Evoli, Tiberio

Tiberio Evoli [Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), 18 dicembre 1872 – 22 luglio 1967]

La figura di Tiberio Evoli è una di quelle che hanno segnato la storia del socialismo nascente in Calabria. Medico, politico e filantropo, nacque da Giacomo e Filomena Laganà. Compiuti gli studi secondari nel Liceo classico «Tommaso Campanella» di Reggio Calabria, a vent’anni si trasferì a Napoli dove si laureò Medicina e Chirurgia, ottenendo, anni dopo, la specializzazione in ostetricia e ginecologia. Negli anni universitari si avvicinò al movimento irredentista guidato dal deputato radicale Matteo Renato Imbriani e dal parlamentare calabrese Roberto Mirabelli e, quindi, aderì al partito socialista. Nel 1896 divenne presidente del Circolo socialista «Nicola Barbato» di Melito Porto Salvo e l’anno dopo partecipò alla guerra greco-turca, tra le camice rosse che agivano sotto il comando di Ricciotti Garibaldi. Tornato in Calabria, divenne uno dei protagonisti del movimento contadino e operaio a cavallo tra Ottocento e Novecento, organizzando le prime lotte nella regione, tanto che la polizia lo schedò come sovversivo e un ordine di cattura lo costrinse, nel 1900, a riparare dapprima a Lugano e quindi a Parigi. Nel 1901, tuttavia, era nuovamente attivo in Calabria: il 20 luglio fondò a Melito la Lega Operaia di Miglioramento, da lui presieduta. Partecipò, come relatore, ai Congressi socialisti del primo Novecento e collaborò ai diversi giornali di partito che in quel periodo videro la luce nella Provincia di Reggio Calabria.
L’opera del medico e quella dell’impegno sociale frenetico andarono di pari passo. In quell’anno, con Enrico Villa di Milano e Umberto Brunelli di Cesena, fondò l’Associazione nazionale dei medici condotti di cui fu vicepresidente fino al 1924, quando fu sciolta dal governo Mussolini. Dal 31 agosto 1903, anche se il suo nome non figura tra i redattori, collaborò assiduamente al giornale «La Lotta», un quindicinale pubblicato a Melito e diretto da Pasquale Namia, che nel complemento di testata si definiva «Organo del Partito Socialista Calabrese». Nato come mutazione de «La Frusta», «La Lotta» restò in vita fino al 15 gennaio 1905.
Socialista, massimalista e intransigente, impegnato nel sociale a sostegno delle classi emarginate, nel 1906 Evoli costruì la Casa del popolo, per dare un luogo d’incontro alle organizzazioni operaie cooperative e di mutuo soccorso di Melito di Porto Salvo, e nel 1907 assieme ad Angelo Celli, igienista e uomo politico, fondò il Comitato antimalarico calabrese con l’obiettivo di combattere una delle malattie che affliggevano la popolazione: testimonianza di tale attività, il sanatorio antimalarico per ospitare i malati cronici aperto in località Elica di Bagaladi nel 1909. Subito dopo il grave sisma del 28 dicembre 1908 che devastò il sud della Calabria, distruggendo Reggio e altri paesi (e Messina sull’altra sponda dello Stretto), era riuscito parzialmente a concretizzare un’idea che aveva lanciato il 1° gennaio 1904 in una sala del palazzo comunale di Melito affollata da molti cittadini, idea condivisa da altri dirigenti socialisti in seguito al terremoto del 1905 che aveva raso al suolo molti paesi del Reggino: fece costruire una baracca-ospedale che divenne i primo luogo di accoglienza di tante vittime del sisma fino a quando la Croce Rossa Svizzera donò una grande tenda-ospedale e il ministero dell’Interno fornì un padiglione Docker (per tale attività, lo stesso ministero in seguito gli assegnò la medaglia di benemerito della Sanità pubblica). Era quello, a ogni modo, il primo tassello per realizzare il sogno di fondare un vero e proprio ospedale per la sua gente.
