De Angelis, Vincenzo

Vincenzo De Angelis [Brancaleone (Reggio Calabria), 11 febbraio 1877 – 7 marzo 1945]

Nacque in una famiglia benestante di Brancaleone, da Domenico e Gaetana Carminelli. Il fratello maggiore, Giuseppe, fu maestro venerabile della loggia massonica di Philadelphia negli Usa. Conseguita la maturità, si trasferì a Messina, dove all’Università frequentò i corsi di medicina. Nel 1902 conseguì la laurea e fin da subito si dedicò alla cura degli ammalati meno abbienti e allo studio della malaria. Nell’esperienza messinese fu iniziato alla massoneria del Gran Oriente d’Italia nella loggia di Giordano Bruno.
Fin da giovane, esordì nel campo socialista grazie a Nicola Petrìna e Giuseppe Noè di Messina e ricca fu la sua corrispondenza con Giuseppe De Felice Giuffrida e altri. Collaborò alla fondazione del circolo socialista di Reggio Calabria, nel 1895 diresse il giornale socialista «L’idea» – fra i collaboratori Edmondo De Amicis – e si occupò della corrispondenza con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali, tra cui: «La Luce» di Reggio Calabria, l’«Avanti!», «Lotta di classe», «Grido del popolo», «La Voce» di Forlì e «Nuovo verbo» di Parma. Riceveva e diffondeva la stampa nazionale ed estera, come: «La Revolution social», «Les Temps noveaux», «Le Perc Poinerre», «El despertar», «Questione sociale» e «L’Agitazione» di Ancona.
Fra la fine del 1896 e l’inizio del 1897 fondò a Brancaleone il circolo socialista Zappa e Martello, poi rinominato Emancipazione e Lavoro che, giudicato un luogo sovversivo, fu sciolto dal prefetto di Reggio Calabria. Nel 1897 costituì la prima sezione socialista, diretta da Bruno Romano, Domenico Pisani, Francesco Malgeri e Nicola Palaia e Pietro Timpano. Nei moti contro il carovita del 1898 svolse un ruolo da protagonista nel movimento di protesta locale. Accusato di «grida sediziose e conferenze rivoluzionarie», fu arrestato con altri compagni e condannato a trentacinque giorni di carcere. Nel 1900 fu nuovamente arrestato con Tiberio Evoli, Pasquale Namia e Tancredi Foti. 
L’anno dopo partecipò al I congresso provinciale socialista di Reggio Calabria (15 settembre), dove insistette su forme di lotta articolate sulle condizioni oggettive dei mandamenti e dei comuni. Al termine dei lavori, con Tiberio Evoli, Giuseppe Mantica, Luigi Crucoli e altri, entrò nel comitato esecutivo della costituita federazione reggina. 
Nell’agosto del 1902, al II congresso provinciale, si espresse a favore dell’attribuzione di voto a tutti i socialisti, anche laddove non fosse presente una sezione, e contrario al suo conferimento alle leghe contadine, per la loro assenza di colore politico. Nello stesso anno criticò l’uscita dal partito di Luigi Crucoli e la nomina di Giovanni De Rosa a nuovo direttore de «La Luce».
Nel 1903, al II congresso regionale di Roccella Jonica, (4 ottobre) evidenziò le difficoltà del movimento operaio e socialista ed espose la relazione sull’organizzazione politica-economica. Al termine dei lavori, con Tiberio Evoli, Pasquale Namia e altri, entrò nella commissione esecutiva regionale, diventandone segretario.
Partecipò all’VIII congresso nazionale a Bologna, (8-11 aprile 1904) schierandosi con i riformisti di Filippo Turati e Leonida Bissolati. E l’anno successivo aderì alla loggia massonica «Avvenire sociale», costituita da Gaetano Ruffo.
Nel 1906 e nel 1908, la Società per gli studi della malaria gli conferì un titolo di pubblica benemerenza in virtù dei suoi studi sull’argomento. 
Nella consultazione amministrativa del 1907 fu eletto consigliere di minoranza nella giunta liberale-conservatore di Antonio Romano e nello stesso anno fondò il primo sindacato agrario di Brancaleone.
Con il terremoto del 23 ottobre 1907 e, soprattutto, dopo quello del 28 dicembre 1908, dopo essersi recato nei paesi colpiti per curare i feriti, iniziò a stampare il giornale «Risurrezione», «bollettino dei paesi devastati», diventandone direttore e avvalendosi della collaborazione di Gaetano Salvemini, Pasquale Namia, Tiberio Evoli e altri; il primo numero apparve il 30 gennaio 1909. Di fronte alle carenti condizioni igienico-sanitarie dei terremotati costituì, con Tiberio Evoli e altri, un Comitato calabrese per la Calabria, con la finalità di realizzare un ospedale sul versante ionico. Tale iniziativa, contribuì alla fondazione dell’ospedale di Melito Porto Salvo nello stesso anno. Inoltre, sino alla ricostruzione di Reggio Calabria, la sede provinciale del partito fu ubicata nella sua abitazione.
Nel 1911, nella località di Marambolo di Brancaleone, inaugurò una nuova loggia massonica intitolata a Rocco Verduci, uno dei cinque martiri di Gerace del 1847. Nel corso dell’anno partecipò al III congresso regionale di Reggio Calabria (30 gennaio-1 febbraio).
A Brancaleone, fondò nel 1913 un asilo per orfani e bambini indigenti e nel 1915 una biblioteca pubblica; intitolati entrambi a Edmondo De Amicis. 
Nello stesso anno, al termine del IV congresso regionale di Catanzaro (10-12 ottobre), entrò nel comitato della costituita federazione socialista regionale. E l’anno dopo, con Enrico Mastracchi e altri, rappresentò la Calabria nel Comitato calabro-messinese contro la disoccupazione, esprimendosi, soprattutto, in difesa dei diritti degli emigranti che intendevano rimpatriare. 
Al XIV congresso nazionale del partito di Ancona (26-29 aprile 1914), si pronunciò contro l’ordine del giorno Giovanni Zibordi-Benito Mussolini sull’incompatibilità fra massoneria e partito socialista. Il 28 aprile l’«Avanti!» riportò le sue dichiarazioni di appartenenza alla massoneria e la sua intenzione di non abbandonarla. L’ordine del giorno, approvato dalla maggioranza, fu riconfermato dal partito nel 1944.
Partecipò anche al V congresso regionale di Crotone (16 dicembre 1914), dove presentò un ordine del giorno contro la guerra. Nel 1915 fu chiamato alle armi, dapprima come medico all’ospedale militare di Catanzaro, e nel 1916 al fronte all’11compagnia di sanità. Per la sua attività di propaganda antimilitarista, fu licenziato da medico delle ferrovie, esercitata dal 1906, e poi riassunto nel 1944. 
Nel primo dopoguerra, con Pasquale Namia, Giovanni Sculli e altri, organizzò e guidò il movimento contadino-bracciantile per l’occupazione delle terre, riuscendo a far assegnare nella fascia jonica più di mille ettari di terreno alle cooperative e alle leghe contadine. Entrò nel consiglio di amministrazione del consorzio provinciale delle cooperative del lavoro, il quale si era costituito grazie al suo contributo. 
Nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919 si candidò nel collegio di Reggio Calabria nella lista del Psi e con 3.308 consensi (3.081 voti di preferenze e 227 voti aggiunti riportati in altre liste), pur essendo il più votato, non fu eletto. L’anno dopo a Siderno partecipò a una riunione – presieduta da Francesco Malgeri – dei principali esponenti del socialismo jonico, la quale sancì la nascita della federazione socialista circondariale e l’avvio delle pubblicazioni del «Gazzettino Rosso». Il nuovo giornale, diretto da Nicola Palaia e stampato Siderno, si avvalse anche della sua collaborazione.  Nelle elezioni comunali del 1920, contribuì alla vittoria dei socialisti a Brancaleone e alla nomina a sindaco di Pietro Leggio. Nello stesso anno fu eletto consigliere provinciale nel collegio di Palmi.
Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 fu candidato nella lista del Psi nel collegio di Catanzaro e con 4.255 consensi (3.807 voti di preferenze e 448 voti aggiunti riportati in altre liste) si collocò terzo, senza essere eletto. Nel medesimo anno, al I congresso cooperativo del Mezzogiorno di Napoli, espose i problemi socioeconomici calabresi ed entrò nel consiglio meridionale della cooperazione.
Con l’avvento e il consolidamento del fascismo, manifestò il suo dissenso verso il regime mussoliniano, che lo riteneva un «pericoloso agitatore». Nel 1935-1936 conobbe Cesare Pavese (1908-1950), mandato al confino politico proprio a Brancaleone.Fra i due oppositori al regime s’instaurò un rapporto di amicizia e uno scambio di opinioni culturali e intellettuali. 
Nel 1943 avrebbe rifiutato, per motivi di salute, la carica di prefetto della provincia di Reggio Calabria offertagli dagli Alleati. Nel 1944 collaborò con la commissione straordinaria – presieduta da Tiberio Evoli – per la riorganizzazione dell’ordine dei medici e, con Guglielmo Calarco, Giovanni Sculli e altri, riorganizzò il partito. 
Morì poco dopo all’età di 68 anni. 
Socialista, massone e poeta dialettale, fu conosciuto con l’appellativo di medico dei poveri o deamicisiano. La tradizione popolare, secondo Gaetano Cingari, lo descriveva più come un apostolo che come un socialista, mentre, per Umberto Zanotti Bianco fu un missionario laico. Sposò Giovanna Stranges, dal cui matrimonio nacquero Vera, Luce, Nella, Fede, Ideale, Domenico e Costante. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Tiberio Evoli, Tutta una vita per un’idea, La Sicilia, Messina, 1957; 
  • Enzo Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Jaca Book, Milano, 1972;
  • Guglielmo Calarco per il socialismo, (a cura di Gaetano Cingari), Milone, Reggio Calabria, 1975;
  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti in Calabria: 1861-1914, Società Editrice Meridionale, Salerno-Catanzaro 1981;
  • Enzo Misefari, Il socialismo in Calabria nel periodo giolittiano, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1985;
  • Gaetano Cingari, Il partito socialista nel reggino: 1888-1908, Laruffa, Reggio Calabria, 1990;
  • Giuseppe Errigo, Storia e società: protagonisti del Novecento jonico, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina, 1993; 
  • Rosalia Cambareri, La massoneria in Calabria dall’unità al fascismo, Brenner, Cosenza, 1998;
  • Vincenzo De Angelis Jr (a cura di), La poesia di Vincenzo De Angelis pioniere del socialismo in Calabria, Laruffa, Reggio Calabria, 2001.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, busta 1637, fasc. ad nomen;
  • Archivio privato della famiglia, Brancaleone.
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