De Seta, Luigi

Luigi De Seta [Acquappesa (Cosenza), 1 agosto 1857 – Napoli, 1 luglio 1914]

Terzo degli otto figli nati dal matrimonio del marchese Giovanni de Seta, esponente di un’antica famiglia nobiliare, e di Giuseppina Marchianò, originaria dei duchi albanesi di San Demetrio Corone, visse l’infanzia e la giovinezza a Intavolata, frazione di Acquappesa, sulla cui collinetta ancora si può notare, seppure in totale abbandono, l’antico palazzo di famiglia costruito nel 1700 su tre piani e abbellito dal lavoro di artigiani scalpellini di Fuscaldo.  Ebbe come istitutore il prof. Francesco Saverio Petta, ed era destinato agli studi di giurisprudenza ma, in seguito, con una scelta controcorrente alle tradizioni familiari, preferì laurearsi in ingegneria anche se la sua passione era la politica. Tra i fratelli, uno fu professore di Filosofia nel Collegio di S. Demetrio Corone e l’altro prefetto di Napoli. Rimase scapolo, anche se avrebbe frequentato molte donne.
Il suo impegno politico maturò fin da giovanissimo militando tra le fila del Partito radicale e affiliandosi alla massoneria. In un periodo storico in cui la questione meridionale aveva forti ripercussioni sulla disoccupazione e sull’emigrazione, riuscì a raccogliere il consenso popolare come rappresentante di un partito di orientamento laico, portato alla trasformazione innovativa delle realtà tradizionali assoggettate al potere latifondista. L’arretratezza socio-economica in cui versavano le popolazioni sfociava spesso in tumulti che esprimevano un diffuso malcontento, provocato anche dai danni del terremoto del 1905. L’opera di Luigi De Seta guardava a questo malcontento con l’intento di creare migliori condizioni di vita e si manifestò sia dai banchi dell’opposizione, sia come esponente di governo esprimendo sempre la necessità di ammodernamento della rete stradale e ferroviaria, delle infrastrutture idriche, della bonifica di aree malariche. 
Candidato per quattro legislature consecutive nel collegio elettorale di Paola, il suo primo mandato parlamentare lo conquistò alle elezioni del giugno 1900 (XXI Legislatura), battendo il deputato uscente Roberto Mirabelli, dopo un’esperienza da consigliere provinciale che gli aveva permesso di conoscere personalità affermate del mondo politico come l’avvocato Luigi Fera, astro emergente della politica cosentina, che nel 1900 era diventato sindaco di Cosenza e nel 1904 deputato al Parlamento (eletto nel collegio di Rogliano), con il quale condivise gli stessi scranni. La riconferma di de Seta nel 1904, l’elezione di Fera e di Alessandro Turco per il Collegio di Cassano, vide spezzata la compattezza della rappresentanza del ceto agrario cosentino in Parlamento.
Nelle elezioni del 1904 la lotta politica si fece piuttosto agguerrita e a Fuscaldo i suoi sostenitori lo difesero strenuamente contro l’avvocato Enrico De Seta, originario di Belvedere Marittimo ed eletto per due legislazioni consecutive nel collegio di Catanzaro come esponente della Sinistra. Contro Enrico De Seta, sindaco di Catanzaro che aveva già collezionato diverse onorificenze del Regno d’Italia e che vantava un curriculum professionale di tutto rispetto, i sostenitori di Luigi De Seta evidenziarono la sostanza del suo programma politico «a vantaggio della ferrovia, delle strade e delle bonifiche di queste desolate contrade, armonizzando gli interessi locali con quelli della Nazione». Considerato una «gloriosa figura politica» ne enfatizzarono il senso di appartenenza al collegio: «Cetraro è superba dell’alto valore di questo figlio prediletto. Paola gli conferisce la cittadinanza onoraria. Cosenza gli delibera un voto di plauso per l’efficacissima opera da lui spiegata a beneficio, non solo del Collegio, ma dell’intera Provincia. Gli uomini parlamentari più eminenti lo circondano di sincera considerazione. La stampa, una volta sospetta e ritrosa, oggi unanime ne esalta la competenza e il carattere. Che si aspetta dunque, per rendere l’omaggio della riconoscenza a Chi ha così degnamente compiuto il suo mandato, superando le più esigenti aspettative? Viva Luigi De Seta!». 
Radicale e massone ma non «mangiapreti», nel 1913 aderì al Patto Gentiloni, riuscendo a essere rieletto ma per problemi di salute non tornò più in Parlamento, nemmeno per prestare giuramento.
Alla Camera Luigi de Seta sedette sempre sui banchi della Sinistra. Dal 27 marzo 1909 al 1 aprile 1910 fu Segretario della Giunta generale dei bilanci e dei conti consuntivi. Da deputato, si occupò inizialmente di riordinare la professione degli ingegneri e degli architetti con la presentazione di due leggi di iniziativa parlamentare che, seppure non approvate, determinarono le basi per il varo della legge sulle professioni del 1923 (XXI e XXII Legislatura), ma ben presto la sua attenzione fu indirizzata verso l’organizzazione e i lavori a favore dello sviluppo viario e ferroviario, soprattutto in Calabria con la linea Paola-Cosenza, di cui si interessò in particolare come sottosegretario  al ministeri dell’Agricoltura, industria e commercio nel Governo Luzzatti dal 31 marso 1910 al 30 marzo 1911 (le cronache riferiscono di festeggiamenti e cortei a Cetraro e Paola alla notizia della sua nomina, in particolare, di «un giubilo generale» a Cetraro quando il Paese rimase per due giorni imbandierato) e poi come sottosegretario al ministero dei Lavori pubblici nel IV Governo Giolitti  fino al 21 marzo 1914.
