Dolce, Alfonso

Alfonso Dolce [Cropani (Catanzaro), 22 dicembre 1882 – 31 ottobre 1959]

Nacque dal “dottore fisico” Salvatore e dalla gentildonna Carolina Parise, i quali lo registrarono allo Stato civile con i nomi di Alfonso Giuseppe Gaetano. Fece gli studi di base nel paese natale e in seguito quelli classici come convittore nel Collegio Nazionale «Pasquale Galluppi» di Catanzaro dove conseguì la licenza. Sempre a Catanzaro frequentò l’antica Università di Diritto, diventando notaio e avvocato. Dapprima notaio in una frazione di Pistoia, Cireglio, rientrò in Calabria nel 1912 per esercitare la libera professione forense nel Distretto di Corte d’Appello di Catanzaro. Fu anche vicepretore di Cropani.
Autore teatrale alquanto prolifico, visse per tutta la vita in Calabria, rimanendo fortemente legato al suo paese natio – un piccolo e isolato centro, posto ai margini del Marchesato di Crotone –, di cui fu per decenni prima sindaco, eletto nel 1903, poi podestà, nominato nel 1926, e quindi ancora sindaco nel secondo dopoguerra, eletto nel 1946 nella lista Castello (Dc e destra). Non si sposò e i suoi compaesani lo chiamavano, infatti, “’U signurinu”.
Pur vivendo in condizioni di forte isolamento (l’unico centro urbano in cui si registra la sua presenza, fisica e Culturale, è la non lontana Catanzaro), si inserisce a pieno titolo nella storia del teatro sintetico futurista, malgrado sia sfuggito in passato anche ai più seri inventari del futurismo. È del 1921 la pubblicazione del suo volume A piedi nudi. Teatro sintetico senza veli: una raccolta di testi teatrali – Due occhi color viola, La luna sul lago, Amore, Tempo di minuetto, Vecchia città, Fanciulla che guarda il tramonto, Qui alberga l’amore, Facciamo un sogno ­– uno dei qualı era già apparso in precedenza su «Dinamo», rivista futurista fondata a Roma nel 1919 da Settimelli, Carli e Chiti.
I testi sono spesso d’argomento calabrese e quasi sempre di schietta ispirazione futurista. Marinetti accoglie il volume con generosità e in «Futurismo» annovera l’autore tra i creatori del teatro sintetico, assieme a Settimelli, Cangiullo, Buzzi, Folgore, ecc.: «Bravo! Di tutto cuore. Le vostre commedie – gli scrive – rivelano un ingegno che con elastica disinvoltura e sano ottimismo sferza e brucia tutto ciò che vi è da sferzare e bruciare». Lo stesso Marinetti, del resto, mette in contatto Dolce con Francesco Cangiullo, il quale dirigeva il «Teatro della Sorpresa», che poi confermerà l’affiliazione ufficiale dell’autore calabrese al teatro futurista.
Nel frattempo, A piedi nudi riceve una buona accoglienza dalla stampa quotidiana (nel 1922 compaiono favorevoli recensioni su «ll Mondo» di Roma, «L’Ora» di Palermo, «ll Corriere di Sicilia» di Catania, «L’Unione Liberale» di Perugia).
Piuttosto intensa sarà in seguito la produzione teatrale di Dolce, che proseguirà sino alla metà degli anni Cinquanta. II 22 maggio 1922 viene rappresentata dalla «Scena Sperimentale» di Napoli, diretta da Giuseppe Lorenzo, la commedia in tre atti Due occhi color viola. Il 15 aprile 1923 viene pubblicata sulla rivista romana «La Commedia della Domenica» La Legaccia, una commedia in un atto, che col nuovo titolo Tempo di minuetto vincerà a Napoli il concorso drammatico indetto dalla rivista «Retroscena» nel 1928, e verrà rappresentata dalla Compagnia di Milla Papa. Nel 1931 pubblica sulla rivista calabrese «la Coltura Regionale» la microcommedia Rondò patetico, che si richiama ancora al teatro sintetico futurista. Nel 1933 risulta, con un drappello di altri calabresi, tra i partecipanti alla Prima Mostra Nazionale Futurista di Roma.
Tuttavia, piuttosto labili risultano, dopo gli esordi, i rapporti col movimento futurista. Unica eccezione è forse la segnalazione, nel 1937, della commedia in tre atti Amore al concorso drammatico «Paraggi» di Santa Margherita Ligure, nella cui giuria sono presenti Marinetti e Corra, che premiano, con Dolce, Valentino Bompiani, Amalia Guglielminetti e altri (la commedia sarà poi pubblicata tre anni dopo).
Dopo vari altri testi teatrali, elaborati negli anni Trenta e Quaranta, le ultime pubblicazioni sembrano indicare una sorta di ritorno alle origini futuriste. Si tratta della «raccolta di microcommedie» La Dolce Vita (1955); nove «sintesi teatrali» che vengono poste dallo stesso autore in stretto rapporto con l’esperienza futurista e con il successo riscosso più di trent’anni prima dalle «commedie sintetiche senza veli» pubblicate col titolo A piedi nudi.
Muore nell’autunno del 1959, a 77 anni d’età. Riposa nel cimitero di Cropani, in una ormai diruta cappella, dove fece scrivere: «La buona fama la miglior tomba». Il suo paese lo ricorda con una strada e una scuola intitolate a suo nome. Una lapide è stata posta in sua memoria sulla facciata della sua abitazione: «In questa casa / visse / Alfonso Dolce / scrittore avvocato / amministratore di Cropani per circa quaranta anni / servì il suo paese amandolo “con purezza di spirito e assoluta dedizione di cuore”». (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2021 – 4

