Dito, Oreste

Oreste Dito [Scalea (Cosenza), 6 maggio 1866 – Reggio Calabria, 5 aprile 1934]

Maestro, educatore, storico, scrittore e pubblicista, Oreste Dito offrì con le sue opere, quasi interamente dedicate alla Calabria, un notevole contributo, scientificamente esatto e compiuto, alla ricostruzione dei fatti storici.
Figlio di Federico e di Filomena Pepe, famiglia originaria di Verbicaro. Il nonno paterno, Francesco Saverio, fu un filoborbonico. Nel 1806, infatti, durante l’occupazione francese, seguì Ferdinando IV in Sicilia, partecipando, in qualità di capitano dell’esercito realista, ai tentativi legittimisti di rioccupare la Calabria e facendosi anche onore nella famosa battaglia di Maida in cui gli anglo-borboni riuscirono a sconfiggere i francesi. Dopo la Restaurazione, però, fu perseguitato ed espulso dall’esercito non solo per la sua affiliazione alla Carboneria filoborbonica ma anche per la parentela con Guglielmo Pepe, identificato come il “capo” della Carboneria calabrese.
Fu in questo ambiente che Oreste Dito visse e fu educato, prima di essere avviato agli studi classici nel Liceo Ginnasio di Cosenza, dove ebbe condiscepoli sia Luigi Fera che Nicola Serra, divenuti poi due autorevoli personalità della cultura, della politica e della massoneria calabrese.
Nel 1882 si trasferì a San Demetrio Corone, dove frequentò il Liceo presso il Collegio italo-greco e, successivamente, a Roma, dove frequentò la scuola di Karl Julius Beloch, indimenticabile maestro, insigne docente di Scienze Storiche presso l’Università di Roma, dal quale trasse la convinzione che «lo storico deve sempre, ed in parte, spogliarsi delle sue qualità di scienziato per diventare anche artista della sua materia».
Nel 1889, si laureò in lettere presso l’Università di Roma, svolgendo la tesi di laurea su «Velia colonia focese» (pubblicata nel 1891), e incominciò ad avvicinarsi all’ideologia mazziniana, alla quale rimase sempre fedele, cercando «nella vita reale il suo posto di lotta tra compagni di fede e d’aspirazione».
Già a partire dal 1887, ancora studente universitario, fu assegnato all’insegnamento dell’italiano, della storia e della geografia presso il Ginnasio del Seminario di Bova Marina, del quale era stata ordinata la chiusura per mancanza di personale. Qui svolse un anno di prova, di allenamento, di addestramento e di vero studio, preparandosi molto bene all’insegnamento ufficiale.
Nel 1889 insegnò, in qualità di professore reggente di 3ª Ginnasiale, presso il Liceo Ginnasio di Benevento. L’anno dopo, ottenne la promozione a professore reggente di Ginnasio superiore nei RR. Ginnasi di Benevento e Catanzaro e, a partire dal 1893, insegnò storia e geografia presso i Licei di Lucera, Catanzaro, Cosenza e Lecce.
In quello stesso anno, insieme a un piccolo gruppo di arditi studiosi, fondò la «Rivista calabrese di Storia e Geografia» che, col titolo di «Rivista storica calabrese», rimase in vita fino al terremoto del 1908.
Nel 1895 Dito individuò nella massoneria una probabile forza di rigenerazione regionale e, anche grazie all’amicizia di eminenti calabresi che vi appartenevano, decise di entrare a farne parte. Fu “iniziato” nella loggia “Tommaso Campanella” di Catanzaro. Due anni più tardi si trasferì nella loggia “Brutia” di Cosenza, dove fu investito di vari gradi fino a raggiungere quello di Venerabile.
Nel 1905 pubblicò il volume Massoneria, Carboneria ed altre società segrete nella storia del Risorgimento italiano, un libro che, ancora oggi, viene riconosciuto come un’opera condotta con moderni criteri di indagine, ricca di documentazione archivistica e grafica. Si tratta di un’opera organica volta a far conoscere l’influenza esercitata dalle società segrete nel primo periodo del Risorgimento italiano. Il volume fu preceduto e seguito da numerose opere che Dito scrisse sulla sua Calabria. Nel 1909, all’indomani dl terribile terremoto del 1908, Dito si trasferì a Reggio Calabria e divenne Preside del locale Liceo-Ginnasio “Tommaso Campanella”, mantenendo tale incarico sino al maggio del 1932. Durante gli anni di presidenza, non soltanto ricostruì la vita scolastica del Liceo e intraprese l’attività concreta per la ricostruzione dell’edificio definitivo, ma convogliò verso la sua scuola le migliori intelligenze di una città che rinasceva dal cataclisma.
Educatore integerrimo, guidò le menti dei giovani con amorevolezza ed energia, infondendo nei loro animi segni duraturi di elevazione morale e di ascesa civile.
Nel contempo continuò il suo impegno massonico nella loggia “Giovanni Bovio”, proseguendo a dirigere la «Rivista Storica Calabrese», da lui fondata a Catanzaro nel 1893.
Nel 1916, durante il primo conflitto mondiale, costituì a Reggio una loggia intitolata “2 settembre 1847”, per ricordare la data dell’insurrezione reggina contro i borboni.
Nel frattempo, su iniziativa di altri due “fratelli”, Valentino Labate e Nicola Putortì, fu tra i fondatori, nonché presidente, della “Società Calabrese di Storia Patria”, la quale beneficiò del sostegno della massoneria reggina e dalla quale si dimise nel 1918 prendendo, di lì a poco, la decisione di uscire definitivamente dalla Massoneria.
L’avvento del fascismo spinse la maggior parte dei massoni a trarsi in disparte per correttezza e per onestà; parecchi, pur rimanendo nelle logge, furono tra i più ardimentosi fascisti della vigilia, prepararono e parteciparono alla marcia su Roma dell’ottobre 1922, simbolicamente considerato come l’evento che segnò l’ascesa al potere del Partito nazionale fascista.
Dito aderì al Fascio, accettandone la tessera, il 3 ottobre 1923 «senza nessuna restrizione mentale, ma con grande onore ed intima soddisfazione». Il fascismo avrebbe potuto essere nel pensiero di Dito «il rinnovatore e il valorizzatore di questa finora abbandonata ed incompleta Calabria nostra», visto l’insuccesso ottenuto da parte di governi, istituzioni e associazioni di vario genere.
Dal 1920 al 1925, diresse la rivista «Calabria Vera», sulla quale, attraverso vari articoli scritti di suo pugno, mise in evidenza problemi vari di storia, di economia e di letteratura con carattere eminentemente combattivo per l’autonomia regionale.
Nel 1929, in occasione del compimento del quarantesimo anno di insegnamento, i suoi discepoli, colleghi e ammiratori gli vollero rendere onore e pubblicarono un libro, intitolato Nel XL anno d’insegnamento del Prof. Oreste Dito, invitandolo a riassumere in un quadro organico completo le vicende della sua vita ed esaltando la sua opera di cittadino, di studioso, di insegnante e di maestro di virtù civili come un esempio di attività e di zelo, svolta con altissimo senso di altruismo, a vantaggio ed a beneficio dei giovani e della regione calabrese. Al termine del suo mandato di Preside del Liceo-Ginnasio “Tommaso Campanella”, esattamente il 16 febbraio del 1933, fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia.
Già in passato, il 26 settembre del 1922, era stato insignito del Diploma di Benemerenza di 1ª classe con medaglia d’oro e, l’8 luglio del 1925, di quello di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Morì a Reggio Calabria, tra il compianto generale, nel 1934.
L’Amministrazione comunale di Reggio Calabria in data 25 luglio 2019 ha deliberata di intitolare una via a Oreste Dito quale personaggio illustre di questa città. (Oreste Mario Dito) © ICSAIC