In particolare, si occupò della costruzione di un ponte sul fiume Crati per collegare Rose a Cosenza, del completamento della strada nazionale che congiunge le due sponde del Tirreno e dello Jonio, della litoranea statale 118, delle arterie provinciali della Valle del Crati, del progetto di bonifica dello stagno Turbolo (nei pressi di Aiello Calabro), della scuola d’intaglio e di disegno applicato alle arti di Fuscaldo, chiedendo un articolo aggiuntivo alla legge che prevedeva il recupero dei danni provocati dal terremoto, dell’acquedotto di Cetraro, della nascita del Borgo S. Marco a Cetraro collaborando come intermediario con il «Comitato Veneto-Trentino pro Calabria» che dopo il terremoto del 1905 raccolse fondi per la costruzione di un quartiere che avrebbe dovuto accogliere quella parte di popolazione più disastrata e povera. Una vicenda, quest’ultima, particolarmente gravosa e complessa che, fin dagli inizi, quando si voleva costruire il villaggio nel piccolo comune di Terrati (oggi frazione di Lago), manifestò le difficoltà di gestione dei governi cittadini di Terrati e Cetraro, sottoposti a dinamiche lucrose, di speculazione, di bieco clientelismo tanto che dovette intervenire una commissione d’inchiesta parlamentare e il Borgo, una volta costruito a Cetraro, rimase abbandonato per dieci anni contravvenendo allo spirito dell’originario progetto di solidarietà.
In Parlamento de Seta denunciò senza mezzi termini i rallentamenti nei lavori di costruzione delle ferrovie calabresi pretendendo chiarezza sullo stato di completamento, e quelle scelte che potevano andare contro gli interessi delle popolazioni già provate dal terremoto e dall’emigrazione.
Da deputato si trasferì a Cetraro, che divenne il suo paese di adozione e per il quale pensava di portare a termine alcuni progetti, come quello del tronco ferroviario che avrebbe dovuto collegare Cetraro a San Marco Argentano o come la strada che avrebbe dovuto collegare Cetraro Centro alla frazione di S. Angelo. Nonostante non sia riuscito nell’intento, raccolse comunque la simpatia e la stima della popolazione come riferiscono alcune cronache del tempo.
D’altra parte la toponomastica locale nei paesi di Acquappesa, Cetraro, Fuscaldo, Aiello Calabro, Cosenza, l’intitolazione dell’Istituto tecnico di Fuscaldo, rende onore all’impegno profuso da questo deputato per il territorio, al quale avrebbe continuato a dedicarsi se non fosse stato fermato all’età di 58 anni da una terribile malattia, la lue, che dopo lunga sofferenza lo condusse alla morte nel giro di pochi mesi, ancora prima di vedere finiti i lavori del tratto ferroviario Paola-Cosenza conclusi l’anno successivo.
Alla Camera fu sostituito da Gustavo Pizzini, sindaco di Paola.
Era il primo luglio 1914 e, mentre imperversava il dibattito tra neutralisti e interventisti sull’entrata in guerra dell’Italia, Luigi De Seta veniva commemorato a Montecitorio e nei comuni come Aiello Calabro dove aveva fatto maggiormente sentire la propria vicinanza con opere di risanamento e di viabilità. Luigi Fera che con lui aveva condiviso passione politica, stessi ideali e battaglie, a nome dei parlamentari calabresi, alla Camera evidenziò le sue «virtù rarissime, pubbliche e private». «Nell’esercizio professionale d’ingegnere, nelle cariche amministrative locali, nell’adempimento del mandato politico – disse il parlamentare – egli portava lo scrupolo più grande e la più costante operosità. Per ben tre anni sottosegretario di Stato ai lavori pubblici, fu un efficace collaboratore del nostro amico Sacchi, specialmente per i provvedimenti più urgenti e necessari per le provincie meridionali e per la regione calabrese che lo predilesse sempre grandemente. Egli muore oggi in povertà onorata; ed è questo il titolo suggestivo della sua vita breve ma feconda». A lui è intitolato anche il Lungocrati di Cosenza. (Francesca Rennis) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Camera Deputati, Portale storico, Atti e documenti XXI-XXIV Legislatura del Regno d’Italia;
  • «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», 3 luglio 1914, p. 3688;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 269-271;
  • Leonardo Iozzi, Luigi De Seta e Cetraro, «Rinascita Sud», 3, marzo-aprile 1992;
  • Riccardo Giraldi, Il popolo cosentino e il suo territorio: da ieri a oggi, Pellegrini, Cosenza 2003, ad indicem;
  • Leonardo Iozzi, Cetraro. Un occhio sul passato che conta, Tipolitografia Mazzitelli, Cetraro 2004.

RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram