De Roberto, Pietro

Pietro De Roberto (Cosenza, 1 giugno 1815 – 2 aprile 1890)

Di padre magistrato, Pietro De Roberto compì i primi studi nella propria città d’origine e si diresse poi a Napoli, laddove conseguì la laurea in Medicina e dove, soprattutto, restò profondamente influenzato dai fermenti politici e ideologici dell’epoca: aderente dal 1835 alla Giovine Italia, fu affiliato dapprima alla Carboneria e perseguitato così dalla polizia borbonica. Nel 1843 tentò una sommossa in Cosenza e nel 1848 partecipò ai moti assieme a suo fratello Gaetano. Capo della Guardia Nazionale, scontò quattro anni di carcere «per attentati volti a distruggere e cambiare il Governo ed eccitare gli abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità» nonché, appunto, «per aver senza diritto o motivo legittimo preso il comando delle Guardie Nazionali».
Quando Giuseppe Garibaldi nominò Governatore della Provincia Donato Morelli, quest’ultimo chiamò proprio De Roberto a prendere parte al Governo Provvisorio. Nel 1861, egli fu inoltre Consigliere provinciale per il mandamento di Cosenza: in occasione delle elezioni suppletive comunali di Cosenza del 1886 – dovute alle dimissioni del sindaco Clausi – il giornale «La Sinistra» auspicò la creazione di una lista guidata proprio dal medico, candidandolo contrariamente al suo stesso parere a «sindaco perenne» per «l’onorabilità della vita e la fermezza del carattere». De Roberto tuttavia rifiutò poiché non concepiva il cumulo delle cariche, così come in passato aveva rifiutato la candidatura al parlamento dichiarando di non possedere le virtù indispensabili a un legislatore e di non avere i mezzi per vivere nella capitale. Nello stesso anno 1886 si trovò però assieme ad altri massoni – compreso il futuro senatore Nicola Spada – tra i fondatori della neonata succursale della Banca Agricola in Piazza piccola, nel centro storico di Cosenza. Pietro De Roberto era appartenuto infatti alla loggia cosentina Pitagorici Cratensi Risorti e il 7 ottobre 1874 aveva fondato, assieme ad altri Fratelli della stessa, la loggia Bruzia, in seno alla quale si sarebbero affrontati con particolare impegno i problemi dell’educazione elementare e di quella domenicale per le donne, dell’educandato femminile, della polizia urbana, dell’annona, delle società e scuole operaie, di un dispensario gratuito per i poveri e finanche della fondazione di un Gabinetto di lettura come mezzo di lavoro e propaganda. Nel biennio 1888-1889 risulta Venerabile, e di grado 33°, della stessa loggia Bruzia. Grande risalto ebbe, il 25 marzo 1889, il meeting promosso dal periodico filomassonico «La Lotta» per incalzare i parlamentari della provincia nell’antica rivendicazione dell’istituzione di un Reggimento in città. Un comitato organizzatore di questa agitazione legale, presieduto da De Roberto, riunì nel Teatro Garibaldi i delegati di molti municipi della provincia, le logge di Cosenza e di Rogliano e le due società operaie a guida massonica. Il 2 aprile dell’anno successivo, De Roberto morì e venne commemorato nella sala dell’Istituto Tecnico cittadino dal Fratello Camillo Oliveti e, il 3 aprile, si svolsero le sue esequie in forma civile: «aprivano il corteo le società operaie, seguivano i Fratelli delle due logge cittadine con i labari, le Scuole, i Consiglieri Comunali e Provinciali, le autorità militari e civili. La bara fu portata dai Maestri Venerabili della Bruzia e della Telesio, e dal Presidente del Consiglio Provinciale. Il corteo, dopo aver attraversato la città fra la più profonda commozione, si fermò presso il Palazzo dei Tribunali, dove il De Roberto fu commemorato dal Sindaco e dal Presidente della Provincia».
Tre anni dopo, venne inoltre ricordato durante la visita in Calabria da parte di Ernesto Nathan, futuro sindaco di Roma e, all’epoca, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: risultando a quest’ultimo confortante l’operosità dei sodalizi liberomuratori cosentini, l’Oratore della loggia Bruzia Oreste Dito pronunciò di fronte al Gran Maestro le seguenti parole, dalla particolare coloritura politica: «il nostro assiduo lavoro è stato quello di sostituire l’opera nostra all’opera negativa del governo, e ciò spiega come la Massoneria in Cosenza sia circondata di stima generale. Quest’Officina quindi, dopo aver promossa l’istituzione di una Società operaia di mutuo soccorso […], ha speso tutta la sua operosità per una Banca Popolare, che sotto la vigile direzione del fratello [Nicola] Spada ha liberati i cosentini dagli artigli dell’usura. Ed accanto a queste due istituzioni un’altra ancora più nobile ne è sorta per opera esclusiva della Massoneria, e più semplicemente per l’instancabile operosità dei nostri compianti Fratelli De Roberto e Le Piane. Parlo del Giardino d’infanzia foebelliano [sic] che, assieme all’istruzione dà gratuitamente a 100 bambini la refezione scolastica […]. Fin dal 19 febbraio [1898] fu aperta, per nostra esclusiva iniziativa, una cucina economica che distribuiva al puro prezzo di costo i generi e alleviò potentemente la miseria cittadina […]. Nel successivo anno la nostra attività si è rivolta alla costituzione della società di patronato scolastico. Il patronato funziona colle contribuzioni dei soci quasi tutti massoni e, sotto la presidenza del nostro amato Venerabile, ha nello scorso anno fornito la refezione gratuita […] ad 80 alunni della scuola elementare. Nel corrente anno il numero […] è aumentato a 150».
Il busto in memoria di Pietro De Roberto, opera di Giuseppe Scerbo, scultore massone reggino, dell’ingegnere Marino e del geometra Prato, fu inaugurato nel cimitero di Cosenza qualche mese dopo la sua morte, il 3 novembre 1890, con un discorso di Giacomo Manocchi, tesoriere della loggia Bruzia (e, in quel biennio, di grado 18°) nonché pastore valdese impegnato nell’evangelizzazione nelle cittadine di Corigliano, Altomonte, Lungro, S. Sofia d’Epiro, S. Demetrio Corone, e Vaccarizzo Albanese. Il monumento è munito di piccole figure esoteriche sui quattro lati del basamento: le insegne del Rito Scozzese Antico e Accettato, poste frontalmente; una squadra assieme ad un serpente accollato al maglietto e a un piccolo destrocherio di scalpellino; le insegne del 33° grado e, infine, squadra e compasso in grado di Compagno (e non, come sarebbe stato più corretto, in grado di Maestro) accompagnate da un teschio accollato a una tibia e trafitto da un pugnale. Il basamento riporta la seguente epigrafe di mano del cavaliere Zanci: “Pietro De Roberto 33\ / nei moti / pel civile riscatto / uno de’ primi / cariche ed onori / sdegnando / menò vita povera / esempio ai posteri / di antica virtù».
A De Roberto è dedicata una via nel centro di Cosenza, dove pure ha sede un’omonima loggia del Grande Oriente d’Italia. (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2021

