De Capua, Giuseppe

Giuseppe De Capua [Longobucco (Cosenza), 19 marzo 1909 – 26 giugno 2007]

Nacque dal medico Filippo e da Isabella Godino, terzo di sei figli. La famiglia De Capua era una delle più importanti di Longobucco, pienamente inserita nelle dinamiche storico politiche e sociali del territorio. Il nonno Bruno, rivestì infatti per molti anni la carica di consigliere provinciale, lo zio paterno Paolo, capitano del Regio esercito, cadde nel 1911 in Libia; mentre suo fratello maggiore Bruno, fu nominato prima sindaco e poi podestà di Longobucco.
Frequentò le scuole elementari a Longobucco. Il clima religioso della famiglia mal si conciliava però con il liberalismo, venato d’anticlericalismo del padre Filippo che durante la sua permanenza a Napoli, come studente di medicina, si era avvicinato ad ambienti anticlericali. L’intenzione paterna era quella infatti di far intraprendere al piccolo Giuseppe la carriera medica, seguendo l’antica tradizione di famiglia. Nonostante le resistenze paterne a 10 anni entrò a far parte del seminario arcivescovile di Rossano. A soli 16 anni, l’allora arcivescovo di Rossano, mons. Giovanni Scotti, gli conferì l’incarico di prestare servizio presso il locale ospizio «Principe di Napoli» e nell’orfanotrofio «Maria SS. Achiropita».
Dopo l’iniziale formazione a Rossano venne trasferito per proseguire gli studi teologici presso il Pontifico seminario «San Pio X» di Catanzaro dove negli anni successivi gli vennero conferiti i vari ordini sacri, tra cui il sacerdozio il 30 luglio 1933, per mano del vescovo di Bova, mons. Giuseppe Cognata. 
Ritornato nella diocesi di Rossano, l’arcivescovo Domenico Marsiglia (dal 1933 al 1948), lo nominò suo segretario particolare e nello stesso tempo gli conferì l’incarico di docente e vice rettore del seminario. A queste nomine si aggiunsero anche quelle di cappellano e padre spirituale dell’ospedale civile «Giannattasio», dell’ospizio e dell’orfanotrofio. Per il giubileo del 1934, sempre Marsiglia, lo nominò suo delegato, stesso ruolo ricoprì durante i lavori del primo Concilio plenario calabro. Nel 1935 venne nominato invece canonico del Capitolo della cattedrale di Rossano, mentre nel 1942 cancelliere. 
Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, insieme ad altri sacerdoti, anche tramite risorse personali e pressioni presso le autorità locali, fu impegnato in una sinergica attività per tutelare le condizioni di vita degli internati presso il campo di Ferramonti di Tarsia. Sempre in questi anni si interessò di sfollati, dispersi e delle famiglie dei soldati caduti in guerra, come dimostrava il suo impegno nel coordinare l’opera delle Dame di Carità.
Anche il successore dell’arcivescovo Marsiglia, alla guida della diocesi di Rossano, mons. Giovanni Rizzo (dal 1948 al 1971), conferì a De Capua incarichi di primo piano sia a livello pastorale sia di lavoro di Curia. Rizzo lo nominò infatti suo segretario particolare e rettore del seminario. Proprio la nomina a rettore rappresenterà una tappa fondamentale nella vita di De Capua e nella formazione del clero locale per svariati decenni. Negli anni di rettorato si impegnò per l’organizzazione dei cantieri scuola per cercare di alleviare la piaga della disoccupazione giovanile, favorì inoltre il restauro e l’ammodernamento del seminario, promuovendo anche la costruzione di una struttura estiva presso Piana Vernile.
Il suo impegno sarà coronato nel 1958 dalla nomina, da parte del pontefice, di protonotario apostolico (prima volta che un sacerdote della diocesi riceveva una simile onorificenza) e successivamente quella di vicario generale della diocesi di Rossano, incarico che manterrà, per alcuni anni, anche con l’arrivo dell’arcivescovo Antonio Cantisani (dal 1971 al 1980). Anche i successori di Cantisani, mons. Serafino Sprovieri (dal 1980 al 1991) e Andrea Cassone (dal 1991 al 2006), conferiranno a De Capua, sino a tarda età, incarichi di primo piano sia a livello degli uffici di curia che dal punto di vista pastorale e della formazione giovanile.
Proprio in questi anni coltiverà maggiormente la sua passione per gli studi storici e antropologici che lo porteranno a pubblicare varie opere sulla storia del territorio e della diocesi di Rossano. Pubblicò in questi anni, tra gli altri: Un vescovo saggio, (Cosenza, 1975); Longobucco: dalle origini al tempo presente, (Cosenza, 1982), successivamente Canzoni dialettali longobucchesi, (Cosenza, 1997).
Sempre negli anni novanta fondò l’associazione socio culturale «Filippo ed Isabella De Capua». Grazie anche alla sua tenacia venne riscoperto e valorizzato il palio o giostra del castrato di Longobucco che si tiene annualmente il 14 agosto.  
Morì a Longobucco nel 2007, alla sua memoria è stato intitolato l’archivio storico comunale e dal 2014 il premio per la storia «Mons. Giuseppe De Capua». (Giuseppe Ferraro) ©ICSAIC

Opere

  • Longobucco, dalle origini al tempo presente, Cosenza  1982 (2ª ed., Studio Zeta, Rossano 1997).
  • Un vescovo saggio, Cosenza, 1975;
  • La religiosità popolare dei longobucchesi espressa nelle canzoni, Periferia, Cosenza 1997.
  • Canzoni dialettali longobucchesi. Commento estetico, Periferia, Cosenza 1997.

Nota bibliografica

  • Longobucco dal mito alla storia. Testimonianze e studi in memoria di Mons. Giuseppe De Capua, Librare, San Giovanni in Fiore 2008.  

Nota archivistica

  • Archivio storico comunale “Mons. Giuseppe De Capua” Longobucco, Fondo De Capua.
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