Elia De Seta Pignatelli, Maria

Maria Elia De Seta Pignatelli di Cerchiara [Firenze, 24 marzo 1894 – Nicastro (Catanzaro), 10 marzo 1968]

Figlia dell’ammiraglio e conte Giovanni Emanuele Elia, inventore della torpedine “da blocco” marina, e di Beatrice Benini, fu esponente di primo piano del fascismo clandestino in Sud Italia dopo l’8 settembre 1943 e nell’ottobre 1946 fondò a Roma il “Movimento italiano femminile ‘Fede e Famiglia’”, la prima organizzazione neofascista sorta dopo la conclusione del conflitto. 
Negli anni giovanili accompagnò il padre in molti viaggi, prima di stabilirsi in Calabria nel 1919. Qui entrò a far parte dei circoli dell’élite socioculturale e negli anni Venti fu animatrice di salotti, sia in Calabria, nella sua casa di Sellia Marina e nella villa di Buturo in Sila, che nelle sue residenze di Palermo e Roma. Svolse attività in diversi campi, partecipando a una serie di campagne di scavo archeologico, e impegnandosi per la tutela del patrimonio artistico calabrese. Dal 1923 fu direttrice della scuola femminile di avviamento al lavoro di Catanzaro. 
Entrò in contatto con diverse figure di prima fila del mondo artistico e letterario italiano, da Renato Guttuso a Corrado Alvaro, da Massimo Bontempelli a Mario Missiroli, da Filippo Tommaso Marinetti a Gabriele D’Annunzio, che la definì «Madonna silana» nell’Alcione e nel 1937 allestì, nella sua Galleria Mediterranea a Palermo, una delle prime mostre di arte contemporanea in Sicilia. 
Sposatasi molto giovane con il marchese Giuseppe de Seta, figlio di Francesco de Seta, già senatore del Regno e prefetto di Palermo, se ne separò dopo pochi anni. Negli anni Venti ebbe una relazione sentimentale con Michele Bianchi , calabrese, “quadrumviro” della Marcia su Roma, primo segretario del Partito nazionale fascista e ministro dei Lavori pubblici dal 1929 fino alla morte nel 1930, e per questo fu un personaggio noto più che altro alle cronache rosa del regime. 
Nel 1942, a 48 anni si unì in seconde nozze con il principe Valerio Pignatelli di Cerchiara, un militare pluridecorato dal passato alquanto movimentato: dopo aver partecipato alla guerra italo-turca e alla Prima guerra mondiale, si recò volontario in Russia nel 1920, per combattere contro i bolscevichi, e successivamente si trasferì in Messico, venendo tra l’altro nominato imperatore di una piccola regione meridionale del Paese. Rientrato in Italia, si iscrisse al Partito nazionale fascista negli anni Trenta, venendone più volte espulso per le sue posizioni eterodosse, si batté con Farinacci e combatté in Etiopia e, con i fascisti, nella Guerra civile spagnola. 
Il legame con Pignatelli, cui Benito Mussolini affidò nei primi mesi del 1943 il comando delle Guardie ai Labari, struttura militare sorta per arrestare il possibile sbarco alleato, segnò per Maria l’inizio di una nuova fase, che la vide inizialmente attiva col secondo marito nel movimento neofascista clandestino. Dopo l’armistizio, i due coniugi infatti crearono una rete per raccogliere informazioni a favore della Repubblica sociale italiana, operando a Roma, a Napoli e in Calabria e, nell’aprile del 1944, M.E., su incarico del marito, attraversò le linee e si incontrò con Benito Mussolini a Gargnano, per informarlo dell’attività dei fascisti al Sud. 

