacalismo in Andrea Croccia, Icsaic, Rende 2014:
  • Giuseppe Carlo Siciliano, Da Andrea Croccia all’idea rivoluzionaria di nazione, «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 1, 2014;
  • Pietro Armentano, Andrea Croccia. Il comunista che sognava l’anarchia, Edizioni Promoidea Pollino, Castrovillari 2014.
  • Domenico Antonio Cassiani, Fascismo e antifascismo nella Calabria Albanese, Icsaic, Rende 2016.
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