Opere

Edite

  • A piedi nudi. Teatro sintetico senza veli, Editrice «Gens Nostra», Cropani (Catanzaro) s.d. (ma 1921);
  • La legaccia, (poi Tempo di minuetto), commedia in un atto, «La commedia della domenica», Roma, 15 aprile 1923
  • Amore, Commedia in 3 atti, Edizioni «Retroscena», Palermo 1940;
  • Vecchia città. Commedia in tre atti, La rondine di G. Silvestri Merendino, Palermo 1950;
  • La Dolce Vita. Raccolta di microcommedie, Edizioni «Cinema e Teatro del Giorno», Venezia 1955.
  • Fanciulla che guarda il tramonto, commedia in 3 atti, «Cinema e Teatro del Giorno», Venezia s.d.

Altre

  • Due occhi color viola, commedia in 3 atti rappresentata dalla Scena Sperimentale di Napoli il 22 maggio 1922;
  • La luna sul lago, commedia in 3 atti rappresentata a Cropani il 1 novembre 1930 dalla «Drammatica compagnia di Carlo Goldoni» da lui fondata;
  • Qui alberga l’amore, commedia in 3 atti, s.d.

Nota bibliografica

  • I primi podestà del Regno d’Italia, Comitato italiano di propaganda all’estero, Archetipografia, Milano 1929, ad nomen;
  • Almanacco degli scrittori italiani, ed. “i quaderni di athena”, Milano-Napoli 1932, p. 182;
  • Paolo Apostoliti, Scrittori calabresi nel Novecento, Edizioni Campanile, Catanzaro 1953, ad nomen;
  • P. Remigio da Cropani, Alfonso Dolce «Calabria Letteraria», III, fasc. II, maggio 1955;
  • Marinetti + Cangiullo, Teatro della sorpresa, Belforte, Livorno 1968;
  • Claudia Salaris, Storia del futurismo. Libri, giornali, manifesti, Editori Riuniti, Roma 1985, p. 148;
  • Luigi Stanizzi, Il fulmineo Alfonso Dolce che piaceva a Marinetti, «Calabria», n. 32, dicembre 1987, pp. 104-105;
  • Vittorio Cappelli, Tra analfabeti e futuristi. La scuola e gli intellettuali in Calabria durante il fascismo, «Daedalus», 3, 1989;
  • Claudia Salaris, Artecrazia. L’avanguardia futurista negli anni del fascismo, La Nuova Italia, Firenze 1992;
  • Vittorio Cappelli, Il fascismo in periferia. Il caso della Calabria, Editori Riuniti, Roma 1992;
  • Mario Muccari (a cura di), Alfonso Dolce. Futurismo e teatro sintetico, Banca di Credito Cooperativo del Medio Ionio, Cropani (Catanzaro) 1996.
  • Luigi Stanizzi, Alfonso Dolce. Futurismo e teatro sintetico, «Calabria Emigrazione», IX, 12, 1996, pp. 52-53;
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 1996, p. 33;
  • Vittorio Cappelli (a cura di), Futurismo calabrese, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, pp. 113-114;
  • Vittorio Cappelli (a cura di), Calabria futurista. 1909-1943, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 147-148.

Nota archivistica

  • Comune di Cropani, Atti di nascita, n. 65 del 26 dicembre 1882;

Nota

  • L’A. ringrazia il giornalista Luigi Stanizzi per la generosa collaborazione.
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