Dopo il rientro a Napoli, fu arrestata col marito dagli inglesi. Entrambi furono processati nel febbraio del 1945, nel noto «processo degli ottantotto» celebrato a Catanzaro, che vide imputati tutti i maggiori esponenti dell’organizzazione fascista clandestina, un gruppo di stampo eversivo-terroristico. La rete cospirativa di cui maia e il marito facevano parte fu particolarmente attiva e ciò fu possibile grazie all’aiuto del giornalista Orazio Carratelli e di Luigi Filosa esponenti del Movimento sociale italiano (MSI), Il processo si concluse con condanne lievi, pare grazie all’intervento dei servizi segreti americani, interessati a servirsene per contrastare il potenziale «pericolo comunista» al Sud. 
Mentre il marito fu scarcerato in seguito all’amnistia del giugno 1946 e si impegnò per dare forma politica legale al movimento neofascista, attraverso la costituzione del Movimento sociale italiano, lei fuggì dal carcere di Terni, dove era rinchiusa e, il 28 ottobre 1946, fondò a Roma, in territorio vaticano e in clandestinità, il Movimento Italiano Femminile «Fede e Famiglia» (Mif), con lo scopo di fornire aiuti materiali e assistenza legale agli ex fascisti detenuti all’indomani della Seconda guerra mondiale. 
Affiancata da un sacerdote, Silverio Mattei, prelato della Sacra congregazione dei riti, e da un gruppo di signore appartenenti in maggioranza alla nobiltà “nera” romana e meridionale, o consorti di ex gerarchi, come Lina Barracu, moglie di Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante la Repubblica Sociale Italiana rapidamente diede veste legale al Mif, dotandolo in occasione del primo congresso nell’aprile 1947 di uno statuto che prevedeva organi collegiali e di una struttura articolata in sedi regionali e provinciali, che ufficialmente provvedeva a mettere a disposizione gratuitamente avvocati e fornire assistenza spirituale e materiale ai fascisti detenuti. Gli assistiti furono diverse migliaia nei vent’anni circa in cui il Mif operò.
Maria fu l’anima dell’associazione e attraverso di essa in parallelo, almeno fino ai primi anni Cinquanta, procurò aiuti anche a latitanti ricercati per reati di collaborazionismo, che in qualche caso furono fatti espatriare. Le mete principali furono la Spagna, dove poté avvalersi dei rapporti stabiliti con la Falange dal consorte Valerio Pignatelli, e l’America Latina (Argentina soprattutto). Qui il tentativo di collegarsi alle componenti fasciste delle folte collettività italiane presenti in loco fu condotto più a fondo, con l’obiettivo, rivelatosi alla lunga velleitario, di mettere in piedi una rete transnazionale non solo per fini di assistenza ma anche per svolgere più direttamente attività politica. 
Prima di morire in un incidente stradale nei pressi di Nicastro in una sera di marzo 1968 dopo avere visitato il castello normanno, aveva disposto che il suo fondo libraio costituito da oltre 1500 volumi andasse alla Biblioteca provinciale Bruno Chimirri di Catanzaro,  mentre il ricchissimo archivio del Mif fosse versato all’Archivio di Stato di Cosenza, dove attualmente si trova, ordinato e inventariato.
La sua tomba è nel cimitero di Sersale, accanto ai due figli Emanuela e Francesco; mentre il figlio Vittorio De Seta, che nel 1947 s’iscrisse al Pci ed è stato un regista documentarista molto famoso, è sepolto nella vicina Sellia Marina.

Opere

  • Introduzione alla Calabria, Casa del Libro, Cosenza 1965;

Nota bibliografica

  • Francesco Tigani Sava, Il processo degli ottantotto a Catanzaro (1943-1945), Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1978;
  • Giuseppe Conti, La RSI e l’attività del fascismo clandestino nell’Italia liberata dal settembre 1943 all’aprile 1945, in «Storia contemporanea», 4-5, 1979, pp. 941-1018;
  • Roberto Guarasci, La Lampada e il Fascio. Archivio e storia di un movimento neofascista: Il “Movimento italiano femminile”, Laruffa, Reggio Calabria 1987;
  • Federica Bertagna, La patria di riserva. L’emigrazione fascista in Argentina, Donzelli, Roma 2006;
  • Federica Bertagna, Un’organizzazione neofascista nell’Italia postbellica: il MIF “Fede e famiglia” di Maria Pignatelli di Cerchiara, in «Rivista calabrese di storia del ’900», 1, 2013, pp. 5-32;
  • Giuseppe Parlato, Valerio Pignatelli, in Enciclopedia Treccani, vol. 83, 2015;
  • Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli, Romano Pitaro, L’ape furibonda. Undici donne di carattere in Calabria, prefazione di Susanna Camusso, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Francesca Simmons, La Torre della Marchesa, Brenner Editore, Cosenza 2018 

Nota archivistica 

  • Archivio Centrale dello Stato, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato, b. 100, fasc. 478;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Fondo “Movimento Italiano Femminile”, bb. 88.
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