Considerato un apostolo dell’assistenza sociale in Calabria, un medico in trincea, la sua appassionata attività è fatta così di tappe importanti. Già vicino all’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia (Animi), fondata da Umberto Zanotti Bianco, in questa sua opera di filantropia avviò nel proprio territorio una serie di iniziative contro la piaga dell’analfabetismo collaborando pure a una inchiesta scolastica promossa da Gaetano Salvemini nelle zone terremotate della Calabria. Grazie al suo impegno e al suo contributo nel 1911 a Melito fu aperto così l’asilo infantile «Matilde Evoli» da lui diretto, allo scopo di aiutare bambini orfani e bisognosi (distrutto dall’alluvione del 1951, la sua ricostruzione fu completata nel 1955 grazie anche al suo contributo finanziario). 
Nel 1912 venne eletto primo presidente dell’Ordine dei medici di Reggio mantendo l’incarico fino all’avvento del fascismo.
L’opera a cui il suo nome ancora a più di un secolo è legato, comunque, resta la fondazione, tenacemente voluta, dell’Ospedale «Giuseppe Garibaldi» che fu aperto il 15 maggio 1915 a Melito, grazie a una raccolta fondi in tutto il Paese realizzata dal Comitato universitario messinese pro-ospedale, costituito a Melito. L’ospedale, che anni dopo porterà il suo nome, nacque con un unico padiglione ma nel suo periodo migliore arrivò a contarne cinque con 200 posti letto. A Firenze, nello stesso 1915, ottenne la libera docenza in Ginecologia. Entrò così a far parte del Consiglio provinciale sanitario e del Comitato provinciale di assistenza e beneficenza pubblica.
Già membro del Partito socialista calabrese e candidato di «bandiera” in due precedenti elezioni, la sua attività politica ebbe un riconoscimento nel primo dopoguerra alle prime elezioni svoltesi con il sistema proporzionale, quando, fuori dal Partito, si candidò nella circoscrizione di Reggio Calabria nella lista democratico-combattentistica, ottenendo 23.845 voti. Dal primo dicembre 1919 al 7 aprile 1921, XXV legislatura, fece parte del gruppo socialista riformista presieduto da Ivanoe Bonomi, occupandosi di problemi del suo territorio (strade, ferrovie, impianti telefonici), di assicurazione obbligatoria contro le malattie, di stipendi per i medici condotti e di personale del Genio Civile di Reggio, di problematiche sociali di doversi comuni e infine di un disegno di legge sul caroviveri a favore dei pensionati. L’anno dopo fu nominato presidente dell’Istituto di previdenza sociale di Reggio Calabria appena istituito.
Con il fascismo al potere lasciò l’attività politica dedicandosi totalmente a opere sociali. Nel 1925, così, diede vita al Centro calabrese per la cura dei tumori maligni e negli anni seguenti fu primario e direttore sanitario dell’Ospedale di Melito da lui fondato, dedicando una particolare attenzione ai malati indigenti affetti da tumori gravi, ai quali, con il radium, garantì cure al tempo all’avanguardia. Il suo principale obiettivo divenne allora il potenziamento del “suo” ospedale. Nel 1932 fece costruire, con parte del suo patrimonio, un padiglione per malati di chirurgia. Fino al 1953 si aggiunsero altri padiglioni, e nel 1954, nonostante la sua laicità, fece costruire una cappella-oratorio. L’opera, a cui Evoli, lavorò una vita, poteva dirsi completata nel 1956 quando fu solennemente inaugurata.
Per questa sua attività in campo sanitario, nel 1952 ebbe un riconoscimento dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, mentre il presidente Giovanni Gronchi, su proposta del ministro della Pubblica Istruzione, nel 1956 gli assegnò la medaglia d’oro quale benemerito dell’educazione infantile e della scuola primaria.
Morì a Melito, nel compianto generale, all’età di 95 anni. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Tiberio  Evoli, tutta una vita per un’idea, Grafiche «La Sicilia», Messina 1957;
  • La vita e le opere di Tiberio Evoli, a cura del comitato esecutivo per le onoranze a Tiberio Evoli, Grafiche «La Sicilia», Messina, 1959;
  • Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italianoDizionario biografico, II, Editori Riuniti, Roma 1976, ad vocem, pp. 262 ssg;
  • Michela Cogliandro, L’ospedale Tiberio Evoli, guardandolo ancora, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2006;
  • Maria Stella Zema, Tiberio Evoli e la sua opera: l’ospedale Garibaldi di Melito Porto Salvo, «Calabria Sconosciuta», aprile-giugno 2007;
  • Alfredo Focà, L’Ordine dei Medici di Reggio Calabria dalle origini ai giorni nostri, «Reggio Medica», XXXVIII, 2010.
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