Di Benedetto, Vincenzo

Vincenzo Di Benedetto [Altomonte (Cosenza), 12 gennaio 1934 – Pisa, 19 luglio 2013]

È stato uno dei più grandi grecisti della seconda metà del secolo scorso. Figlio di Saverio, sarto (dal 1949 al 1953 emigrante in Brasile), e di Maria Gaetana Santoro, casalinga, nacque ad Altomonte, paese d’origine della madre, ma crebbe e si formò a Saracena ove la famiglia risiedeva.
Nel quinquennio 1947-1952 frequentò con risultati brillanti il Liceo classico «G. Garibaldi» di Castrovillari.  Conseguita la maturità classica, affrontò, a Pisa, l’esame di ammissione alla Scuola Normale: il Presidente della Commissione, il glottologo Tristano Bolelli, si vide consegnare dallo studente Di Benedetto, alla fine della prova di greco, non solo la versione italiana ma una in latino. 
Seguì le lezioni di Letteratura greca di Aurelio Peretti, studioso della tragedia greca. Alla sua scuola apprese, come scrisse nel saggio Aurelio Peretti studioso di Eschilo, «una lezione fondamentale, e cioè guardare all’autore classico attraverso la storia del percorso che il testo ha compiuto». Peretti fu il relatore della sua tesi di laurea Protagora e i “protagorei” nel movimento sofistico, discussa nell’anno accademico 1955-56. Tre anni dopo aver conseguito la laurea, dal 1 novembre 1959, era già assistente ordinario alla cattedra di Letteratura greca, nell’Università di Pisa. 
Seguì i seminari tenuti, a Pisa, dallo storico Arnaldo Momigliano e ne fu molto stimolato. Inoltre, la frequentazione della casa di Maria Timpanaro Cardini e del figlio Sebastiano fu per lui come quella di «una seconda università»: la madre, donna intelligente, era una studiosa della scienza greca, il figlio era un filologo classico di raro acume.
Frequentò i seminari che Eduard Fraenkel, «scolaro diretto di Wilamowitz e del Leo», tenne alla Scuola Normale nel 1953-54, 1956, 1958 e 1960, grazie ai quali il giovane Di Benedetto iniziò, con la guida severa del grande maestro, il suo «percorso di apprendistato» filologico.  
La frequentazione di Fraenkel, che aveva prodotto saggi fondamentali su Plauto e innovato gli studi su Sofocle, ebbe luogo pure a Oxford ove nel «semestre invernale 1957-58» tenne un seminario sulla tragedia euripidea le Fenicie, durante il quale Di Benedetto gli poneva quesiti esegetici dalle cui risposte traeva stimolo per rivedere e approfondire le sue analisi testuali.
Aveva trentotto anni quando contrasse matrimonio con Diana Fiorini, docente di latino e storia nell’istituto magistrale pisano, di sette anni più giovane. L’unione fu allietata, nel 1972, dalla nascita del figlio Saverio, sul quale riversò tanto affetto e che seguì con premura nei suoi studi di giurisprudenza (è docente di Diritto internazionale presso l’Università del Salento).     
È stato professore di Letteratura Greca per quarant’anni (dal 1967 al 2006) a Pisa, e di Filologia Greca per oltre venti anni alla Scuola Normale Superiore.
Magistrali i suoi saggi sulla tragedia greca. Nel 1965 uscì l’edizione con commento dell’Oreste euripideo. Il lavoro, dedicato a Fraenkel e al quale aveva atteso dal 1961, conseguì buona accoglienza. Nel 1971 pubblicò il volume Euripide: teatro e società con l’editore Einaudi, al quale l’aveva raccomandato Arnaldo Momigliano. La tragedia greca lo ha impegnato in un «lungo studio», come recita il titolo del suo saggio pubblicato nel 2005: 1952-2004: Il lungo studio sulla tragedia greca. A distanza di sette anni, nel 1978, pubblicò il libro su Eschilo: L’ideologia del potere e la tragedia greca. Il nesso tra teatro e società, che è alla base dello studio su Euripide, riappare in questo su Eschilo. Nel 1983, esce a completare la sua ricerca sulla tragedia greca il volume Sofocle. Qui Di Benedetto riprende la lezione di Fraenkel, che, in un seminario tenuto a Roma nel 1967, aveva affermato: «il tema di tutte sette tragedie di Sofocle è lo stesso: un essere umano che qualche volta prima della nascita, qualche volta per altri accidenti è fuori della polisumana».
I suoi interessi hanno spaziato in altri campi della letteratura greca, come la poesia epica. Il libro Nel laboratorio di Omero è uscito nel 1994. Si occupa dell’Iliade, poema che lascia affiorare, nella sua analisi finissima, un poeta che «mette in atto – in quanto narratore – un rapporto complesso di interrelazione con i suoi personaggi, nel momento stesso che dà loro uno spazio autonomo attraverso il discorso diretto: il narratore gioca con i suoi personaggi, fa loro da spalla, si rivolge a loro con l’uso della seconda persona, e si dissocia da loro evidenziando un livello superiore di conoscenza o addirittura esprimendo un esplicito dissenso». All’Odissea ha dedicato un volume, con introduzione, che conta 144 pagine, commento e traduzione, questa con la collaborazione dell’allievo Pierangelo Fabrini. È stata la fatica dei suoi ultimi anni. 
Anche Saffo ha calamitato la sua attenzione: un denso saggio, dedicato al suo docente liceale Michele Amato, fa da introduzione al volume del 1987, che raccoglie tutti i frammenti della poetessa, con traduzione e note di Franco Ferrari. Ritorna sulla poesia di Saffo nell’ultimo periodo della sua esistenza con il contributo Saffo e i discorsi di allora, uscito postumo nel 2014, per il volume che raccoglie gli studi in onore di Giovanni Cerri, MythologeînMito e forme di discorso nel mondo antico.
Accanto alla tragedia, l’altro campo che lo ha occupato con maggiore impegno è stato la medicina greca: non solo ha prodotto saggi fondamentali, ma ha avviato a questi studi diversi allievi come Amneris Roselli, che ha insegnato per diversi anni nell’Università della Calabria, Daniela Manetti, Alessandro Lami ecc., che hanno portato avanti le sue ricerche. Il volume Il medico e la malattiaLa scienza di Ippocrate, uscito nel 1986 per Einaudi, evidenzia la novità della medicina greca che fra il V e il IV secolo a. C. «presuppone […] la nozione di sviluppo della malattia, con un decorso in varie fasi in stretto rapporto tra di loro», come scrive l’autore nell’Introduzione. Inoltre, richiama l’attenzione sulle opere della Collezione ippocratica intitolate Sulle fratture e Sulla riduzione delle articolazioni, elaborate da «un medico di genio, una delle personalità più grandi dell’antichità».
Nel 1997 esce da Einaudi, il volume La tragedia sulla scena, frutto del lavoro suo e di Enrico Medda. Il libro è prezioso perché viene a colmare un vuoto «in riferimento alla messa in scena delle singole tragedie, al rapporto fra testi tragici e spazio teatrale, ai moduli scenici fondamentali, al complesso delle interrelazioni tra attore e Coro, al rapporto che collegava le tragedie al loro pubblico», come si legge nell’Avvertenza. Il libro è diviso in tre parti: la terza La tragedia greca e il suo pubblico è scritta tutta da Di Benedetto, mentre la prima Spazio e messa in scena e la seconda Attori, Coro e personaggi sono scaturite dalla collaborazione tra il maestro e uno dei suoi migliori allievi, Enrico Medda.
Anche la letteratura italiana ha catturato i suoi interessi: a Dante, Manzoni, Montale ha dedicato contributi originali e stimolanti. Di Benedetto ha pubblicato, nel 1990 per Einaudi, il volume Lo scrittoio di Ugo Foscolo. Questo volume fu presentato nella sua Saracena il 2 settembre 1990 da due suoi amici normalisti, Dante Della Terza e Pietro Bucci, e da chi scrive. Con il volume Guida ai Promessi SposiI personaggila gentele idealità (BUR, Milano 1999), Di Benedetto intese «fornire – come scrive nella Premessa – un quadro d’insieme del romanzo. Il lettore vi troverà informazioni e approfondimenti sui singoli personaggi, sulla gente e le diverse modalità della sua presenza, sulla interazione degli eventi storici e infine sulle idealità dell’opera del Manzoni».
Visse l’ultimo periodo della sua vita con stoica volontà di resistenza al morbo di Parkinson che dal 1996 cominciò a manifestarsi. Tuttavia, il suo insegnamento e i suoi studi continuarono, instancabilmente, giorno dopo giorno, pur nella sofferenza.  
Morì a Pisa all’età di 79 anni. (Leonardo Di Vasto) © ICSAIC 2020

