Domestico, Enzo (Kabregu)

Enzo Domestico (Kabregu) [Acquaformosa (Cosenza), 17 dicembre 1906 – Montevideo (Uruguay), 4 luglio 1971]

In arte Kabregu (pseudonimo dal toponimo Bregu – Brego in Lungro), nasce da Pasquale e da Maria Teresa Cucci, una famiglia benestante, e allo stato civile viene registrato con il solo nome di Vincenzo. Si trasferisce presto con la famiglia nella vicina Lungro, centro di riferimento dell’Arbëria del Pollino e sede di Eparchia. Per volere del padre si iscrive all’Istituto tecnico agrario di Cosenza e successivamente si immatricola ai Corsi per ingegnere agronomo a Napoli. Nella città partenopea entra in contatto con gli ambienti artistici dove coltiva con grande passione la sua naturale predisposizione per la pittura e le arti figurative. Entra nella Reale Accademia delle Belle Arti di Napoli dove incontra i maestri Alessandro Volpi, Carlo Siviero, Antonio Mancini, Vincenzo Irolli e Roberto Carignani. Terminati gli studi a Napoli, Kabregu si trasferisce a Roma e successivamente soggiorna in alcune città del Nord Europa dove, grazie alle frequentazioni di molti circoli artistici, la sua formazione culturale si arricchisce sempre più, evidenziando la sua predilezione per la corrente impressionista, al di fuori di quelle ferree regole della cultura accademica del tempo. Terminata l’Accademia, viaggia molto in Italia, Francia e Spagna. Un suo quadro presentato alla seconda Quadriennale di Venezia (Vista dall’alto) suscita l’attenzione dei maggiori critici internazionaii.
Nel 1934, a 28 anni, lascia l’Italia per spostarsi definitivamente in Uruguay, stabilendosi nella città di Montevideo, inserendosi subito nei circoli culturali della capitale uruguaya. Nel 1935, infatti, apre il suo atelier.
Nel 1941 sposa Nerina Bernasconi Buggeri, una sua allieva, dalla quale ebbe le figlie Giannina e Monica.
L’esperienza artistica acquisita in Italia permette a Kabregu di entrare con maggiore autorevolezza negli ambienti culturali dell’Uruguay. Nella Scuola italiana di Montevideo insegna arte per ben 25 anni. Nel 1954 con la moglie fonda un laboratorio di ceramica. Nel 1960 torna in Europa e riprende i contatti con i più importanti ambienti artistici. Assieme allo scultore Zorilla e al pittore Garino, nel 1964, riorganizza l’Istituto di Belle Arti «San Francesco d’Assisi» di Montevideo. Nel 1968 gli viene conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana e riceve la Medaglia d’oro dalla colonia calabrese d’Uruguay.
Instancabile studioso dei grandi maestri, Kabregu si distingue per le chiazze pastello dell’impressionismo e per le figure armonicamente spigolose del cubismo. Le opere realizzate in Italia, così come nel Paese latino-americano, si nutrono del richiamo alle radici arbëreshe (italo-albanesi): i colori delle colline lungresi, i pendii montani, le umili case dei contadini, il duro lavoro dei salinari, le gjitonie (vicinati) lungresi, così come le placide acque del Mar Ionio, rappresentano un’inesauribile fonte di ispirazione artistica. Attraverso l’impressionismo l’artista lungrese imprime il suo stile originale sulla tela con linee che richiamano l’arte figurativa, sagome geometriche, figure diafane.
Pertanto il suo approccio all’arte contemporanea non è completamente ordinario ma si basa sull’idea di dare un volto alla realtà vissuta durante la sua giovinezza, ai suoi ricordi ma anche ai contesti sociali dell’ambiente in cui visse, giocando spesso con gli effetti della luce sul colore. 
Così le numerose opere che riguardano aspetti della vita del suo paese d’adozione, l’Uruguay (Hacia el Pueblo), sono anch’esse lo specchio del suo amore verso la terra che lo ha accolto e gli ha riservato onore e gloria.
Per il ruolo internazionale che ha giocato, è considerato un’artista di riferimento nell’ambito delle arti figurative, un interprete autentico della civiltà arbëreshe, così come di quella uruguaiana. La sua arte può definirsi una sorta di interazione dinamica con il mondo circostante, espressa nelle sue suggestive tele.
Tra le sue opere sparse in musei e collezioni private di tutto il mondo, ricordiamo i quadri che rappresentano paesaggi e personaggi lungresi: “Lavanderas”, donne in costume arbëresh chine a lavare i panni, opera custodita nella residenza municipale di Lungro; “Casas” ritratto di uno scorcio di gjitonia e un quadro del Brego, il rione di Lungro dove egli ha vissuto, visto dalla casa del pittore. È nei ritratti della sua famiglia che i colori delicati e tenui rispecchiano fedelmente le qualità pittoriche del Nostro. Anche nei dipinti che raffigurano ambienti latino-americani si scorge il legame verso l’Uruguay, la terra lontana che lo ha accolto dandogli fama internazionale. 
Molti titoli dei suoi quadri, appunto, ricordano Lungro la sua “patria ispiratrice». Durante la permanenza in Calabria, Kabregu ha eseguito tanti ritratti dei suoi congiunti. Sono volti espressivi dai lineamenti gentili e dagli sguardi dolci, evidenziati da tinte tenui, sfumature cromatiche tipiche del suo modo di ritrarre e che rispecchiano in pieno le caratteristiche pittoriche del Maestro.  Tra queste opere, oltre agli autoritratti, degno di menzione è il dipinto raffigurante il primo vescovo dell’Eparchia di Lungro, monsignor Giovanni Mele, custodito nella sala di rappresentanza del palazzo vescovile. Molte sue opere si trovano in musei, chiese e collezioni private di tutto il mondo. Paesaggi e immagini dipinti si trovano presso l’Accademia Cosentina, nella collezione del Duca degli Abruzzi e dei Marchesi Toraldo D’Amore. Suoi affreschi adornano le chiese che insistono in provincia di Cosenza nei Comuni di San Martino di Finita, Acquaformosa, San Benedetto Ullano (Santa Maria del Fiore) e Lungro (Santa Maria del Carmine).
Tra le esposizioni più importanti promosse per omaggiare la sua arte in Italia, Europa e Sud America, sono degne di nota quella postuma di Palazzo Spinola di Roma (7-15 maggio 1975), organizzata dal Centro di Azione Latina e dall’Ambasciata della Repubblica Orientale dell’Uruguay.
Lungro lo onorò post mortem con una mostra inaugurata il 21 settembre 1975 nella sala consiliare, su iniziativa di un gruppo di cittadini e amici e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di allora. Le tele esposte erano cinquanta, la maggior parte delle quali giunsero direttamente dall’Uruguay, grazie soprattutto all’azione svolta dalla signora Nerina Bernasconi de Kabregu, che si impegnò alacremente per superare le difficoltà burocratiche derivanti dal vincolo di tutela a cui erano soggette le opere. La mostra rimase aperta sino al 28 settembre, registrando un importante afflusso di visitatori provenienti da molti centri della Provincia di Cosenza.
Prima della esposizione di Lungro, omaggio alla sua memoria, quelle stesse tele furono esibite a Napoli nel salone delle esposizioni della «Real Hermandad de Nobles Espanoles de Santiago» (dal 17 febbraio), curata dal centro culturale Brutium e dal Consolato dell’Uruguay per conto dei ministeri degli Esteri e dell’Educazione dell’Uruguay, e a Roma presso Palazzo Spinola, una personale curata dal Centro di Azione Latina e dall’Ambasciata dell’Uruguay (dal 7 maggio). Nel maggio dello stesso anno, a Napoli, anche la moglie Nerina, espose alcune sue opere. 
Nel mese di aprile del 2001, su iniziativa del Banco de la República Oriental del Uruguay, in collaborazione con l’Ambasciata italiana in Uruguay e con la famiglia Kabregu, a Montevideo, si è reso omaggio all’artista lungrese con un’esposizione delle più importanti opere custodite dalla famiglia. Tre mesi dopo morì, all’età di 65 anni.
Dal 4 al 20 novembre 2008 il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, assieme all’Istituto italiano di cultura, all’Officina culturale dell’Ambasciata italiana in Uruguay e alla famiglia Kabregu, si sono resi promotori di un’altra esposizione delle opere del Maestro calabrese. 
A Lungro, l’iniziativa con la quale si vuole realizzare la ristrutturazione di Palazzo Domestico per farlo diventare «Centro polivalente per la cultura arbëreshe e museo Enzo Domestico Kabregu», rimane uno degli obiettivi, un progetto da rendere fruibile attraverso l’utilizzo dei fondi pubblici per onorare l’arte di uno dei migliori artisti calabresi salito alla ribalta internazionale. (Nicola Bavasso© ICSAIC 2021 – 01

Esposizioni personali

  • 1934 – Club Banco de la República, Montevideo, UY
  • 1939 – Salón Maveroff, Montevideo, UY
  • 1947 – Galería Caviglia, Montevideo, UY
  • 1949 – Accademia Cosentina, Cosenza, ITA
  • 1951 – Instituto Italo Uruguayo de Paysandú, Paysandú, UY
  • 1951 – Casino San Rafael, Punta del Este, UY
  • 1953 – Galería Berro, Montevideo, UY
  • 1954 – Asociación Cristiana de Jóvenes, Montevideo, UY
  • 1955 – Galería Atenea, Montevideo, UY
  • 1957 – Tosi y Gainza, Montevideo, UY
  • 1958 – Círculo de Prensa, Montevideo, UY
  • 1958 – Estudio 2, Salto, UY
  • 1961 – Galería Caviglia, Montevideo, UY
  • 1963 – Istituto Italiano di Cultura, Montevideo, UY
  • 1964 – Club Paysandú, Paysandú, UY
  • 1965 – Biblioteca Nacional, Montevideo, UY
  • 1968 – Salón Municipal, Montevideo, UY
  • 1968 – Galería Witcomb, Buenos Aires, ARG
  • 1968 – Galería Renom, Rosario, ARG
  • 1968 – Galería Inter H., Buenos Aires, ARG
  • 1968 – Exposiciones en Mar del Plata y en el Hotel Llao Llao, Bariloche, ARG
  • 1969 – Touring Club Argentino, Buenos Aires, ARG
  • 1969 – Galería Revello, Montevideo, UY
  • 1969 – Casino Nogaró, Punta del Este, UY
  • 1970 – Diario, Punta del Este, UY

Nota bibliografica essenziale

  • A. Kobi, KabreguEnzo Domestico, in Enciclopedia Thieme-Beckar de Leipzig, 13 agosto 1933;
  • E. Ferreira, La revelación del artista italiano Enzo Domestico Kabregu, «La Mañana» (Montevideo), 22 luglio 1934;
  • F. Ferrandiz Alborz, Exposición del pintor Kabregu, «El Día» (Montevideo), 10 ottobre 1954;
  • Exposicion homenaje Enzo Domestico Kabregu, Banco de la Republica oriental del Uruguay, Montevideo 2001;
  • Mi padre fue un maestro en toda la dimensión de la palabra; entrevista con Giannina Kabregu Bernasconi,  «El Telégrafo» (Paysandú), 15 aprile 2001;
  • Nicola Bavasso, Ungra katund i Arbërisë – Lungro Centro dell’Arbëria, Edizioni Masino, Lungro 2003;
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2013, ad nomen.
  • M. Milani, Entrevistas a Giannina Kabregu y Mónica Kabregu, materiales de propiedad de la familia Kabregu, Montevideo, 2014;

Nota archivistica

  • Archivio Storico della famiglia Stratigò, Lungro;
  • Archivio Storico della famiglia Damis, Lungro;
  • Archivio Privato della famiglia Alfredo Frega, Lungro;
  • Archivio del Comune di Lungro (Cosenza).
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