Opere 

  • Velia colonia focese. Contributo per la storia della Magna Grecia,Loescher & C., Roma 1891;
  • Notizie di storia antica per servire d’introduzione alla storia dei Brezzi,Ermanno Loescher & C., Roma 1892
  • Castel Fiorentino. Nota storica , in M. S. Calò Mariani (a cura di), Fede-Nota storica, Lucera 1894;  
  • La rivoluzione calabrese del ‘48, Off. tip. di G. Calio, Catanzaro 1895;
  • Gli ordinamenti municipali di Lucera del 1407, 1895;
  • L’influenza massonica nella storia calabrese dal 1789 a’ nostri giorni,Tip. G. Calio, Catanzaro 1896 (ristampa: Brenner, Cosenza 1979);
  • In Calabria – Saggi critici di storia paesana, Tip. R. Riccio, Cosenza 1899(ristampa: Brenner, Cosenza 1979);
  • Massoneria, Carboneria e altre società segrete nella storia del Risorgimento italiano, Casa Editrice nazionale Roux e Viarengo, Torino-Roma 1905.
  • Il problema educativo e la quistione sociale in Calabria. Considerazioni ed osservazioni, Tip. della Cronaca di Calabria, Cosenza 1909
  • La campagna murattiana nell’indipendenza d’Italia secondo i rapporti del Ministro di polizia napoletana ed altri documenti officiali con un’appendice sulla morte del Murat a Pizzo, Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati &c., Milano 1911
  • La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo 5° alla seconda meta del secolo 16°: nuovo contributo per la storia della quistione meridionale, Licinio Cappelli, Rocca S. Casciano 1916 
  • Il R. Liceo – Ginnasio “T. Campanella” dall’antico collegio dei gesuiti a’ nostri giorni. Note e commenti, Reggio Calabria, 1917;  
    La massoneria cosentina, Brenner, Cosenza 1978.

Nota bibliografica

  • Nel 40. anno d’insegnamento del prof. Oreste Dito,Tipo-editrice Bruzia, Catanzaro 1930;
  • Franco Galiano,  Oreste Dito: massone del sud oscuro e l’ebraismo tradito. Frammenti giolittiani tra Scalea e Cosenza, Edizioni Brenner, Cosenza 2003.
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