De Maria, Angelina

Angelina De Maria [San Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia), 30 aprile 1905 – Vibo Valentia 16 aprile 1998].

Nacque da Vincenzo e Raffaella Santoro a San Gregorio d’Ippona, all’epoca in provincia di Catanzaro, accolta in paese con una grande gioia, quale segno di speranza e di ripresa della vita dopo il disastroso terremoto del 1905. La madre era un’insegnante. Il padre, che possedeva una drogheria, aveva già avuto cinque figli dalla prima moglie Saveria Borello, morta in giovane età. Risposatosi ne ebbe altri cinque, tra cui Angelina.
Il terremoto del 1905 aveva letteralmente devastato tutto il paese. Soprattutto la frazione di Zammarò. La casa della famiglia De Maria, il negozio, e tutto il resto del patrimonio familiare, fu completamente distrutto. Miracolosamente si salvarono tutti i componenti della famiglia. I figli più grandi, dopo il terremoto, furono mandati nei convitti di Torino che ospitavano ragazzi calabresi figli di terremotati. Il padre decise di trasferirsi nel rione Carmine della vicina città di Monteleone, oggi Vibo Valentia, dove ricominciò faticosamente tutto da capo, lavorando con la «carrozza postale» che collegava Monteleone con Serra San Bruno.
Angelina frequentò le scuole elementari e sempre a Monteleone seguì gli studi magistrali. Il 18 maggio 1925 conseguì a Reggio Calabria il Regio diploma di abilitazione all’insegnamento elementare.
Pochi giorni dopo il conseguimento del Diploma, ottenne la sua prima nomina di insegnante elementare a San Pietro a Maida, paese agricolo delle colline nicastresi, dove si trasferì poi con i genitori. A San Pietro a Maida rimase per oltre dieci anni, dedicandosi con slancio all’istruzione dei ragazzi, istituendo il primo gruppo locale dell’Azione Cattolica per ragazzi e adulti, ma soprattutto trasformando la sua scuola in un vero e proprio centro di aggregazione sociale.
Nella vicina Nicastro (odierna Lamezia Terme) dove viveva la sorella Vincenzina a cui era legata in modo particolare, conobbe e condivise gli ideali dell’Istituto secolare dell’Opera della Regalità, fondato il 6 gennaio 1929 da padre Agostino Gemelli e dalla Ven. Armida Barelli. Ed è proprio con Armida Barelli che Angelina mantenne un forte legame di amicizia, nato nel corso dei loro numerosi incontri spirituali che allora si tenevano ad Assisi. Nella Basilica di Assisi, diventò «laica consacrata». La sua spiritualità aveva soprattutto come punto di riferimento il rinnovamento auspicato da San Francesco d’Assisi, tanto da voler fortemente appartenere anche al Terz’Ordine Francescano.
Morto il padre, nel 1940, si trasferì con la madre a Vibo Marina. Qui trascorse il resto della sua vita dedicandosi con passione al mondo dei ragazzi e delle donne, al servizio dei bisogni reali di una comunità che andava sempre più allargandosi per via di una immigrazione tutta interna alla Calabria proveniente soprattutto dai paesi dell’hinterland. Per oltre 40 anni la sua scuola rimase punto riferimento assoluto per intere generazioni di giovani, che ancora la ricordano con affetto.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il pomeriggio del dodici aprile del 1943, Vibo Marina venne bombardata. Le bombe caddero sul porto e sulla ferrovia ma Angelina, che quel giorno aveva portato a spasso la sua scolaresca, si salvò con i suoi alunni. Altrettanto i suoi. Anche in quella occasione non si perse d’animo. Si rimboccò le maniche e dopo avere aiutato sua madre, che era rimasta quasi sepolta dalle macerie del bombardamento, si dedicò completamente agli altri. Per paura di una seconda ondata di bombardamenti organizzò a Vibo Marina una sorta di “esodo” popolare, convinse i suoi ragazzi e le loro famiglie a lasciare le proprie case per trasferirsi tutti nella zona di Bivona, lontani dal porto e della ferrovia, veri obiettivi degli aerei nemici.
Passato il pericolo, rientrata poi a Vibo Marina, trascorse giorni e settimane a lavorare con la popolazione residente per ricostruire il tessuto sociale di un paese duramente colpito dalla guerra. La sua casa, vicino alla chiesetta della Madonna del Rosario di Pompei, diventò di fatto una sorta di stazione antesignana della protezione civile.
Nel 1963 Angelina rimase sola. Morì la sorella Raffaella. Fu un duro colpo. Ma neanche questo grave lutto di famiglia riuscì a fermarla. Continuò a lavorare nel mondo della scuola (in 40 anni di servizio non si assentò neanche un giorno), e dedicò la parte finale della sua vita all’Azione cattolica e al mondo giovanile. Iniziò a collaborare con l’Università Cattolica di Padre Agostino Gemelli, e fu sempre presente nelle necessità di innumerevoli Case e Collegi per i giovani, donando all’Azione Cattolica tutto quello che aveva in casa e che in qualche modo poteva essere utile all’associazione. Indimenticabile per i vibonesi il giorno in cui regalò una grande tenda agli Scout di Vibo Marina, proprio in occasione dell’avvio della loro attività.
Nel 1992 si ammalò di un tumore aggressivo al seno che l’obbligò a una vita molto più ritirata. Ma anche nella malattia non fece altro che continuare a preoccuparsi e informarsi delle necessità della gente che le viveva attorno. Presto le sue condizioni di salute si aggravano, e il 16 aprile 1998 morì circondata dall’affetto della gente e dei ragazzi che erano cresciuti nella sua scuola e nella sua casa. Riposa ora nella Cappella di famiglia del Cimitero di Vibo Valentia.
Nel giorno della sua morte affidò alla comunità il suo testamento spirituale. «Il mio desiderio più grande è sempre stato quello di poter realizzare un’opera di carità per i più bisognosi, dovunque nel mondo, non importa dove, per i figli più poveri della terra, e oggi vorrei poter devolvere tutti i miei risparmi per realizzare questo sogno». Pensava a un progetto umanitario, in aiuto ai bisogni più elementari della gente. Il 25 novembre 1999 il ”sogno” di Angelina prese corpo e vita vicino a Kampala, capitale dell’Uganda, dove è stato inaugurato un piccolo poliambulatorio costruito nei pressi del Santuario dei Martiri Ugandesi di Namugongo, con tutto quello che lei aveva messo da parte e destinato a questo progetto. All’entrata, campeggia in alto una targa che dice: «Questo poliambulatorio porta il nome della cara Angelina De Maria, di Vibo Marina – Italia – che, realizzando questa opera ha voluto donare agli altri ogni suo bene e un seme di speranza nella vita. L’Uganda in segno di gratitudine e di amorevole ricordo. Namugongo 25 novembre 1999». (Pino Nano) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Marco Aquini, Studenti, Amici, Medici: nasce qualcosa di nuovo, «Città Nuova», 25 marzo 2000;
  • Angelina De Maria: una vita per gli altri, testimonianza di Pina Romano, Health Centre Zia Angelina, novembre 2000, pag. 26;
  • Robert Mugagga, Italian Movt Opens Clinic in Mamugongo, «The Monitor» (Kampaka), 9 dicembre 2000;
  • Antonio Ognibeni, Il Progetto Namugongo Uganda, «Città Nuova», 10 aprile 2001;
  • Racconto di una meravigliosa realizzazione in Africa, «Comunità in Cammino»,
  • dicembre 2009;
  • John Kasozi, Uganda’s First guitar wirkshop opens, «The New Vision» (Kampala), 21 dicembre 2010;
  • Al via la settima edizione del Premio Porto Santa Venere, «Strill.it», 19 settembre 2017 (www.strill.it/calabria/2017/09/vibo-marina-al-via-la-settima-edizione-del-premio-porto-santa-venere/);
  • Quando le distanze non contano. Gemellaggio tra Catanzaro e Lake Victoria per offrire dispositivi medici e materiali scolastici a una clinica ugandese, «Catanzaro Informa», 13 novembre 2018;
  • New Health Centre, «The New Vision Uganda Leading Daily, 15 gennaio 2001;
  • Gemellaggio tra club rotaract Catanzaro e Lake Victoria, «WebOggi.it» , 2 novembre 2018 (www.weboggi.it/Cronaca/gemellaggio-tra-club-rotaract-catanzaro-e-lake-victoria/);
  • Pino Nano, Calabria, pane amore e solidarietà. Una bella favola di Natale in Uganda, «Calabria Live», 25 dicembre 2020 (https://calabria.live/calabria-pane-amore-e-solidarieta-la-bella-favola-di-natale-in-uganda/).
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