Damis, Pier Domenico

Pier Domenico Damis (Lungro, 24 febbraio 1824 – 4 ottobre 1904)

Figlio di Antonio e Lucia Irianni, studiò nel vetusto collegio Italo-albanese di S. Adriano in S. Demetrio Corone e poi andò a Napoli conseguendo in quella R. Università la laurea in Belle Lettere e Filosofia il 12 maggio 1847, e quella in Giurisprudenza il 30 luglio dello stesso anno e prestò il giuramento di rito il 2 agosto successivo.
Audace cospiratore iscritto alla “Giovane Italia”, prese parte al moto insurrezionale di Cosenza del 15 marzo 1944; nel 1948 era capitano nel battaglione delle milizie di Castrovillari, facenti parte delle truppe calabro sicule sotto gli ordini del generale Ribotti al servizio del governo provvisorio di Calabria e cessò il 10 luglio 1848, dopo la restaurazione borbonica. In questo stesso anno prese parte ai combattimenti di Campotenese e di S. Angelo contro le truppe borboniche del generale Busacca. In seguito a tali fatti fu arrestato a Lungro e tradotto poi nelle carceri di Cosenza nel febbraio del 1852, dove venne giudicato dalla Gran Corte Speciale di Calabria Citra, insieme a altri undici arrestati, e cioè: Carlo Maria Loccaso, Muzio Pace, Vincenzo Principe, Francesco Salerno, Domenjco Principe, Giuseppe Pace, Dionisio Baratta, Michele Bellizzi, Giacinto Oriolo, tutti da Castrovillari, Costantino Bellizzi Da San Basile, Vincenzo Luci da Spezzano Albanese. Il Damis, che era stato accusato di attentato per distruggere e combattere il governo, ed incitare gli abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità reale, fu difeso dagli avvocati Pasquale Menna e Vincenzo Maria Greco. Con sentenza della Gran Corte Speciale di Cosenza del 9 agosto 1852 venne condannato a 25 anni di ferri ed alla malleveria di Ducati 100 per tre anni consecutivi ed assegnato al bagno penale di Procida. Con altri condannati riuscì a fuggire dalla nave che doveva portarlo nell’isola. Fu in seguito deportato all’estero con Poerio, Settembrini e Spaventa.
Tornato in Italia partì da Quarto con i Mille al 1860, ed ecco il suo magnifico stato di servizio militare:
1. Sbarcato a Marsala con la spedizione dei Mille l’11-5-1860. 2. Nominato Capitano dal dittatore a Palermo, il 20-6-1860. 3. Nominato, il 21-6-1860, Giudice Istruttore del Consiglio di Guerra di Palermo. 4. Chiamato, in data 3-9-1860 dal generale Sirtori allo Stato maggiore generale. 5. Con decreto del 14-4-1862 trasferito da Maggiore di Fanteria nel già Corpo Volontari Italiani col detto grado nell’Arma stessa dell’esercito regolare Italiano. 6. Con decreto del 28-8-1870 promosso Luogotenente colonnello del 9. Fanteria. 7. Con decreto del 25-12-1875 nominato Comandante dell’11. Fanteria. 8. Con decreto del 15-10-1876 promosso Colonnello. 9. Con decreto del 29-6-1883 promosso al grado di Maggior generale. 10. Con decreto del 31-5-1882 nominato Comandante la Brigata Toscana. 11. Con decreto del 24-4-1884 nominato Comandante Superiore dei Distretti Militari della divisione di Ancona, cessando dal comando della Brigata Toscana. 12. Con decreto del 4-11-1889 nominato Comandante Superiore dei distretti militari del VII Corpo d’Armata. 13. Con decreto dl 31-12-1889 collocato a riposo da Maggior Generale e liquidata la pensione di lire 7200. 14. Con decreto del 12-1-1895 promosso da Maggior Generale nella riserva a Tenente Generale. 15. Con decreto del 26-2-1899 cessò d’appartenere come Tenente Generale nella riserva per ragioni di età, conservando il grado e l’onore della uniforme.
Fu insignito di molte onorificenze cavalleresche tra le quali quella di Commendatore della Corona d’Italia, conferitagli  con decreto del 1-2-1884, e quello di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, con decreto del 15-11-1889.
Si fregiò il petto di numerose medaglie anche al valore. Fu prode e valoroso ufficiale, distintosi in varie battaglie specie della campagna di Sicilia, con le truppe garibaldine, e poi nella battaglia del 1° ottobre 1860 sul Volturno, dove combatté con i cinquecento volontari di Lungro, rimanendo ferito all’occhio sinistro che perdette. Il Generale Garibaldi elogiò in quella occasione il Damis  per gli atti di valore compiuti. Il Visalli nella sua opera «I calabresi nel risorgimento italiano» vol. II pag. 323 ricorda a proposito della battaglia del Volturno l’eroismo di Domenico Damis con queste parole: «… e merita di essere per militari virtù segnalato anche il battaglione Albanese di Giuseppe Pace e Domenico Damis, che si trovò ai ponti della Valle e il dì seguente a Caserta».
Profondo cultore di Studi storici fu nominato, il 24-6-1885 socio onorario, con medaglia di premio dell’Accademia Pitagorica, ovvero Scuola italica di Napoli, fondata in Napoli nel 1973 da Felice Caivano-Schipani. Tale nomina gli venne comunicata a Bergamo dove si trovava in servizio come Colonnello di Fanteria. Per meriti eccezionali, in seguito, raggiunse il grado di Tenente Generale nell’esercito regolare italiano.
Entrò alla Camera dei deputati in sostituzione di Antonio La terza, rappresentante del Collegio di Castrovillari che si dimise nel giugno 1963 che lo aveva battuto alle elezioni due anni prima. Fu deputato al Parlamento nazionale, quindi, fino al 1870, nelle legislature VIII-IV e X per il collegio di Castrovillari; schieratosi con la maggioranza di destra  fece parte di numerose commissioni parlamentari; fu anche membro del Consiglio albanese di Roma, per la causa dell’Albania. Prese la parola una volta soltanto per dichiarare la proprisa astensione dal provvedimento che assegnava una pensione ai Mille di Marsale.
Ebbe altri due fratelli: Angelo, colonnello dell’Esercito, anch’egli valoroso patriota, arrestato e processato nel 1848, decorato di medaglia d’argento al valore militare per essersi distinto nel combattimento sotto Capua (1 ottobre 1860), e Giovanni che fu Sindaco di San Basile per oltre 40 anni.
Morì nella sua terra natia, all’età di 80 anni.
Gli elogi tributati al generale, specie dopo la sua morte, dai giornali del tempo, come «Il veterano» di Roma (1905); dal Prof. Orazio Irianni nel volumetto «Risveglio albanese», New York (1911), dal capitano Pompilio Schiarini nell’opuscolo «I Mille nell’esercito» Città di castello (1911 e da tante altre pubblicazioni del genere rendono orgogliosi noi calabresi e specialmente i cittadini di Lungro. A Lungro gli è stata dedicata una piazza. (Sulla base di un articolo di Cesare Minicucci) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Cesare Minicucci, Il generale Pier Domenico Damis, «Cronaca di Calabria», 1 dicembre 1934.
  • Giuseppe Ferrari, Il contributo degli albanesi al Risorgimento italiano, in Studi Italo-Albanesi, Bari 1965;
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa editrice “L. Morara”, Roma 1967.
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