Opere

  • Euripides Orestes, La Nuova Italia, Firenze 1965;
  • Euripide. Teatro e società, Einaudi, Torino 1971;
  • L’ideologia del potere e la tragedia greca. Ricerche su Eschilo, Einaudi, Torino 1978;
  • Filologia e marxismoContro le mistificazioni (con Alessandro Lami), Liguori, Napoli 1981;
  • Sofocle, La Nuova Italia, Firenze 1983;
  • Eros/conoscenza in Platone, Introduzione a Platone. Simposio (premessa al testo, traduzione e note di Franco Ferrari), BUR, Milano 1985, pp. 5-65;
  • Il medico e la malattiaLa scienza di Ippocrate, Einaudi, Torino 1986;
  • Introduzione a SaffoPoesie (traduzione e note di Franco Ferrari), BUR, Milano 1987, pp. 5-78;
  • Lo scrittoio di Ugo Foscolo, Einaudi, Torino 1990;
  • Nel laboratorio di Omero, Einaudi, Torino 1994;
  • La tragedia sulla scena: la tragedia greca in quanto spettacolo teatrale (in collaborazione con Enrico Medda), Einaudi, Torino 1997;
  • Guida ai Promessi SposiI personaggila gentele idealità, Mondadori, Milano 1999;
  • Premessa (pp. 5-57), introduzione (pp. 71-164), traduzione, costituzione del testo originale e commento a Euripide. Le Baccanti, appendice metrica di Ester Cerbo, BUR, Milano 2004;
  • 1952-2004: un lungo studio sulla tragedia greca, «Vichiana», IV, 7, 2005, pp. 86-122, ristampato in Il richiamo del testo, cit., I, pp. 3-38, con il titolo: 1952-2004: Il lungo studio sulla tragedia greca;
  • Il richiamo del testoContributi di filologia e letteraturaPrefazione di Riccardo Di Donato, Edizioni ETS, Pisa 2007. 
  • Saffo e i discorsi di allora, in MythologeînMito e forme di discorso nel mondo antico, studi in onore di Giovanni Cerri, Serra Editore, Pisa 2014.

Nota bibliografia essenziale

  • Nel laboratorio del filologo: Vincenzo Di Benedetto interprete dei classici, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», Classe di Lettere e Filosofia, serie 5, 2015, 7/2. Vi si trovano raccolti gli interventi della giornata di studi svoltasi a Pisa il 5 dicembre 2014.
  • Leonardo Di Vasto (a cura di), Vincenzo Di Benedetto: il filologo e la fatica della conoscenzaedizioni aicccastrovillari, Castrovillari 2017.
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