Nota bibliografica

  • «La Sinistra», 7 luglio 1886;
  • Camillo Oliveti, Pietro De Roberto ed i suoi tempi, Tipografia del giornale «La Lotta», Cosenza 1890;
  • Discorso pronunziato il 3 novembre 1890 dal Signor Giacomo Manocchi in occasione dell’inaugurazione del monumento a Pietro De Roberto, a spese del Fr\ Luigi Aprea 18\, tipografo-editore, Cosenza 1891;
  • «Rivista Massonica Italiana», 31 luglio 1900;
  • Rosalia Cambareri, La Massoneria in Calabria dall’Unità al Fascismo, Brenner, Cosenza 1998;
  • Giuseppe Guidi, Memorie massoniche. La Loggia Bruzia – Pietro De Roberto 1874 n. 269 all’Oriente di Cosenza, Brenner, Cosenza 2005;
  • Anonimo (ma Giuseppe Guidi), Massoneria e massoni a Cosenza, Orizzonti Meridionali, Cosenza 2012;
  • Luca Irwin Fragale, Microstoria e Araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Banca Ca.Ri.Me., Milano 2016.
  • Maria Teresa Sorrenti, Scerbo, Giuseppe, in Dizionario biografico della Calabria Contemporanea,www.icsaicstoria.it/scerbo-giuseppe/;
  • Oreste Mario Dito, Dito, Oreste, in Dizionario biografico della Calabria Contemporanea,www.icsaicstoria.it/dito-oreste/.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram