Di Francia, Letterio

Letterio Di Francia [Palmi (Reggio Calabria), 18 marzo 1877 – Torino, 10 gennaio 1940]

Primo di dodici figli, Letterio Giuseppe – così fu registrato allo Stato Civile – nacque da Domenico, falegname, e da Concetta Cutugno, donna di casa, una famiglia operosa ma di condizioni economiche molto disagiate, se non proprio al limite dell’indigenza. Si formò da sé con molti sacrifici. Frequentò le scuole elementari a Palmi ma non poté iscriversi alle secondarie per motivi economici. Quindi studiò da solo con incredibili sacrifici e nel 1895 a Monteleone conseguì da «esterno» la licenza liceale classica con tutti 10. A quel tempo, nell’odierna Vibo Valentia, operavano già demologi come Luigi Bruzzano, Giovanbattista Marzano e altri che, potrebbero in qualche modo avere influenzato la sua futura attività culturale. 
Sempre per le ristrettezze economiche familiari, diede lezioni private e racimolò il denaro che due anni dopo gli consentì di iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Ebbe come maestro Vittorio Cian, allievo di Arturo Graf, ma seguì anche le lezioni di Giovanni Pascoli. Con gli insegnamenti di Cian, che ritrovò a Pisa, e poi di Alessandro d’Ancona e Pio Rajna a Firenze coltivò gli studi di novellistica e di letteratura. Vincitore di una borsa di studio, dall’ateneo peloritano si trasferì alla Normale Pisa dove si laureò nel 1901 con una tesi su «Franco Sacchetti novelliere» (molto lodata e pubblicata poi nel 1902). Nello stesso anno, a Pisa ottenne il diploma di Magistero in Filosofia. Frequentò anche il Regio Istituto Superiore di Firenze perfezionandosi negli studi letterari con una tesi su alcune novelle del Decamerone. 
Sempre in difficoltà economiche e senza un lavoro, subito dopo la laurea tornò per un breve periodo a Palmi, dove raccolse 61 racconti, 29 fiabe e 13 leggende di argomento vario, materiale demologico di prima mano che pubblicherà anni dopo. Cominciò, quindi, una lunga carriera di insegnante nelle Superiori. Dal 1902 al 1908 fu docente nelle scuole italiane fuori dalla penisola (Scutari, Il Cairo, Tunisi e Tripoli). Nel 1907 al VI Congresso degli insegnanti medi che si tenne ad Assisi, tenne una relazione intitolata «Scuole ed Insegnanti all’estero», in cui accusò il governo di trascurarli. Rientrò in Italia e dal 1908 al 1910 insegnò alR. Ginnasio «Vittorio Alfieri» di Torino. Quindi, vinse la cattedra di Lettere italiane, e dal 1910 al 1911 fu professore del R. Istituto tecnico di Napoli, per tornare l’anno successivo nel capoluogo piemontese come docente nel R. Istituto tecnico.
Chiamato alle armi come ufficiale di artiglieria, per due anni prese parte alla Grande Guerra, al termine della quale tornò all’insegnamento. Nel 1923 fu nominato preside dell’appena nato R. Liceo scientifico «A. Volta» di Parma senza mai interrompere i contatti con Torino dove nel 1924 conseguì la libera docenza in Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere dell’Università, e dove successivamente guidò per dieci anni (1926-1936) il Liceo scientifico “Galileo Ferraris” che, nel 1941, per onorarne la memoria, istituì una Fondazione e un premio a suo nome.
Nel capoluogo piemontese lo raggiunsero i genitori e poi dai fratelli Felice (che in seguito si trasferì negli Stati Uniti), Pasquale (che aprì la “storica” tipografia omonima), Giovanni, Giuseppe e le sorelle Nunziata e Teresa. Non si sposò e visse sempre a Torino, a contatto con i suoi fratelli e sorelle ma abitando per conto suo in un appartamento di via Giacosa, in San Salvario. 
Negli anni Venti si dedicò intensamente ai suoi studi preferiti. Tra il 1924 e il 1925, nella collana «I generi letterari» di Vallardi, vide la luce il suo fondamentale lavoro: i due corposi volumi su La novellistica, una prima sistematizzazione della vasta materia, frutto di accurate e originali ricerche che gli procurarono unpremio dell’Accademia di Italia. Sul Giornale storico della letteratura italiana pubblicò molti contributi sul Boccaccio e le sue novelle, altri contributi seguirono tra l’altro su Bandello, e sulle novelle orientali di Gaspare Gozzi. Del 1927 è la pubblicazione di uno studio su Il Pentamerone di Giambattista Basile, con il quale entrò in polemica diretta con Benedetto Croce, difendendo il suo metodo comparativo, quando ormai il crocianesimo era una dittatura degli estetizzanti, mentre nel 1929-1931 pubblicò le Fiabe e novelle calabresiche avranno successo e saranno ristampate nel 1935 con una serie di aggiunte e integrazioni. «Quest’opera – scrive Carmela Galasso – ebbe un grande e meritato successo, non solo perché attirò l’attenzione degli studiosi di etnografia e di filologia, che ne decantarono gli argomenti e lo stile, ma anche perché colmò unagrave lacuna della Calabria negli studi delle tradizioni popolari. Consapevole di ciò, il di Francia decise di mettere insieme fiabe, leggende, miti, pensieri, usi, costumi e tradizioni della sua regione».
Fin da giovane, infatti, ebbe «un grande, intenso, appassionato amore per tutti i problemi attinenti al «”folklore”, ma solo tardi – come testimonia Giuseppe Vidossi – si spinse risolutamente in campo demopsicologico», mettendo in piedi un arcipelago di narrazioni popolari.
Per raccogliere le fiabe e novelle calabresi, infatti, segui l’indirizzo demopsicologico e – come ricorda Antonio Piromalli – presentò il testo dialettale (che tradusse in italiano) di sessantuno fiabe e novelle raccolte a Palmi, con numerose varianti. Come spiega Piromalli ribatté al Croce che fine del metodo comparativo, «non era soltanto il fine astratto di determinare l’origine delle fiabe popolari ma era, soprattutto, quello storico ed estetico di seguire le metamorfosi dei testi per adattarsi ai gusti e ai costumi dei diversi popoli: con tale studio si discerne lo storico dal favoloso, il plagio dal lavoro originale e, nella stessa originalità di uno scritto, le sfumature e gradazioni che costituiscono la personalità psicologica, artistica e morale dell’autore e le sue particolari tendenze».
Morì a Torino all’età di 63 anni. La sua scomparsa, annunciata dalla famiglia, «ha lasciato – scrisse Vittorio Cian in una necrologia – un vuoto doloroso fra i rappresentanti migliori della Scuola e nelle file degli studiosi più seri». Per una penosa malattia incurabile, che gli tolse anche la parola, era vissuto per alcuni anni incondizioni fisiche penose. Èsepolto nel cimitero monumentale di Torino.
Per ricordare la sua figura di studioso, Palmi gli ha dedicato una via e un premio letterario. (Francesca Raimondi) © ICSAIC 2021 – 03

Opere

  • Franco Sacchetti: novelliere, Nistri, Pisa 1902;
  • Letture autobiografiche di scrittori dell’età moderna, G. C. Sansoni, Firenze 1912
  • La novellistica, vol. 1º: dalle origini al Bandello; vol. 2º dal Bandello ai nostri giorni, Vallardi, Milano 1924;
  • Fiabe e novelle calabresi, Chiantore-Loescher, Torino 1934;
  • Il Pentamerone di G.B. Basile, Torino 1927;
  • La leggenda di Turandot nella novellistica e nel teatro, Celvi, Trieste 1932;
  • Le cento novelle antiche, o Libro di novelle e di bel parlar gentile, detto anche Novellino (a cura di), Utet, Torino 1945;
  • Re Pepe e il vento magico. Fiabe e novelle calabresi, edizione integrale tradotta dal calabrese e curata da Bianca Lazzaro, Donzelli, Roma 2015.

Nota bibliografica essenziale

  • Giuseppe Vidossi, Letterio di Francia, «Lares», 11, 1, febbraio 1940, pp. 62-64;
  • Giacomo Osella, Letterio di Francia. Notizia biobibliografica, Tip. P. Di Francia, Torino 1940;
  • Vittorio Cian, Letterio di Francia, «Giornale storico della letteratura italiana», 115, 1940, p. 155;
  • Giovanni Sicari Ruffi, Letterio Di Francia, «Calabria sconosciuta», 75, luglio-settembre 1977, p. 42;
  • Antonio Piromalli, La Letteratura calabrese, vol. II, Pellegrini, Cosenza 1996, 3ª ed., pp. 346-347;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp.108-111;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 171-172;
  • Santino Salerno, Letterio di Francia. La passione di una vita ascoltare e raccontare fiabe, «Itaca», VIII, 31 dicembre 2015, p. 5.

Nota archivistica

  • Comune di Palmi, Registro atti di nascita, atto n. 87 del 21 marzo 1877.

Nota

  • Si ringrazia Adriano Di Francia, nipote del tipografo Pasquale Di Francia, per le informazioni sul biografato. Grazie per la collaborazione anche al personale dell’Ufficio di Stato Civile del Comune di Palmi.

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